giovedì 29 novembre 2012

Convinti che fosse un gioco a cui avremo giocato poco, provate pure a credervi assolti, siete lo stesso coinvolti

Altro pensiero ricorrente di queste settimane è il concorso a cattedra.
Non vorrei parlare neanche del concorso a cattedra.
Ma poi chissà, potrei cambiare idea.
Chiariamo una cosa. Credo che sia una cagata, e pertanto non mi sono iscritta. Punto e basta.
Se mi fossi iscritta avrei avuto le stesse possibilità e le medesime condizioni di vittoria che si hanno con un gratta e vinci.
Da quando c'è il concorso, infatti, io sto comprando i gratta e vinci. Così, tanto per uniformarmi alla massa dei miei illustri colleghi che si affannano con le simulazioni delle prove preselettive. E magari hanno fatto anche il ricorso contro il concorso.
Ecco. Io prendo la monetina e cerco di vincere così. Mi sento più coerente con me stessa.

Anche se voi vi credete assolti siete lo stesso coinvolti

Il mio orgoglio stappa una birra ogni volta che qualche lettore dei pensieri superflui mi fa notare con dispiacere i periodi di assenza dei penseiri superflui. 
In questi giorni non ho scritto perché non voglio parlare di politica. Essendo la politica il pensiero più ricorrente, ho scelto il silenzio stampa.
Non voglio parlare di politica.
Solo una cosa dico. Che qua, altro che profumo di sinistra. Io sento profumo di merda.

Il tuo cuore è un divieto, personale al completo

L'accesso ai miei sogni è vietato al personale non autorizzato.

È arrivato sante Nicola

Non è che io non abbia più pensieri superflui. Tutt'altro...

giovedì 15 novembre 2012

E il cielo sembrava più grande e io mi sentivo già uomo

- Prof, ma quindi quegli insegnanti che ieri non hanno scioperato sono contenti che i politici tagliano i fondi alla scuola?

E non c'è niente da capire

Si può sapere perché il dipendente pubblico, per farsi accreditare quelle quattro lire di stipendio, deve sottostare ad una procedura che manco l'fbi? Farsi identificare dal proprio datore di lavoro, ricevere venti mail con password che poi si annullano a vicenda fino al raggiungimento dell'ultimo codice che però se non rinnovi ti viene annullato e quindi ritorni alla partenza senza passare dal via. Tutto per due miseri soldi che lo Stato segue ovunque vadano. Mentre quelli là si trovano milioni di euro sui propri conti e non lo sapevano.
Qualcosa non quadra.

mercoledì 14 novembre 2012

L'amore non si spiega

Io non capisco nulla né di musica né di vini. Non sono capace di riconoscere un solo odore in un calice di vino, e su uno spartito so distinguere solo le linee dai pallini. Però mi piace bere vino e ascoltare musica. E so dire quale gusto e sonorità mi piace, e quale no. Non so motivare la mia predilezione, essendo io nella totale ignoranza di entrambe le categorie. Però non ignoro i miei gusti. E allora ve lo devo proprio dire. A me Bach mi annoia parecchio.

Chi tene' o mare si accorge di tutto quello che succede

I gabbiani sono bellissimi. Simbolo di purezza e libertà. Profumano di mare. E ora che di fronte al mare ci vivo, il battito delle loro ali è suono di ogni mia ora. Inevitabile amarli. 
Tranne quando ti cacano sul fianco blu della macchina nuova.

domenica 11 novembre 2012

Cosa non mi uccise mi lasciò la forza di vivere

Continuare a desiderare altro.

Però Giovanna è stata la migliore, faceva dei giochetti da impazzire

Io non credo di avere autorità né esperienza necessarie a produrre recensioni dei libri che leggo. Fra i miei pensieri superflui mi piace solo citarli, alcune volte, perché credo davvero che parlino senza bisogno che io li commenti. Tuttavia questa storia delle cinquanta sfumature ricorre; sicché vorrei chiarire la mia posizione in merito.
Non l'ho letta, la trilogia. Ho provato a leggere solo il primo volume, ma poi ho smesso. L'ho trovato uno dei libri più noiosi in cui mi sono imbattuta. E questo non di certo perché leggere di sesso mi imbarazzi, scandalizzi o che. Anzi. Adoro leggere chi scrive bene di sesso.
Bene, appunto.
Mentre questa signora qua delle sfumature, sempre secondo il mio dilettantistico e insignificante parere, bene non scrive. Ha una bella immaginazione (o esperienze mozzafiato, affari suoi), ma non possiede un'altrettanto vivida capacità di metterle sulla pagina.
Non mi soffermerò a parlare dei personaggi che non hanno sviluppo. Giovane rampante bello e ricchissimo, sodomizzato da un'amica della mamma, capo di un impero finanziario a meno di 30 anni. Di lui, oltre a questi brevi cenni, sappiamo solo il colore degli abiti che indossa. Fa sesso estremo, nel senso che (pare, perché io poi non ho letto le perfomance) adopera tecniche di sottomissione della donna, la quale è appunto da lui indicata con il lusinghiero appellativo de La sottomessa. Occhei, alle donne piace essere fisicamente possedute nel senso padronale del termine. Quindi non starò lì a fare un'interpretazione femministica dell'opera. Non sono questi i motivi per cui ho abbandonato la lettura.
Neppure la totale assensa di profilo psicologico dei personaggi è l'elemento che mi è piaciuto meno. Sebbene alla comparsa della madre, che dopo le premesse poteva essere un nodo per comprendere la figura di questo figlio estremo, quando invece si è rivelata la classica cinquantenne che puoi incontrare da qualsiasi parrucchiera di paese, la mia delusione è stata amara. Non lo nego. Tuttavia, superabile.
Anche la piattezza di stile si sarebbe potuta perdonare. Dopotutto non ha pretese di essere un classico, la trilogia delle sfumature. Allora siamo indulgenti con le scene di sesso descritte tutte nello stesso identico modo, con lui che adopera un linguaggio da conferenza mentre scopa. L'unica frase che adombra la realtà di una scena di sesso sfrenato poteva essere: io non faccio l'amore, io fotto. Peccato che è sempre seguita da un patetico e melenso Miss ComeSiChiamaLei. Che secondo me contraddice ruvidamente il ruolo di dominatore che il tizio vuole avere. Ma non voglio fare un trattato di stile.
Perché da un libro così uno non si aspetta molto. Ma un minimo di verisimiglianza perché il patto narrativo funzioni ci deve essere. Oh, mi si perdoni lo sfoggio erudito. Intendevo dire, che su alcuni punti un libro che si presenta come pornosoft non può sbagliare. E allora, il personaggio femminile di questa storia è vergine, quando incontra Mr Gray. Quindi non è mai stata a letto con un uomo. Pare intenzionalmente. Allora non è possibile che la prima volta che lui la spoglia lei gli fa un pompino che dura fino all'eiaculazione, che avviene all'interno della sua bocca. Non è possibile perché un minimo di esperienza nella pratica è necessaria. Altrimenti il senso di soffocamento è tale che, insomma, non ce la fai.
Questa scena è l'ultima cosa del libro che ho letto. Perché una verginella così mi dà fastidio. In quanto, se all'atto pratico riesci a produrti in simili sottigliezze, o sei una bugiarda o hai un gran culo. In entrambi i casi, non sei la protagonista di un libro che ho piacere di continuare a leggere. 

sabato 10 novembre 2012

Avrai un telefono vicino che vuol dire già aspettare

Guardando un cartone con la mia nipotina fra le braccia.
-Zi(z)a, perché se lui è cattivo lei si innamora? 
- Perché l'amore non si sceglie. E allora ti può capitare di innamorarti di uno bravo ma anche di uno cattivo.
Certo, vista con gli occhi di una bambina la cosa deve sembrare una gran cazzata. In effetti. 

No, ti prego non ti insaponare

La cosa brutta della palestra sono gli spogliatoi. Si, lo so che lo dice la parola stessa: servono a spogliarti. Ma a me non piace spogliarmi davanti a un mucchio di gente, del mio stesso sesso. Perché, ovviamente, gli spogliatoi delle palestre sono distinti tra maschili e femminili. Quindi tu ti ritrovi sommersa da tutte queste chiappe al vento che sono molto esibizionismo e poco igiene. E non è per niente bello.
Perché, ecco, io penso che una la doccia se la può fare anche nel bagno di casa sua.

mercoledì 31 ottobre 2012

Passano alcune musiche, ma quando passano la terra tremerà

Ci sono pagine di libro che, allo stesso modo di alcune melodie, hanno il potere di spaccarti il petto e stritolarti il cuore.

