Il segreto è avere piena consapevolezza che si tratta solo di un gioco.
lunedì 10 dicembre 2012
E non sono per niente stanca
Non c'è cosa peggiore di quei saccenti con la puzza sotto il naso che ti guardano dall'alto in basso, con sussiego misto a schifo, l'espressione inequivocabile del Te l'avevo detto.
Però, le batterie di quiz della prova preselettiva al concorso stanno mandando ai matti le centinaia di colleghi, bravissime persone e professionisti seri, che vi si cimentano.
Ecco, io...ve l'avevo detto.
Pace a me che non so amare ancora ciò che ho e non so non amar quel che non ho
La mia vita può essere un ininterrotto canto d'amore. Devo solo imparare a perdonarmi gli errori del passato e le debolezze eterne.
Dimmi dove sei, proprio in questo momento
Io non fumo, quindi non conosco l'intricato e complesso fenomeno dello smarrire gli accendini. Però smarrisco il burro cacao. Con una frequenza imbrazzante.
Lo faccio perché in te ho amato l'uomo, il suo coraggio
Devi sapere che le persone non sono legate tra loro soltanto dalle parole, dai giuramenti e dalle promesse, così come non sono i sentimenti o le simpatie a stabilire quali siano i rapporti più autentici. Esiste qualcosa di diverso, una legge più dura e rigorosa che impone a questa o a quella persona di sentirsi intimamente legata a un'altra... Come due complici. E' stata questa legge a determinare il mio legame con te.
Io sapevo della sua esitenza . Anche vent'anni fa. Quando ti ho conosciuta, ho capito immediatamente di cosa si trattava. Non ha senso che mi metta a recitare la parte del modesto: ne sono convinto, Eszter, che nonostante tutto tra noi due sia io ad avere il carattere più forte. Beninteso, questo carattere non è lo stesso di cui parlano i trattati di etica. Eppure io, l'uomo di poca fede, il traditore, il fuggiasco, sono quello che è riuscito a rimanere intimamente fedele, con tutte le sue forze, a quella legge diversa di cui non c'è traccia nei libri, anche se è la più autentica. E' una legge crudele... Ascolta.
La legge del mondo esige che ciò che è iniziato una volta debba essere condotto a termine. E questo non è davvero motivo di gioia. Nulla arriva mai in tempo, la vita non ci dà mai qualcosa nel momento in cui siamo preparati a riceverlo. Soffriamo a lungo a causa di questo disordine, di questi ritardi. [...] Due persone non possono incontrarsi neanche un giorno prima di quando saranno mature per il loro incontro. Mature, ma non secondo le loro inclinazioni o preferenze, bensì nell'intimo, secondo i dettami di unaspecie di legge astronomica inoppugnabile, così come si inconrtano i corpi celesti nell'immensità dello spazio e del tempo, con precisione matematica, nello stesso attimo, che è il loro attimo nella successione infinita dei secoli e delle distese spaziali.
Io non credo negli incontri fortuiti.
Sono un uomo e ho conosciuto molte donne [...] Cosa ci posso fare se ho sempre aspettato solo te? [...]
Ho amato solo te nella mia vita, senza troppe esigenze e in modo abbastanza incoerente, sì, lo so... [...]
Eri tu che non volevi veramente questo amore. Non protestare. Non basta amare qualcuno. Bisogna amare con coraggio. Bisogna amare in modo tale che nulla, né ladri né influenze esterne né leggi umane o divine, possa interferire con questo sentimento.
Noi due non ci siamo amati con coraggio...
Ecco qual è stato il guaio.
Ed è colpa tua, perché il coraggio degli uomini in materia di amore è una cosa ridicola. L'amore è compito vostro. E' qui che hai fallito, e insieme a te è naufragato tutto ciò che avrei potuto realizzare.
Non è vero che gli uomini sono responsabili dei loro amori. Siete voi a dover amare eroicamente. Ma tu hai commesso la cosa peggiore che possa capitare a una donna: ti sei offesa, sei fuggita.
Sàndor Marai, L'eredità di Eszter
sabato 8 dicembre 2012
L'innocenza con cui puniscono per le cose non afferrate
Il fatto che mi ritenga una donna con le palle, non vuol dire che in un rapporto mi bastano le mie.
venerdì 7 dicembre 2012
Le infinite volte che mi verrai a cercare
Come quando inizi a prepararti per andare a una festa. Hai già scelto l'abito da indossare, le calze sono lì, lucide e seducenti. Mentre stendi lo smalto ti dicono che la festa non si farà più.
mercoledì 5 dicembre 2012
Tra nuvole e lenzuola
Il senso di impotenza e frustrazione che si impadronisce di te ogni qual volta apri l'oblò della lavatrice che ha lavato le lenzuola, e dentro il cestello trovi solo le lenzuola. Tutto il resto forma un'unica, profumata e pesante palla di lenzuolo.
I vecchi mezzi ciechi i vecchi mezzi sordi
Quindi c'è questa cosa dell'invecchiamento attivo. Pare sia una iniziativa dell'Unione Europea, cui l'Italia si conforma prontamente e pienamente.
Andremo alle elezioni, infatti, a scegliere un primo ministro fra Bersani e (sempre più presumibilmente) Berlusconi. A dimostrare all'Europa tutta che i nostri vecchi, altro che attivi. Sono ancora capaci di sbarazzarsi dei giovani. Dicendo che loro sono il cambiamento.
Oh cara Merkel, te quanti anni hai detto che hai? Pivellina!
