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venerdì 23 marzo 2012

Domani ti regalerò una rosa

Questa mattina andavo bel bella al lavoro. Bel bella perché al venerdì entro più tardi, quindi al suono della sveglia mi ricordo che è quella di Paolo e penso che io posso restare ancora un po' fra le lenzuola e allora mi ricopro di egoistica mostruosità.
Guidavo bel bella, dicevo.
Per radio davano le notizie del traffico. Nostalgia dei mie luoghi passati, attraverso le loro strade.
Traffico intenso su tutte le strade di accesso alla Capitale, diceva la voce. E chi se lo scorda, il traffico intenso di Roma. Può significare ore incolonnati, mentre fuori dai finestrini tutta la vita scorre.
Diceva ancora, la voce: lavori sulla A3 Salerno-Reggio Calabria, chiusi gli svincoli di...; e a seguire una serie di uscite. Mi sono chiesta se non convenga mandare dei messaggi preregistrati, tanto le condizioni del traffico su certe strade non cambiano.
Pensando e ascoltando, sopraggiungo all'ingresso dell'autostrada che percorro per un tratto, andando a scuola. E c'era coda. Un po' di coda, ovvio, mica come a Roma. Oltra la quale scorgo degli omini con i giubbotti catarifrangenti che sembrava lavorassero. Vuoi vedere che stanno lavorando anche qui, mi sono chiesta incredula. Stavano piantando dei fiori. 
Cioé, io adesso vivo in un posto dove gli ingressi autostradali possono essere momentaneamente ad una corsia, perché è primavera e ci stanno piantando i fiori.

mercoledì 29 giugno 2011

Calabrisella mia facimm'ammuri

L'ultima sera che dormo in un posto in cui ho vissuto, quando poi il giorno dopo mi trasferisco, io vado a mangiare fuori. Si, certo: mica solo l'ultima sera. Però alla vigilia di una partenza definitiva è una cena speciale. Brindo alle cose belle che quella città mi ha dato. La saluto.
E così ho fatto. Trattoria tipica dei Castelli. Il proprietario della locanda è uno di quelli che crede di essere un gran figo e decide di provarci con te. E quale occasione migliore di me che festeggiavo il mio anno romano tutta sola seduta a un tavolo?
Mi chiedo come si possa lasciare da sola una creatura deliziosa come lei. Mi fa. Ha detto proprio così, giuro. Tipo che io mi sono guardata intorno smarrita, chiedendomi se stesse per avere un colpo apoplettico o cosa. Superati i primi attimi di smarrimento, ho risposto a tono. Nel senso che ho fatto la splendida donna fatale. E questo qua ogni volta che passava si esibiva in un sorriso tutto fascino o in battute da telenovelas argentina. Fino a che, ovviamente, proponendomi di offrirmi un caffè, che ci teneva particolarmente, arriva a chiedermi di dove sono, che si sente che non sono di Roma. Quando gli dico che sono Calabrese, nuovi sconfinati orizzonti di seduzione gli si aprono davanti. Che lui è sempre sato innamorato della Calabria, tanto che ha comperato una casa a Soverato e ci va ogni anno. Che la gente è unica, accogliente, intelligente, eccetera eccetera. Che le donne Calabre lo fanno impazzire (anche questa l'ha detta proprio così), che gli piace il nostro carattere e la nostra tenacia. Vabbè. Per gradire, vuole farmi una sorpresa. Mi propone un Amaro del Capo. Io lì sono stata felice, al di là del maldestro tentativo di corteggiamento. Perché l'Amaro del Capo, che a me piace molto, è una cosa tutta calabra difficile da bere fuori regione. Come tutte le cose nostre, tranne la Cosa Nostra, anche l'Amaro del Capo ha la sorte sventurata di essere abbandonato a se stesso e bistrattato. E allora io ero felice di averlo trovato, offerto da uno che comunque la mia terra diceva di amarla.
Sicché accetto questo Amaro con piacere. E l'omino dei miei sogni, dopo qualche minuto di scomparsa nella cucina, ritorna nel prato dove sedevo con questo bicchiere colmo dell'Amaro per la Calabrese più bella. Altra citazione originale. Solo che, a far crollare i miei sogni di calabresità, mi porta l'Amaro del Capo caldo. Ecco, a questo punto solo chi è Calabrese può capire quello che ho provato.

lunedì 6 giugno 2011

Sono le venti e dieci si, noi siamo quelli che guardano ancora imperterriti il telegiornale

