Al momento mi sento più attratta dal silenzio che dal suono delle mie parole.
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mercoledì 12 giugno 2013
Un applauso del pubblico pagante lo sottolineerà
Questo blog va in vacanza. A tempo indeterminato. Nel senso che per un tempo che non so determinare i pensieri superflui li terrò per me.
lunedì 29 aprile 2013
Amo la radio perché arriva dalla gente
La casa in Calabria dove sono cresciuta è immersa nella campagna; la camera dove dormivo ha una finestra con di fronte un poggio che è proprio come uno di immagina l'ermo colle di Leopardi. Ci ho visto l'infinito anch'io, oltre. E interminati spazi e profondissima quiete.
Adesso i miei genitori non ci vivono più. In estate, quando torniamo tutti, compresi generi e nipoti, si riaprono finestre e portoni. Ma abitualmente c'è un appartamentino, più comodo per loro. Sono nuovi spazi, per me. Odori differenti.
Al piano di sopra di questa casina c'è lo studio di una radio locale. Sicché capita di sentirne i suoni. Essendo una radio locale non eccelle per ricercatezza musicale. Questa mattina mi sono svegliata alle note di Dammi il tuo amore non chiedermi niente dimmi che hai bisogno di me. Per un attimo ho creduto che fosse Paolo a dedicarmi una ballata mattutina. Aprire gli occhi e ritrovarmi nella stanza calabra sotto la radio, poi, mi ha tranquillizzata.
mercoledì 27 marzo 2013
Il meglio deve ancora venire
Mi sono operata agli occhi per questioni principalmente estetiche; e di comodità. Che gli occhiali da vista mi sono sempre stati anitpatici. E metti gli occhiali, e togli gli occhiali, e metti le lenti a contato, e togli le lenti a contatto. Insomma, mi aspettavo che la mia vita sarebbe migliorata, dopo aver corretto la miopia. Ma non tutto quello che ci ho guadagnato, mi aspettavo di ottenere.
Accadono meraviglie insperate e prima sottovalutate, quali farti la doccia e riuscire a vedere il mondo attorno a te. A cominciare dall'orologio, al mattino. Sono salva dall'atroce scoperta, uscita dalla doccia, di essere in ritardo per scuola. Perché posso controllare mentre sono sotto il getto vaporoso e calibrare la lentezza dell'abluzione.
La famosa soddisfazione di cercare gli occhiali appena sveglia e accorgerti che non ne hai bisogno, non ne parliamo.
Ma poi, sopravvivono ancora i pensieri del portatore festivo di lenti a contatto. Nel senso che io sul lavoro non le ho mai portate; quindi, i giorni della settimana, occhiali. Allora prendi le vacanze e ti si articola ancora il pensiero: ora per qualche giorno posso mettere solo le lentine. E invece.
Ma la conquista più stupefacente è che ho iniziato a sognare con immagini nitide. Io non so cosa accade alla gente, e non mi ero resa conto neppure che accadesse a me, prima d'ora. Ma, probabilmente avendo il cervello immagazzinato immagini a tratti sfocate, quelle immagini mi riportava nei sogni. Adesso, invece, non c'è neppure un millesimo di secondo in cui vedo male. E allora eccole queste immagini belle, nitide, grandi e pulite, che compaiono anche nei sogni.
E' come se qualcuno avesse lavato i vetri del mondo. Solo per me.
domenica 17 marzo 2013
Il futuro che sarà
E' vero che al meglio ci si abitua subito; ma non del tutto.
Ci sono ancora momenti in cui la mia mente ragiona da miope. L'altro pomeriggio stavo guidando verso scuola, riunione di dipartimento. Ero sovrappensiero, mi sono accorta di vedere bene e percepivo l'assenza degli occhiali sul mio naso; sicché mi è venuto da pensare che ero stata una scema a mettere le lenti a contatto, perché mi avrebbero dato fastidio alla riunione in cui avremmo dovuto leggere e usare il pc.
