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giovedì 6 giugno 2013

Non dirle che non è così

Mi capisci meglio e prima di quanto faccia io, con me stessa.
Ma io non sono lineare. Sono complessa. Complicata. Difficile.
Questo lo capisci ma non sempre sono sicura che lo accetti.

sabato 25 maggio 2013

Il nome mio nessun saprà

Da quando insegno, sono diventata intollerante alla presenza di bambini fuori da scuola. 
E' come portarsi il lavoro, che ne so, in pizzeria o in spiaggia. 
E' stato quindi con malcelato fastidio che, qualche giorno fa, ho accettato il tavolo propostoci dal nostro ristoratore savonese preferito, tavolo accanto al quale era seduta un'allegra famigliola così composta: uomo di colore bourdeaux, donna con i sandali, bimba maggiore femmina, bimbo minore maschio su un monopattino che vagava per la sala. Per calmare le sue intemperanze, la mamma lo chiama: Kevin, vieni a sederti e non fare baccano.
Kevin. Unito al colorito dell'uomo che era con loro, l'esoticità del nome ha destato in me la curiosità sulle origini dei nostri vicini di desco. Forse turisti del nosrd Europa, il cui capofamiglia abituato ad altre latitudini ha preso fuoco appena visto due raggi di sole?
Poi no. Erano italiani. Decisamente.
La bimbetta continuava a chiamare il fratello. Ho concluso la mia indagine conoscitiva sentenziando a Paolo:
- Anche la sorellina lo chiama Kevin.
Ora, io ho i pensieri spesso sconnessi con le parole e coi gesti. Ma non credo di essere una demente. E' solo che penso a così tante cose insieme, che quando proferisco parola può capitare che non somigli più a quello cui sto pensando; ma anche che non somigli a nulla di coerente o logico. 
Il mio uomo ride. Mi piace credere che rida con me e non di me. Tuttavia, cos'altro poteva rispondermi se non:
- Se si chiama Kevin, come vuoi che lo chiami?

Perché ho bisogno della tua presenza per capire meglio la mia essenza

Quando inizi una convivenza, guardi con curiosità le abitudini del tuo compagno. Le piccole abitudini, gesti quotidiani che tu hai sempre compiuto secondo modi e ritmi tuoi, sui quali probabilmente non ti eri mai fermato a riflettere prima di osservarli compiuti diversamente. 
Come ad esempio lavarsi i denti.
Io, che pure ho la tendenza a fondermi il cervello con le speculazioni più diverse, non avevo mai riflettuto sulle possibili posizioni che un essere umano può adottare per lavarsi i denti. Personalmente, mi piego a novanta gradi sul lavandino: l'operazione mi costringe a spargere notevoli quantità d'acqua intorno a me, sicché per evitare che la pulizia dei denti si trasformi in una totale pulizia della persona, mi protendo in avanti. 
Paolo, invece, si lava i denti restando perfettamente perpendicolare al pavimento. 
Una delle prime mattine in cui abbiamo iniziato a svegliarci regolarmente insieme, incuriosita da questo suo modo, oltre che pacificamente ancora addormentata seppure fuori dal letto, gli ho chiesto: 
- Ma ti lavi i denti in piedi?
E lui, senza pensarci: 
- Perché, tu ti siedi?
Viviamo insieme da quasi due anni. Ma ogni volta che ci troviamo contemporaneamente in bagno al momento di lavare i denti, ripetiamo questo mantra. E ogni volta, dopo, ridiamo. 
Sono queste cose che fanno funzionare bene i rapporti. 

giovedì 28 marzo 2013

E tu che con gli occhi di un altro colore mi dici le stesse parole d'amore

La difficoltà maggiore nella vita di coppia è appaiare i calzini scuri.

martedì 26 marzo 2013

Sotto questo cielo

Ecco. Io penso che se Paolo si svegliasse nel cuore della notte per dirmi: amore, c'è un problema fra la gente, e poi uscisse per andare al lavoro, considerando che Paolo non è un medico né un impresario di pompe funebri - uniche accezioni plausibili per cui il lavoro debba portarti improvvisamente fuori di notte - ecco, io penso che poi ci sarebbe anche un problema fra di noi.

