giovedì 20 maggio 2010

Ricomincio da tre

Questa sera ascoltavo il TG1. Cosa che non faccio spesso, per tutta una serie di motivi. Il mio rapporto attivo col televisore si risolve nel gesto del toglier via la polvere con il panno; per il resto, lo accendo tanto per avere voci in casa. Che il silenzio non sempre è bello, e la musica alle volte disturba il vicinato.
Questa sera il TG1 ha raccontato di una rivoluzionaria scoperta della scienza che migliorerà la vita delle donne - ma davvero? - venendo loro incontro nel momento del parto. Un siffatto titolo ha richiamato la mia attenzione: di cosa mai si tratterà?
Si trattava di un ospedale di Pozzuoli i cui medici hanno acquistato (e qui le orecchie si rizzano: i soldi mancano solo per gli stipendi, sicchè) un numero che non ricordo di occhiali tridimensionali. Lo scopo di tale geniale investimento è fare indossare gli occhiali alle partorienti, le quali sceglieranno un film che prediligono e ne assisteranno alla proiezione tridimensionale durante il parto. Con il nobile scopo di distrarle dai dolori.
Del parto?
Non mi chiedo se tale evento, fosse anche verisimile, sia congruo all'informazione televisiva di prima serata. Magari lo è.
Quello che mi chiedo è perchè una donna dovrebbe aver voglia di guardare un film mentre mette al mondo suo figlio.
Io sostengo fortemente che una bella e sana iniezione di anestesia
epidurale sarebbe il modo migliore di facilitare le donne nel momento del parto. Ma noi italiani no, ci ostiniamo a non considerare un fenomeno che nelle altre nazioni europee è normale prassi sanitaria. Tipo che se tu gestante non vuoi o non puoi ricevere l'anestesia, lo devi dichiarare per iscritto. Manco che lo dici all'infermiera ostetrica. Noi altri no, ci piace far guardare i film di Troisi alle donne mentre partoriscono. Io non sono mamma e non lo so cosa si prova, durante il parto.
Immagino, tuttavia, che se una vuol proprio non pensare ai dolori - che sembra siano secondi solo a quelli dell'infarto - magari può pensare al fatto che quella forza sovrumana che sembra volerle strappare la vita incendiando ogni fibra del suo essere di spinte e strappi, quella forza è suo figlio che nasce.
Ecco, secondo me questo è un pensiero che può bastare a distrarti dal dolore. Se proprio.
Troisi, poi, me lo guardo in dvd quando il mio bambino si addormenta.

Ho visto cose che voi umani non potete immaginare

Sicché io non disdegno l'uomo brizzolato. Quello che ha più di quarant'anni. Il fascino della vita vissuta mi aggrada. E se mi capita di incrociare per strada uno col capello "sale e pepe", io lo guardo, non dico di no.
Oggi ne ho incontrato uno. Che da lontano, in un pomeriggio grigio di nuvole pesanti, si era in pochi a camminare per le vie del centro. Nella direzione opposta alla mia, avanzava questo tipo qua.
Capello corto, scuro spruzzato d'argento. Ne dicono tante per rendere seducente il fatto che a uno gli stanno venendo i capelli bianchi. L'argento, però, era particolarmente lucente. Contrastava col nero del resto dei capelli, che questo qua da lontano pareva averceli blu.
E portava pure la barba. Degli stessi colori....
Posso dire di aver visto Barbablù?
Credo di aver toccato il fondo di quanto l'universo maschile possa offrire.

mercoledì 19 maggio 2010

A.

Quando la pelle si è sfiorata, i piedi non si separano mai del tutto. Resta il calore di un'orma sulla sabbia del mio mare, l'impronta del tuo passaggio. E' preziosa, la spuma la lambisce ma non la confonde. La tua orma è ferita che brucia. Il sale fa lacrimare la pelle indifesa.
Mi hai travolta nel turbine delle tue sensazioni, pensieri di notte che aggrediscono le stelle.
Carezze e graffi. Richieste e accuse.
Io ho osservato tutto mentre le onde mi spruzzavano sul viso gocce di passato.
Poi ho sentito le forze venire meno.
La voce è divenuta fredda lama. Le parole, sassi restituiti alla salsedine del cuore.
Mi piego verso la sabbia, prendo un sasso, lo accarezzo fra le dita. Lo scaglio verso il blu. Di notte.
Manca un'impronta adesso, sulla sabbia del mio mare.
E vento di barche mi accarezza il viso.

La noia di un altro non vale

Io lo so perfettamente che le uniche scuole in cui chiamano insegnanti di lettere sono le scuole dell'estremo norditalia. Non c'è bisogno che me lo ripeta chiunque. E mi dà anche un certo fastidio, per esempio, se a dirmelo è il vigile della stradale. Mi vuoi fare la multa? Ok, dillo chiaramente. Ma non è simpatico che tu ti metta a farmi la paternale mentre sto ferma sulla strada.
Perchè io, signor vigile, lo so bene che per lavorare bisogna spostarsi.
Così come so che per avere un minimo di stabilità affettiva - che poi non guasta, ammettiamolo - sarebbe auspicabile sposarsi. Se poi vuoi un figlio, mioddio, allora ti serve proprio un marito.
Ecco, io tutte queste cose le so. Perché non è che sono scema.
Ma ci sono anche altre cose che so.
Per esempio so che non mi piacerebbe svegliarmi ogni mattina accanto ad un uomo che non mi fa venire i brividi quando mi guarda.
Così come so che non sarei soddisfatta della mia vita se dovessi trascorrerla a contare sul calendario quanti giorni mancano al rientro nell'amato paesello d'origine; che poi, su 365 giorni, ti capiterà di tornare 4 volte più o meno.
Io non ho molte ambizioni. Però vorrei amare ciascun giorno della mia piccola vita.
Chi ha scelto il peso delle proprie noie trascorre il tempo a dare consigli.

lunedì 17 maggio 2010

Questo domani non c'è mai

- Sono stato bene -
- Anch'io -
- Mi piacerebbe rivederti -
Questo più o meno era il buon vecchio dialogo fra due che uscivano insieme. Oggi la terza battuta non la puoi più dire, perché apre un prosieguo di interazione che nella maggior parte dei casi non puoi sostenere. Del tipo:
- Molto volentieri -
- Quando? -
Ecco. Tu non lo sai dove sarai domani, nè sai per quanto tempo ci resterai. Allora le relazioni sono ponti sospesi, arcobaleni a metà, dialoghi tronchi.
- Sono stato bene -
- Anch'io -
Ed è il massimo di fortuna che possa capitarti. Solo temporaneamente.

'A livella

Al paesello mio dal profumo di zagara c'abbiamo questo sindaco donna. Che è giovane e bella.
Lei è esponente di un partito che io no, proprio non sono di quel partito.
Ma non voglio parlare di politica in questo momento.
L'ho vista che presenziava ad una processione liturgica.
Ma non voglio parlare nemmeno dei rapporti fra chiesa e politica.
Quello che voglio dire è che il sindaco giovane e bella è sempre molto elegnate e generalmente indossa dei tacchi altissimi. Io quando l'ho vista in quel contesto in cui, al di là delle ideologie, si camminava, a me mi è dispiaciuto saperla su quei suoi soliti tacchi altissimi.
Poi invece aveva delle scarpe coi lacci.
E sono stata contenta per lei. E gliel'ho detto.
Perchè io sarò pure comunista, ma camminare tanto sui tacchi è una di quelle esperienze che rendono tutti uguali, senza distinzioni di sorta.

Non ti ho detto che profumi di erba falciata

Ci sono delle persone che poi a te ti viene la pace nel cuore, quando ci parli. Profumano di pulito. E hanno gli occhi che ridono. Si dovrebbe passare molto tempo insieme a persone così.

sabato 15 maggio 2010

Oceano mare

Ognuno a suo modo, ma tutti continuerebbero a raccontare di quei due e di un'intera notte passata a restituirsi vita, l'un l'altra, con le labbra e con le mani, una ragazzina che non ha visto nulla e un uomo che ha visto troppo, uno dentro l'altra - ogni palmo di pelle è un viaggio di scoperta, di ritorno- [...] chi l'avrebbe mai detto che baciando gli occhi di un uomo si possa vedere così lontano - accarezzando le gambe di una ragazza si possa correre così veloce e fuggire - fuggire da tutto - vedere lontano - venivano dai due più lontani estremi della vita, questo è stupefacente, da pensare che mai si sarebbero sfiorati, e invece nemmeno si erano dovuti cercare, questo è incredibile, e tutto il difficile era stato solo riconoscersi, riconoscersi, una cosa di un attimo, il primo sguardo e già lo sapevano [...] perché nessuno possa dimenticare che non si è mai lontani abbastanza per trovarsi, mai - lontani abbastanza - per trovarsi - lo erano quei due, lontani, più di chiunque altro e adesso - grida la voce di Elisewin, per i fiumi di storie che forzano la sua anima, e piange Adams, sentendole scivolare via, quelle storie, alla fine, finalmente, finite - forse il mondo è una ferita e qualcuno la sta ricucendo in quei due corpi che si mescolano - e nemmeno è amore, questo è stupefacente, ma è mani, e pelle, labbra, stupore, sesso, sapore - tristezza, forse - perfino tristezza - desiderio - quando lo racconteranno non diranno la parola amore - mille parole diranno, taceranno amore - tace tutto, intorno, quando d'improvviso Elisewin sente la schiena spezzarsi e la mente sbiancare, stringe quell'uomo dentro, gli afferra le mani e pensa: morirò.
Sente la schiena spezzarsi e la mente sbiancare, stringe quell'uomo dentro, gli afferra le mani e, vedi, non morirà.