Le navi del porto sull'acqua non fanno rumore

Sono molto sensibile agli odori. Mi piace sentirli, riconoscerli, associarli a persone, situazioni, emozioni. Sono particolarmente sensibile agli odori quando cambia la stagione. Il primo freddo, ad esempio. Profuma di lunghe sere, di lana, di vento, di pioggia e legna bruciata. Ieri si sentiva intensissimo, il profumo del primo freddo. E mi ha immerso in un'odorosa nostalgia. Del camino di casa, delle serate di inverno in Calabria, dello stupore della neve, dei libri letti assaporando un mandarino. Nostalgia di un tempo che non c'è più, in un odore.
Perché io amo immensamente ogni cosa che ho qui. Ma ci sono momenti in cui la nostalgia della mia terra è così forte da diventare un male fisico. 
Profumo di abbracci. Così difficili da raggiungere.
Ieri, al profumo intensissimo del primo freddo, sono andata a comprare un mandarino. Ho chiuso gli occhi mentre lo sbucciavo. Ed ero a casa.

lunedì 29 ottobre 2012

Non c'è silenzio con te o gemito che non sia una vittoria

Ma la speranza non è altro che la paura di ciò che più desideriamo, in cui non abbiamo fiducia e a cui non crediamo veramente.

[...]

l'amore, quello vero, è sempre letale. Questa forza truce, che incessantemente crea e distrugge il mondo, non interpella coloro che tocca, non chiede se a loro fa piacere o no, non si preoccupa granché dei sentimenti umani. [...] Dietro ogni vero amplesso c'è la morte, con le sue ombre che sono altrettanto intense e assolute dei lampi di luce della gioia. Dietro ogni vero bacio si nasconde il desiderio segreto di annientarsi, quel senso estremo di felicità che non scende a patti con nulla, la conspaevolezza che il vero modo di essere felici non è mai stato altro che svanire del tutto [...]

Perché il corpo ricorda, per sempre, come il mare e la terra sanno che un tempo erano la stessa cosa.

Sandor Màrai, La donna giusta

Qui ciò che ho basta già o basterà

Quella donna conosceva i segreti della vita, del corpo, della coscienza e dell'incoscienza. Per lei l'amore non era una serie di incontri occasionali, ma un eterno ritorno a un'infanzia a lei familiare, un'infanzia che era insieme luogo natio e festa, la luce rossastra del crepuscolo su un paesaggio e il sapore domestico dei cibi, l'eccitazione dell'attesa, e in fondo a tutto questo la certezza che poi, quando cala la sera e si torna a casa, non bisogna aver paura dei pipistrelli, si torna a casa perché si sta facendo buio e si è stanchi di giocare, e là le luci sono accese, ci aspetta un piatto caldo e un letto pronto. Ecco che cos'era l'amore per Judit.

Sandor Màrai, La donna giusta

sabato 27 ottobre 2012

Buona notte amore mio lontano

Qual era il problema con quella donna? Rancore, vanità. Il più delle volte è questo che cova dietro ogni miseria e sventura umana. E' la superbia, la paura - perché, a causa della loro vanità, le persone non osano accettare il dono dell'amore, ci vuole un gran coraggio a lasciarsi amare incondizionatamente. Un coraggio che è quasi eroismo. La maggior parte delle persone non sa amare né lasciarsi amare, perché è vigliacca o superba, perché teme il fallimento. Si vergogna a concedersi a un'altra persona, e ancor più ad aprirsi davanti a leoi, poiché teme di svelare il proprio segreto... Il triste segreto di ogni essere umano: un gran bisogno di tenerezza, senza la quale non si può resistere. Sono convinto che sia questa la verità.


Sandor Màrai, La donna giusta

E un po' di rosso, routine dentro al bicchiere

Rouge noir è un classico della moda femminile. Naturalmente io non sono esente dalla passione per questo smalto. Perché il rosso è il colore della seduzione. Perché non so quale attrice strafiga in un film cult aveva le unghia dipinte di questo rosso. Ma, soprattutto, perché è lo stesso colore di un bicchiere di vino. Rosso, ovviamente.

Dai diamanti non nasce niente

- Vediamo di ricostruire l'atteggiamento del narratore: perché, secondo voi, evita i posti più turistici di Lisbona e si attarda nei vicoli e lungo le strade comuni della città?
- Perché cerca una birra che costi poco
-Anche. Infatti nei posti turistici i prezzi sono alti per necessità di mercato. Spesso anche per speculazione
- ...
- E poi, per quale altro motivo? 
Sguardi attoniti e annoiati
- Quali vantaggi ci possono essere nel vedere posti non turistici in un paese straniero?
- Risparmiare
- E oltre ai soldi, non ci possiamo guadagnare nient'altro?
- E qual'è il vantaggio di guadagnare altro?
Questa volta sono io che guardo l'uditorio di piccoli discenti con sguardo attonito. Incredulo. E montante di rabbia.
- State dicendo che i soldi sono l'unica cosa importante?
-Sìììììì - coro unanime
Prego il dio della pazienza di riuscire a trovare un tono da amorevole educatore. Rincaro:
- State dicendo che avere l'Iphone5 è più importante che avere un amico?
-Sìììììììììììììììììì
 

Io te lo conservo sempre un posto dentro questo cuore ballerino

Rabbia. Frustrazione. Malinconia. Impotenza. Paura. Dolore. Nostalgia. Per tutti questi motivi si può piangere. Anche in un giorno solo.

giovedì 25 ottobre 2012

Certo se fossi al posto tuo io so già che cosa mi direi

Monti chiede. La Fornero dichiara. Berlusconi annuncia. Bersani sostiene. Grillo minaccia. Alfano replica. La Santanché si mostra contrariata. Renzi contraddice. I sindacati promettono. 
Nessuno dei suscritti verbi, di cui i nostri giornali sono così ridondanti, corrisponde ad un'azione che non sia quella di ciarlare. Fare promesse. Da marinaio, si diceva un tempo. Da parlamentare, si potrebbe dire adesso. Che Schettino mica aveva annunciato che sarebbe morto al posto dei passeggeri. Invece i nostri parlamentari non fanno che annunciare. E i giornalisti, a schiera, tutti a dare eco a queste chiacchiere. E se invece li lasciassimo al buio fino a che parlano? Non puntiamogli i riflettori, che poi l'amore per la prima scena li distoglie dal mantenere le promesse. Monti fa pagare. Fornero insulta. Berlusconi tromberebbe. Bersani quando fermerà i taglia alla scuola poi ce lo fate sapere. Ma solo usando il passato prossimo. Ha fermato. Grillo nuota. Alfano tace. La Santanché va dal chirugo plastico. Renzi guida il camper. I sindacati non si oppongono. Che belli i verbi del fare.

Quando se fa l 'ammore sotto 'a luna come te vene 'capa e di:i love you

Così, tanto per chiarire.
Curriculum è parola latina, neutro singolare. La parola possiede un suo plurale latino che è curricula.  Però nella lingua italiana abbiamo una regola che ci dice di non usare il plurale di parole straniere, o comunque non appartenenti alla lingua italiana stessa. La ragione è che non si saprebbe quale plurale adottare. Quello della lingua di provenienza del lemma, o quello della parola italiana?
Diciamo tutti il computer, che è parola inglese; ma non diciamo i copmuters, che sarebbe l'orignale plurale inglese. Perché in italiano il plurale non si fa con la esse finale, quindi nel dubbio si mantiene la parola a forma invariata mentre il cambiamento di numero è indicato dal diverso articolo. Per cui: il computer, i computer.
Con curriculum è lo stesso.
E' inutile fare i finti latinisti e atteggiarsi a persone estremamente colte. Perché la mia sensibilità linguistica inorridisce ascoltando curricula. Ah già, dimenticavo. Io sono schizzinosa. Non ho buttato nel cesso i miei anni di studio e, pensa tu, pretendo anche di esprimere pareri attingendo alle cose che ho studiato. Quanto sono choosy.

