Ora io lo so che l'insegnante è la categoria professionale che ha più vacanze. Quelle di Natale ce le invidiano tutti e non posso lamentarmi che stamattina è ricominciata la scuola. Però durante il tragitto in macchina, credo, o prima sotto la doccia non so, mi si è sbeccato lio smalto su 4 (quattro) dita. E questa è cronaca. L'avevo steso con tanta amorevole premura. Io non mi sto lamentando.
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lunedì 7 gennaio 2013
sabato 15 dicembre 2012
Quarantaquattro gatti in fila per sei col resto di due
C'è una barzelletta che mi fa tanto ridere. Perché prende per il culo il pubblico, più precisamente il cervello del pubblico.
C'è un autobus, che parte dal capolinea con 12 persone. Alla prima fermata scendono due passeggeri e salgono 7; alla successiva non scende nessuno ma salgono ancora 3 persone. All'altra fermata scendono 4 persone e salgono 3, di cui una donna che spinge un passeggino con due gemelli. Alla fine del giro, quante fermate ha fatto l'autobus?
Ecco. Te ti sei anchilosato le dita a contare i passeggeri (se sei come me che per fare i calcoli ha bisogno delle mani), hai riposto tutta la tua attenzione sui calcoli complessi tralasciando del tutto le informazioni che poi il barzellettiere ti chiederà.
Ora, ieri la mia amica mi ha mostrato alcuni dei test preselettivi per il concorso. Una delle domande recitava più o meno così: Mario ha qurant'anni, tutte le persone di quarant'anni sono sensibili, non tutte le persone di quarant'anni hanno i capelli bianchi. Ovvio che chi legge reagisca più o meno come nella barzelletta dell'autobus, si fa il sillogismo mentale per cui Mario è sensibile e non per forza ha i capelli bianchi. Domanda: quali delle seguenti affermazioni su Mario NON è vera?
A me è venuta proprio in mente la barzelletta.
Solo che questa è una domanda sulla base della quale verrà reclutato il nuovo, meraviglioso, rinnovato e preparatissimo corpo docente.
Del resto, in un paese che fa ridere i concorsi non possono che essere barzellette.
mercoledì 12 dicembre 2012
Bella come un lunedì di vacanza
Il corpo docenti è composto in prevalenza da donne. Dicono che sia segno del poco prestigio attribuito alla professione. Sempre sta benedetta questione femminile, vabbé.
Visto che il corpo docenti è composto in prevalenza da donne, quando uno dei tuoi sparuti colleghi ti si avvicina e ti dice: come sei bella... sono soddisfazioni.
lunedì 10 dicembre 2012
E non sono per niente stanca
Non c'è cosa peggiore di quei saccenti con la puzza sotto il naso che ti guardano dall'alto in basso, con sussiego misto a schifo, l'espressione inequivocabile del Te l'avevo detto.
Però, le batterie di quiz della prova preselettiva al concorso stanno mandando ai matti le centinaia di colleghi, bravissime persone e professionisti seri, che vi si cimentano.
Ecco, io...ve l'avevo detto.
venerdì 30 novembre 2012
L'evo dopo il Medio
La scuola pubblica italiana è fortunata perché il ministro Profumodimerda ha predisposto un piano di stanziamento fondi per istituire delle classi sperimentali cui fornire i tablet.
Ieri, nella sucola dove lavoro, si è tenuto il collegio docenti, chiamato a esprimersi sulla volontà di aderire a tale iniziativa.
Naturalmente serve personale qualificato all'uso dei supporti. Il che vuol dire che devi quanto meno sapere cos'è, un tablet. Panico e sgomento tra la vecchia generazione del corpo docenti. Che tuttavia non è privo di buona volontà nel mettersi in gioco sperimentando nuove conoscenze. E meno male, perché il signor ministro Profumodimerda ha predisposto che i docenti volontari cui rivolgere la specifica formazione all'uso del supporto digitale debbano essere personale con contratto a tempo indeterminato. Stabile. Di ruolo, come si dice in gergo. Onde e vitare che a giugno, quando il precario finisce il contratto, vada via portando con sé i tablet come retribuzione delle ferie non pagate. Per esempio.
Quindi, ricapitolando, ma solo per verificare che io abbia capito bene. Ci sono i soldi per dare i tablet. Ci sono i soldi per formare i docenti di ruolo, molti dei quali avranno qualche difficoltà che i giovani precari non avrebbero. Mi chiedo se questi soldi per la formazione non si sarebbero potuti risparmiare dando la possibilità a chiunque di utilizzare il tablet. Ma soprattutto, mi chiedo, se ci sono tutti questi soldi, come mai non si trovano i soldi per pagarmi le ferie?