A. Baricco, Oceano mare

Io che non vivo più di un'ora senza te

Ci sono delle persone che si amano molto. Si amano così tanto da non riuscire a separarsi mai. Nemmeno nelle foto.
Nemmeno nelle foto del profilo di facebook.
Certo, a me questo genere di smancerie danno fastidio per via dell'atteggiamento da zitella che ormai ha raggiunto tassi di acidità notevoli.
Però.
Che motivo c'è di mettere in un piccolo quadrato che dovrebbe avere la funzione di identificarti, una foto di coppia? Come se si usasse una foto del matrimonio per la carta d'identità.
Voglio dire, se Pinco Pallino sono io, perché ci deve stare pure la mia amata Pinca Pallina accanto a me? Che poi il quadratino del facebook è piccolo, e finisce che uno non riconosce nessuno dei due innamorati pazzi. Io quando guardo quelle foto lì, mi sento un po' mancare l'aria.

Andamento lento

Nonostante oggi sia metà maggio, la primavera ha deciso di prendersi una pausa. Così oggi piove. Piove con vento freddo e nuvoloni grigi in tutto il nostro bel sudditalia.
Che quaggiù noi non ci siamo affatto abituati, a questo genere di rivolgimenti climatici improvvisi e tumultuosi. Temiamo di essere biodegradabili. Quando piove forte, perciò, preferiamo non uscire.
E si doveva decidere se fare o meno un'uscita, questo pomeriggio. Con il blu che si prendeva gioco di noi, alternando sprazzi di azzurro sole a raffiche di gonfia pioggia. Alla fine, com'è ovvio per dei meridionali, si è deciso di rimandare l'uscita. Ma la cosa bella, bella davvero, è stata che mentre si decideva il da farsi siamo rimasti a guardare il cielo. E aspettare.
Aspettare se sarebbe stata più pioggia o più sole. Aspettare scrutando gli angoli più lontani che si coprivano di grigio. Aspettare inoltrandosi lungo quel declivio che magari da lì la visuale dell'orizzonte poteva essere più ampia.
Aspettare il ritmo del cielo e adeguarsi all'andamento del tempo.
Saggezza antica di quando non si aveva fretta. E il cuore batteva al ritmo lento di un giro di pioggia.
Se recuperassimo la capacità di andar piano, sono sicura che si starebbe meglio. Parecchio meglio, in questo piccolo mondo. Così determinato da una pioggia improvvisa, che guardare le stelle potrebbe essere la nostra sola preoccupazione.

mercoledì 12 maggio 2010

Percorreremo insieme le vie che portano all'essenza

Vedere l'essenziale e perseguirlo è, io credo, una virtù.
Personalmente, so di non possederla. Che io mi perdo dietro le sfumature, mi chiedo sempre se una parola possa avere un altro significato, se un gesto non debba essere interpretato con una lettura meno immediata. Insomma, sono una palla. Se proprio la vogliamo dire tutta.
Per fortuna al mondo c'è gente che sa individuarlo velocemente, l'essenziale. Tipo quelli che ti chiamano in chat su fb e ti chiedono quasi subito: sei single?
Ecco, io la ammiro questa gente qua.
E' solo che, essendo invece donna arzigogolata, prediligo chi usa le parole in altro modo.

Senza andata nè ritorno

Come quando ricomponi un puzzle, e le tessere sono tutte sparpagliate sul tavolo. Ne trovi una dalle forme combacianti e i bei colori. La sollevi, la guardi bene per distinguerne le sfumature. Credi che andrebbe bene per completare quel vuoto nell'angolo esterno del puzzle.
Però poi ti ricordi che non ce l'hai, il puzzle. E' un mosaico senza contorni. Sono tessere sparse.
E resti con quel frammento in mano, silenzioso. Forse inutile.

lunedì 10 maggio 2010

Tu chiamale se vuoi emozioni

Cose per cui mi emoziono:
1) Il mare
2) Elena
3) Il primo bacio
4) Annusare un libro
5) La musica suonata dal vivo
6) La Compagnia della piccola luna
7) Il finale del musical Pinocchio
8) L'amicizia che vince il tempo
9) Le sorprese

E corre corre corre la locomotiva

Gli uomini calabresi sono premurosi con le loro donne; siano esse mogli, fidanzate, o figlie. Il che fa pure piacere, che poi noi femminucce amiamo essere coccolate, protette, insomma ci piace l'uomo premuroso.
Gli uomini calabresi, però, forse credono che le donne siano leggermente più stupide di loro stessi. Il senso di protezione allora diventa eccessivo, come quando ti preoccupi di qualcuno che senza di te non potrebbe mai farcela.
E' assolutamente falso che la donna non può farcela senza l'uomo.
Per esempio, quando esci di sera con poco disel nel serbatoio dell'auto. L'uomo calabrese la trova una cosa preoccupantissima, tanto da suggerirti di non percorrere molti chilometri, oppure di chiedere a qualche amico (nota bene - amico!) di darti un passaggio.
Io sono capace di risolvere la questione andando al distributore automatico, però.
Ventiquattro ore su ventiquattro.
So farlo esattamente come gli uomini, guarda i casi della vita...

domenica 9 maggio 2010

Sex and the city

- Com'è importante avere un uomo che ti faccia ridere -
- Si -
- Di quelli che hanno la battuta pronta ad ogni evenienza -
- Lo dico sempre anch'io -
- Ma ti deve veramente far ridere -
- Si -
- Non ce ne sono molti, di uomini così -
- No -
- ... -

venerdì 7 maggio 2010

Io non ho paura

Mi capita spesso, parlando di uomini, che le mie amiche mi diano consigli di prudenza - stai attenta - o porgano domande allarmate - e non ti spaventa questa situazione? -
Che poi, magari, la situazione è qualche anno di differenza d'età, o vivere in città diverse. Voglio dire, non ho mai frequentato un serial killer, nè un maniaco sessuale.
Ecco, no.
Degli uomini io non ho paura.
Qual'è la cosa peggiore che potrebbe capitarmi?
Io mi innamoro di lui, lui non si innamora di me.
Beh? A dispetto di quanto dicano poesie e canzoni, nessuno è mai morto per amore. Si soffre, ma poi passa.
Un'occasione persa per paura, è un'occasione persa. Milioni di possibili felicità sacrificate. In una vita così difficile, che ci costringe nella danza sfrenata delle incertezze, perché avere paura di una delle poche carezze che possiamo fare alla nostra anima?
No, io non ho paura, degli uomini.
Può essere che loro abbiano paura di me, a giudicare da come accuratamente mi fuggono. Ma questa è un'altra storia.

giovedì 6 maggio 2010

Saranno famosi

Adesso c'è questa cosa che tutti vogliono andare in televisione. Non importa se fai la politica o la showgirl (cit.), purchè tu possa entrare nella scatoletta magica. Sembra il sogno più diffuso, fra i ragazzini. Accade di conseguenza che il Grande Fratello permei di sè quasi ogni momento della vita quotidiana della gente normale.
Prendete la musica, per esempio. Sia essa espressa come canto, ballo, o strumenti da suonare. E' sicuramente una referenza adatta a portarti in tv. Se canti o balli o suoni puoi fare un provino. E magari finisci dentro una trasmissione specifica (che ce ne sono molte, ho scoperto) in cui, appunto, ti fanno cantare e ballare e poi diventi bravo, e vai a sanremo, e vinci sanremo.
A questo scopo, esistono delle accademie. Che sarebbe la formula aggiornata delle scuole di ballo o di musica, che ti preparano appositamente ai provini. Talent Scuot. Che certe cose le devi dire per forza in inglese, altrimenti non fa abbastanza televisione.
Le porte di questa conoscenza mi si sono aperte l'altra sera, quando in un locale in cui cantava una tizia molto brava ho avuto il piacere di vedere un intero tavolo di allievi di una scuola del genere. Una accademia che ti prepara ai provini.
Io non ve lo racconto come erano, gli allievi di questa accademia. I vestiti che indossavano, la quantità di trucco che avevano sul viso le fanciulle, la trasparenza delle camicie, il colore dei capelli. Non ve lo racconto perché io ho avuto l'impressione che la loro priorità fosse, appunto, mostrarsi. Urlare al mondo: guardatemi, io mi sto preparando ad andare in televisione.
Avevano le fotocamere digitali, e non hanno fatto altro che cercare pose. Per foto da mettere su facebook.
La tizia cantava, accompagnata da due che suonavano. Ma i giovani talenti del futuro non li hanno degnati della minima attenzione.
Io la televisione non la guardo, ma so - per sentito dire e impressioni indelebili nate da casuali e fugaci incontri con il genere televisivo in questione - che avere talento non serve. Che non c'è valore artistico, nella maggior parte di questi talenti diventati poi famosi.
Per onestà, voglio dire che anche io da piccola sono andata a scuola di musica e neppure io ho mai avuto il minimo talento.
Però.
Quando andavo a scuola di musica io, le ambizioni erano suonare la tastiera in chiesa o la chitarra ai falò. Quando andavo a scuola di musica io, ci si innamorava dei maestri e si facevano i saggi, vestiti tutti uguali che sembravano divise fasciste. Quando andavo a scuola di musica io, non c'ra nessuno che ti doveva scoprire. Suonavi, cantavi, o ballavi perchè ti piaceva farlo. Ed eri contento così. E nessuno aveva ancora deciso di comperare le televisioni per stabilire quali devono essere i sogni delle persone.