martedì 5 febbraio 2013

Vicin'o mmare facimm' ammore

Se c'è una cosa su cui proprio non posso criticare, è il sonno. Si sa, quando non suona la sveglia io potrei restare a dormire fino al giorno successivo. Quando il mio uomo viene a dormire dopo di me, sovente si verifica che io non me ne accorga; o tutt'al più che produca suoni indistinti ai quali, nella mia mente, corrisponde un Nondirmichedevogiàalzarmitiprego.
La mattina dei giorni lavorativi, essendo io un'insegnante e a dispetto di quanto si crede essendo questo un lavoro che ti costringe a fare tante cose difficili tra cui trovarti alle 7.50 ad acculturare una platea di ragazzini ancora dormienti, la mattina dei giorni lavorativi, dicevamo, io esco di casa che lui sta ancora sognando. Questa mattina, mi avvicino per dargli il solito bacio caldo e assonnato (lui, che io sono già lavata asciugata vestita e pronta). Non reagisce.
Gliene stampo sulla guancia una serie ripetuta e schioccante. Mugugna. 
Apre gli occhi esterefatto e mi guarda con un'espressione che diceva: e tu chi sei?
Io non lo so se l'ho mai guardato così, in circostanze ribaltate.
Se l'ho fatto me ne pento perché è davvero brutto che il tuo uomo, nel tuo letto, non ti riconosca.

domenica 20 gennaio 2013

Con tua moglie che lavava i piatti in cucina e non capiva

Dicono che l'amore si impara dai nostri genitori; non nel senso in cui l'ha inteso Albertini, il quale si è profuso nella massima pedagogicofilosofica secondo cui il figlio di una coppia omosessuale sarà per questo omosessuale. L'amore si impara dai nostri genitori nel senso che il primo modello di relazionalità che apprendiamo è quello degli adulti con cui cresciamo; quando siamo ancora delle piccole spugnette porose che inconsapevolmente assorbono tutto ciò che accade loro intorno. Soprattutto il modo in cui veniamo trattati.
A questi modelli comportamentali e relazionali reagiamo per analogia o contrapposizione, e questa è una scelta della persona. Tipo, se tuo padre e tua madre si baciavano molto davanti a te tu diventerai uno che va a letto con la prima donna che incontra oppure avrai probemi di eiaculazione precoce. Per esempio.
Io mi ritrovo spesso a riproporre questi modelli genitoriali. Avviene fuori dal mio controllo, ma poi me ne rendo conto. E allora cerco di modificare comportamenti che non ho approvato o che non ritengo adatti alla mia coppia. Soprattutto perché credo nella possibilità di migliorarci.
Mio padre e mia madre una scena che si ripeteva con frequenza era lei che scrollava la tovaglia con le briciole a terra nella cucina, poi spazzava, e lui che passava coi piedi sopra le briciole. Ne seguiva una volta su due il classico diverbio domestico, spesso ripetuto con le stesse battute.
Memore di questo modello formativo, cerco di prestare attenzione al momento in cui scrollo la nostra, di tovaglia. Perché da bambina mi sono smepre detta che sarebbe stato facile per la mamma prestare attenzione ai movimenti del babbo, e per il babbo aspettare che la mamma avesse finito le operazioni. Sicché cerco di averle io, codeste attenzioni. Ma forse sarà per la potenza archetipica delle figure genitoriali, a casa nostra si verifica una coincidenza perfetta tra il momento in cui le briciole toccano terra e l'apparire di Paolo copi piedi pericolosamente accanto alle briciole. Io cerco di anticipare o posticipare la scrolaltura delle nostre beneamate briciole, ma lui ha sempre qualcosa da fare attorno ad esse. Un piatto sporco da portare nel lavello, il pane da riporre, qualcosa da gettare nella pattumiera. 
Oggi ho deciso di rimandare il momento a quando lui esce fuori a fumare. Calcolando la durata della sigaretta, mi sono detta, posso effettuare l'operazione in sua totale assenza e preservarmi dal rischio della ripetizione del modello familiare. Dunque ripongo le stoviglie sporche nella lavastoviglie, frattanto che lui finisce di sparecchiare, indossa la giacca, prende le sigarette, apre il portone. Solo dopo aver sentito il portone chiudersi alle sue spalle, sollevo la tovaglia dalla tavola e lascio che le molliche cadano a terra. Tuttavia, nel preciso momento in cui le molliche arrivano a terra, Paolo mi compare davanti, imbacuccato, con il posacenere. Era pieno, e voleva svuotarlo nella pattumiera. Che si trovava sulla traiettoria precisa fra i suoi piedi e le briciole.
Per fortuna nella nostra coppia c'è intesa. Ci siamo guardati. Senza parlare. E lui se n'è tornato alla sua sigaretta. Credo di averlo impietrito con lo sguardo. E credo anche che mia madre sia stata sempre più amorevole e dolce in questa stessa situazione.