E' stato bellissimo rendersi conto che non ho più di questi problemi.
martedì 19 febbraio 2013
Certo che non ha prezzo il tempo
Tra dieci giorni non avrò più neppure gli occhiali. Ho cambiato proprio tutto della mia vita.
mercoledì 16 gennaio 2013
La gioia ca crea
Sono così appassionata dello yoga, ma così appassionata che quando l'uomo mio adorato mi ha proposto un fine settimana maremmano, con amici tosani e tagliata e crema catalana che non ce n'è eguali sulla terra, il mio primo pensiero è stato: perdo l'allenamento di yoga.
sabato 9 giugno 2012
Chissà se parli ancora agli animali e se ti commuovi davanti a un film
Se mi avessero detto che mi sarei rivista dentro una commedia romantica con Giulia Roberts e Richard Gere, non ci avrei mai creduto. Considerato che non solo mi ci rivedo, ma il film sta suscitando emozioni dentro di me, vado a togliermi la vita.
mercoledì 23 maggio 2012
Quel sorriso di plastica mentre fai la ginnastica
Io sono pigra, ma così pigra che per andare in palestra me l'ha dovuto ordinare il medico.
lunedì 16 aprile 2012
E se l'amore che avevo non sa più il mio nome
Che poi, certe ossessioni, basta non reprimerle. E svaniscono da sole.
sabato 14 aprile 2012
E mangio troppa cioccolata. Forse ero te nella mia vita passata
Io nella mia vita c'ho un prima e un poi. La linea divisoria è il 18 settembre 2010. Prima vivevo in Salento, ero single e disoccupata, libera e bastarda; vivevo di notte, godevo il mare del sud fino a quando tutti gli altri, vacanzieri, bagnanti ed emigrati, non potevano più permetterselo. Indossavo una giacca color sabbia, che mi piaceva molto; mi accompagnava nelle fresche serate di una vita da ragazzina che vivevo fuori dal tempo. Mangiavo tanti gelati al cioccolato. E sovente il cioccolato mi si scioglieva addosso. Doveva essere il 16 settembre 2010, circa, che ho portato questa mia giacca color sabbia sporca di cioccolato in tintoria.
Nei quattro giorni successivi, è successo di tutto.
E' iniziato il poi. Il lavoro, le responsabilità, la coppia. Una vita matura e compiaciuta. Sono stata trascinata in questo poi in modo quasi inconsapevole, la verità. Mentre cercavo di non perdere la razionalità, preparando i bagagli per attraversare la linea divisoria e andare nel poi, mi sono ricordata della giacca in tintoria. Ci tenevo troppo, per lasciarla lì. Ma non avevo il tempo di passare a ritirarla. Mi avevano appena assunta, a 600 km di distanza, e mi aspettavano per la firma del contratto "il prima possibile". Provo a chiedere il favore ad un amico, che lavora accanto alla tintoria. Non gli sarebbe costato troppo ritirare la mia giacca; magari, partendo, sarei passata anche a salutarlo, con la scusa. Chiamo. Non risponde.
Pace. Parto, senza la mia giacca color sabbia. L'ho considerato un segno. Forse non mi serebbe più servita: non avrei mangiato cioccolato lungo la litoranea salentina alle tre del mattino per un bel po' di tempo.
Sono ritornata in Salento dopo un anno e mezzo, difatti. E' stato un paicere totale ritrovarne gli odori, e i visi, e il cielo infinito dall'orizzonte basso e avvolgente. Il colore intatto dei tramonti. Tutto uguale. Cambiata io. Che adesso sono nel poi.
Riesco a ritirare la mia giacca. Quasi stonata mi ha aspettato, immobile fra il passato e il presente. Rivederla, indossarla di nuovo. E' stato come avere indosso un mantello magico che poteva portarmi a spasso nel tempo (lo so, Harry Potter mi sta bacando il cervello).
Quando ho visto la macchia di cioccolata sulla manica,ho avuto la certezza di essere tronata nel prima.
Finito il romanticismo, la considerazione seguente è stata: cosa cazzo l'ho lasciato a fare qui per un anno e mezzo, se la macchia dovevo ritrovarla uguale?
domenica 4 marzo 2012
Mille giorni di te e di me
Un anno e mezzo. Fra poco.
Se considero che il secondo è bisestile, sono 548 giorni.
La differenza fra le parole, i numeri, e le parole che dicono i numeri.
548 giorni sa di poco, o comunque di un tempo scandibile e riconoscibile.