Dopo aver passato 9 (nove) ore in automobile, perché c'è l'esodo, il rientro, e perché c'è la strada che fa cagare, sentirsi ripetere da più parti che sarebbe stato opportuno partire prima, o dopo, non è affatto bello.

lunedì 30 maggio 2011

Voi preti che vendete a tutti un'altra vita

Ne ho viste di cose strane, nel paesello in cui ho vissuto quest'anno. Ma la più strana di tutte, giuro, è stata la processione sulla Tuscolana (strada di scorrimento che congiunge direttamente il paesello con la Capitale) alle due di notte. 
Al bordo della strada si vedevano luci lampeggiare. Io guidavo. Ho rallentato, e pensato: cazzo, un incidente. 
Invece no. Era questa processione. Avevano uno stendardo, dei megafoni, e recitavano delle preghiere. Alle due di notte.

lunedì 4 aprile 2011

A che ora è la fine del mondo?

Io non lo so se capita a tutti di immaginarsi l'inferno. Diverso da un posto pieno di fiamme con il diavolo rosso che ti infilza col suo forcone, intendo. Io me lo immagino minacciosamente simile al Grande Raccordo Anulare.

giovedì 24 febbraio 2011

Che il pallone devi darlo a chi finalizza il gioco

Ci sono delle circostanze, nella vita, in cui ti comporti in maniera stronza. Non lo fai apposta, cioé sei stronza senza averci pensato prima. Il che, credo, sia ancora peggio dell'essere stronzi in maniera premeditata.
Ed è per questo che vorrei chiedere scusa alla commessa del negozio di scarpe in cui sono stata ieri.
Lei non leggerà mai questo blog.
Ma la potenza delle parole supera i limiti che noi immaginiamo di aver dato alla nostra affabulazione. Le parole sanno andare oltre il tempo e sanno vincere lo spazio.
Allora, magari, chissà.
Ecco. Io ieri sono entrata in un negozio di scarpe di una catena spagnola che prediligo. Non  avevo intenzione di acquistare. O meglio, non era un'intenzione che avevo dichiarato a me stessa; ma forse mi sono presa un po' in giro. Dunque, entro perché il punto vendita stava proprio sulla via che stavo percorrendo: aveva un'ampia vetrina, luminosa e seducente. Come oltrepassarla.
Una volta all'interno del negozio, inizio a vagare senza una meta. Visto che ero lì solo per guardare. Oltre me, non c'era nessun altro cliente. Solo questa commessa carina, bruna, con i capelli raccolti e gli occhiali, una sciarpa verde scuro avvolta attorno al collo. - Posso esserle utile?- mi fa. Io le ho candidamente risposto che non avevo idea di che scarpe comperare, ma che mi sarebbe piaciuto comperarne un paio. E mentre pronunciavo queste parole, sono stata io stessa informata della mia mutata posizione. Mi ero dunque trasformata da una che guarda in una cliente. 
La commessa gentile, che sapeva anche fare molto bene il suo lavoro, inizia a farmi le domande del caso: - Le servono per qualche occasione particolare? Ha preferenze di colore? Vuole vedere la nuova collezione o i modelli invernali?- Io non ce le avevo le risposte a tutte quelle seducenti domande, e mi sono lasciata condurre nella scelta. La signorina paziente mi mostra questo paio, e quell'altro, questo colore ma anche la versione in nero se preferivo andare sul classico, va a vedere in magazzino se di quel modello invernale c'è rimasto il mio numero. Si prodiga. Fino a che non entra altra gente in negozio, e lei mi dice cortese: - Mentre ci pensa, servo gli altri signori -, che ci stava tutto considerando la mia lenta indecisione. Però è stato un errore diplomatico. Perché la cliente indecisa, lasciata sola a se stessa, si è ritirata a vantaggio della parte più saggia di me che mi ha ripetuto: non sei qui per comperare, esci subito da questo negozio. L'esorcismo funziona. Torno in strada.
Continuo a camminare, con il naso per aria a guardare le superbe facciate dei palazzi di Roma. E ogni tanto mi tornavano in mente le scarpine, però. Pericolose.
E comincio a pensare alla primavera che si avvicina, a quando metteremo da parte gli stivali. Così, tra una fontana e un portico, arrivo alla conclusione che quelle scarpe lì mi erano proprio piaciute, e magari un giorno ci torno e le compro.
E' stato lì che è successo l'irreparabile. Un altro punto vendita. E le scarpine senza le quali oramai avevo deciso di non poter vivere erano lì, a fare bella mostra di sé da quest'altra vetrina. Allora sono entrata, con chiaro stupore del commesso, e ho detto: - Voglio quelle scarpe lì!- Così le ho comperate. Dopo aver usufruito di dieci minuti di lavoro e professionalità di un'altra persona che, per quanto non fosse impresa ardua, mi aveva comunque convinto a comperarle.
Gentile commessa bruna del negozio di via del Corso, sono una stronza. Lo so.
 

