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lunedì 12 marzo 2012

Solo aghi di pino, e silenzio e funghi

Noi siamo non solo le prime della classe, abbiamo pure la pigna in culo delle pioniere.

La mia amica Maria, commentando la mia uscita fa feisbuc maturata grazie alla sua precedente ribellione alla dittatura del Grande Fratello.

lunedì 30 maggio 2011

Quanto piccolo è il suo cuore e grande la montagna, quanto taglia il suo dolore più di un coltello

Io non amo particolarmente leggere le recensioni dei libri. Credo che la lettura, come ogni forma di fruizione dell'arte, sia un'esperienza estremamente soggettiva: se serve a suscitare emozioni, le emozioni di un altro possono essere un pregiudizio. Però leggo con carnale passione, e una mia amichetta cara mi ha chiesto di dedicare qualche Pensiero Superfluo ai libri che leggo. Mi è sembrata una buona idea. Non saranno recensioni, solo quello che potrei dire di un libro davanti ad un bicchiere di vino.
Balzac e la piccola sarta cinese è un libro che ci hanno fatto pure il film, perché Dai Sijie, il tizio che l'ha scritto, è anche regista. Questo libro qua è il primo della letteratura cinese che mi sia veramente piaciuto. Non che abbia letto molto, di nipponico. Cinesi, Giapponesi, pregiudizialmente li evito. Perché mi sembrano troppo asettici, di scarse emozioni. Invece la piccola sarta cinese è un personaggio che, in punta di piedi, con leggerezza e soavità da fiore di ciliegio, ha squarciato la mia fantasia letteraria. Credo che la ricorderò sempre.
Una ragazzina di cui non sappiamo il nome. La sua prima comparsa la fa per le sue scarpe: portava un paio di scarpe color rosa pallido, di una tela robusta e morbida a un tempo, attraverso la quale si potevano seguire i movimenti delle dita dei piedi ogni volta che premeva il pedale della macchina per cucire. Delicatezza e forte sensualità, questo piedino.
La Piccola Sarta è il sogno proibito di due ragazzini cinesi, figli di medici intellettuali, cui il regime comunista degli anni Settanta ha imposto la rieducazione. Non andavano bene, al nuovo spirito comunista, i borghesi intellettuali. I contadini, andavano bene. Con la loro silenziosa operosità e robusta obbedienza. E allora i ragazzini che stavano nelle scuole, o che erano figli di personaggi contrari al regime, venivano sottratti alle loro famiglie, case, abitudini, e costretti a vivere nei villaggi sperduti delle montagne assieme ai contadini. Per imparare da loro il nuovo spirito cinese.
I due protagonisti della storia incontrano la Piccola Sarta nel villaggio della loro Rieducazione, e naturalmente se ne innamorano entrambi. Amicizia, amore, rivalità, onestà, ci sono tutti gli ingredienti del romanzo di formazione. Ma su tutto dominano i libri. Oggetti proibitissimi dal regime. Che però i due ragazzi riescono a rubare dalla valigia di un loro collega di rieducazione. Perché non possono vivere, senza. Stregati dalle pagine dei romanzieri francesi, è alla Piccola Sarta che dedicano tutti i racconti, e le emozioni, e le vendette, e gli amori che trovano in quelle pagine.
La ragazzina sembra solo un'affascinante proiezione delle loro fantasie. Vive poco, di vita propria. Se ne parla solo e sempre dal punto di vista degli innamorati pischellini rieducati. E questi due, un po' per fare colpo su di lei, ma anche per dare un senso alto alla loro permanenza nel villaggio, maturano l'amizioso progetto di fare della Piccola Sarta una donna colta e raffinata, attraverso le letture. Ma lei resta sempre il termine passivo di desideri, pensieri, discorsi, letture degli uomini.
Fino a quando, un giorno, la Piccola Sarta Cinese scompare. Nessuno la trova più. Il padre infuriato va a cercarla nella capanna dei suoi due amici. Ma quei due non lo sanno, dov'è. Partono in una folle corsa all'inseguimento della loro amata. La raggiungono. Le parlano. Non leggiamo le battute che si scambiano. Solo, nell'ultima scena, vediamo le sue magre spalle che si voltano per proseguire la strada. Ed è sempre con le parole dei maschi che il romanzo si chiude: Mi ha detto che Balzac le ha fatto capire una cosa: che la bellezza di una donna è un tesoro inestimabile.
Così la Piccola Sarta Cinese, con le sue scarpine rosa, si ribella. Se ne va. E' la sola che ha veramente sentito quello che c'era scritto nei libri. Potere che nessun regime può arginare.

