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mercoledì 16 gennaio 2013

Ma Paolo e Francecsa quelli io me li ricordo bene

Gli ho spiegato il canto di Ulisse, agli alunni. Che mi emoziono a (illudermi di) comunicare nelle loro giovani menti la bellezza della poesia e la profondità di certi contenuti. Avevano da imparare a memoria la terzina della conoscenza. Fatti non foste a viver come bruti.
Ed è stato commovente vederli tutti concentrati e sentirli recitare le parole sulle quali ho basato la scelta della mia professione. E' stato meno commovente sentire uno di loro chiedere il permesso di essere il primo a recitare "la filastrocca". 

domenica 4 marzo 2012

La matematica non sarà mai il mio mestiere

Sono sempre stata una letterata, io. Nel senso che ho sempre preferito le materie umanistiche. Leggere i libri, studiare la filosofia, la storia, fare i commenti alle opere letterarie. La mia vita fin qui è stata segnata dalle parole. Parole lette e parole scritte, parole per dire idee e per controbattere idee. Parole per esprimere quello che non può essere altrimenti rappresentato. 
Da qualche tempo, però, inizio a sentire un'attrazione verso i numeri. Quei numeri ai quali sono sempre stata isitntivamente ostile, tanto da non riuscire a ricordare un compleanno (tranne qualche rara eccezione) o a calcolare a mente quanto resto devo ricevere ad una cassa. Ora mi attirano. Perché ci vedo l'ordine. La logica rassicurante di rapporti causa-effetto. Tre più due fa cinque. E non c'è bisogno di smarrirsi nelle possibilità, di affaticarsi nell'ignoto di parole che potrebbero restare vuoto. La matematica che è fatta di processi di calcolo e logica nei quali il pensiero può riposare senza oziare, perché la fatica di seguirne il percorso sarà ricompensata da una approdo che è quello e non può essere un altro. O magari sì, potrà essere anche un altro. Ma intanto un approdo c'è. La mente del matematico arriva ad una meta. Mentre il letterato, alla fine del suo viaggio di fatica poetica, è riuscito solo a dire: all'alta fantasia qui mancò possa. E dopo tante parole, il silenzio. I commentatori di Dante parlano di estasi poetica, e di quest'estasi mi sono riempita la vita. Fin'ora.
Adesso vorrei un viaggio con una meta. Forse mi iscrivo alla facoltà di matematica. Se prima riesco ad imparare le tabelline.
 

venerdì 28 ottobre 2011

Mi innamoravo di tutto

Calvino definisce Classico un libro che conosci anche senza averlo letto. Definizione semplice e compiuta, come non poteva essere diversamente considerato la penna che l'ha prodotta. 
Nella mia vita, il Classico è un libro che conosco senza averlo letto, e che mi ammalia come le sirene di Ulisse. Non ne leggo sempre, perché affrontare 500 pagine di perfezione è una fatica anche fisica. Ma poi, arriva il momento in cui cedo, al canto del Classico. E per tutta la durata della lettura, io resto vittima dell'incantesimo. Smetto di leggere qualsiasi altro libro, se ne stessi leggendo uno contemporaneamente. Smetto di fare anche altre cose, per ricavare tempo da dedicare alle dense pagine da cui mi lascio avvolgere . 
Un Classico è un libro necessario e totale. Un prodigio.

lunedì 20 giugno 2011

Qui soffia il vento d'Africa e ci dice tenetemi fermo

Andare via dal Sud e poi ritornarci e poi andare via di nuovo: è ormai un topos ricorrente nelle mie storie, mi accorgo. D'altro canto la mobilità, diciamo così, è proprio parte dello statuto antropologico di noi popolazioni mediterranee, a cominciare dall'archetipo Odisseo. Sì hai ragione, io stesso, come i miei personaggi, non sto quieto un attimo, non trovo pace, arrivo e fuggo, ritorno e parto di nuovo. Naturalmente non sempre in senso letterale. Son dominato da una curiosità divorante, per le persone, per i posti, per i libri. Prima di metter su famiglia e tornare al Sud, in dieci anni ho vissuto in cinque città diverse e cambiato tredici volte casa..