Un anno e mezzo inizia ad avere una forma più fluida, ma ci vedi sempre i confini. E resta gestibile. Aver cambiato lavoro, regione, città, casa, stato sentimentale e pure il taglio dei capelli, ne fa un tempo che ha trasformato tutto quanto c'era prima. In una vita nuova. E questo non è scandibile. Senza confini, come l'infinito.
domenica 2 ottobre 2011
Aveva due amori, uno di cielo uno di terra
Il presente è perfetto. Una finestra su un futuro che potrebbe cambiare ma resta carico di promesse. Il passato, ricco di profumi che ancora ti passano dentro. E fa sentire la sua nostalgia, quando ieri sembra così lontano.
domenica 21 agosto 2011
Come ad agosto grilli e stelle
La prossima volta che potrò annusare la tua pelle profumata, tu sarai un'altra bimba. Quelle manine non saranno più così piccole, e la testina curiosa avrà imparato a reggersi da sola. Gli occhi avranno un colore definito, e io non saprò qual'è.
E' cattiva la distanza.
mercoledì 20 luglio 2011
La vita l'è bela, basta avere l'ombrela
Io a sentire i miei amici e congiunti che fra Calabria e Salento hanno un caldo da non respirare, se penso che invece la sera devo uscire con il maglioncino, mi rendo conto di aver cambiato coordinate geografiche. Però anche al Norde c'è il mare.
mercoledì 15 giugno 2011
Vele ancora tese, bandiera genovese
Se penso di dover vivere sempre in uno stesso posto, in liena di massima mi sento costretta. Avere nuovi orizzonti, ascoltare la musica di accenti diversi, mi ha fatto sentire viva.
Poi però, alla vigilia delle partenze, quando gli oggetti restano in disordine per casa tanto fra poco dovranno andare nei pacchi verso nuove mura, io la nostalgia la sento. Che è proprio quando inizio veramente a sentirmi a casa, che bisogna andar via. Quando ho trovato il fruttivendolo che mi soddisfa di più, quando ho imparato gli orari delle messe, quando al supermercato so a quale cassa dirigermi perché la signora è troppo lenta mentre quell'altra è simpatica. Quando ho imparato i colori di tutte le stagioni sul cielo di un posto. E' allora che bisogna andar via.
Non ho ancora imparato a gestire i distacchi, però. Tendo a fuggire. A chiudermi alle spalle la porta della casa che lascio e andar via quasi senza salutare. Questa volta sono stati loro a volermi salutare. Gli alunni. La vivace allegria dei ragazzi. E io, che non ho potuto rifiutarmi, sto piangendo come una femmina della più melensa commedia americana.
E se la prossima meta fosse quella definitiva?
mercoledì 20 aprile 2011
Il villano che zappa la terra volta la carta viene la guerra
L'italiano è bello perché è una lingua in continua evoluzione. Linguisti come Luca Serianni ci spiegano bene la coesistenza di linguaggio letterario e linguaggio parlato in quello "standard" che utilizziamo noi del Bel Paese per esprimerci e che cambia abbastanza rapidamente.
Ecco, a buon uso di chi passa da qui, un piccolo dizionario aggiornato dei nuovi termini entrati nell'italiano. Nella prima colonna trovate la parola nella sua accezione più antica, nella seconda il termine o la locuzione con cui è stata sostituita:
bocciatura: permanenza
gita: campo scuola
guerra: missione umanitaria/sostegno alle popolazioni
ha detto un sacco di stronzate: non è stato tradotto (tradotto???!!!) bene/il servizio che avete montato è parziale e non rende bene il suon pensiero
lacché: Emilio Fede, Giuliano Ferrara, Augusto Minzolini
licenziamento: contratto a tempo determinato
mantenuta: ministro
non abbiamo fatto nulla per opporci a questo governo: vinceremo certamente le elezioni del 2013
non state rispettando le leggi: monito del Presidente della Repubblica
siamo con le pezze al culo: la crisi è ormai alle porte, la ripresa è velocesono un pedofilo: ha detto di avere 24 anni
tagli ai fondi: minori spesevenerdì 8 aprile 2011
Ma passa per il buio senza paura
Alcuni momenti della tua infanzia ti restano appiccicati al cuore, saranno pezzetti dell'adulto che diventerai. Funzionano così tanto i traumi, le piccole sofferenze, le grandi paure, quanto i piaceri, gli affetti, i ricordi che ti insegneranno ad amare e a stare nel mondo nel miglior modo possibile. Io c'è una cosa che ricordo con emozione: i frullati di frutta.