E io sono privilegiata. Perché mi pagano il lavoro. Cosa che non tutti.
Però siamo nell'era dei nativi digitali e il tablet, beh...ecco, come rinunciarci.
giovedì 29 novembre 2012
Convinti che fosse un gioco a cui avremo giocato poco, provate pure a credervi assolti, siete lo stesso coinvolti
Altro pensiero ricorrente di queste settimane è il concorso a cattedra.
Non vorrei parlare neanche del concorso a cattedra.
Ma poi chissà, potrei cambiare idea.
Chiariamo una cosa. Credo che sia una cagata, e pertanto non mi sono iscritta. Punto e basta.
Se mi fossi iscritta avrei avuto le stesse possibilità e le medesime condizioni di vittoria che si hanno con un gratta e vinci.
Da quando c'è il concorso, infatti, io sto comprando i gratta e vinci. Così, tanto per uniformarmi alla massa dei miei illustri colleghi che si affannano con le simulazioni delle prove preselettive. E magari hanno fatto anche il ricorso contro il concorso.
Ecco. Io prendo la monetina e cerco di vincere così. Mi sento più coerente con me stessa.
martedì 25 settembre 2012
Stringimi forte che nessuna notte è infinita
Travolta dallo scandalo, la signora Renata Polverini si è dimessa. Ha detto che il consiglio regionale del Lazio era indegno, quindi lei, da eroina dura e pura, non avrebbe permesso a quel consiglio corrotto di continuare a esistere. Dal canto suo, il signor Franco Fiorito sostiene che lui di rubare non ha mai rubato. A fare due conti veloci, tutti ammettono che ci sono ladri ma nessuno sa chi siano. Una tendenza abbastanza diffusa, ormai, fra i nostri governanti. Berlusca che prontamente interviene a demonizzare le mele marce del suo paniere. Quindi tutti innocenti tranne qualcuno, che nella maggior parte dei casi è un perfetto e fino a ieri sfigato sconosciuto, che sarà radiato da tutta la politica della storia. E pace. Si ricomincia. A metterci nel culo le loro belle facce pulite e profumate.
Mi viene in mente un paragone.
Con la scuola. Che volete farci, questo è l'ambiente umano che osservo con più attenzione e sul quale spero di poter intervenire. In classe, dicevo, capitano spesso situazioni affini. Succede un pasticcio, si fa troppo rumore, si litiga, sparisce qualcosa; e tutti i pargoli si professano innocenti. Tutti ammettono che ci sia un problema ma nessuno sa chi ne sia il responsabile. In simili frangenti, però, un adulto per loro responsabile difficilmente direbbe: è colpa di Pierino; no, non quello delle barzellette. Il cugino del terzo banco, l'alunnetto che fino ad oggi non c'eravamo quasi accorti della sua presenza. E' colpa sua, quindi diamogli una nota, anzi una sospensione, anzi bocciamolo così la classe resta pulita e profumata. Ecco, nessuno farebbe così. Anche a un'insegnante senza esperienza come me viene in mente di dire: siete un gruppo, e se c'è un problema siete tutti responsabili, fosse anche solo per non averlo impedito.
No, era solo per fare un paragone.
E con le stesse scarpe camminare per una diverse strade
Se c'è una cosa che fa proprio figo, quando sei ministro, è dire che vuoi migliorare la scuola italiana. Tutti a loro modo ci hanno provato.
Questo di adesso - senza voler spendere parole sulla sua più celebre opera di rimodernizzazione del sistema - ha detto che si attiverà per rendere l'insegnamento della geografia adatto alle società di una scuola multiculturale. Farà in modo, l'eroe dei nuovi mondi, che gli insegnanti affrontino il programma non più alla vecchia maniera ma, quando hanno in classe alunni stranieri, coinvolgendoli, chiedendo loro di parlare direttamente dei loro paesi d'origine.
No, dico, caro ministro: secondo te non ci sarebbe venuto in mente senza ricevere i tuoi lumi?
lunedì 27 agosto 2012
Maturità t'avessi preso prima
C'hanno fatto un film. Che un gruppo di quarantenni veniva convocato dal liceo frequentato perché bisognava rifare gli esami di maturità. Era una commedia ispirata ad uno dei più ricorrenti incubi da ansia, ossia dover superare nuovamente un ostacolo già oltrepassato.
Ma, come diceva quello là, non c'è nessuna espressione artistica che non trovi, prima o poi, attuazione nella realtà. Sicché ti svegli una mattina -anzi, personalmente mi è successo una sera prima di andare a dormire, ancor più affine agli incubi da commedia all'italiana - e l'illustre signor ministro ti comunica che devi rifare un esame già fatto.