Livio Romano, a proposito de Il Mare perché corre

lunedì 30 maggio 2011

Quanto piccolo è il suo cuore e grande la montagna, quanto taglia il suo dolore più di un coltello

Io non amo particolarmente leggere le recensioni dei libri. Credo che la lettura, come ogni forma di fruizione dell'arte, sia un'esperienza estremamente soggettiva: se serve a suscitare emozioni, le emozioni di un altro possono essere un pregiudizio. Però leggo con carnale passione, e una mia amichetta cara mi ha chiesto di dedicare qualche Pensiero Superfluo ai libri che leggo. Mi è sembrata una buona idea. Non saranno recensioni, solo quello che potrei dire di un libro davanti ad un bicchiere di vino.
Balzac e la piccola sarta cinese è un libro che ci hanno fatto pure il film, perché Dai Sijie, il tizio che l'ha scritto, è anche regista. Questo libro qua è il primo della letteratura cinese che mi sia veramente piaciuto. Non che abbia letto molto, di nipponico. Cinesi, Giapponesi, pregiudizialmente li evito. Perché mi sembrano troppo asettici, di scarse emozioni. Invece la piccola sarta cinese è un personaggio che, in punta di piedi, con leggerezza e soavità da fiore di ciliegio, ha squarciato la mia fantasia letteraria. Credo che la ricorderò sempre.
Una ragazzina di cui non sappiamo il nome. La sua prima comparsa la fa per le sue scarpe: portava un paio di scarpe color rosa pallido, di una tela robusta e morbida a un tempo, attraverso la quale si potevano seguire i movimenti delle dita dei piedi ogni volta che premeva il pedale della macchina per cucire. Delicatezza e forte sensualità, questo piedino.
La Piccola Sarta è il sogno proibito di due ragazzini cinesi, figli di medici intellettuali, cui il regime comunista degli anni Settanta ha imposto la rieducazione. Non andavano bene, al nuovo spirito comunista, i borghesi intellettuali. I contadini, andavano bene. Con la loro silenziosa operosità e robusta obbedienza. E allora i ragazzini che stavano nelle scuole, o che erano figli di personaggi contrari al regime, venivano sottratti alle loro famiglie, case, abitudini, e costretti a vivere nei villaggi sperduti delle montagne assieme ai contadini. Per imparare da loro il nuovo spirito cinese.
I due protagonisti della storia incontrano la Piccola Sarta nel villaggio della loro Rieducazione, e naturalmente se ne innamorano entrambi. Amicizia, amore, rivalità, onestà, ci sono tutti gli ingredienti del romanzo di formazione. Ma su tutto dominano i libri. Oggetti proibitissimi dal regime. Che però i due ragazzi riescono a rubare dalla valigia di un loro collega di rieducazione. Perché non possono vivere, senza. Stregati dalle pagine dei romanzieri francesi, è alla Piccola Sarta che dedicano tutti i racconti, e le emozioni, e le vendette, e gli amori che trovano in quelle pagine.
La ragazzina sembra solo un'affascinante proiezione delle loro fantasie. Vive poco, di vita propria. Se ne parla solo e sempre dal punto di vista degli innamorati pischellini rieducati. E questi due, un po' per fare colpo su di lei, ma anche per dare un senso alto alla loro permanenza nel villaggio, maturano l'amizioso progetto di fare della Piccola Sarta una donna colta e raffinata, attraverso le letture. Ma lei resta sempre il termine passivo di desideri, pensieri, discorsi, letture degli uomini.
Fino a quando, un giorno, la Piccola Sarta Cinese scompare. Nessuno la trova più. Il padre infuriato va a cercarla nella capanna dei suoi due amici. Ma quei due non lo sanno, dov'è. Partono in una folle corsa all'inseguimento della loro amata. La raggiungono. Le parlano. Non leggiamo le battute che si scambiano. Solo, nell'ultima scena, vediamo le sue magre spalle che si voltano per proseguire la strada. Ed è sempre con le parole dei maschi che il romanzo si chiude: Mi ha detto che Balzac le ha fatto capire una cosa: che la bellezza di una donna è un tesoro inestimabile.
Così la Piccola Sarta Cinese, con le sue scarpine rosa, si ribella. Se ne va. E' la sola che ha veramente sentito quello che c'era scritto nei libri. Potere che nessun regime può arginare.