mercoledì 16 febbraio 2011

L'angoscia e un po' di vino, voglia di bestemmiare

Io vivo in un paesino sui colli romani. Da queste parti si produce vino buono. Nel paesino in cui vivo c'è un supermercato, dove vendono del vino. Ma sarà che io non lo so scegliere. Il punto è che il vino comperato in quel supermercato del paesino in cui vivo, a me non piace.
E cambio marca, eh.
Quello che non potrò cambiare, secondo un decreto approvato oggi, è il paesino in cui vivo.
Sono cose brutte. 

mercoledì 2 febbraio 2011

Segnu te riconoscimentu

Nella mia vita ho percorso, e continuo a percorrere, numerose volte l'A3, Autostrada a pedaggio libero Salerno-Reggio Calabria, e la SS106 jonica Taranto Reggio-Calabria. 
Quali siano le condizioni di suddetti tratti stradali, è cosa nota.
Corsie strette, fondo stradale indegno, continue interruzioni per lavori di ammodernamento, tanto che alcuni punti - come il tristemente noto tratto della A3 che va da Padula-Buonabitacolo fino a Lagonegro - sembrano un videogame.
Nell'ultimo periodo, la mia macchina e io stiamo percorrendo spesso la SS1 Via Aurelia. Una pacchia, rispetto alle strade calabre; che tuttavia non manca di tratti in cui la viabilità si restringe ad una sola corsia, e il fondo stradale non è sempre uniforme. Ma si percorre bene, la SS1. Se non fosse che ho appena sentito al TG Regionale Lazio che sono stati approvati lavori di ammodernamento per la Via Aurelia. E l'automobilista calabro lo sa bene cosa questo voglia dire.
Non c'è bisogno che qualcuno mi sveli essere stata io vittima di un complotto. L'ho già capito da sola. 

lunedì 22 novembre 2010

L'amore si odia

Parlare di "limite" ti porta nella filosofia. E io, che già mi perdo nei labirinti dei miei pensieri, non ho nessuna intenzione di mettermi a fare filosofia. Quindi del limite dirò solo che secondo me esiste, ma dopo succede come nei circuiti di formula uno. Ricominci il giro. Cioé, varchi quella soglia, ed è come se tornassi indietro.
Per esempio, la bellezza.
Che un unico posto, come un solo sguardo, ne possono contenere solo fino ad un certo limite. Superato il quale è come se debordasse tutta la meraviglia, e si cominciasse daccapo. Cioè dal brutto.
Roma è la città più bella del mondo. Poco da obiettare. Il volo dei tordi nel cielo rosso di tramonto, le curve millenarie ed eleganti delle sue facciate, il gorgoglio puro delle sue fontane, i volti delle mille persone che ti trovi accanto, i colori a primavera, i gatti che sensuali accarezzano pietre antiche più del tempo. C'è talmente tanta bellezza, da superare il limite. E superato il limite, in quello stesso luogo, si ricomincia daccapo. Dal brutto.
Delle scarpe lercie abbandonate lungo i marcipiedi, del letto del fiume carico di plastica trasportata dalla corrente, dei bambini pesantemente addormentati sui petti ancora acerbi di altre bambine dalla pelle già dura. Il brutto di strade su cui esseri umani passano così velocemente da aver smarrito il senso del proprio tempo. Tanto che li vedi passare accanto a quella bellezza sconfinata senza neppure sollevare gli occhi.
E' così il limite. Se lo superi, devi ricominciare daccapo.

martedì 16 novembre 2010

I come Italiani

- Scusi, per la Tuscolana? -
- Deve girare a destra dopo quel semafero -
Compro una vocale e do la soluzione.

lunedì 15 novembre 2010

Nei quartieri dove il sole del buon Dio non dà i suoi raggi

Il motivo per cui un quartiere poco raccomandabile di Roma si chiami "Bellamonaca", mi sfugge.

