mercoledì 12 giugno 2013

Un applauso del pubblico pagante lo sottolineerà

Questo blog va in vacanza. A tempo indeterminato. Nel senso che per un tempo che non so determinare i pensieri superflui li terrò per me.
Al momento mi sento più attratta dal silenzio che dal suono delle mie parole. 

venerdì 7 giugno 2013

Stonata

Avercela col mondo. Dove va, la serenità?

giovedì 6 giugno 2013

Non dirle che non è così

Mi capisci meglio e prima di quanto faccia io, con me stessa.
Ma io non sono lineare. Sono complessa. Complicata. Difficile.
Questo lo capisci ma non sempre sono sicura che lo accetti.

mercoledì 5 giugno 2013

Per te che è ancora notte e già prepari il tuo caffè

Ce l'ho fatta. Sono scampata a questo anno scolastico in cui la mia sveglia ha suonato, per tutta la settimana, alle 6.00.
È finita. Ne sono uscita abbastanza provata ma non del tutto sfatta. 
Soprattutto consapevole che ormai nulla può fermarmi.

Angeli e no

È sempre appagante quando ordini da bere qualcosa di più (una dose maggiore o una birra più forte) del tuo accompagnatore, e il cameriere tornando al tavolo posa il tuo bicchiere accanto all'altro avventore. Che essendo uomo, avrà ordinato lui questo. 
Affermare: Quello è per me, è una delle tappe più significative nell'emancipazione di genere. 

E quella voglia di cambiare per poi ricominciare

Quel vecchio, consueto, femminile e cattolico senso di colpa...

domenica 2 giugno 2013

Nervi lisci di cavalli a sfaticare sere

Ho sognato di essere in Calabria. Era un'autostrada senza pedaggio e curve strette, era un campo da calcio caotico e polveroso in mezzo a un marciapiede, mi sono ritrovata attraverso squadre di uomini che non mi vedevano. E la paura di incontrarlo. Non ce l'avrei fatta a resistere.
Non sono forte abbastanza per resistere.
È la determinazione che vorrei.

venerdì 31 maggio 2013

Ma sei, sei, come la neve sei

Una come me, che aspetta con ansia e trepidazione le vacanze estive per riempire le ore di mare e libri, letti al mare, ora che la scuola finisce e fa freddo esattamente come in inverno, che cazzo farà tutto il giorno?

giovedì 30 maggio 2013

L'uomo che cammina sui pezzi di vetro

Negli ultimi giorni i pensieri superflui mi sono stati scomodi.
Hanno causato discussioni e considerazioni che probabilmente io faccio fatica a gestire ma che non sono nelle intenzioni di questo spazio. 
Che io immagino come un bicchiere di vino per accompagnare leggerezze.
Non voglio che abbia questo peso.

mercoledì 29 maggio 2013

Non ebbi dubbi mai

Poi ne parli in classe con i tuoi alunni. Non tanto per educare, quanto forse più per sentire il loro punto di vista. I loro pensieri. Le paure e le speranze. E senti che questo mondo può davvero cambiare.

lunedì 27 maggio 2013

Donna come l'acqua di mare

Donne che amano troppo.
Donne che corrono coi lupi.
Dovrebbero essere letture obbligatorie.