mercoledì 30 marzo 2011

Si! Stupendo! Mi viene il vomito

Secondo me i critici letterari non sempre leggono i libri che recensiscono. Si, è vero: i gusti sono soggettivi. Ma diciamocelo chiaramente: ci hanno imposto come grandi capolavori dei libri che, tutto sommato, fanno anche un po' cagare. E il bello è quando poi ti capita sott'occhio una dichiarazione dello stesso autore di quel libro che ti hanno spacciato come grande capolavoro imprescindibile per tutta la letteratura del Novecento. E in quella dichiarazione l'autore diceva che lui l'opera tutta intera non l'ha mai riletta, perché dopo averla scritta si è pentito e dice di quel libro: lo trovo noioso e piatto da far venire la nausea.
Ma i gusti sono soggettivi. Ed è proprio questo il bello dell'arte.
 

lunedì 6 dicembre 2010

Leggero nel vestito migliore

La seconda rivoluzione industriale non si presenta come la prima, con immagini schiaccianti quali presse di laminatoi o colate di acciaio, ma come i bits d’un flusso d’informazione che corre sui circuiti sotto forma d’impulsi elettronici. Le macchine di ferro ci sono sempre, ma obbediscono ai bit senza peso.
Spero innanzitutto di avere dimostrato che esiste una leggerezza della pensosità, così come tutti sappiamo che esiste una leggerezza della frivolezza; anzi la leggerezza pensosa può far apparire la frivolezza come pesante e opaca.
La leggerezza per me si associa con la precisione e la determinazione, non con la vaghezza e l’abbandono al caso. Paul Valéry ha detto: Il faut etre léger comme l’oiseau, et non comme la plume.

...leggeri come un uccello, quindi con una direzione, un itinerario, un progetto... e con una scrittura leggera che non è frivolezza, ma precisione, aderenza perfetta tra contenuti e parole... anche su internet è la scrittura leggera e sintetica quella che si impone, che viene colta anche con un solo sguardo... leggera e trasparente nello stile... leggera e rarefatta nella sua destrutturazione in paragrafi, titoli, sottotitoli, che però sulla pagina disegnano un sistema, una macchina che funziona.

 Italo Calvino, da Lezioni americane

lunedì 8 novembre 2010

Senza fiato

La poesia è quella cosa che dopo trattieni il respiro, e se non trascorre qualche minuto di lunga e piena contemplazione, non riesci neppure a muoverti.

martedì 16 marzo 2010

Ipse dixit

Il cardinal Bertone, ad un giornalista che gli chiedeva di esprimersi circa la perdita di credibilità della Chiesa (perdita di credibilità? Come gli sarà venuto in mente, poi… giornalisti faziosi, e comunisti!), il cardinal Bertone dicevamo ha così risposto: la Chiesa ha la protezione di Qualcuno dall’alto.

Meglio di lui lo disse, un bel po’ di tempo fa, tale Boccaccio Giovanni. Costui era uno che di certo non la mandava a dire, e affermò che gli uomini di chiesa sono la prova vivente dell’esistenza di Dio. Essendo Boccaccio autore ironico, il senso di questo assunto si capisce meglio nella seguente precisazione: che se non ci fosse Dio, con il livello di credibilità che hanno gli uomini di Chiesa, il cristianesimo si sarebbe già estinto. Questo, nel 1300.

Sono passati più di seicento anni, ma le cose non cambiano. Tranne che nella gradevolezza del sostenitore di questa tesi, ecco.

martedì 23 febbraio 2010

Meriggiare pallido e assorto

Poco prima, un servizio al telegiornale iniziava col queste parole. Che poi costituiscono l’incipit di una nota poesia di Montale. O almeno a me, nota.

