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sabato 5 novembre 2011

C'è un temporale in arrivo

C'è addirittura chi si chiede il motivo per cui tutto ciò sta succedendo.
La Terra si ribella a come la stiamo trattando.
Semplice. E devastante.

martedì 9 novembre 2010

Ma il treno dei desidri nei miei pensieri all'incontrario va

La distanza dipende dalla percezione. Che uno spazio può essere talmente intimo al tuo cuore e caro ai tuoi pensieri da annullare i chilometri. Così come, al contrario, in un luogo ci puoi vivere senza entrarci mai veramente.
Personalmente mi innamoro molto dei luoghi. C'è un'energia, un profumo più intenso o un colore speciale che dalla terra mi arriva al cuore. Quando questo accade, io in quel posto mi sento a casa. Anche se è la prima volta che ci vado. Se questo non accade, se non mi sento in sintonia con una terra al primo impatto, so che non potrò starci bene perché quel posto mi sarà sempre distante.
Una terra che amo, si sa, è il Salento. Ora vivo a più di 500 km da lì, ma non me ne sento affatto lontana. Io.
La mia studentella autrice del compito che sto leggendo, invece, scrive così: Prendemmo l'aereo la sera prima, diretti a Lecce, visto che è lontanissima dalla mia città d'origine.
Che faccio, le assegno la ripetizione della geografia d'Italia, o vado a piangere per i prossimi dieci minuti?

martedì 31 agosto 2010

Meraviglioso

E' il Salento. Una terra che mi ha preso l'anima, possedendomi il corpo.
Sarà il morso della tarantola, saranno i tramonti infiniti in un cielo rotondo, o i tronchi profumati degli olivi. Saranno le curve eleganti del barocco, o il mare. Limpido, perfetto, verde e incontaminato.
Adesso sono pronta ad andare.
Non so quando, non so come. Ma so che me ne andrò.
Però c'è un pezzetto del mio cuore che ha oramai la forma di questo tacco d'Italia, testardo e roccioso. Verde e musicale.
Il Salento mi ha dato molto. Mi ha dato cose che mi hanno resa una donna nuova.
Mi ha dato l'amore più grande che ho avuto fin'ora. Mi ha insegnato che da sola so essere felice, e so vivere. Mi ha dato la quotidianità di una casa soltanto mia. Mi ha dato delle qualifiche importanti, necessarie, con cui definirmi nella società. E pagarmi il pane. Mi ha dato il coraggio di sedermi davanti ad un foglio bianco e iniziare a scrivere. Senza aver paura delle mie parole.
Il Salento mi ha dato amici importanti, con i quali spero di trascorrere altro tempo. E che comunque non dimenticherò mai.
E' una terra incantata. Balli, balli, a piedi nudi, coi capelli sciolti, fino a perdere il fiato al ritmo dei tamburi. Balli, per liberarti dal morso di quel piccolo ragno. Ma è solo musica che ti scorre nelle vene, come il rosso vino di qui. Balli e sai che non guarirai, da questo male meraviglioso.

mercoledì 23 giugno 2010

Tieni il tempo

Ora in Salento sono lenti. Che lo dice pure il nome della regione, se proprio vogliamo fare i giochini di parole. Sono lenti. Calmi, beatamente pacifici. Per loro è mattina fino all'una, decidono come impiegare il pomeriggio alle sei e mezza. E tu ti rilassi, a fare tutto con comodo.
I primi tempi io avevo la frenesia incorporata nell'orologio biologico, e si vedeva da come correvo trafelata in auto, o dal fatto che andassi a fare la spesa a mezzogiorno, che non ero salentina.
Poi, il luogo in cui vivi ti assorbe.
E adesso io ceno alle dieci. Regolarmente. Tanto che l'ultima volta che sono stata a casa dei miei, non mi sono seduta a tavola con loro. Alle otto. Impensabile per me oramai, cenare di pomeriggio.

domenica 28 marzo 2010

Ogni momento è quello giusto

Pare che ci siano delle caratteristiche che contraddistinguono il salentino, una specie di marchio doc: che potrebbe essere il metaforico morso della tarantola, dal quale non puoi più liberarti. Una di queste caratteristiche è quella di non riuscire a bere altro caffè che non sia Quarta. Adesso io mi sto chiedendo quando mi ha morso, quel maledetto ragno, e quanti pacchi di caffè dovrò portarmi via.

giovedì 25 marzo 2010

Mine vaganti

Ieri ho visto un film che mi ha insgenato molte cose. Nell'ordine:
1) Lecce è una città meravigliosa
2) Il mare del Salento ha dei colori che trovi difficilmente in altri mari italiani
3) Gli uomini più fighi sono gay
4) L'amore impossibile è quello che non finisce mai
5) Bisogna sbagliare da soli
6) Non aspettare un tempo migliore per esser felici