E si, perché non l'ho sentito dire in maniera abbastanza chiara. Tutti i mila docenti cui sarà rivolto il concorso a cattedra, lo stesso esame l'hanno già fatto. Oddio, se proprio vogliamo essere pignoli, noi della SSIS ne abbiamo fatto molteplici. Nello specifico: un esame di ammissione, articolato in 3 prove; una serie di esami in singole discipline lungo 3 anni di studio; un esame finale per conseguire l'abilitazione. Siamo risultati idonei a tutti questi esami. Però, si, ecco, la cattedra promessa non c'era più. Pazienza, aspettate. Ok, aspettiamo. Nel frattempo uno magari ha anche lavorato, quindi rispetto al precedente livello di preparazione - già più volte ritenuto idoneo, ripeto - ha in più anche l'esperienza in classe.
E invece scatta la commedia all'italiana. Dobbiamo fare un altro concorso.
C'aveva ragione quello là, la vita reale supera sempre i peggiori incubi.
venerdì 25 maggio 2012
Tu dov'eri
Oggi sono stata a scuola dalle 9.30 alle 17.00. Ho mangiato solo un magnum e ho avuto il tempo di far pipì una sola volta. Naturalmente non ci sono straordinari pagati.
Ma noi siamo quelli che abbiamo due mesi di vacanza.
sabato 19 maggio 2012
Perché è del mondo che sono figli, i figli
Che i nostri ragazzi esplodano per delle bombe mentre aspettano di entrare a scuola, è qualcosa che non dobbiamo accettare.
mercoledì 19 ottobre 2011
Credo che ognuno si faccia il giro come viene, a suo modo
L'insegnante è un lavoro di responsabilità e tutela dei minori. Allora devi prestare un po' di attenzione alle vicende personali e familiari di questi tuoi scolari. Ragion per cui, nell'odierno consiglio di classe si discuteva su questo bimbetto qui che ha fatto una settimana (7 giorni) di assenza perché è andato con la famiglia all'October Fest.
- Beato lui! - ho esclamato io, con un impeto di freudiano rilassamento che non sono riuscita a trattenere.
Gli illustri colleghi seduti intorno a me hanno risposto con sorrisi ed apprezzamenti per la battuta sempre pronta della nuova calabrese.
Ma io non stavo scherzando.
martedì 21 giugno 2011
21 modi per dirti ti amo
"Se il punteggio di Italiano è uguale o superiore
Ricci è sempre questo signore responsabile dell'INVALSI. No, perché uno se non le legge coi propri occhi certe cose potrebbe non crederci.
lunedì 20 giugno 2011
Vivo, morto o X
Forse non molti lo conoscono. Si chiama Roberto Ricci, è il Responsabile dell'Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema Educativo di Istruzione e di Formazione. Detto in altre parole, è quel tizio che manda nelle scuole italiane i test del cosiddetto INVALSI.
Che io la posso pure condividere l'idea di un test inviato a tutte le scuole d'Italia come valutazione. Ma vorrei dire al signor Roberto Ricci che deve, deve per forza esserci un modo più agevole e chiaro di istituire questi test nazionali. Tutto sommato l'idea di base è di fare le domande con le crocette per la risposta esatta. Che è una cosa semplice. All'origine.
martedì 7 giugno 2011
Tra due minuti è quasi giorno, è quasi casa, è quasi amore
Ho imparato che non fa differenza da che parte di una cattedra tu stia seduto. La precisione scientifica con cui sai quanto manca alla chiusura, e la lentezza esasperata con cui trascorrono gli ultimi giorni di scuola, non cambiano.
lunedì 6 giugno 2011
Ma se io avessi previsto tutto questo, dati cause e pretesto
Pare che il primo Giugno, data di scadenza per la presentazione delle domande di iscrizione in graduatoria, le poste italiane siano andate in tilt. Io sono una che va in ansia, e la mia domanda l'avevo già presentata qualche giorno prima. Ma se malauguratamente mi fossi trovata a patire la sorte di quegli insegnanti precari che sono rimasti con le domande in mano perché le poste erano in tilt, io non lo so che fine avrei fatto. Non bella, immagino.
lunedì 30 maggio 2011
Canzone delle domande consuete
Il modello che gli insegnanti italiani precari devono compilare per non essere inghiottiti per sempre dall'oblio della disoccupazione, è una cosa difficile da affrontare. A parte il carico d'ansia che genera, esso modello è scritto male. Astratto, confuso, privo di informazioni necessarie che trovi solo su note di rimando in allegati secondari. Insomma.