La signorina giornalista se ne andava carina a intervistare gente per strada, che io posso anche capire l’imbarazzo se tu te ne stai a fare i fatti tuoi e una ti ferma con microfono e telecamera chiedendoti se conosci questa poesia. Per cui, espressione smarrita: giustificata.

Naturalmente, tutti i signori intervistati smarriti ignoravano la poesia. Un ragazzo ha detto: Montale….di che periodo è?

Questi sono i momenti in cui capisco al frase dei film: hai il diritto di tacere, tutto quello che dirai potrebbe essere usato contro di te.

Orbene, nell’ignoranza generale della poesia che, a detta della signorina giornalista carina, non si impara più a memoria nelle scuola, il servizio rispondeva con una rivelazione. Il faccione tondo di Mario Venuti che canta meriggiare pallido e assorto presso un rovente muro d’orto. Eccetera.

La rivelazione è che c’è un cd musicale nel quale grandi artisti della canzone italiana (Spagna, Iva Zanicchi, vabbè) cantano le poesie.

Che presa in sé, l’idea potrebbe pure essere carina. Se consideri i testi di certe altre canzoni, come quello che deve fare l’amore in tutti i laghi, capisci che ascoltare Spagna che canta Leopardi potrebbe non dispiacerti del tutto.

Poi, continuando a seguire il servizio rivelatore di conoscenze eccelse, ho scoperto che questo cd l’ha finanziato il Ministero della Pubblica Istruzione.

Che, se non ricordo male, è lo stesso ministero che ha ridotto le ore di Italiano nelle scuole. Il cerchio si chiude, la conoscenza è completa: ti compri il cd, le poesie te le ascolti in cuffia nell’mp3 mentre vai sul motorino, i professori non ti servono più a nulla.

Indi uscimmo a riveder le stelle.

Che non è una canzone di Valerio Scanu.

sabato 26 settembre 2009

the winner is...