martedì 12 gennaio 2010

Vivere a orecchio

Forse è una questione di orecchio; che quando vai in un posto devi abituarti al suono di una lingua, all'inflessione, al dialetto che sia. Me lo diceva sempre il prof. d'inglese, la storia dell'orecchio: è tutta questione di abitudine, il difficile è il suono.
Anche nella musica, non a caso, la familiarità coi suoni è indicata attribuendo a chi la possiede questa caratteristica dell'organo uditivo.
Insomma, quando sei in sintonia, hai orecchio.
Allora si vede che l'avevo persa la sintonia con questa terra.
Perché oggi ho passato quasi un'ora con due operai indigeni. Dico operai per dire che non avevano una dizione molto affinata, ecco. Dunque loro lavoravano e si scambiavano una conversazione di quelle presumibilmente banali che accompganano un lavoro manuale in casa di estranei. Io però non ce l'ho avuto l'orecchio.
Non ho capito una sola parola di quello che dicevano, giuro.
E quando si rivolgevano a me, è stato umiliantissimo dire: non ho capito....
Ma non potevo nemmeno giustificarmi dicendo che sono di fuori. Per motivare la mia espressione stralunata, avrei dovuto dire come minimo eh mi son de milàn. Invece io vengo proprio da dietro l'angolo. Sono cose brutte.

martedì 1 settembre 2009

Canzone dei dodici mesi


I miei nonni erano contadini, mani forti e pelle segnata dal vento. Figli della terra, hanno comperato distese di quell'oro dopo la guerra e con paziente laboriosità ne hanno fatto il nostro regno. Smuovere le zolle, piantare i semi, irrigare, arare, aspettare. La gioia del raccolto, conquista strappata col sudore degli uomini e la tenacia delle donne all'ansia sospesa di un temporale che poteva arrivare a portarsi via tutto.
Settembre profuma di mosto, tinge il cielo di vitigni, prepara il rosso calore per l'inverno.
Settembre è custode di tesori che ti daranno vita per un intero anno. Le conserve di pomodori. Le marmellate. Mentre sugli alberi piccoli agrumi restano in silenziosa attesa di essere perle di sole da raccogliere e spremere.
Settembre nei miei ricordi è un mese ricco di promesse e allegro di condivisioni: la grande casa in fermento, come il mosto. Piena di barattoli, bottiglie, pentoloni per le conserve.
Arrivavano le zie per questo lavoro che preparava i tesori. Tre generazioni di donne pazientemente unite ad arginare lo scorrere del tempo: la nonna, sapiente regina, dettava norme, scrutava pomodori e barattoli, ci insegnava come distinguere quello che avrebbe portato buona salsa; le mamme, forti e belle, si occupavano di mille magie fra la cucina e le cantine, gesti veloci e precisi con cui continuare la tradizione creatrice della regina; per noi bimbe il compito più importante. Avvolte in grandi grembiuli di lino profumato, attente a non sporcare i capelli, sedute al bordo dei pentoloni a pelare i pomodori. Dopo aver tolto la buccia sottile, mettere tutto nelle vasche in cui i cugini, gli uomini ancora piccoli, avrebbero intinto le mani nel mare rosso per passare quelle onde di salsa alle bottiglie. I nostri padri si occupavano del fuoco: quello sul quale scaldare l'acqua che avrebbe pelato i pomodori, e quello successivo, finale, l'incantesimo che avrebbe inghiottito le bottiglie per farne conserva.
Nell'altra cantina, intanto, arcano e inaccessibile, fermentava il mosto. E quelle stanze erano proibite ai nostri giochi, potevi solo aspettare che il nonno, il re, uscisse per dare l'ordine. E altre bottiglie sarebbero partite dalle cucine pe riempirsi di un rosso non più polposo, bensì scruo, fluido e profumato.

Io sono cresciuta così.
Ho le radici piantate nella terra.
Sono abituata a seminare, aspettare, curare, aspettare, raccogliere.
Settembre è ancora questo per me.
Non sono brava a restare sospesa sopra la terra. Il tempo non è più regolare scorrere di giorni che sai quando arriveranno. Ogni giorno può portare una telefonata che ti precipiterà in un nuovo orizzonte tutto da inventare. Le stagioni hanno perso il loro sapore.
Settembre è stato trasformato dal progresso. E' diventato liquido, come la modernità. Il lavoro non unisce, non è più scandito dai ruoli familiari. Se ce l'hai, un lavoro, ne sei schiavo e per te settembre è uguale ad agosto e non sarà diverso da novembre. Se un lavoro non ce l'hai, sei precario. Flessibile. E allora le tue mani non sono più quelle operose che muovono i pelati: tu stesso sei gorgogliante come la salsa dei miei ricordi. E resti lì, a settembre. Nella vasca, in attesa di essere riposto in chissà quale bottiglia,e conservato. Ma potresti non andare bene. Se la regina della cantina decide che tu non sei adatto, ci sarà qualcuno che senza troppa premura ti sostituirà.
Io sono figlia della terra, i miei nonni mi avevano insegnato a leggere i tempi e a fare sacrifici che sarebbero stati ricompensati.
Adesso non c'è più terra, sotto i nostri piedi. Non prepariamo vino e salsa, a settembre.
Il nutrimento e il diletto.
La necessità e il piacere. Non dipendono più dal lavoro delle nostre mani.
Peccato non poter mettere al mondo dei figli e insegnare loro l'arte dell'attesa operosa.
Settembre ha un altro profumo, adesso.
Non sono sicura che sia migliore.