E tornando la sera dalle gite della scuola

Maggio è il mese delle gite scolastiche.
Che gli alunni trascorrano un intero anno in attesa della settimana in cui non andranno a scuola, ci dice quanto vada sempre di moda il Paese dei Balocchi.
Se vivi in una bella città, Maggio è il mese in cui ti rompi un po' le scatole. Che incontri ovunque ste orde scomposte di ragazzini chiassosi. Compaiono all'improvviso. Un attimo prima è tutto sotto controllo, l'attimo dopo sono ovunque. E' irriverente dire che sembrano formiche? Brulicano. Temi che inizino a salirti addosso facendoti il solletico.
Li incontri la mattina al semaforo. Li trovi la sera davanti ai locali. Urlano. Perché loro hanno tutto il diritto di divertirsi e scoprire la vita. Ma tu ti rompi un po' le scatole, insisito.
Soprattutto, te le rompi, se sei un'insegnante con milioni di titoli nel cassetto, ma non stai al posto giusto. Ovvero sia, a correre dietro alle formiche urlanti. Che non è bello, lo so, ma sarebbe più normale. Invece tu ti trovi ferma al semaforo mentre il gregge di discenti alla scoperta della vita attraversa la strada, seguito da vecchie bacucche professorsse. Con la gonna a quadri di lana, che sono 27 gradi; le scarpe nere col tacchetto, e gli occhiali. E quell'espressione sussiegosa che odora di naftalina.
E allora a me mi sembra di essere ancora alunna, con le professoresse sottovuoto. E mi viene di cantare. Col finestrino dell'auto basso, l'aria nuova di maggio sul viso, canto: noooo, non è Francescaaaaa.

Se tu fossi di ghiaccio e io fossi di neve che freddo amore mio pensaci bene a far l'amore

La passione è il colore nei battiti del nostro cuore. La forza che trasforma i sogni in mani, e la strada in passi. Troppo spesso ne abbiamo paura. Così ci ritroviamo a guardare la superfice di un lago ghiacciato, che è liscia e suggestiva. Ma è fredda. Non pulsa. Ci illudiamo che resti tutto semplice come lo vediamo. Dimenticando che tornerà comunque primavera, e scioglierà il ghiaccio, trasformerà la neve in petali e poi in calde spighe di biondo grano.
Non stringere la passione sotto il lago ghiacciato. Non siamo neve. Ma onde.
Possiamo attraversare il tempo come lui e lei. Li ho visti bianchi, non di ghiaccio e neve, però. Non avevano freddo, loro. Indossavano abiti di un'eleganza ricercata, scuri entrambi. Parlavano a voce delicatamente bassa, dizione puntuale. Nessuna inflessione di stanchezza. Sorridevano. Si guardavano. Lei doveva comperare un paio di nuovi occhiali. Perchè gli anni offuscano la vista. Lui calmo e paziente la guardava mentre sfilava quelli dorati, no troppo grandi. La esortava a riprovare i secondi che hai visto, ti donavano. Lei, lenta e precisa, si avvicinava allo specchio, si osservava meticolosa, poi si voltava verso di lui e gli sorrideva. Ancora seducente. Lui, ancora sedotto, le sussurrava questi ti donano. Avevano addosso un antico profumo. E una passione forte, che non è ghiaccio, che non è neve. Ma calde spighe di biondo grano.

A volte basta una frase

- Amore, un giorno ti accompagno a fare shopping; così ti indico gli abiti che dovresti comperare -
Ecco, se ti piacciono così tanto, quegli abiti, comprateli tu. Magari poi apri il cassetto e li guardi.
Io sono quella che sta dentro, gli abiti.
Ci sono parole che dopo tutto cambia. Devastano giorni di tenerezze. Li spazzano via.

lunedì 3 maggio 2010

Sono un italiano, un italiano vero

La mia maestra delle scuole elementari mi aveva insegnato che il verbo generico Fare e il sostantivo Cosa sono in sé privi di significato; pertanto è utile come esercizio e possibile linguisticamente non usarli mai. Cioè, esiste sempre un verbo appropriato e un sostantivo adatto per non dire: fare una cosa.
Oggi la scrittura impera su tanti supporti che ci permettono di comunicare in tempo reale. Esiste, ad esempio, il T9: una specie di memoria linguistica che ti velocizza nella scrittura degli sms. Codesta memoria linguistica si arrichisce delle parole che comandi di salvare, o che utilizzi più di frequente.
Orbene, il T9 del mio cellulare non riconosce la terza persona del verbo generico. Il T9 del mio cellulare non scrive FA.
Ciò mi riempirebbe di orgoglio linguistico se non fosse che il T9 del mio cellulare, quando digito la F seguita dalla A, lui mi scrive FB. Che è l'abbreviazione da me utilizzata per il facebook.
A questo punto non credo che il non utilizzo del verbo Fare mi renda molto onore. Ohibò.

E come pietra annerirò

Chi ha l'anima fatta di mare, conosce la forza delle tempeste e il delicato soffio di bonaccia. Trasparente come un manto di cristallo, e turbine di bianca spuma.
Chi ha l'anima fatta di mare, ha sorrisi salati e lacrime che riverberano ai raggi del nuovo amore.
Quando il fondale è troppo lontano, gli occhi vedono il vuoto. E ti perdi, la pelle avvolta dalle ombre di quel mare che è dentro di te.

domenica 2 maggio 2010

Tra moglie e marito

...io tendenzialmente sto dalla parte del marito. Forse perché non so essere moglie. O magari dentro me c'è una parte maschile più sviluppata. Non saprei esprimere il perchè di questa naturale inclinazione. Ma è così, che mi viene. Di parteggiare per il marito. Per esempio, poco prima rientravo in casa. All'ingresso del palazzo trovo un marito tutto indaffarato fra buste della spesa, casse d'acqua, e porta da tenere aperta. Se posava a terra le buste che aveva in mano, per aprirsi il portone, forse avrebbe rotto qualcosa. Magari le uova. Ma se non teneva fermo il portone, quello gli si sarebbe chiuso in fronte. Ha usato un piede come ferma porta, e guardava sconsolato la profusione di sacchetti di plastica da cui era circondato.
Il primo pensiero che ho avuto è stato di chiedergli se voleva una mano. Mentre mi interrogavo sull'opportunità di questa mia offerta d'aiuto, lo sento imprecare con decisa contrarietà: mi puoi anche aiutare, no?
La domanda era rivolta alle spalle di una moglie che si stava dirigendo verso l'ascensore, il cui unico contributo era stato, fino a quel momento, accendere la luce delle scale. Al sentire la voce affannata del marito, ella si volta, lentamente, per rispondere: io le porto sempre da sola, le buste della spesa.
A quel punto mi sono resa conto che anche io le porto sempre da sola, le buste della spesa. Più sempre di lei, che in quel momento gliele stava portando il marito. Non avendocelo il marito, io le porto davvero sempre. E, ok: quando sono tante, faccio due viaggi, così evito lo stallo in cui si è trovato quel marito. Ma certe astuzie gestionali le sviluppi col tempo, affinandole dopo anni di singletudine. Questo marito qua, evidentemente, avrà pensato che essendo in due ci si poteva dare una mano.
Invece la moglie, fedele nella gioia e nel dolore, ha voluto vendicarsi in quel preciso momento di tutte le volte che il marito chissà dove sta mentre lei fa la spesa da sola.
Nel sentirla così arrabbiata, mi è anche dispiaciuto. La cosa più opportuna, allora, mi è sembrato farmi agilmente strada fra le buste del pover'uomo, salutare con cortesia, e togliermi di mezzo. Avendo presentito litigi coniugali. E poi io, appunto, tra moglie e marito, prediligo il marito.
Che io lo posso capire una si senta abbandonata da un marito se egli in casa non c'è mai. Però, non è mica bello farlo lavorare come uno schiavo quando c'è. Insomma, se si va a fare la spesa in due, si fanno le cose in due. Altrimenti mandalo da solo. Così almeno, la prossima ragazza gentile che incontra al portone, quel povero disgraziato può farsi aiutare.

sabato 1 maggio 2010

L'abito non fa il monaco

Un tempo si usavano le divise. In alcune parti del mondo, ancora oggi, indossi abiti di un determinato colore per indicare la tua appartenenza a un certo stato, sociale o familare che sia.
L'Italia, come sempre, finge di essere un Paese evoluto e civile. Mentre in realtà non lo è. Ci lustriamo solo la patina esterna di brillanetezza progressista.
Perché l'appartenenza al tuo stato sociale, al tuo orientamento filosofico e politico, tu la mostri con gli abiti che indossi. Coi luoghi che frequenti. Con la gente con cui ti accompagni.
E non c'è possibilità di sbagliare.
Se esci in quella determinata strada, ti fermi a bere in due o tre locali fissi, indossi scarpe col tacco altissimo e borsa con manico corto infilato nell'avambraccio, sei una strafiga. Da lampade, palestra, viaggi. Da superalcoolici colorati nei bicchieroni colmi di ghiaccio. Che poi, domani sera c'è la serata inaugurale della discoteca a mare, ci vediamo lì?, certamente, a che ora? All'una. Perché i fighetti che indossano camicie strette, occhiali da sole alzati sulla testa e orologi preziosi, non escono prima di quell'ora.
Se invece ti piace ritrovarti in quell'altra strada, frequentare i locali in cui c'è dentro gente che suona tarantelle, sicuramente sarai contraddistinto da un bicchiere di caldo vino rosso e indosserai abiti improbabili. Larghi, gonne a fiori sopra pantaloni, bizzarri cappelli. E avrai almeno un cane. Al quale devi dare baci appassionati, altrimenti non sei autenticamente popolare. Ti siedi di preferenza a terra, e non ti devi pettinare i capelli.
Secondo il mio bisbetico parere, queste sono forme di schiavitù.
Modi di imprigionare l'anima della gente.
Tendenze che ti rendono schiavo. Tanto il fighetto quanto lo zingaro.
Perché sentiamo il bisogno di dire agli altri chi siamo, catalogandoci in un ruolo? Non è più bello lasciarsi andare al flusso della vita, prendendo ciò che di bello le persone possono darci? Tutte le persone.
A me piace uscire nei locali fighetti indossando pantaloni larghi, e andare a ballare le tarantelle con la gonna corta.
Secondo me la libertà vera è quando non ti preoccupi di chi o cosa hai intorno, ma vai. Al ritmo della musica.

martedì 27 aprile 2010

Distanze siderali

C'è uno spazio, fra te e le altre persone, che varia.
Con alcuni, gradisci che sia ampio e si mantenga tale; può capitare che circostanze lo dominuiscano, e ti fa anche piacere, ma poi rifai un passo indietro a recuperare quello spazio che senti giusto per te.
Con altre persone, ti preoccupi che la distanza sia piccola. Perché ti piace sentire l'odore, di quelle persone lì. Magari lo senti anche quando sei fisicamente lontano, perché è un profumo che si sente col cuore, il profumo dell'intimità. Con queste persone, se circostanze aumentano lo spazio di separazione, si cerca di ovviare a quelle circostanze.
Poi ci sono degli altri con cui vorresti uno spazio piccolo, e magari credi di averlo. Ad un tratto, però, capita qualcosa. Impercettibili coincidenze, il suono di una parola detta o il vuoto lasciato da un gesto taciuto. E improvvisamente quella persona precipita lontana da te. Si perde in distanze siderali che poi non si colmano.

