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sabato 23 marzo 2013

E' domenica mattina si è svegliato già il mercato

Al centro commerciale ci si va per uscire. Poi ognuno ha un proprio punto di vista in merito.
Per me e per il mio fidanzato è un'uscita inserita in una domenica d'inverno passata in pigiama a ciondolare fra letto e divano; io indosso la prima cosa che trovo, magari se la trovo posata da qualche parte mi evito anche la fatica di guardare dentro l'armadio. Spesso, posato da qualche parte, c'è un maglione di Paolo. Ed è quello che mi metto, sui jeans, per andare al centro commerciale la domenica. Poi lì dentro incontro donne super eleganti, vestite coi tacchi, il cappotto buono, truccate, che emanano una scia di profumo inebriante. E io mi guardo, e spero di non incontrare nessuno che conosco. Ma puntualmente c'è almeno un alunno con relativa famiglia. Ma fondamentalmente non me ne frega un cazzo.

mercoledì 12 dicembre 2012

Tempo comunque vadano le cose lui passa e se ne frega se qualcuno è in ritardo

Nella vita non bisogna avere fretta. Il tempo è prezioso e bisognerebbe scandire lentamente e consapevolemente ogni attimo.
Purtroppo il nostro status ci impone, invece, di fare le cose di fretta. Nono siamo felici, così. Che le migliori giornate sono quelle in cui riesci a prenderti del tempo, per fare le cose che più ti piacciono o per non fare niente.
Invece ci sono i giorni, la maggior parte, in cui devi iniziare a correre per strada al mattino se ti capita davanti la signora che va a due allora, devi correre per fotocopiare le verifiche differenziate, correre da una scuola all'altra, correre a fare la pipì per evitare di fartela addosso in classe, poi correre in palestra, sperando di non trovare la signora dei due allora che sta magari tornando anche lei, correre a mangiare un boccone, correre a fare la spesa per poi correre a lavorare a casa. In tutta questa frenesia, la signora al banco del pesce che è indecisa, e vuole che il pescivendolo le mostri tutte le specie presenti, e poi sceglie, e sempre lentamente chiede che i pesci le siano eviscerati e spinati, può essere un insegnamento. Un'esortazione a rallentare, a respirare, a riprendersi il tempo.
Ma se poi la stessa signora la trovi davanti a te alla cassa, che pone e ripone la spesa nella busta e poi estrae un detersivo per non mescolarlo con i pomodori, allora questo non è più un insegnamento o un'esortazione. Diventa una tortura.

martedì 2 ottobre 2012

Tempo. Comunque vadano le cose lui passa e se ne frega se qualcuno è in ritardo

Si può sapere perché i pensionati intasano i supermercati alle 12.45 di un normale giorno lavorativo?

sabato 22 settembre 2012

E chi dice che Masaniello poi nero non sia più bello

Non mi stupisce che in un supermercato qualcuno tenti di usare una porta di servizio per uscire. Certo, non si apre col sensore, roba che ormai ovunque ti si spalancano le porte davanti al solo passaggio, soprattutto le porte dei negozi. Certo, ci sono esposte le bici in offerta davanti. Ma uno può essere distratto e non mi stupisce che tenti di uscire dalla porta di servizio. Abbastanza normale anche che, se la distrazione si ripete, qualcuno metta un avviso sulla porta. Se la città comprende una popolazione multietnica, l'avviso in caratteri arabi lo trovo un gesto di integrazione. Ma il cartello in napoletano, accanto a quello in arabo, per dire che no, quella non è la porta, o è una presa per culo o è razzismo. A meno che non si possano esibire le prove scientifiche che ad usare in modo scorretto quella porta siano e saranno esclusivamente partenopei e magrebini.