Femmena, tu si na mala femmena

A tutte le donne.
A tutte le donne calabresi.
Non sentitevi insultate se una donna, fosse anche una sola, denuncia di aver subito trattamenti discriminanti e in qualche modo violenti solo per il fatto di essere donna.
Oggi c'è una di noi che è stata uccisa dal ragazzo che, anche solo per un giorno, ha creduto di amare. E c'è una donna che ha lasciato la sua terra perché ha subito discriminazioni di genere. Questo non vuol dire che le vostre storie non siano bellissime e sane, se ve ne sentite escluse. Siete fortunate. Ma il problema c'è. Se anche solo due persone lo denunciano, il problema deve diventare di tutti perché lo si risolva.
Il problema della violenza sulle donne in quanto donne c'è.
C'è da secoli. Ed è penetrato negli strati più profondi del nostro essere donne. Tanto che, forse, facciamo fatica a vederlo. 
Ma, vi chiedo, fermatevi a pensare. Nel profondo. So perfettamente, non avete idea di quanto bene lo so, che toccare le ferite profonde è molto doloroso. E crea una reazione di negazione e fuga. Ma, per un momento, trattenete il respiro. E pensate.
Pensate a tutte le volte che, tornando dal lavoro, stanche come stanco è il vostro uomo al ritorno da lavoro, gli avete detto o anche solo pensato: riposa, ci penso io.
Una volta è amore, se la volta dopo lo farà lui. Altrimenti è obbedire a un archetipo che ci vuole sottomesse.
Pensate a tutte le volte che leggiamo di donne uccise dai loro uomini. Se anche solo una volta abbiamo sentito una sottile e remota voce ripetere: lei chissà cosa aveva fatto. Se l'abbiamo sentita, obbediamo a un archetipo che ci vuole sottomesse.
Pensate a quando fate l'amore. A quante volte raggiungete l'orgasmo e con quanta facilità riuscite a chiedere al vostro partner ciò che desiderate. Se non ci riusciamo con facilità, obbediamo a un archetipo che ci vuole sottomesse.
Pensate a cosa avete provato nel leggere questa mia considerazione. Io, scrivendola, mi sono sentita una donna dai costumi lascivi. Se lo stesso, pur generoso e ammiccante giudizio, è venuto in mente a voi,  obbediamo a un archetipo che ci vuole sottomesse. 
Pensate alle parole. L'uomo che corteggia più donne è un dongiovanni. La donna, se anche solo ad un certo punto decide di lasciare il proprio uomo per un altro, è una troia. O zoccola, o puttana. Numerose sfumature di una parola che non è certo lusinghiera e seducente come il corrispettivo maschile. Se non ci viene in mente nessuna parola che sia la versione maschile di troia, puttana o zoccola, obbediamo a un archetipo che ci vuole sottomesse.
Hanno deciso che la donna, discendente di Eva, porta con sé il peccato del mondo. Hanno deciso che all'uomo spetta la gloria, mentre alla donna il calore del focolare. Hanno deciso che il corpo della donna è funzionale alla procreazione. Questo ci portiamo dentro.
Per quanto emancipate, libere, progredite, colte e combattive possiamo essere.
Certo, ognuna a suo modo. Con la diversità delle storie di ognuna. Con la specificità geografica che, a mio parere, è anche significativa. Ma non possiamo negare di discendere da questi archetipi.
E se anche una sola di noi è vittima di un trattamento di violenza che ci ha accomunato, non dovremmo reagire con aggressività. La nostra dignità non la affermiamo demonizzando la donna che chiede aiuto perché si sente debole. Se anche lei, chiedendo aiuto, si accomuna a noi, tendiamole il nostro abbraccio. Questa volta si, materno. Perché il grembo accogliente, caldo e protettivo, noi l'abbiamo.
E allora, accogliamo, riscaldiamo e proteggiamo questa sofferenza. Delle nostre antenate. Delle nostre contemporanee. Di quella parte di noi stesse che, forse, un pochino, di questo soffre ancora. Siamo madri della bellezza dell'essere donne. Difendiamola. Insegnamola ai nostri uomini. Che ci amano.
I nostri padri, i nostri mariti, i nostri giovani fidanzati, i nostri fratelli, ci amano. Ma spesso non sanno fare altrimenti. Insegnamoglielo noi. Con dolcezza, femminilità, senza voler essere come loro. E senza sentirci accusate, infastidite, aggredite da chi dice che le donne sono sottomesse. Dobbiamo imparare nuovi ruoli, perché abbiamo la fortuna di non vivere più, noi donne calabresi, per esempio, in un posto che ci tiene chiuse in casa e zitte a impastare il pane. Però ne abbiamo di ferite da curare. Di strada da fare. Di muri da abbattere ancora. Non possiamo negarlo.
Secondo me, possiamo farlo solo se saremo donne. Profondamente. Con la delicatezza che solo noi sappiamo avere. Con la forza che solo noi possiamo generare. Secondo me possiamo farlo solo se davanti a chi denuncia un problema non ci sentiamo inquirenti, ma grembo. Accogliente. Protettivo. Forte. 
Finché una sola donna, in qualsiasi parte del mondo, sarà uccisa perché donna, il problema non è altrove. Ma mio. Tuo, forse. Nostro, magari. Mio sicuramente. 
Francesca

C'è chi parte oggi per tornare crai, chi è partito ieri per non tornare mai

http://27esimaora.corriere.it/articolo/sono-nata-nella-terra-dove-e-stata-uccisa-fabiana-io-sono-scappata-lei-non-ce-riuscita/

domenica 26 maggio 2013

Canto e discanto

Rifiutare qualsiasi tipo di comunicazione è codardia.