Nostos

Quello che ha detto e fatto Mister B, io non l'ho mai condiviso. Fermo restando questo assioma, è un prodotto che si è sempre venduto al meglio. Da un punto di vista di marketing, di autopromozione, non ne sbaglia una. Coi suoi discutibili e poco eleganti modio, ovvio. Ma sa capire l'atteggiamento vincente e lo adotta. Tipo non presentarsi alle prossime elezioni. Nell'onda di rottamatoria antipolitica, sulla scia dei parlamentari indagati che si moltiplicano a velocità siderali, la gente vuole un cambiamento. E lui, Mister B, non si fa mettere alla porta e annuncia di voler lasciare spazio ai giovani.
Meglio, alle giovani amazzoni.
Che lui senza odor di figa non ci sa proprio stare.
Quindi alla ricerca di queste donne di mitologica memoria da candidare.
Non ditegli che le Amazzoni, quelle vere, erano talmente incuranti della loro sessualità da avere l'abitudine di tagliarsi un seno per essere più veloci nello scagliare le frecce. Non diteglielo, perché le sue di amazzoni ho l'impressione che i seni tendano a farseli gonfiare un po'.
Ma non andiamo troppo per il sottile.
Ci sono queste donne, mai viste prima. Proviamo a pensare che ce ne possa essere, fra loro, qualcuna che un po' di cervello ce l'abbia pure. Questa mattina in tivvù ne ho vista una, che aveva tutta l'aria di riuscire a mettere insieme una serie di frasi di senso compiuto fino a costruire un discorso. Mi stava diventando quasi simpatica. Fino a che non si è incagliata in un insopportabile: noi percorreremo la strada sul quale il presidente B...
Allora, saranno anche amazzoni ma la grammatica italiana continuano a ignorarla.

Bella stronza

Io non lo so se fanno un colloquio ai camionisti e danno loro il posto di lavoro solo se dimostrano di essere sufficientemente stronzi, oppure se è l'automezzo a rendere stronzo l'essere umano. Ma so è che quelli che incontro io, di camionisti, sono tutti stronzi.

sabato 20 ottobre 2012

Si assassinin gli assasini al colosseo

Intervistato sull'iter parlamentare del decreto legge anticorruzione, il signor Monti Mario ha detto che era necessario per non provocare l'indignazione negli altri Paesi.
Già.
Che se aspettiamo l'indignazione degli italiani...

Quel sorriso di plastica mentre fai la ginnastica

Attenzione attenzione. Ho vinto la mia proverbiale e storica pigrizia. Mi sono iscritta in palestra.
 

O con diverse scarpe su una strada sola

In questi giorni sto pensando spesso di voler cambiare lavoro. Per una serie di motivi. Vorrei fare la commessa in un negozio di scarpe a Roma, magari in via del Corso.Vorrei che la mia unica responsabilità fosse quella di scegliere le scarpe giuste per la Polverini. Forse così potrei risparmiarmi tutte le prediche dei governanti e le politiche di tagli. Non ho ancora sentito i ministri lamentarsi di chi vende loro le scarpe, infatti.

Tra due minuti è quasi giorno, è quasi casa, è quasi amore

Nell'epoca del consumismo siamo schiavi della pubblicità. Brevi e geniali spot che hanno il compito, arduo ma essenziale, di creare nei consumatori nuovi bisogni verso oggetti assolutamente inutili, che solo l'azienda produttrice di quei beni può soddisfare. Essere utente della pubblicità vuol dire credere necessario qualcosa di totalmente inutile e ritenere che la propria felicità dipenda dal possesso di quel bene.
Per riuscire in questo scopo, ovviamente, non basta sponsiarizzare un paio di scrape, esempio, e annunciare che senza non vivi. Qualsiasi donna, pur davanti all'oggetto dei suoi più appassionati desideri, non perde il controllo a tal punto. No. La pubblicità ha un linguaggio sottile, totale, fatto di colori, musiche, situazioni rappresentate e messaggi che creano nell'utente identificazione e nel contempo desiderio. Secondo me chi crea gli spot è un genio. Perché per la maggior parte questi spot riescono.
Personalemnte riconosco la mia debolezza al consumismo ma so di non esserne dipendente. A prova di questa affermata libertà intellettuale cito gli spot della prima colazione. Io sono una sacerdotessa della prima colazione. Se ho ospiti a casa, penso prima di tutto a cosa offrire loro al mattino. Ho imparato a preprare torte, per questo. Se non ho pronta una dolce e abbondante colazione per il giorno dopo, non riesco a dormire tranquilla. Eppure. Resisto alla moda degli spot i quali concordano nell'affermare l'importanza di fare colazione insieme alle perone che ami. Sui biscotti che consumo, c'è scritto: Dèdicati a chi ti è vicino, fai della prima colazione un'occasione di incontro. 
Bene. Io non cedo a questa lusinga. Conservo ancora la lucidità necessaria a capire che se porto il caffè e i biscotti a letto al mio uomo, perché faccia colazione con me, alle sei di mattina, lui mi lascia. Non credete a tutto quello cui vuol farvi credere la pubblicità.

Sempre e per sempre

Ho scoperto, mia cara, che la persona giusta non esiste.
Un giorno mi sono svegliata, mi sono messa a sedere sul letto e ho sorriso. Non sentivo più alcun dolore. E improvvisamente ho capito che non c'è nessuna persona giusta. Non esiste né in terra né in cielo né da nessun'altra parte, puoi starne certa.
Esistono soltanto le persone, e in ognuna c'è un pizzico di quella giusta, ma in nessuna c'è tutto quello che ci aspettiamo e speriamo. Nessuna racchiude in sé tutto questo, e non esiste quella certa figura, l'unica, la meravigliosa, la sola che potrà darci la felicità. Esistono soltanto delle persone, e in ognuna ci sono scorie e raggi di luce.

Sàndor Marai, La donna giusta

Di sole e d'azzurro

Sono diaciannove giorni che non scrivo. E' tantissimo tempo. Un tempo in cui qualcosa mi è cresciuto dentro. Non so dire se un vuoto o uno spazio nero che ha assorbito tutto il resto. Ma è stato brutto. Triste e difficile perché mi è sembrato di aver perso il profumo di ogni cosa. Poi stamattina mi sono alzata dal letto e ho deciso che basta così. Perché non deve esistere niente e nessuno che possa avere su di me un tale potere. Ho impiegato la maggior parte della vita vissuta fin'ora a conquistare i colori delle cose. Non li perderò.

martedì 2 ottobre 2012

Se c'è qualcosa da imparare ancora, ce lo dirà

Ieri è stata una giornata di quelle premestruali in cui ti prenderesti a morsi da sola, aggravata dal suo essere lunedì e dall'aver esordito con una pioggia verso la quale eravamo ancora del tutto impreparati. Oggi per fortuna c'era un profumato sole autunnale, e per recuperare buonumore me ne sono uscita nìbel bella a camminare in centro. Volevo comprarmi un libro, così tanto per riconciliarmi col mondo.
Entro nella bella libreria del centro.
Incontro una collega. Una semplice conoscente, ma essenedoci incontrate per lo più alle convocazioni, che sono momenti di degrado umano e umiliazione totale, quando ti rivedi ti senti accomunata dall'intensità che deriva dall'aver condiviso esperienze significative. Lei mi rivolgeva il profilo, parlava con la libraia. Discretamente, mi avvicino. Non volevo interromperla, visto che per me il consulto col libraio ha una valenza sacra e mi disturba non poco essere disturbata o anche solo avvicinata.
Mantenendo la distanza imposta dal pudore, arrivo però nel raggio uditivo della conoscente collega lettrice. La quale stava cercando dei libri per preparasi al concorso. Superato il primo attimo di smarrimento, la sento spiegare che no, non esitono dei testi specifici ma possono andar bene intanto manuali di allenamento ai test di cultura generale.
Io ho girato le spalle e sono uscita. Questa volta con minore discrezione, anzi a passi indignati. Ho perso la voglia di comprare libri. Che può testimoniare lo stato di alterazione emotiva in cui quella scoperta mi ha gettato.
Poi non chiedetevi perché gli operai salgono sui tetti per difendere i loro contratti. Mentre noi insegnanti ce la lasciamo mettere nel culo. Con la rincorsa.

Tempo. Comunque vadano le cose lui passa e se ne frega se qualcuno è in ritardo

Si può sapere perché i pensionati intasano i supermercati alle 12.45 di un normale giorno lavorativo?