venerdì 14 ottobre 2011

Quante bestie ha zio Tobia, ja ja oh

Oggi, che finalmente è venerdì, si sente la stanchezza lavorativa di tutta la settimana. All'uscita di scuola sono passata direttamente dal supermercato, in modo da avere la spesa e permettermi poi il lusso di stravaccarmi a casa senza dover uscire fino a sera. Ero stanca. E la vista di questa bella ragazza tutta fresca che spingeva il suo carrello sorridente e profumata mi ha messo un po' d'invidia. 'Cazzo fa questa ad essere così splendida di venerdì alle 15.30, mi chiedevo. La risposta mi è giunta presto, dalla conversazione che la suddetta profumata acquirente ha intrapreso con un altro spingitore di carrello, mentre io mi selezionavo frutte e verdure da pesare sul bilancino.
Ragazza profumata: - Ciao!
Uomo con carrello: - Ciao! Come va?
Lei: - Oh, bene: sono in ferie, quindi....
Io, tra me e me: ah, ecco. 
Uomo con carrello: - Eh, beata te.
Ragazza profumata: - Figurati, oggi ho passato la mattinata in casa; esco solo ora per fare un po' di spesa....
Io: quindi ti sei appena fatta la doccia; ecco perché hai quest'aria da primula
Lei, non interrotta dalla mia battuta che era solo pensata: ... perché il mio frigorifero piangeva. Completamente vuoto!
Uomo con carrello: - E hai fatto bene, se non rimpinguini la situazione ...
Lei: - ... -
Io: - ... -
Uomo col carrello: ci siamo rifiutate di ascoltare quello che ci fa lui, coi pinguini nel frigorifero.

domenica 2 ottobre 2011

Lo seguì sulla sua cattiva strada

L'inspiegabile e profonda intimità che senti di avere con quelli davanti a te, alla fila della cassa nel supermercato, quando vedi che hanno comprato le stesse cose che compri tu.

sabato 17 settembre 2011

Andamento lento

Quarto teorema di Euclide. In qualunque supermercato andrai, la cassa con la fila più corta è quella che ha la cassiera più lenta. Rassegnati.


lunedì 8 agosto 2011

E un vento sulle teste che ci annusa e va

La logica per cui, nel supermercato del posto calabro dove vado al mare, lo scaffale dei pannolini è affiancato a quello per il cibo degli animali, mi sfugge.

martedì 8 febbraio 2011

Non hai scudi di parole

Alla cassa del supermercato.
- Trentasette euro e venti -
Uomo porge banconota da cinquanta euro. E aggiunge:
- Non ce li ho, i spicci -

giovedì 3 febbraio 2011

Fra tovaglie di pizzo capelli sempre spettinati

Ci sono alcuni libri che ti incantano. Ma non nel senso di "ti meravigliano", "sono incantevoli". No, proprio nel senso che ti fanno un incantesimo.
La loro forza è tale e tanta che il lettore perde il controllo su se stesso, davanti a tali libri. Giuro: io riconosco di non essere attendibile sull'argomento perché chi mi conosce bene potrebbe a ragione obiettare e dire che su di me ogni libro esercita una specie di incantesimo. Ed è vero. Ma ci sono alcuni libri che di più.
Come questo, che io stavo nel supermercato a scegliere un vino da portare a cena da alcuni amici; momento molto carnale, per intenderci. E luogo che non prediligo per l'acquisto di oggetti che non siano, appunto, cibi, bevande, detersivi e saponi di vario genere. Ma questo libro qui ha fatto l'incantesimo. Passavo, con la mente sedotta da ciò che stavo per mangiare e attratta dall'immaginare il gusto del rosso bicchiere con cui l'avremmo accompagnato. E lui era lì. Sullo scaffale. Mi ha praticamente chiamata. 
Come prova del carattere soprannaturale di codesto acquisto, due aneddoti.
Prova numero uno: la persona che mi accompagnava si ricorda, proprio davanti a quello scaffale, di aver dimenticatoin macchina il portafogli con tutte le carte. Pago io, dico. Ma no figurati, replica. Scendo al parcheggio, faccio in un momento; tanto tu non ti annoi di certo qui. Ecco, io avrei anche potuto resistere al richiamo delle sirene se non fossi stata un Ulisse abbandonato al vortice voluttuoso del profumo di carta e colla e parole. La persona che era con me ha fatto sicuramente presto a risalire col denaro, ma a quel punto io avevo già ceduto alla tentazione.
Da allora trascuro qualsiasi attività, comprese le funzioni biologiche, per leggere quel libro. Che ovviamente ho aperto già prima della cena alla quale eravamo diretti.
Prova numero due: il libro parla di un luogo. Un posto geografico reale, sebbene descritto con ritmi e immagini che potrebbero essere di qualunque altro luogo. Ma quel luogo determinato c'è. Addirittura nel titolo. Ora, l'acquisto è avvenuto sabato sera. Mercoledì mattina, al lavoro, toccava interrogare in geografia. Io, che sono quella troppo buona, inizio le interrogazioni con il caro vecchio argomento a piacere. Allora, la discente tutta felice sceglie proprio esattamente quel luogo del mio libro magico.
Prova numero tre: a chi ha avuto la bontà di leggere queste righe, se volesse avanzare obiezioni di raziocinio basate sulle coincidenze, sul calcolo delle probabilità e altri alambicchi matematici, io dico che il titolo di questo libro magico non ve lo dico. Perché sono sicura che lo indovinate. Se non l'avete già indovinato da come l'ho descritto, vi suggerisco solo che ha vinto il premio nobel. Ora sta a voi lasciarvi incantare dall'incantesimo incantatore.