C'è qualche cosa di sbagliato nell'amore

Ma perché gli uomini sentono il bisogno di giustificarsi quando sono gentili, e non chiedono scusa dopo essere stati stronzi?

lunedì 26 aprile 2010

Seduto in mezzo al traffico ho visto un angelo vero

Io non sono donna che si innamora facile. E non mi è mai, dico mai, capitato che mi piacesse uno visto che ne so per strada, in un locale, su un aereo. L'aspetto fisico essendo solo un contenitore, a me l'uomo per farmi un poco innamorare deve dire almeno una parola, fare un gesto, essere in qualche modo qualificato.
Chiaramente questo può avvenire anche nel giro di pochi minuti.
Per esempio, se stai a camminare in una profumata sera di primavera e incroci qualcuno che ti fa sobbalzare perché sta prendeno a pugni un guantone da boxe illuminato di lucine colorate e musica da giostra, il tutto è sufficiente a spiegare perchè io poi non mi innamoro facile.

Hanno ammazzato Pablo. Pablo è vivo

Pare che qualcuno abbia cercato di fare fuori il giovane, bello e abbronzato presidente degli Stati Uniti d'America. Un tizio di 23 anni, originario dell'Ohio, che ha proprio chiesto agli agenti della sicurezza di parlare col presidente. Non molto furbo.
Il problema è nato perchè questo tizio aveva un'automobile piena di armi della polizia, e non era uno della polizia.
Lo hanno arrestato. I servizi segreti americani non commentano.
Non sappiamo se adesso anche Obama fonderà il partito dell'amore che vince sull'odio. Quello che possiamo affermare con certezza è che in America si fa sempre tutto alla grande. Noi altri, ci siamo dovuti accontentare di un plastico del duomo di Milano. Loro, hanno mandato Harry Potter in persona.

domenica 25 aprile 2010

Paese che vai, usanza che trovi

Io ho questi due amici napoletani che sono molto gradevoli, di quella gradevolezza che solo i napoletani sanno avere. Gente cresciuta a mare, canzoni, pizza e babà: non c'è da stupirsi dei risultati. La vita è fatta anche di privilegi.
Proprio ieri si parlava assieme.
E mentre parlavo con loro il mio cervello, oramai pronto a scrivere a memoria la guida Micheline dell'Italia, pensava a Napoli.
A quel mare profumato di azzurro. Così luminoso da farti il solletico.
Che quanto sia importante per me il mare, non trovo parole adatte a raccontarlo.
Riflettevo sulla possibilità di cercare delle scuole, vicino a quel mare.
A questo stimolo, la mia mente ha risposto con le seguenti reazioni, nell'ordine:
Pensiero numero uno: a Napoli c'è la mafia.
Pensiero numero due: è difficile vivere in un posto che obbedisce a quelle regole.
Pensiero numero tre: vivere in Campania deve essere quasi lo stesso che vivere in Calabria. Difficile.
Pensiero numero quattro: io preferisco la mafia alla Lega.
Pensiero numero cinque: domani mi costituisco.

sabato 24 aprile 2010

Nuoce gravemente alla salute

Io i matrimoni non mi piacciono.
Non mi piace pressochhé nulla, di loro. A cominciare dalla cerimonia, per andare poi in onguno dei giorni che costituiscono "fino a che morte non ci separi". Che poi uno si incattivisce, secondo me, a trovarsi accanto una moglie in bigodini o un marito che trascina le pantofole per casa. Ma ogni essere umano ha, dal canto suo, il diritto di indossare i bigodini o trascinare le pantofole per casa. Ne deriva che il matrimonio nuoce perché ti costringe a fare in due cose che hai bisogno di fare, ma da solo.
Non so come se ne esce. So come non ci si entra. Fino ad ora ci sono riuscita senza correre mai seri rischi di ritrovarmici dentro.
Però il matrimonio mi perseguita.
Ed è un altro motivo per cui mi è diventato antipatico.
Ho fatto la testimone di nozze a 4 matrimoni. Commovente, bellissimo, importante che gli sposi mi abbiano scelta. Ma, diobuono, puoi mica non andarci a un matrimonio se sei una delle protagoniste.
Mi perseguita il matrimonio di molti uomini che fanno i carini con me. I quali ad un certo punto buttano lì una frase apparentemente innocua in cui sta dentro la parola "mia moglie".
Mi perseguita il matrimonio anche in momenti che dovrebbero essere normali, come quando vado a trovare un'amica e lei sta preparando la festa di addio al nubilato per un'altra amica che presto si sposa.
Io è per questo che non fumo. Per non sottoporre la mia salute a troppi stimoli dannosi.

I sogni son desideri

Questa notte ho fatto un sogno. Il sogno era che nel mio appartamento quella che credevo l'anta di ingresso nel terrazzino si rivelava essere una porta di accesso ad un piano superiore, dove vivevano altre due persone. Mentre io, il mio appartamento, lo pago per viverci da sola.
Il sogno mi ha insegnato che se c'è qualcosa di importante per la mia vita, io vorrei saperlo. Ecco.

mercoledì 21 aprile 2010

Lo scrutatore non votante

Mi chiedo cosa possa spingere un uomo ad acquistare una cravatta color vomito, e indossarla. Ogni giorno.

Nuovo Cinema Paradiso

C'è il tempo, attraverso. Confonde i contorni, rafforza gli odori.
Puoi andare, restare. Portare, dimenticare.
E' il bacio di uno sguardo fugace, il calore di un nome inciso nei giorni.
Stridere di scatole a chiudere quel tempo, perché non torni a fare male. A trattenere. A emozionare.
Poi un soffio di azzurro, vento di alba, rugiada trasparente. Una carezza lieve.
E si apre, la scatola.
Il tempo è tutto lì. Intatto. Come nell'attimo stupito in cui le tue labbra hanno sfiorato, nuove, le mie.


martedì 20 aprile 2010

Per due soldi un topolino mio padre comprò

Che io sia una facilmente incantabile dalle parole, è risaputo. A un uomo, per esempio, basta dire poche cose dette bene (ma molto bene) e io mi abbabbo come un'idiota. Poi lo so che mi sto abbabbando, ma il gusto delle belle parole è irresistibile. Di contro, un cattivo uso delle parole mi dà fastidio come svegliarmi di notte che ho sete e non c'è l'acqua accanto al letto. Suonano proprio male, stridono, certe espressioni.
Per esempio, io trovo stridente la formula: FIERA DEL BAMBINO.
Abbiate pazienza, questo genitivo... lo capiamo che è oggettivo. Ma vederlo stampato gigante su un cartello publicitario, Fiera del Bambino, le reazioni possibili sono due: i fanatici delle parole, come la sottoscritta, storcono il naso e prendono la Citrosodina come misura precauzionale; quelli più semplici, magari, vanno in banca a ritirare i soldi e cominciano a pensare a come lo vogliono di capelli, il bambino.

Ti regalerò una rosa

E anche la mia automobile. Che ci sono momenti, pressata nell'impossibile traffico cittadino, con gli altri che clacsonano all'impazzata, e tu che provi a rimpicciolire le dimensione dell'auto con le manovre per riuscire a sistemarla nell'unico metro e mezzo libero, e mentre lo fai, nonostante il servosterzo, sudi, perché non si capisce ancora com'è il tempo e non indovini mai come vestirti. Poi ci sarà da cercare la cassetta per il biglietto del parcheggio, e certamente non avrai le monete sufficienti. E suderai ancora, mentre un vigile vampiro si sarà appostato accanto alla tua auto per cronometrare quanto termpo ti ci vuole a farti cambiare una banconota in tintinnanti monetine.
In questi momenti di inferno quotidiano, a me viene la voglia di fermare il primo passante e porgergli le chiavi. Dicendo: tieni, è un regalo.