mercoledì 10 novembre 2010

Si chiamava Gesù

Giulia. Claudio. Adriano.Valerio. Flaviano. Dario. I nomi dei miei alunni.
La meraviglia di un posto la cui storia è la storia del mondo!

martedì 9 novembre 2010

Ma il treno dei desidri nei miei pensieri all'incontrario va

La distanza dipende dalla percezione. Che uno spazio può essere talmente intimo al tuo cuore e caro ai tuoi pensieri da annullare i chilometri. Così come, al contrario, in un luogo ci puoi vivere senza entrarci mai veramente.
Personalmente mi innamoro molto dei luoghi. C'è un'energia, un profumo più intenso o un colore speciale che dalla terra mi arriva al cuore. Quando questo accade, io in quel posto mi sento a casa. Anche se è la prima volta che ci vado. Se questo non accade, se non mi sento in sintonia con una terra al primo impatto, so che non potrò starci bene perché quel posto mi sarà sempre distante.
Una terra che amo, si sa, è il Salento. Ora vivo a più di 500 km da lì, ma non me ne sento affatto lontana. Io.
La mia studentella autrice del compito che sto leggendo, invece, scrive così: Prendemmo l'aereo la sera prima, diretti a Lecce, visto che è lontanissima dalla mia città d'origine.
Che faccio, le assegno la ripetizione della geografia d'Italia, o vado a piangere per i prossimi dieci minuti?

lunedì 8 novembre 2010

Damme na mano a faglie ddi dde si

Ma quando il buon Dio inventava le lettere dell'alfabeto doppie, i romani dov'erano?

domenica 7 novembre 2010

L'uomo che cammina sui pezzi di vetro

Probabilmente da queste parti i negozi di scarpe proporranno alla clientela merce assai strana. Ma io credo davvero, gentile signora che te ne vai a spasso per le discese e le salite dell'ameno paese sui castelli romani con un bambino in braccio, io credo che se cerchi bene nei negozi un paio di scarpe più comode di quelle che indossi, secondo me le trovi.

giovedì 23 settembre 2010

Che ricorda il colore di certe lenzuola di certi hotel

Mi sta capitando di dover dormire fuori, in queste notti. In alberghi, b&b, stanze a noleggio insomma. Letti su cui la gente si ama, o trascorre notti di pensieri, o insonnie di attese, o il beato sonno di chi sta in vacanza. Lenzuola che profumano di vite sconosciute.
Quando devi cercare qualche riferimento in un posto che non concosci, il primo cui ti rivolgi è internet. Sappiate però che sarà il depositario delle maggiori fregature. Che a me mi ha spedita in un postaccio dove per dormire in un letto buio damascato di blu e giallo, con prima colazione mediocre fatta di cornetto freddo e duro e cappuccino anonimo, mi hanno fatto pagare 80€. In lettere: ottanta.
Io avevo proprio bisogno di dormire in questo posto, e poiché l'internet non suggeriva altro - o magari lo suggeriva pure ma poi al numero di telefono indicato non ci stava nessuno a rispondere - ho dovuto accettare il servizio da ottanta euro. In cifre, 80.
Successivamente è iniziato il buon vecchio passaparola. Nel posto in cui sto è circolata voce che io cerco alloggio, la gente di qui è proverbialmente accogliente, io sarò anche solare, insomma, mi mandano a dormire in un altro posto. Cinaquanta euro, stavolta. Ma a confronto col primo, niente a che vedere. Questo qua era un posto bellissimo, con vista sui Castelli Romani, e stanza luminosa con balconcino, e colazione ricca di colori e sapori dolci e salati.
Poi il passaparola continua. I criteri di selzione si affinano, e vengo mandata in un nuovo alloggio. Trentacinque euro. In cifre, 35. E mi ritrovo in una villa, con un giardìno incantevole, un arredamento delizioso, un letto comodissimo con 4 (quattro) cuscini, curato fin nei minimi dettagli. Che quasi quasi, se penso alla signora delle ottamta euro, a me mi viene voglia di dire a queste proprietarie qua che pago di più di quanto mi hanno chiesto.
Ora da questa esperienza ho imparato due cose.
La prima: internet dice anche tante fregnate.
La seconda: nella mia vita, le cose migliori arrivano dopo.

mercoledì 22 settembre 2010

La vita non li spezza

Poi ci sono dei momenti in cui devi fermarti e ringraziare. E c'è un tramonto che toglie il fiato.