Dei centimetri di libri sotto i piedi per tirare la maniglia della porta e andare fuori

Mi piace credere che da insegnanate di lettere posso comunicare ai ragazzini l'amore per i libri. Illusa da questa chimerica ambizione, mi emoziono spesso mentre in classe si legge, si scrive o si parla di letteratura. Coi ragazzini di prima capita di leggere il Decalogo di Daniel Pennac; ironico e acuto elenco dei diritti inalienabili di un lettore, fra cui emerge quello di non leggere. Perché, da che mondo è mondo, ciò che è imposto non piace mai mentre irresistibilmente ci attira la trasgressione.
Allora, i bimbetti possono immaginarsi un loro decalogo per destrutturare, se vogliono, tutta l'idea che gli hanno inculcato dei libri da leggere per forza.
Uno dei nuovi è diventato il mio idolo per aver prodotto la seguente affermazione: io aggiungo il diritto numero 11 che è quello di bere mentre si legge.
Io non so che tipo di bevanda avesse in mente il tondo e paffuto allievo, ma secondo me diventerà un lettore di quelli che possono cambiare il mondo.

Aveva un solco lungo il viso come una specie di sorriso

A noi donne ci raccontano un sacco di balle, da bambine. Sicché poi diventiamo donne adulte che credono a un sacco di balle. Tipo il principe azzurro, così per dirne una. Poi ci dicono che se da ragazze abbiamo i brufoli e da più adulte avremo le rughe, resta inteso comunque che ci sarà un'età di mezzo in cui la pelle del nostro viso sarà morbida come la seta, splendente come la luna, profumata come un giardino di rose.
Balle.
I brufoli si formano ancora quando iniziano a comparire le rughe.
Sono cose brutte.

martedì 25 settembre 2012

E', l'amico è

- Ciao francesca e tanto che non ci sentiamo.
E continueremo a non sentirci, ho l'impressione

Stringimi forte che nessuna notte è infinita

Travolta dallo scandalo, la signora Renata Polverini si è dimessa. Ha detto che il consiglio regionale del Lazio era indegno, quindi lei, da eroina dura e pura, non avrebbe permesso a quel consiglio corrotto di continuare a esistere. Dal canto suo, il signor Franco Fiorito sostiene che lui di rubare non ha mai rubato. A fare due conti veloci, tutti ammettono che ci sono ladri ma nessuno sa chi siano. Una tendenza abbastanza diffusa, ormai, fra i nostri governanti. Berlusca che prontamente interviene a demonizzare le mele marce del suo paniere. Quindi tutti innocenti tranne qualcuno, che nella maggior parte dei casi è un perfetto e fino a ieri sfigato sconosciuto, che sarà radiato da tutta la politica della storia. E pace. Si ricomincia. A metterci nel culo le loro belle facce pulite e profumate.
Mi viene in mente un paragone.
Con la scuola. Che volete farci, questo è l'ambiente umano che osservo con più attenzione e sul quale spero di poter intervenire. In classe, dicevo, capitano spesso situazioni affini. Succede un pasticcio, si fa troppo rumore, si litiga, sparisce qualcosa; e tutti i pargoli si professano innocenti. Tutti ammettono che ci sia un problema ma nessuno sa chi ne sia il responsabile. In simili frangenti, però, un adulto per loro responsabile difficilmente direbbe: è colpa di Pierino; no, non quello delle barzellette. Il cugino del terzo banco, l'alunnetto che fino ad oggi non c'eravamo quasi accorti della sua presenza. E' colpa sua, quindi diamogli una nota, anzi una sospensione, anzi bocciamolo così la classe resta pulita e profumata. Ecco, nessuno farebbe così. Anche a un'insegnante senza esperienza come me viene in mente di dire: siete un gruppo, e se c'è un problema siete tutti responsabili, fosse anche solo per non averlo impedito. 
No, era solo per fare un paragone.

Resta la musica

C'è questa pubblicità, alla tivvù, che si vede uno che suona il piano. Sottofondo di assolo, ovviamente. Che una come me interrompe bruscamente qualunque attività per vedere che succede. Insomma. Lui suona, col capello lungo e disordinato che segue la melodia creata dalle sue mani; un po' artefatto, la verità. Ma ad effetto. Nello spot, poi, si vede un bimbetto che non ho capito esattamente se trattarsi del suddetto piansita da piccolo o di un altro, ma insomma c'è sta creatura che sogna di essere un piansita e deve fare gli esercizi per imparare. Tipo quella roba delle scale con la pallina sotto le mani. Ma lui, il pargolo, ha un'espressione tenace di chi è pronto ad affrontare qualsiasi sacrificio pur di essere in un teatro col suo pianoforte.
Poi, a un certo punto senza apparente logica, si vede una macchina. Una bmw. E la voce che dice: il prezzo dell'unicità è cambiato.
Io magari mi sbaglio, ma mi sembra di aver capito che invece di studiare la musica tu ti compri la macchina e sei unico. Io glielo voglio dire al signor bmw: a parte che c'ho il fidanzato che lavora alla concorrenza quindi la macchina tua non me la compro, ma poi dopo questa pubblicità che ti sei inventato per me puoi anche darti fuoco.

E con le stesse scarpe camminare per una diverse strade

Se c'è una cosa che fa proprio figo, quando sei ministro, è dire che vuoi migliorare la scuola italiana. Tutti a loro modo ci hanno provato. 
Questo di adesso - senza voler spendere parole sulla sua più celebre opera di rimodernizzazione del sistema - ha detto che si attiverà per rendere l'insegnamento della geografia adatto alle società di una scuola multiculturale. Farà in modo, l'eroe dei nuovi mondi, che gli insegnanti affrontino il programma non più alla vecchia maniera ma, quando hanno in classe alunni stranieri, coinvolgendoli, chiedendo loro di parlare direttamente dei loro paesi d'origine.
No, dico, caro ministro: secondo te non ci sarebbe venuto in mente senza ricevere i tuoi lumi?

sabato 22 settembre 2012

Si costerna, s'indigna, s'impegna, poi getta la spugna con gran dignità

Pensiamoci. L'Italia è un paese in cui un consigliere regionale, che già di per sè guadagna cifre indecenti, coi soldi dei finanziamenti pubblici - pagati da noi - si compra di tutto e fa dei festini con gente travestita, da maiale. Roba che non sai se incazzarti di più per i soldi rubati o indignarti per la trivialità dei gesti. E la gente che fa? Apparentemente si scandalizza, ne parla chiunque, ma poi accetta che niente cambi; e quella, la Polverini, non solo non si dimette ma verrà rieletta. Sentiammè.
Poi l'Italia è un paese in cui un altro presidente regionale, omosessuale dichiarato, dice di voler avere un figlio e vuole promuovere una legge che lo permetta. E la gente che fa? Ne parla poco, che non si sa che posizione prendere; meglio non fare scandali. E quello, Vendola, è sicuro che non lo elegge nessuno.
Pensiamoci.

Il tuo bambino se ci credi nascerà

Razionalmente, io sono contraria alla violenza ed alla vendetta.
D'istinto, però, a sentire che a 23 anni, alla vigilia del parto, il padre del bambino se la squaglia e lei gli lancia addosso dell'acido muriatico, ecco, d'istinto mi viene da dire che ha fatto bene. 
Donne, se fate un figlio sappiate che sarete voi a doverlo crescere. Pressocché da sole.

Benvenuti a Babilonia

Sì sì, questa nuova macchinetta della Mercedes mi garba non poco. Mi piace l'aspetto. Che sarà tecnicamente poco significativo ma vuoi mettere? Mi piace guidarla. Va che è uno spettacolo. E poi, mi piace perché mi somiglia. In quanto è contraddittoria, cambia idea ogni due minuti. Se il display ti suggerisce di salire di marcia, infatti, prende subito velocità; e immediatamente la voce della signorina ti intima di osservare i limiti. Perché è intelligente, vede i limiti sulla strada che stai percorrendo. Ed è lunatica, appunto. Non si decide. Cosa faccio, metto la sesta marcia o rispetto i limiti? Solo chi non ha le risposte agli amletici dubbi può guidarla.

E chi dice che Masaniello poi nero non sia più bello

Non mi stupisce che in un supermercato qualcuno tenti di usare una porta di servizio per uscire. Certo, non si apre col sensore, roba che ormai ovunque ti si spalancano le porte davanti al solo passaggio, soprattutto le porte dei negozi. Certo, ci sono esposte le bici in offerta davanti. Ma uno può essere distratto e non mi stupisce che tenti di uscire dalla porta di servizio. Abbastanza normale anche che, se la distrazione si ripete, qualcuno metta un avviso sulla porta. Se la città comprende una popolazione multietnica, l'avviso in caratteri arabi lo trovo un gesto di integrazione. Ma il cartello in napoletano, accanto a quello in arabo, per dire che no, quella non è la porta, o è una presa per culo o è razzismo. A meno che non si possano esibire le prove scientifiche che ad usare in modo scorretto quella porta siano e saranno esclusivamente partenopei e magrebini.