I desideri non invecchiano quasi mai con l'età

Ed è uno dei miracoli della vita. Pensare che ci innamoreremo sempre, che le emozioni sono libere dai confini dello spazio e del tempo. Incrociare uno sguardo che ti dà i brividi rende più vivi, e sapere che lo sentirai sempre, quel brivido, io sono contenta.
Però.
Hai settant'anni. Non mi puoi guardare in quella maniera solo perché ho messo una gonna. E' per la tua salute, che lo dico. I desideri non invecchiano, ma la resistenza fisica si.

lunedì 19 aprile 2010

Se qualcosa può andare storto, lo farà

E' l'assioma fondamentale della Legge di Murphy.
Infatti succede, solo per fare un esempio esplicativo, che magari il portone del tuo palazzo sta sempre aperto. Rientri di notte, e lo trovi aperto. E non è bello, perché la porta si dovrebbe chiudere. Che può entrare chiunque, e io non sono una donnina paurosa però preferirei sapere che dormo col portone del palazzo chiuso, ecco. Lo dici pure all'amministratore di condominio. Ma l'inquilino lasciatore di portoni aperti rimane anonimo e persevera costante.
Poi, succede anche che torni a casa con le buste della spesa. E per essere proprio scientifici, nella Legge, sono tante buste della spesa. Piove. Cosa odiosissima, il venti aprile. Che siccome è il venti aprile tu non hai l'ombrello. E, temeraria, hai anche le scarpe senza calze.
In tutto ciò, per la prima volta, arrivi davanti al portone e lo trovi chiuso.
Ora io non lo so chi è Murphy, ma se lo scopro... gli spacco il c**o!

E come tutte le più belle cose durasti solo un giorno, come le rose

Questa mattina stavo in auto con la radio accesa. Mi piace indovinare da poche note se una canzone mi può piacere, che di musica io sono anche curiosa. Mi arrivano le prime note di un pezzo fresco, ben ritmato e complesisvamente gradevole. Resto sintonizzata. Mi evocava l'estate, e in una mattina così antipaticamente grigia è stata una piacevole sensazione. C'erano chitarre, nella mia auto.
Poi, però, questa canzone ha iniziato a ripete sempre identiche le solite battute, che sono belle solo se le ascolti un numero limitato di volte. Ma il pezzo di cui vi sto parlando dura 4 minuti e 45 secondi. Che per una canzone, se non ha delle cose inaspettate, sono un'eternità.
Allora ho pensato che c'ha ragione, il Faber. I piaceri si gustano veramente solo se sono leggeri e un po' fugaci. O magari non è così. Ma io se penso a dover tenermi una rosa, per quanto bella e profumata, per tutta la vita... è come ascoltare una stessa chitarra per cinque minuti. Mi manca l'aria.

giovedì 15 aprile 2010

Leggere attentamente le avvertenze

Mi chiedo spesso se esiste un albo per la professione di scrittore delle istruzioni d’uso per gli oggetti. Oppure se i Modi d’uso li fanno col copia incolla da un modello fornito di default dalle multinazionali. Perché devono essere dei tipi quantomeno bizzarri, coloro che scrivono le istruzioni d’uso. Soprattutto sui prodotti per l’igiene.

Tanto per cominciare, uno che ritiene opportuno scrivere come si usano shampoo e bagnoschiuma a me fa venire le turbe. Cioè, questo tizio… come si lava? Perché sente il bisogno di dire a me che devo versare una quantità di prodotto nella vasca da bagno o direttamente sul corpo, e poi risciacquare? Se penso che possa esistere gente incapace di lavarsi, le mie categorie mentali si scuotono assai.

Altro tizio da conoscere deve essere quello che scrive sulle strisce depilatorie: non ingerire. Se qualcuno lo conosce, può dirgli che le metafore “avere peli sullo stomaco” e “non avere peli sulla lingua” sono appunto metafore, e che nessuno ha mai creduto di doversi mangiare la ceretta per pulire lingua e stomaco?

Ma il capolavoro letterario sono le istruzioni del tampax. Una mistura perfetta fra stile e contenuto, uso sapiente della punteggiatura e ottima padronanza dell’argomento. A cominciare dalle illustrazioni. Che non lo puoi mai capire le azioni esatte da svolgere, guardando quelle figure lì. Poi, l’incipit. Chi scrive sa quanto sia importante. La frase di apertura di un testo scritto merita la stessa attenzione usata per tutto il resto del componimento. Le istruzioni del tampax si aprono con un’esortazione ricca di pathos: rilassatevi. Che una poi si aspetta di leggere, dentro la confezione: posso avere il tuo numero di telefono? Capiamoci, signor tampax: il nostro è solo un rapporto di lavoro, limitato a questi giorni di necessità; dopodiché, passeranno ventotto giorni almeno in cui non ti penserò per niente.

Se esiste un albo per la professione di scrittore di istruzioni, io creerei un’apposita equipe di specialisti da affiancare a quei soggetti. Aiutateli, ne hanno bisogno.

mercoledì 14 aprile 2010

Perché sei un essere speciale

I bambini sono una cosa meravigliosa. Sono divertenti. Hanno una fantasia capace di salvare il mondo: osservare un bimbo mentre gioca, ascoltare quello che dice, lasciarsi raccontare il suo mondo, ti porta in uno spazio incantato pieno di colori.
I bambini non hanno strutture, e puoi parlare il loro linguaggio solo se ti spogli anche tu di ruoli e pregiudizi e pensieri cattivi. Che se ci sono pensieri pesanti, nel tuo cuore, i bambini li sentono. Sono piccoli, ma sono fatti tutti di amore. Ed è per questo che diventano grandi.
Quando un bambino ti appartiene, quando lo guardi giocare e riconosci il colore dei tuoi capelli, quando lo stringi e senti che c'è il tuo stesso sangue nelle sue vene, quando lo culli e lui si addormenta fiducioso perché sa che se è fra le tue braccia nulla di brutto può accadergli... quando tutto questo c'è, tu sei in paradiso.

Tanto gentile e tanto onesta pare

Io ci sono dei momenti in cui dico le parolacce. Quando sono arrabbiata, le dico. In genere le dico fra me e me, oppure con persone con cui ho estrema confidenza. C'è pur sempre quel minimo di reputazione residua da difendere. Se c'è un momento in cui dico tante parolacce, è quando guido. Non so perchè, forse il camionista nascosto in me trova sfogo nella situazione a lui più congeniale della guida. Poi, appena scendo dalla macchina, proprio i primi momenti dopo il parcheggio, il camionista nascosto in me ha bisogno di un poco di tempo per ricomporsi. Ed è in quei momenti che mi capitano a volte situazioni sgradevoli, tipo oggi. Che non trovavo parcheggio perché c'era un odioso motorino sghembo e l'avevo quasi buttato a terra, dopodicchè ho sporcato la sciarpa bianca strisciandola al mio portabagagli - come sempre sporco che sembra un fuoristrada di quelli che fanno i safari. Persa in questo momento di forte insofferenza, le mie leggiadre labbra hanno pronunciato una frase che fa più o meno così: ma po... c**o in c**o.
Lo so, è mostruosa. Ma tant'è, l'ho detto. E l'ho detto esattamente nell'attimo in cui dall'automobile parcheggiata accanto alla mia scendeva un tipo moro, dal buon profumo di pulito, con una camicia bianca e gli occhi belli. Credo mi abbia guardata. Non lo so per certo perchè ho infilato la testa nel portabagli e ci sono rimasta a lungo.

La verità ti fa male, lo so

C'è questo sindaco di Firenze che piace parecchio. Possiede una serie di requisiti che, secondo il mio parere da faziosa intellettuale di sinistra, sono importanti. E' giovane, punto primo. Lo vogliamo capire, si o no, che a trent'anni l'essere umano è produttivo, ha idee innovative ed energie sufficienti a realizzarle, mentre a settanta poi non c'è viagra che tenga? Eppure l'Italia è un Paese di vecchi. Ma comuqnue questo Renzi qua è giovane.
E' laureato. Altro fatto che dovrebbe essere ovvio ma, nel magico mondo della politica, ovvio non è. Lo vogliamo capire, si o no, che l'Italia produce miliardi di laureati l'anno e i posti di lavoro li detengono ancora personaggi senza corona d'alloro?
Il giovane e laureato sindaco di Firenze viene da una lista civica. E nella generale crisi di credibilità della politica, rappresentare in maniera pura e coerente gli interessi della gente è una bella garanzia.
Ma - e c'è sempre un ma - Matteo Renzi, definito l'Obama bianco, il Vendola del nord, alla domanda: è lei il leader che può dare la vittoria al Centro Sinistra nel 2013?... Questo giovane e lauretao sindaco ha così risposto: io faccio il sindaco, e questo è per me il più bel mestiere del mondo; non voglio cambiarlo.
Poi dice che uno perde la fiducia nella politica. Non ti crede nessuno, caro Renzi. E si vede che hai già imparato a dire cose che non pensi per fare bella figura. Sei un buon politico. Ecco.

sabato 10 aprile 2010

La soluzione viene da lontano

Dalla Francia. Mi è stato consigliato un esorcismo.

Non svegliatemi

Era certamente un sogno. Ma a me andava benissimo così. Non volevo più essere svegliato. Desideravo solo che quel sogno potesse durare per il resto della mia vita. Mi ero messo a scrivere per ritardare il sopraggiungere del mattino, per trattenere un po' la notte, dare a me stesso l'opportunità di un altro po' di sonno prima dell'istante del risveglio in cui tutto sarebbe finito.
Si ritiene che un romanziere racconti ciò che gli è capitato, mentre è vero il contrario; se racconta, è solo perchè gli capiti nuovamente qualcosa. Si aspira a fare un libro del proprio passato, e invece si traccia un segno nel vuoto ed è all'avvenire che lo si rivolge. Se avevo scritto, non era stato per dire addio al vecchio amore. Perché avrei dovuto?
Se avevo scritto, era stato perché tornasse verso di me l'amore sempre nuovo cui sin dall'inizio avevo legato la mia vita - anche se non sapevo più quale volto, familiare o sconosciuto, avrebbe avuto.