Da un paio di giorni succedono cose eclatanti, talmente straordinarie che anche i fenomeni atmosferici si sentono coinvolti e nella mia terraccia calabra non smette di piovere... ma non voglio parlare di slavine e allagamenti: è un'altra storia questa, magari scriviamo una lettera ai grandi della terra e ci facciamo raccontare qualcosa su questo tetto di immissioni che vogliono alzare a abbassare e allora potremmo chiamarlo soppalco delle immissioni; un tetto, si sa, quando lo rendi troppo mobile poi ti frana in testa.
Torniamo alle cose eclatanti.
E' uscito un nuovo giornale. Indipendente. Giornale di fatti, che evoca Montanelli e Biagi e sul quale scrive un tipetto niente male con degli occhi verdi che mo ve lo dico,a me piace parecchio.
E' proprio bello, il gironale intendo. Fa il tutto esaurito nelle edicole già alle 9 del mattino: ecco la prima cosa eclatante. Molti di noi - fra questi tanti solo per curiosità, ammettiamo pure - stanno riscoprendo il sapore della parola scritta che profuma di carta. Compri un giornale e lo porti con te, ti ritagli del tempo di silenzio. E leggi.
Poi, seconda cosa eclatante, quello che leggi è bello. Ancora (perdonatemi l'eccessivo romanticismo). Non sono notizie buttate lì con una mano sulla tastiera del pc e l'occhio all'orologio che devi fare in fretta e scrivi proprio le prime cose che ti passano per la mente. No. Quelli che scrivono sono nomi che ti viene di sistemarti i capelli prima di leggere.
Periodi lunghi ma scorrevoli, subordinate - non erano decedute allora le subordinate - incastonate nel periodo come pietre levigate, virgole al posto giusto dove proprio ti aspetti una virgola, e i punti fermi... spettacolari. Ti inchiodano nella lettura e ti costringono a dire qui mi fermo e rifletto, oppure prendo fiato dopo la notizia agghiacciante che mi hai dato. Ma soprattutto parole belle. Colte. Inconsuete. Parole che circondi con un cerchio di penna e poi apri il vocabolario per cercare il significato preciso. Meraviglioso! Cosicché quando termini la lettura hai addirittura imparato meglio la tua lingua.
E allora io, se avessi qualche potere a questo mondo, al Fatto Quotidiano assegnerei un premio. Non so, il premio nobel magari. Dico così il premio nobel perché è il primo che mi viene in mente. E' un premio famoso, tanto che alcune persone si costituiscono in comitati spontanei (spontanei?) per chiedere che questo premio famoso venga assegnato a qualcuno.
E secondo me pure questo è un fatto eclatante: c'è un comitato spontaneo che chiede il nobel per il nostro presidente del consiglio.
Il nobel per la politica? No.
Lui è uno forte come imprenditore. Forse un nobel per l'economia, allora? Nemmeno.
Ah, a proposito: il nostro presidente è ancora quello del tetto delle immissioni di gas nell'atmosfera. Su e giù. Premio nobel per l'ambiente? Neppure.
Se per caso avete già letto gli articoli di quel tale con gli occhi verdi che a me piace parecchio, sarete informati dei processi a suo carico. Molti processi, veri o montati dai giudici sovversivi non si sa. Di certo, sempre vincitore lui. Ma allora il premio nobel per la giustizia? Mica lo so se esiste, ma si può fare un altro comitato spontaneo per istituirlo e assegnarlo al premier. Non è ancora questo a cui hanno pensato, però.
Un premio nobel per il presidente più simpatico umorista dei 150 anni della nostra storia? Si potrebbe, stiamo ancora sorridendo tutti per il giovane bello e abbronzato.
Ma no! un nobel è un premio serio, mica si assegna per le barzellette.
Diamogli il premio nobel per la pace.
Silenzio attonito dei miei poveri neuroni sopresi.
Come?
Il comitato spontaneo, forse consapevole di simili possibili reazioni nel popolo pessimista e farabutto, cura un sito
per spiegare le motivazioni.
Si aprono le porte della conoscenza.
Il candidato al premio nobel per la pace stringe la mano al papa.
Beh, certo: ora è tutto più motivato.
Cammina fra le macerie del terremoto accanto a un giovane alto e abbronzato (che coincidenza, non si può assegnare un nobel per più motivazioni?)
Poi c'è un inno, che ti fa affezionare alla causa sicché, dopo aver capito con la mente, partecipi col cuore.
Eclatante, davvero.
E siccome la mia adrenalina ieri era troppo alta e mi impediva di prendere sonno perché pensavo a tutto questo clamore, ho guardato la tv fino a tardi (anche questo sarebbe eclatante ma è troppo personale e non voglio essere egocentrica).
C'era Roberto Saviano, in tv.
Roberto Saviano è uno che quando parla tu riesci a stento a respirare. Ha visto il mondo cattivo, lui. Quello vero in cui la gente muore ammazzata solo perché stava passando a piedi in un certo posto proprio in quel momento. Sa dei traffici illeciti che portano soldi agli uomini d'onore, e che poi a te ti fanno venire il tumore se hai la sfortuna di vivere giusto sopra la discarica abusiva di rifiuti tossici.
Roberto Saviano ha negli occhi tutto questo. Lo vedi quel lampo di spavento e rabbia. La senti la voce piena di mondo, racconta e tu ascolti senza respiro, col cuore che batte più veloce.
Roberto Saviano ha nelle mani le parole belle che hanno descritto quel mondo a tutto il resto del mondo. E per questa ragione vive nascosto come un ladro. Lui ha sacrificato i suoi trent'anni di labbra carnose e sorriso profondo per cambiare il mondo cattivo. Qualcuno gli ha detto che morirà.
Non come tutti noialtri. Prima.
Ammazzato.
Ora se io avessi qualche potere a questo mondo, istituirei un premio nobel. Anzi, prenderei quello che già c'è. Per la pace.
E candiderei Roberto Saviano e Silvio Berlusconi.
Signori, votate,
The winner is......