Al primo autogrill c'è chi festeggerà

La tua vita vale più di un sms. Non distrarti alla guida.
Il tizio che lavora per la società autostrade della Liguria deve essere un poeta. Peccato solo che vederti lampeggiare sulla testa un verso di simile altezza artistica porta quasi inevitabilmente a distrarti.

Ripeterei tutto quello ch'è passato

Io non lo so come si sceglie la data per sposarsi; può essere, magari, che i due innamorati abbiano un giorno per loro significativo e dicono: questo sarà il giorno del nostro matrimonio. Così poi, nel tempo, quello stesso giorno sarà il loro anniversario. Ogni anno lì, a ricordarti come hai scelto di vivere in due.
Tuttavia - ma si tratta solo di un'ipotesi - potrebbe succedere che quel giorno per te significativo non sia possibile celebrare l'unione, che magari la chiesa è occupata. O la sala per il ricevimento. In tal caso, suppongo, il gentile ristoratore o il solerte parroco propongono alla coppia una soluzione alternativa. Tipo se il due settembre non è possibile potreste fare il ventiquattro. Si va bene, vada per il ventiquattro. I due promessi, allora, si uniscono in matrimonio il ventiquattro settembre, e ogni anno, fino a che divorzio non li separi o tradimento non glielo faccia dimenticare, festeggeranno un anniversario scelto dal gentile ristoratore o dal solerte parroco.
Ecco. Io festeggio l'anniversario il giorno che per la prima volta ci siamo amati. Il giorno in cui l'amore ha deciso di unire le nostre vite. Così, col passare del tempo, ogni volta che torna quel giorno saremo felici perché abbiamo scelto di proseguire insieme.

giovedì 20 settembre 2012

Non c'è più rispetto

Dopo la pubblicazione, sui giornali, delle foto ritraenti le feste organizzate da Fiorito, Berlusconi convoca d'urgenza tutti i membri dei consigli regionali Pdl. Per intimare che non si verifichi più.
Che non si verifichi più un festino con donne travestite cui lui non sia invitato. Ecco.

domenica 9 settembre 2012

Blu come i tuoi occhi a cui raramente sfuggirò

La scuso di comparire nell'idea che ho di lei.
Quello non è il mio amore, è soltanto la sua vita.
Io la amo come amo il tramonto o il chiardiluna, desiderando che quel momento si fermi, anche se di quel momento posseggo appena la sensazione di possederlo.


F. Pessoa, Il libro dell'inquietudine

martedì 4 settembre 2012

Strano il mio destino

Nei miti antichi si parla di sacerdotesse, profetesse, sibille che emanano oracoli mescolando a casaccio le parole. L'essenza del mistero ispirato consiste, secondo quel genere di miti, nella combinazione della parole; che era poi anche la paraculata dell'oracolo stesso, perché se poi non si avverava potevi giustificarti che l'avevi interpretato male. Il più noto esempio di oracolo combinatorio è la risposta della Sibilla all'eroe che le chiede se vincerà la guerra. La dea risponde con le seguenti parole: battaglia, vivo, dalla, tornerai, temi, non. Che, ognuno lo capisce, può significare le due cose a seconda all'ordine che si sceglie di dare alle parole.
Perché mettere le parole nel giusto ordine è importante. E la licenza poetica di articolare frasi sconnesse non è concessa se non sei, appunto, una sacerdotessa, profetessa o sibilla del mito. La venditrice ambulante che aveva il suo banchetto sul lungomare di Santa Maria di Leuca quest'estate, forse ci si sentiva un po' profetessa. Perché a publicizzare la sua attività campeggiava un cartello giallo con la seguente frase scritta a caratteri cubitali neri: si eseguono braccialetti col nome al momento.
Nel senso che se poi tu un momento dopo cambi nome, puoi fare un altro braccialetto.

Allegro ma non troppo

Stamattina in radio publicizzavano un concorso per un posto come clarinettista nell'orchestra della Rai. Ho deciso che parteciperò. No, non so suonare il clarinetto. Non so suonare nessun altro strumento. A dire il vero non sono neppure in grado di leggere uno spartito, ma posso impegnarmi, studiare, imparare. Ed evitare così l'umiliazione di continuare a fare concorsi ed essere esaminata su qualcosa che credo di saper fare da tempo.

lunedì 3 settembre 2012

Se avessi soldi ti porterei ogni giorno al mare, se avessi tempo ti porterei ogni giorno a far l'amore

Invece sono solo un banale cacasotto tutto fumo e niente arrosto. Quindi, cara, l'unica cosa che posso dare sono un po' di belle parole. Con adeguata parsimonia, comunque.

lunedì 27 agosto 2012

Maturità t'avessi preso prima

C'hanno fatto un film. Che un gruppo di quarantenni veniva convocato dal liceo frequentato perché bisognava rifare gli esami di maturità. Era una commedia ispirata ad uno dei più ricorrenti incubi da ansia, ossia dover superare nuovamente un ostacolo già oltrepassato.
Ma, come diceva quello là, non c'è nessuna espressione artistica che non trovi, prima o poi, attuazione nella realtà. Sicché ti svegli una mattina -anzi, personalmente mi è successo una sera prima di andare a dormire, ancor più affine agli incubi da commedia all'italiana - e l'illustre signor ministro ti comunica che devi rifare un esame già fatto.
E si, perché non l'ho sentito dire in maniera abbastanza chiara. Tutti i mila docenti cui sarà rivolto il concorso a cattedra, lo stesso esame l'hanno già fatto. Oddio, se proprio vogliamo essere pignoli, noi della SSIS ne abbiamo fatto molteplici. Nello specifico: un esame di ammissione, articolato in 3 prove; una serie di esami in singole discipline lungo 3 anni di studio; un esame finale per conseguire l'abilitazione. Siamo risultati idonei a tutti questi esami. Però, si, ecco, la cattedra promessa non c'era più. Pazienza, aspettate. Ok, aspettiamo. Nel frattempo uno magari ha anche lavorato, quindi rispetto al precedente livello di preparazione - già più volte ritenuto idoneo, ripeto - ha in più anche l'esperienza in classe. 
E invece scatta la commedia all'italiana. Dobbiamo fare un altro concorso. 
C'aveva ragione quello là, la vita reale supera sempre i peggiori incubi.

giovedì 9 agosto 2012

Che ha a che fare coi giganti e coi santi in processione

Faccio i conti con la realtà della mia terra. Terra in cui fare qualunque cosa è difficile il doppio. C'è sempre una mano che ti frena, un ostacolo che ti rallenta, un imprevisto da gestire. Per ataviche ragioni sepolte nelle pieghe della storia. Che ti portano, poi, a perdere il gusto e la voglia. Quando devi sprecare troppe energie per muovere un passo, continuerai comunque a camminare; coraggioso, orgoglioso, innamorato della tua terra. Ma le energie che ti sono servite per camminare ti toglieranno la voglia e la forza di danzare.

martedì 7 agosto 2012

Onda su onda

Parlano di ondate di caldo. Quest'anno per le ondate di caldo al sud hanno scelto nomi mitologici. Ma ora che sono qui a prendermelo tutto, questo bel caldo epico, secondo me ondate proprio non ce ne sono. Nel senso che secondo me è sempre caldo uguale. Senza tregua. Ma parecchio, caldo.

domenica 5 agosto 2012

E' giusto quel che dici ma i tuoi calci fanno male

Non sono classista con le letture. Una persona che legge richiama sempre la mia attenzione, mi rapisce. Sono incuriosita da un libro letto, di qualunque tipologia e genere esso sia; è sempre un viaggio della fantasia, un'elevazione della mente. Che poi, in tutta onestà, una donna sdraiata in spiaggia che legge Coelho è probabilmente più affascinante e vicina alla normalità di un'altra che legge Dostoevskij. Insomma, per dire che si legga quel che si vuole, purché si legga.
Tuttavia l'altro giorno nella mia spiaggetta calabra avevo come vicini dei tizi che non hanno dato buona testimonianza alle letture disimpegnate. E' accaduto che ci fossero un'allegra famigliola, perfettamente composta da padre in acqua con due discendenti, e madre in spiaggia sdraiata a leggere. Che a guardarlo così, era un quadretto proprio ideale. La madre, ogni tanto alzava lo sguardo dalle pagine del libro dal quale sembrava molto appassionata, e controllava che ai suoi pargoli non succedesse nulla. Ad un certo punto la sento esclamare: -Attenti, che ci sono i cavalloni!
Ora, non so se tale ardita metafora sia comprensibile in tutta la lingua italiana; ma per una madre calabrese i cavalloni sono le onde alte. Il mio primo istanto è stato alzare gli occhi dal libro che anch'io stavo leggendo - Dostoevskij, per carità!- e controllare se il mare si fosse gonfiato improvvisamente senza che io me ne fossi accorta. E in realtà no. C'era solo un rifrangersi dell'acqua sulla battigia, a stento si formava la spuma bianca. La mia sensibilità linguistica è stata lievemente infastidita da questa iperbole. 
Dopodicchè la signora si rimette a leggere. A me capita che quando vedo qualcuno leggere devo rispondere all'istinto compulsivo di guardare il titolo del libro. Ecco, questa signora qua aveva un volume della collana Harmony. 
Che io non disprezzo, per carità. Però non ho potuto non constatare che insomma, di cavalloni non se ne vedevano davvero. Quando i bambini arrivano dalla madre, e avevano finito di fare il bagno, la figlietta femmina urla: - mamma, sono arrivata fino alla bolla! -
- Brava amore - risponde la genitrice.
Era la boa.