Philippe Forest, L'amore nuovo

Sono disposta a tutto pur di ridere

Ne ho già fatto la mia massima di vita. L'obiettivo più alto della mia esistenza, credo. Che il mondo quaggiù è fin troppo serio, e cercarne il lato buffo è l'unico modo di attraversarlo più o meno facilmente. Le parole, poi, si sa quanto io le ami.
La cosa che prediligo è ridere per un uso acuto e strambo delle parole.
Alle volte mi vengono in mente degli stravolgimenti di realtà, di quelli che chi non li capisce definisce humor inglese (perchè poi), che io anche senza proferirli all'esterno, rido da sola.
Si lo so, sono matta.
La cosa che non mi piace, però, è quando io una battuta del genere la faccio a voce alta, e l'uditorio resta basito. Avete presente quando scende quel velo di imbarazzo che non si sa cosa rispondere?
Brutto.
Giusto ieri sera si è verificata una situazione simile. Si era parlato di poesia, una cosa letteraria che ha avuto dei momenti di forte intensità alternati, come naturale, a folate di egocentrismo saccente, condite con la giusta dose di orgoglio provinciale. Si è parlato di poesia che svela stati d'animo, e di poesia che non è poesia perchè non arriva al cuore.
Dopodicchè, come sempre accade, si è finiti a tarallucci e vino. Si beveva, e a me è balenato per la mente un brindisi idiota di quelli fatti con la rima più sciocca e banale. E mi è sembrato divertente, dopo i discorsi che si erano fatti.
Ora, malauguratamente, questo brindisi sciocco e rimato, è venuto alle orecchie di un pubblico più vasto di quello al quale era rivolto. Questi qua hanno sentito le parole che, ribadisco, per me erano una battuta, e hanno detto: BRAVA.
Capite?
La mortificazione è massima. Tipo che tu vorresti trasformarti nella prima cosa che hai davanti, le gambe del tavolo o il bicchiere di camparigin. Ma non puoi, trasformarti. E devi pure trovare una faccia adatta con cui rispondere. Ho optato per assumere una faccia da matta. E poi ho ordinato un altro camparigin.

Controvento

Qualunque sia il tuo nome, ovunque porti la tua voce, tutto il profumo di sorrisi nuovi, c'è sempre lo stesso muro a infrangere le onde. Ma il mare vuole scorrere azzurro. E non conosce confini.

giovedì 8 aprile 2010

Ma il cielo è sempre più blu

Qua in Calabria. Più blu che altrove. L’ha scritto anche il cantautore calabro dagli eccentrici vestiti e i testi difficili. Ma se la sono presa, questa bella terra dove le montagne azzurre si sollevano trasparenti dal mare bianco e gonfio. Ci sono i fiori. E si sono presi tutto. Stare qui è come guardare la storia passare restando affacciati alla finestra di quel blu. Non si muove, la mia terra. C’è una mano che la stringe, la immobilizza. La uccide.

Questione di priorità

Negli ultimi giorni mi è capitato di avere, a breve distanza di tempo, alcune richieste sui Pensieri Superflui. La cosa mi ha riempito di orgoglio, soddisfazione e commozione. Che oramai ai pensieri superflui ci sono affezionata proprio. Questo momento particolare della mia vita, però, è stressato da un impegno, intenso e organizzato male, che mi toglie tempo e mi assorbe quasi tutte le energie. Occasioni in cui scrivere, poche. Ma a me scrivere è poi la cosa che piace di più. E allora io mi rivedo la scala di priorità, e dico: no, non mi avrete. Io corro più veloce.

Dolcemente complicate

Ho un amico, il quale ha un fratello che sta per diventare papà. Fino a ieri, questo neo papà e la futura mamma, con rispettive famiglie allegate, aspettavano un maschietto. Cioè, il medico aveva detto loro: è un maschio.

Ieri la futura mamma in questione si reca dal suddetto medico per l’ecografia di rito, e si scopre che il suo bimbo in realtà è una bambina.

Ora i problemi sono due: che fine faranno tutti gli oggetti e le tutine e i giochini azzurri dei quali il futuro erede era già stato provvisto. Ma soprattutto, perché un ginecologo scambia una donna per un uomo? Questo non è un discorso femminista, giuro. Che potrei partire con astratte filosofie sulla misura del cervello, ad esempio. Piccolo, uomo. Poi cresce con le settimane di gestazione, dunque donna. Ma no, non dirò questo. Il pensiero è più semplice: per dire che un bambino è maschio, generalmente ci si basa sulla presenza di un elemento caratterizzante e distintivo. Come fa poi quel bambino a ritrovarsi femmina? Voglio dire….il ginecologo, che cosa avrà scambiato per elemento distintivo? Se io fossi quella futura mamma, forse cambierei medico.

sabato 3 aprile 2010

Caro amico ti scrivo

Caro signor Feisbuc, tu che sei più invasivo di un intervento chirurgico, che crei più dipendenze di quanto faccia una droga, hai rivoluzionato le nostre vite. Come accade per ogni rivoluzione, anche tu hai generato cambiamenti positivi ed effetti nefasti.
E' positivo, ad esempio, che ritrovi persone delle quali non avevi più notizia.
Io ritengo positvo anche il ritmo di relazioni che crei.
E' positivo scambiarsi canzoni e barzellette, articoli di giornale o altre diavolerie, perché ti aiuta a conoscerti, a condividere.
Tuttavia, caro signor Feisbuc, io non ritengo positivo che la tua presenza sostituisca l'interazione vera. E che poi la gente pensi che feisbuccare sia uguale a vedersi di persona o sentirsi al telefono. Questa no, a me non sembra una bella cosa.
Perché, caro signor Feisbuc, tu sempre un robot resti. E non hai il profumo dei sorrisi. Non averne a male, ma io preferisco quelli.

Bocca di rosa

Il più antico mestiere del mondo, sappiamo tutti qual'è. Prova del fatto che le donne sono scaltre e gli uomini istintuali, per dirla con un eufemismo.
Il più antico mestiere del mondo non va mai in crisi, neppure quando c'è la crisi.
Capita poi che le strade circostanti la mia casa di campagna calabrisella siano un luogo in cui il più antico mestiere del mondo conosce un particolare rigoglio.
A parte l'aspetto diciamo lavorativo, la mia casa calabrisella in primavera è una specie di paradiso, immersa nel verde, avvolta dal profumo dei fiori e dal cielo esageratamente azzurro, abbracciata dai monti nitidi e dal volo delle farfalle che risplendono al sole. Una cosa che poi tu ringrazi Dio, non puoi farne a meno.
Oggi sono andata a correre, per prendere nei polmoni allargati tutto il profumo di questa meraviglia.
Ad un certo punto mi fermo all'ombra di un albero, per fare qualche flessione. Mentre mi stiravo le gambe, sento il motore di una macchina che rallenta e mi si ferma accanto. Io mi rialzo. Dentro la macchina c'era un uomo, con lo sguardo ingrifato, il quale abbassa il vetro del finestrino e mi chiede: - Quanto? -
Nei decimi di secondi seguiti a quella domanda, davanti alla mia mente sono passate rapide le graduatorie esaurite, i PON per cui non hai abbastanza punteggio, tutti i le faremo sapere e non possiamo assumere personale, ho pensato anche alla quantità di alberi tagliati per ricavare la carta sulla quale ho stampato tutti i curriculum che ho inviato.
Ho detto all'uomo ingrifato: - Prego? -
A quel punto quello deve aver capito l'equivoco in cui era incorso. E replica timidamente: - Ma tu stai facendo una passeggiata?-
Io stavo ancora pensando a tutti quelli che non vogliono pagarti per fare quello che hai imparato a fare, e a chi invece i soldi li guadagna facendo qualcosa che beh, insomma, una la sa fare di suo senza troppi sforzi. Ho risposto: - Di certo non sto lavorando -
- Ma non fai questo lavoro? - insiste quell'imbecille dentro la macchina.
Io sono stata cordiale, e ho ribadito che no, non faccio questo lavoro. Non ancora, almeno.
Poi quello se n'è andato. Io ho ripreso a correre.
Che quando corro riesco a non pensare, volo lontano da tutto quanto mi appesantisce. Ma un pensiero non mi ha abbandonata, correva più veloce di me: davvero un uomo non sa capire che una con tuta e scarpe da ginnastica non è una prostituta?

domenica 28 marzo 2010

Rivelazioni

Come quando ti svegli al mattino e guardi la tua donna dormire e scopri sul suo viso un angolo che non avevi mai notato, e non ti piace.

Come quando ti sei fatto una buona impressione di qualcuno, poi senti un altro dire sul suo conto cose parecchio brutte, e tu finisce che cambi idea su entrambi.

Come quando ti svegli ancora non sazia di sonno la domenica mattina credendo sia un’ora, invece scopri che è un’altra ora.

Così è se un amico che credevi brillante, per un atteggiamento, una scelta, il tono di voce, una cosa non detta e un’altra detta male, lo vedi a un tratto superficiale e importuno.

L'amore è una cosa meravigliosa

Quelli che non hanno l’amore si fanno una serie di idee non sempre corrispondenti al vero, sull’amore. Per esempio, che il sabato sera le coppie siano liete di passeggiare, bere, sorridere alla sera tiepida del dopo inverno, per poi rifugiarsi nella loro profumata intimità.
Poi invece ti accorgi che il sabato sera è costellato di tuoi coetanei che hanno appena rotto una storia, più o meno lunga, sicuramente importante, e li vedi agitati, confusi, infastiditi, addolorati. Perché poi, il sabato sera, si è tutti in giro nella tiepida sera del dopo inverno, e allora ci si incontra. Tu sei dall’altro lato della strada allora non ti saluto. Vorrei ma non lo faccio. Non mi aspettavo di vederti qua. No, dico: perché non mi hai salutato, cosa siamo estranei?
Io mi chiedo che cosa ci hanno fatto per averci tolto la pazienza e la semplicità di costruire le nostre storie d’amore. Perché poi, il modo di uscire da tanta agitazione è: tu stai sicuramente meglio. Tu sono io.