domenica 20 marzo 2011

Chi si offende tradisce il patto con l'inutile omertà

Qualche anno fa, a qualcuno è venuta l'idea di spruzzare della polvere di cacao nel cappuccino. Come se il cappuccino così com'era non bastasse più. L'idea si è diffusa rapidamente. Dopo poco tempo, quando abbiamo ordinato un cappuccino, il barista ha cominciato a chiederci: un po' di cacao?, con una specie di saliera obesa in mano, già in posizione, e bastava un cenno di assenso per vedere ruotare l'angolazione di pochissimo e una spruzzata di cacao sarebbe piovuta sulla schiuma del nostro cappuccino.
Io ho sempre risposto: no, grazie.  Mi piaceva il cappuccino così com'era (mi bastava, appunto). Ma è evidente che siamo stati in pochi a dire no, visto che questa storia della spruzzata di cacao è dilagata come un'epidemia veritginosa. A tal punto che è diventata un automatismo. Se vai in un bar e chiedi il cappuccino, te lo fanno e ti spruzzano il cacao dentro. Senza più chiedertelo. Sei tu che devi dire che lo vuoi senza cacao.
In poco tempo, l'evoluzione della polvere di cacao nel cappuccino è stata la seguente: prima lo mettevano; poi hanno cominciato a chiederti se potevano metterla; adesso devi essere tu a dire che non la vuoi. Sei costretto a stare in allerta fin dal primo momento, a non parlare più con nessuno fino a quando il cappuccino non sia stato servito senza cacao, come richiesto - altrimenti vale la legge del silenzio-assenso. Non puoi più fare colazione un po' assonnato, perché ti ritrovi la polvere di cacao nel cappuccino.
Quando accade, me lo faccio sostituire; ma non basta. Mi innervosisco, la giornata parte male; mi viene una tensione muscolare dovuta al sopruso che fatico a sciogliere nelle ore successive. Chiedo con aria truce se per caso avevo chiesto il cacao, perché non mi sembrava di averlo chiesto.
E vorrei dire: siete andati troppo in fretta, non tenete conto di chi fa qualche resistenza. Non tenete conto di me. 


Francesco Piccolo, La separazione del maschio.

domenica 10 ottobre 2010

La maggiornaza sta

Perché si crede che la pecora nera sia un individuo al margine che disturba l'ordine costituito?
Ce n'è mica una sola, di pecora nera, in un gregge. Le avete mai viste, le pecore? Beh, le pecore nere sono una minoranza ma basterebbero a creare una rivoluzione.

giovedì 19 agosto 2010

The dark side of the moon

Essere single è: non avere orari; girare per casa scalzi in mutande; poter restare un'intera giornata a letto a leggere senza parlare con nessuno; decidere cosa fare solo un momento prima di farlo; la tranquillità che il rotolo di cartaigienica non sarà mai finito, a meno che non sia stata tu stessa a finirlo; dormire rotolando fra le lenzuola senza il rischio di ricevere pugni in pancia; fare colazione con tutto il caffé che c'è nella moka senza doverlo dividere; scegliere il film da guardare senza litigare.
Essere single è anche: non vedere nessun altro che gira per casa in mutande; trascorrere un'intera giornata a letto a leggere, e basta; l'angoscia che se ti finisce il rotolo di cartaigienica e non te ne sei accorta, nessuno può aiutarti; fra le lenzuola ci puoi rotolare solo quando dormi; non troverai mai la caffettiera pronta, a colazione;
la sera ti devi segliere un film, se non esci.

sabato 14 agosto 2010

Che l'oggi restasse oggi senza domani o domani potesse tendere all'infinito

Liberarsi dai fantasmi del passato è l'unico modo per continuare il viaggio gustando il presente. Ed è un debito di riconoscenza verso amori che ci hanno dato felicità e non meritano di essere trasformati in pesanti e soffocanti catene.

domenica 8 agosto 2010

L'amore conta gli anni a chi non è mai stato pronto

Troppe volte ci hanno detto che l'amore è contro Dio.
E quando poi vogliono insegnarci che Dio è Amore, perché dovremmo crederci?
Se Dio é Amore, ogni amore viene da Dio e nessun amore può essere contro di Lui.