Ma Venere riappare sempre fresca dalla schiuma

Così passano i giorni nella mia terra madre. A dominare è un unico fattore: il caldo. Ne fa così tanto, che l'unica azione che riesco a compiere con entusiasmo è andare sotto la doccia.

mercoledì 25 luglio 2012

Vissi d'arte, vissi d'amore

Quando dormo molti sogni esco per strada con gli occhi aperti, ancora con la traccia e la certezza dei sogni. E mi meraviglio del mio automatismo del quale gli altri non si rendono conto. Perché passo per la vita di ogni giorno senza lasciare la mano della nutrice astrale, e i miei passi per strada sono concordi e consoni a oscuri disegni dell'immaginazione di dormire. E per la strada cammino sicuro; non vacillo, rispondo bene; esisto.
Ma quando c'è un intervallo e non devo vigilare il corso della mia marcia, per evitare i veicoli o non disturbare i pedoni, quando non devo parlare a qualcuno  né entrare in un portone vicino, mi abbandono di nuovo alle acque del sogn come una barca di carta piegata agli angoli; e di nuovo ritorno all'illusione languida che mi aveva cullato la coscienza vaga del mattino che nasceva fra il cigolio dei barrocci carichi di legumi.
Ed è allora, nel mezzo alla vita, che esistono grandi schermi per il sogno. Scendo una strada irreale della Baixa e la realtà delle vite che non esistono mi avvolge teneramente la fronte come un panno bianco di reminiscenze false. Navigo nel disconoscimento di me stesso. Dove non sono mai stato, là ho sempre vinto. Ed è una brezza nuova questa sonnolenza con la quale posso camminare, piegato in avanti nella marcia sull'impossibile.
Ognuno ha il suo alcool. Io ho alcool abbastanza nell'esistere. Ubriaco di sentirmi, mi aggiro e cammino con siucrezza. Se è l'ora, rientro in ufficio come qualsiasi altro impiegato. Se non è l'ora d'ufficio, vado al fiume a guardare il fiume, come una persona qualsiasi. Sono uguale. 
E al riparo di questo fatto, cielo mio, mi faccio costellazione di nacosto e ho il mio infinito. 


Fernando Pessoa, Il libro dell'inquietudine

martedì 24 luglio 2012

Meravigliosa creatura

E vabbè, al mare a mettersi seminude sono le donne. Quindi trovi una eterogenea vastità di tette al vento. Che per gli uomini può essere anche divertente, io credo. Oggi, però, c'era uno. Un bel ragazzo, alto, bruno, ben fatto. Arriva in spiaggia abbastanza tardi, con l'aspetto di quello che ha appena finito di far qualcosa ed è sceso a nuotare. Aveva un paio di pantaloni lunghi, infatti. Una borsa a tracolla color corda. Ne estrae un costume. Si slaccia i pantaloni, e se li abbassa. Insieme ad essi, tira via anche le mutande. Così da rimanere, questo bel ragazzo alto moro ben  fatto, completamente nudo. Poi si è messo il costume, si. Ma intanto io ho pensato che a questo mondo c'è giustizia.

Arrivederci mostro

Qualcuno mi spiega perché, quando cerco parcheggio e trovo una macchina che si accinge a liberarne uno, si tratta sempre di una mamma con bambino, che quindi ha sì aperto lo sportello, ma prima di partire deve sciogliere il bambino dal passeggino, convincerlo a sedersi in macchina, allacciare le cinture di sicurezza al bambino, richiudere il passeggino, riuscire a infilarlo nel portabagagli, e se tutto questo avviene senza intoppi, finalmente liberare il parcheggio?

A volte sei una spiaggia libera, a volte un rischio da evitare

Dovrebbero fare tipo una legge che vieti alla gente di urlare in spiaggia. E passi i bambini, che pure sono parecchio fastidiosi ma quelli urlano ovunque, e poi si manifestano subito nella loro ontologia di mostri urlatori; sicché tu, arrivando in spiaggia, puoi scegliere un posto lontano dalle soavi creature. C'è da dire che i bambini hanno degli orari, per andare in spiaggia, che coincidono poco con i miei. I bambini, in conclusione, sono gli esseri meno pericolosi, in spiaggia.
Gli adulti no. Per loro ci vorrebbe una legge: si prega di moderare il tono di voce, abbassare il volume delle suonerie ai propri cellulari, non rompere le balle con discorsi riguardanti la politica, l'economia, la cirsi, lo spread (che tanto non lo sai cos'è, inutile che ne parli in spiaggia). 
La galleria umana di gente che avrei volentieri annegato nell'acqua ha toccato oggi il suo culmine con due signore, di età avanzata, pelle abbronzata e perciò ancor più grinzosa, di quelle che si mettono a mollo nell'acqua con i cappelli. Parlavano, parlavano, parlavano. A rendere ancor più grave il reato da loro commesso - sempre che ci fosse la legge - c'era l'orario. Erano le 19.30; quando il sole inizia a calare e amplifica i colori, quando il blu è perfetto, lo specchio dell'acqua quasi incontaminato, la gente che inizia ad andar via e le ombre che si intravedono a contrasto con la spuma, sulla battigia. E' un momento in cui puoi confonderti con il mare. Ma queste due baldracche parlavano, e urlavano. La loro conversazione è arrivata a cotali vette di acume: sostenevano che i tedeschi non possono far pagare a noi il loro debito (?!) anche perché mangiano tantissimo; una c'era stata, in Germania, e noi altri non possiamo capire quanto mangiano.
Ecco, se serve io scrivo una lettera alla Merkel: la fa lei questa legge, signora Angela? Visto che le dano parecchio retta ultimamente.

lunedì 16 luglio 2012

sabato 14 luglio 2012

Acqua nell'acqua

Io non so nuotare. E non so nemmeno ballare. Nel senso che non conosco la tecnica per praticare nessuno stile notatorio, né tantomeno so muovere i piedi in modo che il mio movimento somigli anche lontanamente a un passo di danza. Però mi piace, muovermi seguendo l'onda blu e il ritmo della musica. E non mi piace pensare, quando il mio copro è abbandonato all'acqua e alla musica. Sono due momenti per me sacri. E' come pregare. Rinunciare ad avere il controllo razionale di te e affidarti a qualcosa che ti porta, ti trascina, ti solleva, ti fa battere i piedi a terra e muovere braccia e gambe contro le onde. E allora credo che dover pensare ad una tecnica, per nuotare e danzare, mi rovinerebbe il piacere puro e totale di abbandonarmi alla musica e all'acqua.

Schiuma di cavalloni pazzi che si inseguono nel mare

A me non piace il calcio, neppure guardarlo per televisione, quindi è evidente che non potrò mai capire il divertimento che hanno provato quattro ragazzi - anche carini, di quell'età indefinita fra i 18 e i 25 quando i maschi credono di essere irresistibili amatori ma sono ancora indefinibili idioti - sulla spiaggia, con il mare gonfio, a lanciare calci ad un pallone per farlo allontanare sulla cresta dell'onda e aspettare che l'onda stessa glielo riportasse.