Ogni momento è quello giusto

Pare che ci siano delle caratteristiche che contraddistinguono il salentino, una specie di marchio doc: che potrebbe essere il metaforico morso della tarantola, dal quale non puoi più liberarti. Una di queste caratteristiche è quella di non riuscire a bere altro caffè che non sia Quarta. Adesso io mi sto chiedendo quando mi ha morso, quel maledetto ragno, e quanti pacchi di caffè dovrò portarmi via.

giovedì 25 marzo 2010

Mine vaganti

Ieri ho visto un film che mi ha insgenato molte cose. Nell'ordine:
1) Lecce è una città meravigliosa
2) Il mare del Salento ha dei colori che trovi difficilmente in altri mari italiani
3) Gli uomini più fighi sono gay
4) L'amore impossibile è quello che non finisce mai
5) Bisogna sbagliare da soli
6) Non aspettare un tempo migliore per esser felici

mercoledì 24 marzo 2010

Il castello dei destini incrociati

Le coincidenze sono belle. Molte volte ti sorprendono. Quasi sempre svelano un destino, un disegno di cui sono tracce da interpretare. E bisogna starci attenti, alle coincidenze. Fino a che sono favorevoli, sei in discesa. Quando iniziano ad esserti contrarie, non puoi nuotare contro corrente: sarebbe sforzo inutile.

Ma se pensi ad una cosa da qualche giorno, e quella cosa diventa piccola scelta, quando poi qualcuno ti parla di quella stessa cosa senza sapere il valore che ha per te proprio in quelle ore… ecco, è una bella coincidenza.

Ci siamo già visti da qualche parte?

Quel dandy di Oscar Wilde diceva che non abbiamo una seconda opportunità per fare bella impressione. E aveva ragione, per la miseria! Prendiamo l’acchiappo, per esempio. E’ una cosa delicatissima. Forse non per tutti, ma dal mio punto di vista fare bella impressione quando si vuole attirare l’attenzione di una persona di sesso opposto, è fondamentale. E io ne ho sentite di banalità. Quelle idiozie che a te viene da voltarti dall’altra parte facendo finta di non aver sentito. Che preghi Dio di fare un miracolo improvviso inghiottendo nella terra l’omino che ha appena pronunciato quelle banalissime parole con l’intento di sedurti. Le più quotate idiozie sono a tutti note.
Che ore sono?
Ci siamo già visti da qualche parte?
Orbene, signori uomini, se volete entrare nelle grazie di una donzella, siete avvisati: queste due frasi vi squalificano in partenza. Sforzatevi almeno un poco poco, all’inizio, a inventare una cosa intelligente. Lo so che non è facile, ma vi trovate avanti di un sacco, se ci riuscite.
Io la più bella frase di acchiappo che ho sentito è stata questa. Stavo in spiaggia, e leggevo. Sola. Vicinissima all’acqua, tipo alle tre del pomeriggio. Che in spiaggia eravamo solo io, il mio libro, e questo tizio dagli occhi azzurri.
Mi fa: - quante pagine ha il tuo libro?-
E io lì ero curiosa di sapere come avrebbe proseguito. Mi ha attirata, il tipo. - 280, ho risposto – i libri più grossi te li leggi sempre al mare.
- E adesso a che pagina sei? –
- Perché ti interessa? –
- Così vedo se posso aspettare che tu finisca prima di chiederti di fare due chiacchiere. –
Meraviglioso! Naturalmente era un acchiappone che non ho più rivisto. Però è stato il modo più carino con cui qualcuno ha attaccato il cosiddetto bottone.
Il peggiore, invece, è stato il seguente. Io mi dirigevo ai cassonetti per buttare l’immondizia; indossavo un abbigliamento consono all’operazione, quindi tolto il mio fascino naturale non ero esattamente una fotomodella. Questo qua passa con la bicicletta. E voleva attaccare il bottone. Mi fa: - e non è un peccato buttarla? –
Io mi ci sarei buttata assieme alla spazzatura, nel cassonetto. Signore misericordioso, che devo fare? Mangiarla? Collezionarla? O tiratela in testa?
Ho proseguito facendo finta di non aver sentito.

Stitichezza creativa

Pochi pensieri superflui, in questi giorni. Questo accade perché ho un pensiero dominante.

Tutto ciò, a cosa mi servirà?

E’ superfluo anche suddetto pensiero, in effetti. Poiché la risposta è: a nulla.

giovedì 18 marzo 2010

'O sole mio sta 'n front'a te

Ora si sa che lassù al norde non hanno il sole. E che il nostro sud è la terra del sole.
Le amiche che se ne stanno lassù rimpiangono il sole e quando ritornano quasi non le riconosci perché sono impalllidite. Tutto questo, si sa.
Qualcuno, allora, mi spiega perché il più grande impianto fotovoltaico d'Italia si trova in provincia di Verona?

mercoledì 17 marzo 2010

Inseguendo una libellula sul prato

Quando vado al cinema, io sono una di quelle che vorrebbe restar seduta ancora per tutta la durata dei titoli di coda. Mi piace ascoltare la colonna sonora fino all'ultima nota: è uno spazio di confine tra la fantasia e la realtà. Ti fa atterrarre piano.
Sicchè non mi sono simpatici gli spettatori che, al contrario, si alzano quasi prima dell'ultima scena. Odio quelli che si muovono per infilarsi il cappotto, e disturbano il dissolversi del film con braccia scomposte verso l'alto per indovinare la manica. Dio buono, aspetta che si accendano le luci, per vestirti! Dove devi andare così di fretta?
Capirete bene che, per una schizzinosa come me, stare seduta accanto a gente che chiacchiera durante la proiezione sia inammissibile. Se c'è una scena in cui gli attori non parlano, ci sarà stato un regista che ha voluto dare un valore artistico a quel silenzio. Stai zitto anche tu, no?
Questa sera stavo al cine. Arrivano tre bionde ossigenate. Pelliccia. Trucco molto forte. Circa sessant'anni cadauna. Un profumo talmente intenso da far girare la testa. L'amichetta corritrice e io le guardiamo un po' schifate. Ma tant'è. Sorridiamo. Le tre grazie si siedono, spandendono questa scia di profumo dolciastro da nausea. Rossetto. Movimenti tintinnanti di mani inanellate ad accompagnare parole.
Il film inzia. Ma queste non smettono di parlare. Ad origliare i loro discorsi, noi non lo si è fatto apposta. E' che sarebbe stato impossibile non sentirle. Parlavano di "seduzione", "attrazione". Forse si erano ingrifate dal titolo del film, che aveva dentro la parola "amante". O forse parlano sempre di questo genere di argomenti. Non so. Del resto, la passione non ha età.
Ma erano fastidiose. Complessivamente molto fastidiose. Sicchè quando abbiamo sentito una affermare di essersi sentita "come una libellula", l'amichetta corritrice ed io, comprendendoci con una sola occhiata, abbiamo preso borse e cappotti e ci siamo sedute più indietro. Ma la scia di profumo arrivava ancora. O erano i nostri sensi ad esserne stati avvolti. Come dal volo leggiadro di tre libellule.

martedì 16 marzo 2010

Ipse dixit

Il cardinal Bertone, ad un giornalista che gli chiedeva di esprimersi circa la perdita di credibilità della Chiesa (perdita di credibilità? Come gli sarà venuto in mente, poi… giornalisti faziosi, e comunisti!), il cardinal Bertone dicevamo ha così risposto: la Chiesa ha la protezione di Qualcuno dall’alto.

Meglio di lui lo disse, un bel po’ di tempo fa, tale Boccaccio Giovanni. Costui era uno che di certo non la mandava a dire, e affermò che gli uomini di chiesa sono la prova vivente dell’esistenza di Dio. Essendo Boccaccio autore ironico, il senso di questo assunto si capisce meglio nella seguente precisazione: che se non ci fosse Dio, con il livello di credibilità che hanno gli uomini di Chiesa, il cristianesimo si sarebbe già estinto. Questo, nel 1300.

Sono passati più di seicento anni, ma le cose non cambiano. Tranne che nella gradevolezza del sostenitore di questa tesi, ecco.

Nella gioia e nel dolore

La felicità è occasionale. Quasi sempre viene dalle piccole cose, gesti quotidiani, attimi che ti sfiorano la pelle senza fare rumore.
L'amore non porta felicità.
Emozioni forti, passione. Vento di tempesta e mare limpido. Ma non è felicità che dura.
La felicità è quella che trovi lungo il cammino quando non la stai cercando.
Non cercare la felicità nei tuoi giorni.
Accetta che ci sia il dolore, perché il dolore sempre ci sarà.


E vissero per sempre felici e contenti

Avete presente i film per bambini in cui c'è sempre la bambina buona e povera e quell'altra ricca e cattiva? Certamente si.
Come la descrivereste, voi, quell'altra ricca e cattiva? Bene, ieri sera io quella bambina l'ho vista.
Era dietro la porta di vetro del cinema. Aveva quell'espressione insolente e altezzosa che tutti avete in mente. Proprio uscita dal film per bambini. Si guardava intorno soddisfatta del suo essere superiore; si dondolava spostando il peso del suo sghignazzante corpicino da una gamba all'altra. E, cosa abominevole, indossava una pelliccia.
Una pellliccia sintetica nera e grigia, allacciata in vita.
Quanto l'ambiente influenzi il carattere delle persone, è da dimostrare. Ma se fra quindici anni si saprà di una bambina che ha ucciso sua madre, non mi stupirebbe se la polizia trovasse fra i suoi effetti personali un pellicciotto sintetico da bambina. Che quella, cattiva, c'era già.

lunedì 15 marzo 2010

Ti sembra niente il mare

No che non mi sembra niente. Il mare, è l'anima. Ecco perché sono triste al pensiero che i posti dove c'è più lavoro sono posti lontani dal mare. E io non ci vado lontano dal mare. Non è una questione di scelte, ma di sopravvivenza.