Ricordo il profumo del vestito azzurro della mia mamma, abbronzata e bella, mentre grattugiava la mela. Quando poi venivano i cuginetti, c'erano frullati per tutti. E mio zio, silenzioso e paziente, ci metteva il latte nei suoi frullati, e sapeva dosare gli ingredienti con una sapienza che il sapore me lo ricordo ancora adesso che lui non c'è più. Adesso che sono grande, e i frullati me li preparo da sola, continuo ad emozionarmi mentre le lame del marchingegno tritano i pezzetti di frutta e ne fanno un'unica, morbida prelibatezza. Mangiare un frullato a me fa bene al cuore.
Oggi, in farmacia, ho visto uno scaffale pieno di bottiglie paffutelle e colorate. C'era scritto: frullati. Le lettere erano tutte di colori diversi: la effe rossa, la erre gialla, la u verde.....
Che tristezza. Non ci sono più vestiti azzurri da indossare mentre si prepara il frullato ai bambini? Io non sono migliore di quello che saranno i bambini, domani; di certo non lo sono per i frullati. Ma quando sono al lavoro, e osservo davanti a me faccine svelte e intelligenti che non sanno quasi controllarsi, e che non riconoscono nessuna autorità, io non lo so perché, ma credo che in qualche modo i frullati di frutta c'entrino.
domenica 20 marzo 2011
Chi si offende tradisce il patto con l'inutile omertà
Qualche anno fa, a qualcuno è venuta l'idea di spruzzare della polvere di cacao nel cappuccino. Come se il cappuccino così com'era non bastasse più. L'idea si è diffusa rapidamente. Dopo poco tempo, quando abbiamo ordinato un cappuccino, il barista ha cominciato a chiederci: un po' di cacao?, con una specie di saliera obesa in mano, già in posizione, e bastava un cenno di assenso per vedere ruotare l'angolazione di pochissimo e una spruzzata di cacao sarebbe piovuta sulla schiuma del nostro cappuccino.
Io ho sempre risposto: no, grazie. Mi piaceva il cappuccino così com'era (mi bastava, appunto). Ma è evidente che siamo stati in pochi a dire no, visto che questa storia della spruzzata di cacao è dilagata come un'epidemia veritginosa. A tal punto che è diventata un automatismo. Se vai in un bar e chiedi il cappuccino, te lo fanno e ti spruzzano il cacao dentro. Senza più chiedertelo. Sei tu che devi dire che lo vuoi senza cacao.
In poco tempo, l'evoluzione della polvere di cacao nel cappuccino è stata la seguente: prima lo mettevano; poi hanno cominciato a chiederti se potevano metterla; adesso devi essere tu a dire che non la vuoi. Sei costretto a stare in allerta fin dal primo momento, a non parlare più con nessuno fino a quando il cappuccino non sia stato servito senza cacao, come richiesto - altrimenti vale la legge del silenzio-assenso. Non puoi più fare colazione un po' assonnato, perché ti ritrovi la polvere di cacao nel cappuccino.
Quando accade, me lo faccio sostituire; ma non basta. Mi innervosisco, la giornata parte male; mi viene una tensione muscolare dovuta al sopruso che fatico a sciogliere nelle ore successive. Chiedo con aria truce se per caso avevo chiesto il cacao, perché non mi sembrava di averlo chiesto.
E vorrei dire: siete andati troppo in fretta, non tenete conto di chi fa qualche resistenza. Non tenete conto di me.
Francesco Piccolo, La separazione del maschio.
lunedì 8 novembre 2010
Sono arrivati con la guida ed hanno apparecchiato per il loro pic-nic
Ora c'è questa cosa che i ragazzi scrivono le lettere al contrario. Io resto interdetta. Perché devi fare un'enorme fatica per riconoscere la parola, con le lettere scritte al rovescio. Questo quando leggi.
E quando scrivi?
Segnali di cervelli geneticamente modificati.
E quando scrivi?
Segnali di cervelli geneticamente modificati.
martedì 26 ottobre 2010
Alzati, Giuseppe!
Ci si abitua a tutto nella vita. Se riesci a uscire dal letto alle 6.30 del lunedì mattina, e ti viene pure da sorridere. Allora puoi abituarti a tutto.
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