Per fortuna ci sono tutti i siti accessori che ti spiegano come affrontarla, la compilazione. E come tutti i siti del genere, raccolgono le domande più ricorrenti e ti danno la risposta. Io però faccio fatica ad accettare che fra le domande ricorrenti le insegnanti precarie italiane chiedano: chi è sposata, nei dati angrafici, quale cognome deve indicare?
giovedì 27 gennaio 2011
Tu mi fai girar, tu mi fai girar come fossi una bambola
Io ci sono cose che proprio non capisco, nel mio lavoro. Tipo nella scuola in cui insegno c'è un posto vuoto. Che occupo io. Mi ha nominata direttamente il Provveditorato agli Studi. Che va scritto con la lettera maiuscola perché è il nome proprio dell'ente che gestisce tutti gli spostamenti e le normative e i decreti della scuola. Quindi, quest'entità suprema ha detto che, siccome questo posto in codesta scuola è vuoto, lo occupa la suddetta professoressa.
Bene. Quello che io non capisco è: perché a giugno mi licenziano?
[No, perché per me l'uso improprio delle parole è inammissibile. Contratto a tempo determinato è un eufemismo. Licenziamento sarebbe la parola giusta]
Bene. Quello che io non capisco è: perché a giugno mi licenziano?
[No, perché per me l'uso improprio delle parole è inammissibile. Contratto a tempo determinato è un eufemismo. Licenziamento sarebbe la parola giusta]
mercoledì 24 novembre 2010
La paghi tutta, e a prezzi d'inflazione, quella che chiaman la maturità
Si chiamano Ore Eccedenti. Sono un numero di ore che tu, se sei un insegnante, metti a disposizione per supplenze retribuite; in parole più semplici, se manca qualcuno ci vai tu, che sei comunque già in servizio lì dentro nella scuola. Pronto all'uso, diciamo.
I sindacati, quelli che lottano per i diritti degli insegnanti, dicono che nessuno dovrebbe dare ore eccedenti a disposizione della scuola, in modo da esortare chi di competenza a pagare un supplente. Ma la realtà dei fatti è che il supplente non lo si chiama, per tutta una serie di motivi. Allora, se manca un collega e non c'è nessun altro docente a disposizione, c'è la misura d'emergenza: divisione. Che significa corridoi invasi da bimbetti con le sedie in mano che devono essere intrattenuti in un'altra classe. Con buona pace di tutti, che tu non lavori se ti arrivano questi inattesi ospiti.
E' un casino, ci rimettono tutti. E allora è meglio che ci sia qualche docente a darle, le ore eccedenti.
Ora la scuola in cui lavoro io quest'anno ha ricevuto 10.000 (diecimila) euro in meno, rispetto all'anno scorso, per pagare le ore eccedenti. Per un totale ridicolo, praticamente già esaurito ad oggi, dopo soli due mesi di attività lavorativa. Risultato, non si pagano più ore eccedenti. Conseguenza: o fai il missionario, oppure i corridoi continueranno a brulicare di bimbetti con le sedie in mano che vagano da una stanza all'altra.
Anche questo è la scuola pubblica italiana oggi.
I sindacati, quelli che lottano per i diritti degli insegnanti, dicono che nessuno dovrebbe dare ore eccedenti a disposizione della scuola, in modo da esortare chi di competenza a pagare un supplente. Ma la realtà dei fatti è che il supplente non lo si chiama, per tutta una serie di motivi. Allora, se manca un collega e non c'è nessun altro docente a disposizione, c'è la misura d'emergenza: divisione. Che significa corridoi invasi da bimbetti con le sedie in mano che devono essere intrattenuti in un'altra classe. Con buona pace di tutti, che tu non lavori se ti arrivano questi inattesi ospiti.
E' un casino, ci rimettono tutti. E allora è meglio che ci sia qualche docente a darle, le ore eccedenti.
Ora la scuola in cui lavoro io quest'anno ha ricevuto 10.000 (diecimila) euro in meno, rispetto all'anno scorso, per pagare le ore eccedenti. Per un totale ridicolo, praticamente già esaurito ad oggi, dopo soli due mesi di attività lavorativa. Risultato, non si pagano più ore eccedenti. Conseguenza: o fai il missionario, oppure i corridoi continueranno a brulicare di bimbetti con le sedie in mano che vagano da una stanza all'altra.
Anche questo è la scuola pubblica italiana oggi.
E il mio maestro m'insegnò com'è difficile trovare l'alba dentro l'imbrunire
Potrei dire loro solo quello che c'è scritto sui libri. Giudicarli sul numero delle nozioni che mi sanno ripetere. E non pensarci più quando stanno fuori dal cancello di scuola.
Ma che senso avrebbe?
Ma che senso avrebbe?
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