Tu come stai

Un amico oggi mi ha chiesto "come va?"
Benone, ho risposto io. Che a pensarci bene, non era vero. Però alle volte mi chiedo se non siano stanchi, i miei amici, di sentirsi dire sempre più o meno le stesse cose. Così quando ho letto questa erbaccia della giardiniera, mi sono sentita sollevata. Non perchè il mal comune è mezzo gaudio. Che secondo me chi ha fatto sto proverbio è un bel po' stronzo. No, mi sono sentita sollevata perché io quando sto proprio di questo umore, non mi riesce di scrivere. E allora leggere le cose che provi dette da qualcun altro, fa comodo.

mercoledì 10 marzo 2010

Chi s'accontenta gode

Oggi ho visto una bella signora. Elegante. Cappottino, cappello, gonna, stivali. Ma aveva le gambe che storte è dir poco. Questa signora elegante che ho visto aveva le gambe a parentesi tonda. Io per delicatezza non ho guardato le mie ma, essendo che me le ricordo, mi son detto che sono fortunata.

E tutto quello che sappiamo non è vero

Se scopro chi ha scritto sul mio libro di geografia di prima media che il problema del Salento è la siccità... giuro che lo uccido a morsi.

martedì 9 marzo 2010

lunedì 8 marzo 2010

8 marzo

L'uomo ha tante cose meravigliose, che lo rendono unico.
Ha un profumo di dopobarba, che ti fa pensare al vento. Ha braccia grandi, quando sa stringerti. Ha la capacità di non vedere le cose che ha sotto gli occhi, e quella tenerissima espressione smarrita quando chiede: dov'è...? L'uomo ama il calcio, senza bisogno di aggiungere altro. L'uomo ha sempre la risposta ai problemi elettronici e sa esattamente perché non funzionano gli elettrodomestici. Li usa poco, però. E' più bello della donna, quando trasporta le casse di acqua minerale. Ha bisogno di essere ubriaco per fare cose gentili; molto gentili, intendo.
L'uomo si innamora della donna. E questa è la cosa più meravigliosa che possa capitargli. Buon ottomarzo, signori uomini.

sabato 6 marzo 2010

Libertà

Quando smetti di stringere le mani per trattenere le cose, anche la tua vita, è allora che inizi a volare.
E non è vuoto, ciò che sei. Sei vento, aria. Immensità.

giovedì 4 marzo 2010

Piccoli mostri crescono

Io c'ho uno spirito combattivo contro le ingiustizie, in ogni momento della giornata. Che è un bel faticare, considerando come va il mondo al giorno d'oggi. Fatto sta, quando vedo cose ingiuste mi incazzo prepotentemente.
Una cosa ingiusta sono le persone nei negozi che, essendo clienti, si credono in potere di decidere la sorte dei commessi. Come se i commessi fossero schiavi. Invece sono persone che stanno facenno il loro lavoro, mentre tu sei a zonzo a spender quattrini, sicchè io credo che i commessi bisogna rispettarli.
Ciò detto, oggi mi si presenta questa scena: cassa del supermercato, davanti a me padre grosso e figlia-bambina tipo: grassoccia pure lei, viso tondo, capelli lunghi, dieci anni circa. Noi si aveva entrambi una cassa d'acqua minerale. Io tutta mingherlina, e questi di dimensioni visibilmente maggiori. Ma poiché la gente - a cominciare da me, non mi esimo - si lamenta per ciò che non dovrebbe, il signore protesta con la cassiera, che perché non aprite le casse dall'altra parte, più vicino al reparto dell'acqua. La cassiera smarrita non aveva una risposta palusibile. Cercava di essere comunque gentile. Avrà pensato, spero: se non si lamenta sta povera crista qua dietro, tu la puoi pure trascianare qualche metro in più l'acqua. La bambina grassoccia dieci anni circa, interviene, con l'espressione odiosa delle bambine di dieci anni quando sono antipatiche: è vero, le dovete aprire più in là le casse.
Segue silenzio. Orgoglioso, del padre. Smarrito, della cassiera. Inorridito, di me medesima.
La bimba incalza: perchè il cliente ha sempre ragione.
Ecco dove ci hanno portato le leggi del mercato. Cara bimba, avrei voluto dirle, tanto per cominciare il cliente vero e proprio non sei tu, ma il tuo imponente padre; a seguire, la signora - per la mia teoria di cui sopra - sta facendo il suo lavoro e come tale va rispettata. Per concluedere, adorabile bambina, lei potrebbe essere tua madre. E almeno questo, in un mondo che conserva qualche spiraglio di giustizia, si dovrebbe rispettare.
Invece.

Dal mare venni e amare mi stremò

La speranza di poter fare il lavoro che ti piace in un posto che ti piace, l'ho persa pure io che sono la reincarnazione di Alice nel paese delle meraviglie. Dunque, per restare in Italia (che non sono convinta ci resterò: decisione da vagliare) bisogna andare in questo Nord. Ora io del nord non so bene neanche la geografia. Sicché mi metterò a studiare, così tanto per orientarmi meglio.
Prima cosa da cercare su google: Italia, nord, città col mare.

Amori che sono nati quando è nato il sole

Io appena spunta un po' di sole, esco a piedi. Che ha un buon profumo, il sole. Allora mi si è avvicinato sto motorino, con due pischellini sopra. Maschio e femmina, così come Dio li creò. Giovani. Molto giovani. Con il viso brufoloso e felice degli innamorati in piena ormonale. E l'espressione di quelli che non sono andati a scuola, per lo stesso motivo per cui io stavo a camminare a piedi. Per sfinirsi di abbracci, al sole. Questi qua dovevano tornare a casa, al paesello, entro lo stesso orario in cui sarebbero tornati se fossero andati a scuola. Ricordi felici di quando si faceva lo stesso. Cercavano la strada, ma la strada che era stata loro indicata aveva il divieto d'accesso. E mi chiedevano come fare per ritrovare la via del paesello. Io ho pensato che ne troveranno tante, di strade vietate, crescendo. Che tu vorresti andare lì, ma lì qualcuno ha deciso che non si può andare. Ma ho pensato anche che se sono in due, belli e forti come stavano in questo monento, la troveranno sempre, un'altra strada.

mercoledì 3 marzo 2010

Quello che non

Io ho sempre fatto tutto quello che credevo in mio potere fare. Non sono mai scesa a compromessi, però. Adesso mi volto indietro, e scopro di non avere nulla in mano. Solo delle amicizie, belle, vere, importanti. Che non è poco. Lo so.
Ma imparo che forse la vita è tuffarsi in apnea, e nuotare, senza sapere dove si andrà. Senza respirare. Fino a perdere il fiato. Fino a dimenticare di avere un cuore tutto sbagliato.

Questa domenica in settembre non sarebbe pesata così

La speranza è quando apri gli occhi al mattino e culli l'attesa di quello che farai nel giorno che ti aspetta. La speranza è quando vai a letto la sera e ti addormenti sognando quello che farai nel prossimo mese. La speranza è vedere un oggetto che ti piace, e avere un angolo di casa in mente in cui ti piacerebbe vederlo, quell'oggetto magari inutile, e comperarlo. La speranza è poter desiderare di fare una vacanza, quando avrò le prossime ferie. La speranza è l'attesa di incontrare nuovi amici, in questa città, sapendo che potrò magari invitarli al cenone di capodanno.
La sepranza rende bella la vita.
Ma quando la tua casa non è tua, il tempo scorre veloce senza dirti dove va, la gente che incontri sono solo comparse che sai verranno inghiottite da una nuova strada e una nuova terra, domani. Quando è così, la speranza traballa. E quando la speranza traballa, vai a letto la sera dicendo e anche oggi è andata; ti svegli al mattino con tutta una giornata davanti da riempire di non sai cosa.
E se tutto questo ti accade a trent'anni... puoi essere ottimista quanto vuoi, però ogni tanto ti fermi e ti chiedi: ma io, dove sto andando?

Il lavoro rende liberi

"Si sta elaborando una proposta di legge per rendere più facile il licenziamento". Ancora più facile? Che culo!

martedì 2 marzo 2010

Noi ragazzi di oggi

Lode all'amicizia. Che mentre me ne andavo a prendere la birra con la mia amica dalle unghie preziose, attraverso la strada e noto un'automobile ferma. Accostata a ciglio di strada, di quei parcheggi che non sono parcheggi perché servono solo a far scendere il passeggero. Ma siccome il passeggero ti stava dicendo una cosa importante proprio quando tu hai accostato, non può mica scendere e interrompere la confidenza. Allora tu spegni il motore all'auto, piantata là quasi in mezzo alla strada, e perdi la cognizione del tempo. E parli, parli. Nella notte, quasi semrpe.
Ecco, io stasera ho visto una scena così. E' solo che dento all'auto c'erano due piccole signore coi capelli corti permanentati e tinti. Una aveva gli occhiali, entrambe avevano le rughe. Insieme superavano di certo i cento anni. Io sono stata contenta, di vedere che certe belle abitudini non si perdono col tempo.

La paghi tutta e a prezzi di inflazione quella che chiaman la maturità

Non serve dire molto, per parlare lo stesso linguaggio. Anzi. Spesso, le parole che ti uniscono più intimamente sono quelle non dette, è guardare con occhi diversi nella stessa direzione, è sentire che c'è un angolo di mondo in cui puoi svelare chi sei al riparo da schemi, giudizi, imposizioni. Queste sono le parole dell'amicizia.