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lunedì 4 gennaio 2010

Non ho l'età, non ho l'età per amarti

Sicché io ci sto attenta all'uso delle parole. Che può cambiare tutto, un aggettivo.
La parola "signora", per esempio, a me piace molto. Così come non mi piace "signorina", che sembra un contentino da dare a chi proprio signora signora non è. Una donna è una signora quando è elegante, quando ti affascina, quando sa cosa vuole dalla vita. Una donna non è una signora solo perché è sposata.
Avevo quindici anni quando il mio amore di allora, che era uno di animo gentile e mente raffinata (evidentemente non aveva quindici anni!) disse, lasciandomi passare per prima da una porta, "prima le signore". Sono cose che ti segnano. A me piace sentirmi dare della signora.
Per fortuna l'uso comune della parola sta eliminando la differenza signora/sposata, signoria/zitella. Sono soddisfazioni.
Ma se "signora" una lo è perché è gentile, "ragazza" o "donna" è una distinzione che invece è legata solo all'età. E mi auguro che a questa distinzione ci tengano anche quanti non sono proprio fissati con le parole quanto me. Dunque, partendo da questo presupposto, l'altro giorno sono stata felice quando nell'edicola del mio paesello l'edicolante carina, giovane e frizzante, ha chiesto a qualcuno di servirmi usando l'espressione: vedi cosa vuole la ragazza.
Mi ringalluzzisco quando dimostro meno anni di quanti ne ho. Se te lo dice una ragazzina, poi, l'orgoglio aumenta. Ragion per cui ho ringraziato la gentile edicolante, sia per il servizio che - ho detto - per il "ragazza".
E' stato a quel punto che lei ha voltato sorpresa verso di me i suoi grandi occhi scuri e mi ha chiesto: "perché, sei sposata?"
No, ho risposto mestamente. Ma non sono poi cosi ragazza, ho aggiunto con voce flebile e sguardo umido di pianto che voleva sgorgare. Non ho approfondito le mie motivazioni, poi. Ma ho capito che, al mio paesello, se non sei sposata sei ragazza. Il che potrebbe essere comunque una promessa di eterna giovinezza, ma io credo che fra tipo una decina d'anni, se dovrò fare delle fotocopie e sto a casa dei miei, andrò in un'altra edicola.
Perché difficilmete sarò sposata, ed evidentemente non sarò ragazza.
Però mi piace credere di essere comunque una signora.

venerdì 9 ottobre 2009

Donne tu du du in cerca di guai

Quando le donne stavano zitte e buone a casa, quando si occupavano solo di cucinare, preparare conserve e lavorare la lana per i mutandoni dei loro uomini (che dovevano poi essere molto sexi nell'intimità dell'alcova), allora molti guai non c'erano.
Per esempio, se l'uomo voleva fare sesso a pagamento poi non si doveva preoccupare mica che quella là se ne andava a raccontare i fatti in giro. No, tanto la donna stava zitta e buona. Oggi invece le femmine hanno strane idee in testa. Alcune hanno addirittura la sfrontatezza di non curare a sufficienza il loro aspetto fisico, e l'uomo se le ritrova brutte davanti che pure l'interrompono mentre parla, l'uomo. Inaudito. Cosa può fare poi lui, abituato a certe sane tradizioni? Si trova costretto ad offenderle, ma mica è un'offesa! E' solo una legittima osservazione tesa a ristabilire l'ordine e ripristinare i valori.
Cioè, tu devi stare zitta e buona. E devi essere bella.
Ma queste nuove amazzoni, ossignore che ardire!, le ritrovi anche a fare mestieri creati apposta per gli uomini. Talmente apposta che il femminile neppure esiste, per sti mestieri qua. L'avvocato, per esempio. La donna in cerca di guai, invece di restare a lavorare la maglia per i mutandoni, che ha fatto? Si è laureata, in giurisprudenza! Mavalà (altra esclamazione propriamente maschile, tipica del llinguaggio giuridico). Si è laureata in giurisprudenza sicché, mentre tu uomo di sani principi te la immagini seduta al focolare con le trecce avvolte attorno alla nuca, lei invece sta là, in tribunale. Povero mondo, non ci si capisce davvero più nulla.
Per fortuna la lingua italiana è una ricchezza solida e non corrosa dai tempi malsani di oggi. Almeno quella donna in cerca di guai, quando scrive i documenti giuridici, dovrà così esprimersi: "IL SOTTOSCRITTO AVV. STELLA ROSSI, ESSENDOSI RECATO IN TRIBUNALE... ecc ecc".
Così, mentre l'uomo legge, gli sembrerà tutto normale e rassicurante, d'impatto sarà portato a credere che a scrivere sia un uomo. Il sottoscritto. E che diamine, un po' di disciplina!