Fammi andar via

Questa notte ho fatto un sogno. Di quelli talmente veri che sono accompaganti dalle sensazioni fisiche. Ho sognato che facevo qualcosa, qualcosa sulla quale sto riflettendo abbstanza in questi giorni. E, dopo averla fatta, mi guardavo allo specchio e il mio volto iniziava ad invecchiare, velocemente; si ricopriva di rughe, profonde, numerose, diramate. Ho visto il mio volto da vecchia.
Ora se diventare vecchia vuol dire - come credo - acquistare saggezza, è evidente che devo fare quello che ho sognato.

mercoledì 11 luglio 2012

Vorrei incontrarti fra cent'anni

Quello vince di nuovo. E non dite che non vi avevo avvisato.

lunedì 9 luglio 2012

Nothing else matters

Puoi impegnarti in tutto, ma c'è solo una cosa che fa funzionare la coppia. Il sesso.

sabato 7 luglio 2012

Vivevo come la luna tra fasi alterne e calanti ed esplosioni crescenti

Tanto, faccio tutto da sola. Il bello e cattivo tempo del mio cielo. In fondo, dipende solo da me. Ed è naturale.

C'era una volta in America

Ma le ragazzine che ostentano diversi modelli di questo bikini con la bandiera statunitense, lo sanno di portare indosso il simbolo delle guerre neocoloniali, della globalizzazione che uniforma culture e sitili di vita, del capitalismo sfrenato e impositivo, dell'imperialismo finanziario, della pena di morte, o no?

venerdì 6 luglio 2012

A forza di essere vento

Una parola. Una pagina. Un profumo.
La sensazione dolce del sole sulla pelle.
Essere acqua nei pensieri.
E camminare. Sentirti libera di andare.
Capace di creare spazi comuni che scaldano il cuore.
Una parola. Un'altra pagina. Un altro profumo.
Casa. 
La mia mente si posa. Si placa. Riposa.
Gode, la mia mente, della quiete sicura che dà il cuore.
Ma poi, sente il bisogno di andare. 
Di ritrovare fremiti di pelle sconosciuta.
Andare. Tornare. 
Restare. Cambiare. 
Quando sei vento, la tua strada sono le onde.
La tua casa le nuvole.
L'unica forma che puoi mantenere è la forma dell'acqua.

giovedì 5 luglio 2012

Navigando il mare, navigando il cielo, navigando il cuore

Una delle cose belle dell'estate è il profumo di mare che ti resta sulla pelle. Mi piace vedere le persone, alla sera, fresche di doccia, coi vestiti scollati e colorati, che però il blu marino gli resta ancora addosso. Adoro essere io, una di quelle persone. Mi piace restare in spiaggia fino a bermi il tramonto, poi tornare a casa, lavarmi via il sale ma non il profumo. Gustare quella sensazione di appagamento e appartenenza alle acque, che fa estate e lava via i pensieri.
Oggi, il pomeriggio si era aperto con le nuvole in cielo. Sembrava grigio, si mostrava fresco. Allora, per una serie di motivi, ho pensato che sarei uscita in centro a camminare; sicché mi sono messa sotto la doccia nel primo pomeriggio. Mi lavo, mi profumo; esco dal bagno tutta bella soddisfatta, e c'era il sole. Ma un sole che le nuvole di poco prima sembravano un miraggio. Che potevo fare, io? Mi sono vista costretta a scendere in spiaggia. 
Così adesso sono salita da spiaggia e ho tutto il mare addosso. Non sarò fresca di doccia, non metto vestiti scollati e profumati, perché resto in costume. Ma sono felice lo stesso.

Chiudimi a chiave quando mi hai dentro

Conosco delle coppie che sostengono di non litigare mai. Secondo me, mentono.

Se entri chiedimi il permesso

Continuo a ripetere lo stesso errore. Condizionarmi la vita per le persone che amo. E poi me ne pento. Dovrei imparare a pensarci prima.

Quella parte di noi che l'infinito nasconde

C'è qualcosa, dentro ognuno di noi, che deve rimanere segreta. Non soffocata. Ma lo spazio che chiede non può essere condiviso, neppure con chi abbiamo più vicino. Solo qualche anima, dentro cui rifulge lo stesso bagliore, può comprenderne gli sprazzi. Ma poi tutto deve tornare alla normalità. Altrimenti si affonda nell'oceano.

mercoledì 4 luglio 2012

Quando il mio punto esclamativo piegò la schiena come un'ansa e interrogativo diventò

E così vorresti fare lo scrittore?
Se non ti esplode dentro
a dispetto di tutto,
non farlo
a meno che non ti venga dritto
dal cuore e dalla mente e dalla bocca
e dalle viscere,
non farlo.
Se devi startene seduto per ore
a fissare lo schermo del computer
o curvo sulla macchina da scrivere
alla ricerca delle parole,
non farlo.
Se lo fai solo per soldi o per fama,
non farlo
se lo fai perché vuoi
delle donne nel letto,
non farlo.
Se devi startene lì a
scrivere e riscrivere,
non farlo.
Se è già una fatica il solo pensiero di farlo,
non farlo.
Se stai cercando di scrivere come qualcun altro,
lascia perdere.
Se devi aspettare che ti esca come un ruggito,
allora aspetta pazientemente.
Se non ti esce mai come un ruggito,
fai qualcos’altro
se prima devi leggerlo a tua moglie
o alla tua ragazza o al tuo ragazzo
o ai tuoi genitori o comunque a qualcuno,
non sei pronto.
Non essere come tanti scrittori,
non essere come tutte quelle migliaia di
persone che si definiscono scrittori,
non essere monotono o noioso e
pretenzioso, non farti consumare dall’autocompiacimento
le biblioteche del mondo
hanno sbadigliato
fino ad addormentarsi per tipi come te
non aggiungerti a loro
non farlo
a meno che non ti esca
dall’anima come un razzo,
a meno che lo star fermo
non ti porti alla follia o
al suicidio o all’omicidio,
non farlo
a meno che il sole dentro di te stia
bruciandoti le viscere,
non farlo.
Quando sarà veramente il momento,
e se sei predestinato,
si farà da sé e continuerà finché tu morirai o morirà in te.
Non c’è altro modo
e non c’è mai stato

  C. Bukowsky

Just my immagination

Temo sia normale, invecchiando. Che ti viene la nostalgia del tempo trascorso. Io è da qualche giorno che vorrei tornare indietro nel tempo. Quando si facevano i falò sulla spiaggia, con le chitarre e le birre. Quando ti si fermava il cuore in attesa che un telefono squillasse. Quando per fare l'amore dovevi nasconderti nelle macchine. Nostalgia delle persone che il tempo ha sfumato. Di chi ero e non sono più.

Ma io e te ci incontriamo nella mente

Non riesco comunque a liberarmi dalle parole,
e sono come ingannata dall’uso stesso del linguaggio

martedì 3 luglio 2012

Io e me

[...] tutti gli uomini nascono aristotelici o platonici, cioè razionali o irrazionali: le opinioni e le interpretazioni difficilmente interesseranno i primi, e i fatti e le dimostrazioni non convinceranno mai i secondi.

Piergiorgio Odifreddi, Il matematico impertinente

Se uno capisce un altro è perché è arrivato il momento, non certo perché quella persona desiderava tanto che l'altra lo capisse.

Murakami Haruki, Norwegian wood

Tu dimmi quando quando quando

E poi arrivano quei giorni in cui il tuo unico dilemma potrebbe essere: cucino prima di andare al mare, o preparo quando salgo dalla spiaggia?

lunedì 2 luglio 2012

La donna è mobile

Non serve che tu ti nasconda. So dove sei.

I giorni

Temiamo il vuoto perché sfuma tutto ciò che non è essenziale. Per lasciarci soli, nel silenzio, di fronte a quello che siamo veramente. Difficile da tollerare.

domenica 1 luglio 2012

La tua eleganza non è un punto cruciale

Ok. La gente che passa l'inverno ad ammazzarsi nelle palestre poi sulle spiagge si vede. Sono  belli. Fighi. Quasi perfetti. 
Io no.

sabato 30 giugno 2012

Noi sereni e semplici o cupi e acidi

Una vita all'istante.
Spettacolo senza prove.
Corpo senza modifiche.
Testa senza riflessione.

Non conosco la parte che recito.
So solo che è la mia, non mutabile.

Il soggetto della pièce
va indovinato direttamente in scena.
Mal preparata all'onore di vivere,
reggo a fatica il ritmo imposto dell'azione.
Improvviso, benché detesti improvvisare.
Inciampo a ogni passo nella mia ignoranza.
Il mio modo di fare sa di provinciale.
I miei istinti hanno del dilettante.
L'agitazione, che mi scusa, tanto più mi umilia.
Sento come crudeli le attenuanti.