 
 

giovedì 3 gennaio 2013

Seconda stella a destra, questo è il cammino

Arrivare a casa dopo un viaggio di mille chilometri, di ritorno dal mio paese di origine; ricordarsi che non c'è latte in casa per la colazione della mattina seguente, quando lui dovrà andare a lavoro mentre io no; e sono solo io che faccio colazione con il latte. Vederlo paziente e sorridente in cerca di un bar, con la scusa del bambino (si, è urgente, è per la bambina che sta in macchina). 
Ecco. 
L'amore mi ha privilegiato.

Se non si arrende tu lo tenti e sciogli il nodo dei tuoi fianchi

Quell'erotico groviglio di calzini da uomo e slip da donna che viene fuori dalla lavatrice. E la serie variegata e agguerrita di parole che ti si articolano quando devi disporre il simbolo del vostro amore sullo stendino.

mercoledì 12 dicembre 2012

Salvami

Mi capita spesso di restare chiusa dentro al giubbotto. Che inceppo la chiusura lampo, la quale, perfida, non va più né sopra né sotto. E' una situazione che mi manda nel panico. Proprio quelle paure che ti assalgono. 
Allora mi sfilo il cappotto, giubbotto, piumino che sia come fosse una maglia. E aspetto il mio adorato fidanzato che sblocca la lampo e riporta la mia situazione esistenziale alla normalità.

sabato 20 ottobre 2012

Tra due minuti è quasi giorno, è quasi casa, è quasi amore

Nell'epoca del consumismo siamo schiavi della pubblicità. Brevi e geniali spot che hanno il compito, arduo ma essenziale, di creare nei consumatori nuovi bisogni verso oggetti assolutamente inutili, che solo l'azienda produttrice di quei beni può soddisfare. Essere utente della pubblicità vuol dire credere necessario qualcosa di totalmente inutile e ritenere che la propria felicità dipenda dal possesso di quel bene.
Per riuscire in questo scopo, ovviamente, non basta sponsiarizzare un paio di scrape, esempio, e annunciare che senza non vivi. Qualsiasi donna, pur davanti all'oggetto dei suoi più appassionati desideri, non perde il controllo a tal punto. No. La pubblicità ha un linguaggio sottile, totale, fatto di colori, musiche, situazioni rappresentate e messaggi che creano nell'utente identificazione e nel contempo desiderio. Secondo me chi crea gli spot è un genio. Perché per la maggior parte questi spot riescono.
Personalemnte riconosco la mia debolezza al consumismo ma so di non esserne dipendente. A prova di questa affermata libertà intellettuale cito gli spot della prima colazione. Io sono una sacerdotessa della prima colazione. Se ho ospiti a casa, penso prima di tutto a cosa offrire loro al mattino. Ho imparato a preprare torte, per questo. Se non ho pronta una dolce e abbondante colazione per il giorno dopo, non riesco a dormire tranquilla. Eppure. Resisto alla moda degli spot i quali concordano nell'affermare l'importanza di fare colazione insieme alle perone che ami. Sui biscotti che consumo, c'è scritto: Dèdicati a chi ti è vicino, fai della prima colazione un'occasione di incontro. 
Bene. Io non cedo a questa lusinga. Conservo ancora la lucidità necessaria a capire che se porto il caffè e i biscotti a letto al mio uomo, perché faccia colazione con me, alle sei di mattina, lui mi lascia. Non credete a tutto quello cui vuol farvi credere la pubblicità.