sabato 7 agosto 2010

Prendo la rincorsa, le braccia al cielo. Volo via

Ci sono luoghi e contesti in cui tutto sembra difficile. Qualunque idea, ogni proposta, tutto ciò che accade normalmente altrove, in quei luoghi sembra una conquista da strappare.
E un sottile sguardo di disapprovazione ti si posa addosso. C'è sempre qualcuno che ti guarda come se tu disturbassi, col tuo chiedere, o dire, o pensare fuori dalle righe.
Sono quei luoghi da cui puoi solo andare via.

martedì 3 agosto 2010

Lo schiocco del sole in un campo di grano, non siamo non siamo non siamo

Poi un giorno incontri un cigno. Ed è come fare entrare aria fresca in una stanza che è rimasta chiusa per troppo tempo.

giovedì 29 luglio 2010

E innanzi al mare ad ansimare sto

Il gabbiano vola da solo. E' libero, bianco e leggero. Al tramonto, sfiora le onde gonfie di rosso, mentre la risacca scandisce il suo incedere altero ed elegante.
Il gabbiano solleva con sé i tuoi pensieri, battono con le sue ali i tuoi sogni. Ti innalzi sospinto dal coraggio del suo volo di mare.
Accanto a lui volava un secondo gabbiano. Più prudente. Passava sulla riva, virava per abbassarsi verso il bagansciuga. Poi riprendeva quota. Quasi indeciso se planare leggero come il suo compagno, o restare più vicino alla terra ferma per riposare le piume salate.
Si sono allontanati verso l'orizzonte sfumato.
Poi un punto lontano ha ripreso a muoversi verso la mia direzione. Alto, sicuro. Dominava lo sguardo, il suo batter d'ali. Era il gabbiano che volava più alto. Continuava il suo viaggio. L'altro non c'era più.
Come i gabbiani i nostri cuori. Quando si innalzano verso la meta, la più importante, lo fanno da soli. Non c'è altro modo.

martedì 27 luglio 2010

Se una mattina io mi accorgessi che ci stiamo sopportando

Capita. Non è improvviso, ma improvvisamente te ne accorgi. Che non ci puoi più stare dentro certi binari.
Il tuo lavoro, il tuo matrimonio, la città in cui vivi.
Credo che capiti a tutti.
La differenza sta fra quanti ci restano lo stesso, a soffocare dentro. E chi invece si alza per cambiare.

lunedì 19 luglio 2010

mercoledì 16 giugno 2010

Gli eroi son tutti giovani e belli

Da oggi infrango le regole. Più di quanto non abbia fatto finora. E non mi preoccupa più il non essere accettata da chi solo nelle regole vive. Chi mi ama mi segua, nel vento.

venerdì 11 giugno 2010

Sarà un amore diverso grande come l'universo

Oggi l'Islanda, Paese governato dall'unico esponente politico apertamente gay, approva una legge che equipara il matrimonio omosessuale a quello fra coppie eterosessuali. Ovviamente, poiché la civiltà è direttamente proprozionale alla latitudine, tutto questo è avvenuto con zero voti contrari e senza nessun particolare scalpore. Cioè, agli islandesi tutti ghiacciati è sembrata la cosa più normale, viste le esigenze rinnovate della società, dichiarare legalmente uguali i matrimoni fra "uomini e donne, donne e donne, uomini e uomini".
Ora io penso che in Italia una cosa del genere non succederà mai. Perché qui da noi, proprio nelle stesse ore, si sta approvando una legge per cui certe determinate notizie - magari apprese con intercettazioni, quindi non proprio in modo ovvio - debbono tacersi. Tutto questo sta avvenendo, qui in Italia, con estremo scalpore. Siamo dei caciaroni, si sa. Blateriamo su tutto, spesso addirittura ci limitiamo solo a far chiacchiere. Da noi, per esempio, gli omosessuali c'è qualcuno che li prende a botte. Perché il modo in cui la gente fa l'amore, qui in Italia, è una questione di estrema importanza. Ne dipende il benessere del Paese, la morale, l'economia, forse anche l'ecosotenibilità del pianeta. E allora mentre alcuni progrediscono con sobria dignità, noi scalpitiamo con regredita ignoranza. No, inammissibile. Due donne che si amano, onta e vergogna, danno e pericolo. Picchiamole, che è meglio.

Il cuore non è a due piazze ma è una piazza

C'è solo un tabù che devo infrangere, nella mia vita scombinata da giocatrice d'azzardo. Quello di mettermi al volante della mia macchinetta, e partire. Senza preavviso e senza meta. Avere solo la strada davanti, la musica come compagna e il cielo per mappa. Magari fermarmi dopo cento chilometri, non è la distanza che conta. Ma il gesto. E lo farò. Altroché se lo farò!