sabato 25 maggio 2013

Il nome mio nessun saprà

Da quando insegno, sono diventata intollerante alla presenza di bambini fuori da scuola. 
E' come portarsi il lavoro, che ne so, in pizzeria o in spiaggia. 
E' stato quindi con malcelato fastidio che, qualche giorno fa, ho accettato il tavolo propostoci dal nostro ristoratore savonese preferito, tavolo accanto al quale era seduta un'allegra famigliola così composta: uomo di colore bourdeaux, donna con i sandali, bimba maggiore femmina, bimbo minore maschio su un monopattino che vagava per la sala. Per calmare le sue intemperanze, la mamma lo chiama: Kevin, vieni a sederti e non fare baccano.
Kevin. Unito al colorito dell'uomo che era con loro, l'esoticità del nome ha destato in me la curiosità sulle origini dei nostri vicini di desco. Forse turisti del nosrd Europa, il cui capofamiglia abituato ad altre latitudini ha preso fuoco appena visto due raggi di sole?
Poi no. Erano italiani. Decisamente.
La bimbetta continuava a chiamare il fratello. Ho concluso la mia indagine conoscitiva sentenziando a Paolo:
- Anche la sorellina lo chiama Kevin.
Ora, io ho i pensieri spesso sconnessi con le parole e coi gesti. Ma non credo di essere una demente. E' solo che penso a così tante cose insieme, che quando proferisco parola può capitare che non somigli più a quello cui sto pensando; ma anche che non somigli a nulla di coerente o logico. 
Il mio uomo ride. Mi piace credere che rida con me e non di me. Tuttavia, cos'altro poteva rispondermi se non:
- Se si chiama Kevin, come vuoi che lo chiami?

Ma nelle notti di maggio non può bastare

Nessun pensiero, né superfluo né opportuno, sulle condizioni metereologiche e climatiche di questi giorni. Che abbiamo passato il pomeriggio a camminare sulla spiaggia.
Con due maglioni di lana, il giubbotto invernale, e gli scarponi invece che con il bikini, come ci saremmo aspettati; ma non vorremmo andare poi così tanto per il sottile?

Nel blu dipinto di blu

Oggi ho visto una signora, abbastanza grassa e tendenzialmente mascolina, coi capelli azzurri. Dopo poco, una ragazza vestita tutta di nero, che ce li aveva fucsia. Infine, una più giovane delle precedenti, con la chioma lunga e i il ciuffo tagliato a spazzola, viola.
Io non lo so chi ha inventato la moda dei capelli color evidenziatore, ma credo che l'effetto faccia abbastanza cagare.
Poi, per carità, opinione personale. 

Perché ho bisogno della tua presenza per capire meglio la mia essenza

Quando inizi una convivenza, guardi con curiosità le abitudini del tuo compagno. Le piccole abitudini, gesti quotidiani che tu hai sempre compiuto secondo modi e ritmi tuoi, sui quali probabilmente non ti eri mai fermato a riflettere prima di osservarli compiuti diversamente. 
Come ad esempio lavarsi i denti.
Io, che pure ho la tendenza a fondermi il cervello con le speculazioni più diverse, non avevo mai riflettuto sulle possibili posizioni che un essere umano può adottare per lavarsi i denti. Personalmente, mi piego a novanta gradi sul lavandino: l'operazione mi costringe a spargere notevoli quantità d'acqua intorno a me, sicché per evitare che la pulizia dei denti si trasformi in una totale pulizia della persona, mi protendo in avanti. 
Paolo, invece, si lava i denti restando perfettamente perpendicolare al pavimento. 
Una delle prime mattine in cui abbiamo iniziato a svegliarci regolarmente insieme, incuriosita da questo suo modo, oltre che pacificamente ancora addormentata seppure fuori dal letto, gli ho chiesto: 
- Ma ti lavi i denti in piedi?
E lui, senza pensarci: 
- Perché, tu ti siedi?
Viviamo insieme da quasi due anni. Ma ogni volta che ci troviamo contemporaneamente in bagno al momento di lavare i denti, ripetiamo questo mantra. E ogni volta, dopo, ridiamo. 
Sono queste cose che fanno funzionare bene i rapporti. 

domenica 19 maggio 2013

La canzone mononota

Il libro sullo yoga trovato in aeroporto è noiso.
Se ho desiderio di leggere, preferisco leggere altro.
Se ho desiderio di yoga, stendo il tappetino e pratico un po' di asana.  
Un misto poco appagante. Forse in aeroporto non l'avevano dimenticato, ma magari proprio intenzionalmente abbandonato. Magari farò lo stesso.
Che poi i libri restano comunque magici.

Attenzione, nessuno si senta escluso

Frasi che ho sentito da persone intorno a me durante l'intervento di Roberto Saviano al Salone del libro:
1. Io non sono entrata nello stand Feltrinelli: c'era Saviano ed era pieno di gente
2. E' ridicolo con questa scorta
3. Falcone e Borsellino mica avevano la scorta
4. Andiamo via, che se decidono di sparargli adesso rischiamo di andarci in mezzo noi