sabato 22 settembre 2012

Ripeterei tutto quello ch'è passato

Io non lo so come si sceglie la data per sposarsi; può essere, magari, che i due innamorati abbiano un giorno per loro significativo e dicono: questo sarà il giorno del nostro matrimonio. Così poi, nel tempo, quello stesso giorno sarà il loro anniversario. Ogni anno lì, a ricordarti come hai scelto di vivere in due.
Tuttavia - ma si tratta solo di un'ipotesi - potrebbe succedere che quel giorno per te significativo non sia possibile celebrare l'unione, che magari la chiesa è occupata. O la sala per il ricevimento. In tal caso, suppongo, il gentile ristoratore o il solerte parroco propongono alla coppia una soluzione alternativa. Tipo se il due settembre non è possibile potreste fare il ventiquattro. Si va bene, vada per il ventiquattro. I due promessi, allora, si uniscono in matrimonio il ventiquattro settembre, e ogni anno, fino a che divorzio non li separi o tradimento non glielo faccia dimenticare, festeggeranno un anniversario scelto dal gentile ristoratore o dal solerte parroco.
Ecco. Io festeggio l'anniversario il giorno che per la prima volta ci siamo amati. Il giorno in cui l'amore ha deciso di unire le nostre vite. Così, col passare del tempo, ogni volta che torna quel giorno saremo felici perché abbiamo scelto di proseguire insieme.

lunedì 9 luglio 2012

Nothing else matters

Puoi impegnarti in tutto, ma c'è solo una cosa che fa funzionare la coppia. Il sesso.

giovedì 5 luglio 2012

Chiudimi a chiave quando mi hai dentro

Conosco delle coppie che sostengono di non litigare mai. Secondo me, mentono.

mercoledì 20 giugno 2012

Ti leggo nel pensiero

Una delle maggiori difficoltà degli uomini sta nell'interpretare e aiutare una donna che parla dei propri stati d'animo. Per la donna, l'ostacolo più arduo consiste nell'interpretare e aiutare un uomo che non parla [...]
Le donne pensano ad alta voce, rendono partecipe l'ascoltatore interessato delle loro scoperte interiori. Capita di frequente che una donna scopra ciò che vuole dire semplicemente parlandone. Gli uomini, invece, elaborano le informazioni in modo molto diverso [...] può capitare che se non ha a disposizione informazioni sufficienti per elaborare una risposta, un uomo non reagsica affatto.

John Gray, Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere.

Saggio sulla diversità genetica e psicologica fra maschi e femmine. Dice, lo scrittore, che riflettere su tale diversità è fondamentale per avere relazioni di coppia positive e non conflittuali. Interessante lettura. Ma, in tutta sincerità, stando a quanto dice ti viene piuttosto voglia di restartene da sola. Universi paralleli che possono incontrarsi solo con sforzo di comprensione e adattamento. E allora, chi te lo fa fare? 

martedì 19 giugno 2012

In funzione di nessuna logica

Il fatto che io faccia le cose diversamente vuol forse dire che le faccio in maniera anormale. Ma chi l'ha definita, la norma?
Io non ci voglio stare dentro.
 

sabato 9 giugno 2012

Chissà se parli ancora agli animali e se ti commuovi davanti a un film

Se mi avessero detto che mi sarei rivista dentro una commedia romantica con Giulia Roberts e Richard Gere, non ci avrei mai creduto. Considerato che non solo mi ci rivedo, ma il film sta suscitando emozioni dentro di me, vado a togliermi la vita.

mercoledì 9 maggio 2012

Ma che vuoi se tutto non è come sei

Che poi è inevitabile, scaricare nella coppia.

sabato 14 aprile 2012

C'era un coro di sirene. C'era un'idea di bastarda libertà

E' vero che l'amore aumenta dividendosi. Nel senso che più ami più sei felice, più o meno.
E' anche vero, però, che voler bene a tante persone aumenta le complessità dei rapporti. Soprattutto quando esse sono dislocate a migliaia di chilometri di distanza. E alle volte danno l'impressione di credere che a conciliare le esigenze per unire gli affetti debba essere solo tu.

giovedì 29 marzo 2012

Io più te

Anche il più perfetto degli uomini può commettere degli errori. Come quello di lasciarti sola per il tuo compleanno.