mercoledì 29 settembre 2010

Senti freddo anche tu

Sicché ho cambiato coordinate geografiche, e ora mi trovo abbastanza più in alto del livello del mare. Essendo io totalmente impreparata a questo innalzamento di livello e repentino abbassamento di temperature, praticamente ho sempre freddo. Da quando mi alzo dal letto fino a che non mi ci rituffo dentro (scusate la metafora marina; devo ancora elaborare).
Ieri ho avuto un'idea. Vado a comperarmi una stufa, mi sono detta. La bellezza dell'acquisto imminente mi ha così eccitata che quasi quasi mi sentivo meno diafana, come se il sangue congelato avesse ripreso a circolare, lentamente.
Arrivo nel supermercato, uno di quelli della grande distribuzione. Faccio un giro alla ricerca dell'agognato calorifero acquisto, e non lo trovo. Allora cerco una commessa, che me lo prenda lei l'arnese.
Questa gentile signorina, nel sentire la mia richiesta, scuote le spalle e replica quasi indignata:
- No, signora! Non ci sono ancora, le stufe -
Gli avverbi, nella lingua italiana, sono portatori di un signifcato aggiunto che può offrirti chiavi interpretative fondamentali.
Ancora.
Ho pensato con terrore a quanto freddo si aspettano che faccia, qui. Gente con la pelle spessa, la gente di montagna. E un malinconico pensiero mi è andato ai bikini, che non ho fatto in tempo a lavare perché li avevo usati fino al giorno prima di partire.
La renna al polo nord scampanellando va. Buon Natale.