Parole e impulsi non revocabili,
stelle non calcolate,
il carattere come un cappotto abbottonato in corsa -
ecco gli esiti penosi di tale fulmineità.
Poter provare prima, almeno un mercoled',
o replicare ancora una volta, almeno un giovedì!
Ma qui già sopraggiunge il venerdì
con un copione che non conosco.
Mi chiedo se sia giusto
(con voce rauca,
perché neanche l'ho potuta schiarire dietro le quinte).

Illusorio pensare che sia solo un esame superficiale,
fatto in un locale provvisorio. No.
Sto sulla scena e vedo quant'è solida.
Mi colpisce la precisione di ogni attrezzo.
Il girevole è già in funzione da tempo.
Anche le nebulose più lontane sono state accese.
Oh, non ho dubbi che questa sia la prima.
E qualunque cosa io faccia,
si muterà per sempre in ciò che ho fatto.

Wislawa Szymborska, Una vita all'istante 

Tra le vertebre di vetro e schiuma urla di leoni le onde

Lavorare un intero anno per godere a pieno di questo momento. Quando hai davanti a te solo il mare, e azzurre ore da riempire di libri. Quelli importanti, che si leggono d'estate. Un Dostoevskij, tra gli altri. Profumo di sabbia nascosta fra le pagine.

venerdì 29 giugno 2012

L'umano fracasso contamina il fiato dell'universo

Perché mai il cittadino medio dovrebbe telefonare ad un numero verde per chiedere consigli su come difendersi dal caldo? Cosa ci si aspetta che rispondano, quelli del numero verde?

martedì 26 giugno 2012

I tuoi occhi me li han ridati sempre

Le persone sono fuori dal tempo, gli incontri non hanno bisogno del corpo. Ci si trova, ci si riconosce. Anche se ci si è già incontrati ci si ritrova. Ci si riconosce. E la pelle risponde con gli stessi brividi. Recitiamo una parte. Attori con la medesima maschera sul palcoscenico delle nostre vite universali. Abissi siderali in un vortice di infinito.

venerdì 22 giugno 2012

E dopo centomila ore non c'è un minuto di più

Il fatto che si voglia bene a qualcuno e che si abbia piacere di passare del tempo insieme, non vuol dire che si abbia piacere di stare insieme in qualunque momento.

Papaveri e papere

Le insegnanti, tendenzialmente, sono delle bagasce.

mercoledì 20 giugno 2012

Notti magiche inseguendo un goal

- Nonno, non ti sembra di esagerare con questa televisione?
Elena, 4 anni. A mio padre che guarda gli europei di calcio.

Ti leggo nel pensiero

Una delle maggiori difficoltà degli uomini sta nell'interpretare e aiutare una donna che parla dei propri stati d'animo. Per la donna, l'ostacolo più arduo consiste nell'interpretare e aiutare un uomo che non parla [...]
Le donne pensano ad alta voce, rendono partecipe l'ascoltatore interessato delle loro scoperte interiori. Capita di frequente che una donna scopra ciò che vuole dire semplicemente parlandone. Gli uomini, invece, elaborano le informazioni in modo molto diverso [...] può capitare che se non ha a disposizione informazioni sufficienti per elaborare una risposta, un uomo non reagsica affatto.

John Gray, Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere.

Saggio sulla diversità genetica e psicologica fra maschi e femmine. Dice, lo scrittore, che riflettere su tale diversità è fondamentale per avere relazioni di coppia positive e non conflittuali. Interessante lettura. Ma, in tutta sincerità, stando a quanto dice ti viene piuttosto voglia di restartene da sola. Universi paralleli che possono incontrarsi solo con sforzo di comprensione e adattamento. E allora, chi te lo fa fare? 

martedì 19 giugno 2012

In funzione di nessuna logica

Il fatto che io faccia le cose diversamente vuol forse dire che le faccio in maniera anormale. Ma chi l'ha definita, la norma?
Io non ci voglio stare dentro.
 

Un vecchio e un bambino si preser per mano

Alunna: - Prof, si deve fare l'aifon
Alunna: - Prof, che cellulare ha?
Io, mostrando il mio cellulare: - ...
Alunno: - Come quello di mia nonna!

venerdì 15 giugno 2012

Ad ogni donna pensata come amore in un attimo di libertà

Cosa spinge le donne a svenire ai piedi di chi le fa soffrire?

Voglio volere

E se mandassi tutto a fare in culo?

mercoledì 13 giugno 2012

Tuo padre sembra Dante e tuo fratello Ariosto

Domani iniziano gli esami di terza media. I miei alunni hanno il tema. Mi chiedo quanti ausiliari sbagliati mi toccherà correggere, poi.

Non mi chiedi mai il giorno che sarai mia sposa

Io si sa che i matrimoni non mi piacciono. Però alle volte può capiatre che essi siano per me motivo di - occasionale - diletto. Tipo quando sulla pagina del feisbuc ti compaiono le foto di qualche amica tutta agghindata in bianco, e tu dici: toh, si è sposata.
Ma non è questo il diletto.
Esso subentra quando vai femminescamente a sbriciare il profilo del suo marito, così tanto per vedere che faccia abbia. E ci leggi: situazione sentimentale, in una relazione complicata.
Ecco, io lo dico che è meglio non sposarsi. Si risparmiano anche un sacco di soldi.

domenica 10 giugno 2012

Ce l'hai scritto che il futuro non ti viene come vuoi

Caro Dio, 
avevo espresso il desiderio di voler trascorrere la domenica immersa nella musica e nell'ozio. Poi, considerando che il bucato sporco sparso in casa fra poco assume vita propria, mi sono fatta coraggio e ho messo una lavatrice.
Ora, ho bisogno di un favore. Perché non voglio per forza fare faccende ascoltando musica, potrei anche cantare per conto mio. Però, scegli: o mi concedi che il lettore smetta di farmi saltare i cd, oppure fai rispuntare il sole. Perchè altrimenti mi resta solo la Tennet's. E non dire che non ti avevo avvisato.

E il vento ascolterà

Devo molto
a quelli che non amo.
Il sollievo con cui accetto
che siano più vicini a un altro.
La gioia di non essere io
il lupo dei loro agnelli.
Mi sento in pace con loro
e in libertà con loro,
e questo l'amore non può darlo,
né riesce a toglierlo.
Non li aspetto 
dalla porta alla finestra.
Paziente
quasi come una meridiana,
capisco
ciò che l'amore non capisce,
perdono
ciò che l'amore non perdonerebbe.
Da un incontro a una lettera
passa non un'eternità,
ma solo qualche giorno o settimana.
I viaggi con loro vanno sempre bene,
i concerti sono ascoltati fino in fondo,
le cattedrali visitate,
i paesaggi nitidi.
E quando ci separano
sette monti e fiumi,
sono monti e fiumi
che trovi su ogni atlante.
E' merito loro
se vivo in tre dimensioni,
in uno spazio non lirico e non retorico,
con un orizzonte vero, perché mobile.
Loro stessi non sanno
quanto portano nelle mani vuote.
"Non devo loro nulla"
direbbe l'amore
sulla questione aperta.

Wislawa Szymborska, Ringraziamento

An evening with

Il suono del pianoforte. Il rumore delle onde lunghe. Il paradiso deve essere molto simile a questo.

sabato 9 giugno 2012

Chissà se parli ancora agli animali e se ti commuovi davanti a un film

Se mi avessero detto che mi sarei rivista dentro una commedia romantica con Giulia Roberts e Richard Gere, non ci avrei mai creduto. Considerato che non solo mi ci rivedo, ma il film sta suscitando emozioni dentro di me, vado a togliermi la vita.

Casa tua mi piace sa di calda pace

Deve essere proprio vero che la casa è lo specchio dell'anima. La mia, in questo momento, è completamente sottosopra. La casa, intendo.

martedì 5 giugno 2012

Dall'altra parte della sera

Sono confusa, e non necessariamente felice. Confondo emozioni con necessità, confondo persone e tempi. Guardo qualcuno e mi sembra che sia qualcun altro. Guardo te e mi sembra tu sia diverso. Il presente mi sembra il passato di qualcuno che non conoscevo nel passato, e che forse posso ritrovare nel futuro. E parlo una lingua strana, di specchi rovesciati. Tu non la comprendi. O forse non voglio spiegare.

Stessa spiaggia stesso mare

Sono talmente stanca che l'unico pensiero superfluo che riesco ad articolare è: voglio che arrivi luglio