mercoledì 14 luglio 2010

Capelli rossi così era scritto in quella lettera d'amore

Ora siccome sono una donna, io impiego lunghi minuti di concentrazione davanti ai flaconi di creme, shampoo, maschere e oli idratanti. Lo faccio per scegliere i prodotti più adatti a me, alle mie esigenze nei diversi periodi dell'anno; ma fondamentalmente sono convinta che dentro quei flaconi ci sia la stessa roba. Voglio dire, in che cosa dovrebbero differenziarsi uno shampoo che ti dà lucentezza da uno che ti confersice morbidezza?
Tuttavia, la vanità è donna. E io ci sono dei momenti in cui voglio lo shampoo alle proteine della seta e altri in cui mi serve la crema idratante al sandalo. Pur credendo che la differenza sia sottile.
Poi siccome questi flaconi qua li prepara gente che ci fa tutto uno studio di marketing per indurti a comperarli, succede che ci sono più prodotti di una stessa linea. E allora tu, leggendo le proprietà di un latte detergente, ad esempio, scopri che è inefficace se usato separatamente dal rinforzante per unghie della stessa marca. Insomma, la casa cosmetica ti osserva dall'alto mentre ti induce a percorrere interi corridoi di profumerie per acquistare questi prodotti per te indispensabili.
Ovviamente c'è la fidelizzazione al marchio. Qundi una stessa linea di prodotti presenta flaconcini pressocché identici: stessi colori, dimensioni anche simili. L'effetto che vogliono creare sarà forse quello di farti sentire avvolta da tutte quelle diavolerie indispensabili alla tua bellezza. Che però, ripeto, sono pressocché identiche fra loro. Almeno nell'aspetto.
E allora può succedere che una povera cliente caduta nell'imbroglio seduttivo della bellezza, abbia posato sul bordo della sua vasca da bagno tutti sti flaconcini miracolosi. Uguali. Shampoo e balsamo hanno un'unica differenza: che la bottiglia di shampoo sta appoggiata diritta, mentre quella di balsamo si deve mettere a testa in giù. Ossia, si appoggia col tappo rivolto verso il basso.
Se però tu, per qualche motivo, quando li hai messi sul bordo della tua vasca da bagno questi meravigliosi flaconi, eri distratta, ti sarà anche potuto accadere di lasciare le due indispensabili bottiglie posate nello stesso verso. Una accanto all'altra, indissolubilmente.
Sicché quando stai sotto il getto tiepido d'acqua, canticchiando felice, la tua incauta mano può allungarsi verso la bottiglia di balsamo inconsapevole del tragico errore. Credendola, appunto, shampoo. Compi gli stessi gesti di sempre: distribuire uniformemente il prodotto per tutta la lunghezza dei capelli. Solo che sto prodotto qua non fa per niente schiuma.
Scettica, ti dici che forse sarà stato l'olio protettivo a sporcarli così, i tuoi capelli. Li insaponi di nuovo. Ovviamente, sempre con lo stesso prodotto. Che il lettore sa non essere shampoo. Ma la povera donna che si sta lavando no. Quindi il risultato non cambia. Niente, non c'è schiuma. A quel punto smetti di cantare, e ti dici che forse c'è qualcosa che non va. Così, mentre ti imbratti i capelli per la terza volta di quella roba melefica, leggi più attentamente le isturzioni sul retro della bottiglia. E ti accorgi che c'è scritto: prodotto idratante, ridona morbidezza ai capelli ricci e mossi sciupati dal sole. Allora inizi a capire. Allunghi la mano tremante all'altro flacone, quello che non hai ancora aperto. E vedi che lì c'è stampato: shampoo. A grandi caratteri.
Ma oramai è troppo tardi. Hai imbalsamato i tuoi capelli per circa quindici minuti. Quando poi riesci finalemnte ad asciugarli, hai una nuova certezza: i prodotti cosmetici non sono affatto tutti uguali.

venerdì 21 maggio 2010

Porta portese cosa avrai di più

Stacco il biglietto con il numero, fortunatamente sono la 19 e il salumiere sta servendo il 16.
Attendo in allegria. Quando arriva il mio turno, il salumiere tutto rubicondo e sorridente inizia con: che le do, signora bella?
Ora sarà pure che al supermercato devono essere gentili di formazione professionale, però a me sto complimento ha fatto piacere. Soprattutto in questi giorni che per piogge torrenziali e malumori vari io mi sento sexi quanto uno scaldabagno.
Volevo prendere del prosciutto crudo. Gliene ordino un etto. E quell'uomo meraviglioso teneramente mi dice: glielo taglio sottile, vero? Che lei si vede che le piace il prosciutto trasparente.
A questo punto mi sono quasi commossa. Perché non solo a me piace il prosciutto tagliato sottile, ma per definire lo spessore che preferisco uso proprio questa parola. Trasparente.
E' così eccitante quando un uomo capisce quello che vuoi con uno sguardo. E io che mi ostino a frequentare i sedicenti intellettuali!