Voglio il tuo profumo
E diciamolo una buona volta come stanno realmente le cose! Che questa Ruby Rubacuori non era per niente bella e, anzi, emanava un cattivo odore.
Ha affermato più o meno testualmente Emilio Fede chiamato a testimoniare su cosa faceva tutta quella gente nella casa del Cavaliere.
E' solo che, fedele Fede, a noialtri il dubbio sorge. Per aver sentito il suo odore, te ti ci sei dovuto avvicinare parecchio.
martedì 4 dicembre 2012
La gatta sul tetto
Io vengo stregata dai libri. Non solo dalla lettura come cultura, fantasia, sogno eccetera eccetera. Proprio dal libro come oggetto, e proprio stregata in senso che ne subisco gli incantesimi. Tipo l'ultima volta che sono stata in libreria, vedo una ragazza con indosso un cappotto di lana grigio, un cappello nero e la sciarpa, che aveva fra le mani un volume spesso e odoroso, il cui titolo mi ha attirato lo sguardo e sedotto i pensieri.
Poi oggi, a scuola, la mia collega - che mi aveva visto leggere Murakami - mi viene incontro tutta entusiasta chiedendomi se ho mai letto questo e quest'altro, perché se mi piace Murakami devo assolutamente leggere anche.
Lo stesso libro che aveva in mano la ragazza dal cappotto di lana grigio.
Io sono un gatto.
Una lacrima sul viso
Qui a Savona è bello perché ci sono tante librerie. Le catene, e le librerie indipendenti. Il profumo della carta si espande invitante per le vie del centro. Ed è bellissimo camminare a piedi con un nuovo libro appena comprato. Poi, le librerie di Savona, sono efficienti. Quando fai un ordine loro ti mandano un sms per comunicarti l'arrivo del titolo che stai aspettando.
Questo sms brilla ancora sul display del mio aifon, dal quale non sono riuscita a rimuoverlo perché bloccata dallo sgomento.
Recita, a caratteri maiuscoli: IL LIBRO DIARIO ELEMENTARE DA LEI ORDINATO E ARRIVATO IN LIBRERIA.
Ora se tu sei una libreria non puoi ritenere che l'sms debba sacrificare il carattere dell'accento. Anche perché esiste l'apposita e maiuscola con l'accento.
Sono tentata di lasciarglielo lì e cercarlo altrove.
Sta 'nfronte a te
Ora è un anno e mezzo che vivo al norde. Ma resto terrona nell'anima. Il sole io me lo porto talmente dentro che quando lo vedo fuori continuo ad aspettarmelo meridionale; che almeno un po' di tepore lo emani, per intenderci. Faccio ancora fisicamente fatica ad accettare una mattina tersa, di cielo azzurro e limpido, con zero gradi.
domenica 2 dicembre 2012
Senza aspettare i cambiamenti del mondo
Ieri, prima giornata di sole dopo una settimana di pioggia ininterrotta, siamo usiciti a piedi in centro. Anche se Savona è una piccola città, il mendicante di turno che ti chiede l'elemosina o ti vende la rosa lo trovi sempre. Ieri si avvicina questa ragazzina, giovane sguardo zingaro, mano tesa, abiti colorati. Non le ho lasciato soldi.
In un momento di crisi come questo - avrei voluto dirle - devo risparmiare monete per votare al ballottaggio. Nel caso in cui chiedano un altro contributo. Poi, dopo, quando avremo votato anche alle politiche, torno io a cercarti. E si chiede l'elemosina assieme.
A che ora è la fine del mondo
Quelli che ti insegnano come vivere, da Socrate fino a Fabio Volo, sono più o meno tutti d'accordo sull'idea che per godersi ogni attimo fino in fondo, senza rimpianti né ripensamenti, bisognerebbe vivere come se fosse l'ultimo giorno concessoci sulla terra. Ora, questo mese di dicembre appena iniziato potrebbe per davvero essere l'ultimo delle nostre vite.
Ci si chiede se la fine del mondo sarà planetaria e contemporanea, o divisa per fusi orari; tuttavia i signori Maya avrebbero detto che l'orologio sta contando i suoi ultimi battiti.
Se fossero gli ultimi venti giorni da vivere, che faresti?
Il mio primo pensiero è fare una cosa che non ho fatto, per paura o mancanza di circostanze o alibi dati a se stessi. Se non ci fossero, dopo, altri giorni per pensarci, pentirsi, pagarne le conseguenze e scontare i sensi di colpa, la farei. Perché desidero farlo.
Dovrei dunque farlo ugualmente?
Ma io desidero che ci siano altri giorni. Altri giorni pieni e belli in cui non voglio avere pentimenti, non voglio pagare conseguenze che mi compromettano gli equilibri, non voglio sensi di colpa. E allora, forse, sarò poco socratica [di contrariare Fabio Volo non me ne importa molto] ma io mando garbatamente a fare in culo i Maya e resto qui dove sono. Pensando al domani.
Io t'ho amato sempre, non t'ho amato mai
Forse sarebbe stato meglio non incontrarsi. Tengo, con gli occhi rivolti al soffitto, si fece alcune domande. "Non sarebbe stato meglio se rimanessimo separati fino alla fine, conservando il desiderio di incontrarci? In questo modo continueremmo a vivere mantenendo intatta dentro di noi la speranza di rivederci, un giorno". Una speranza simile a una sorgente di calore piccola, ma preziosa, che avrebbe scaldato il loro cuore. Un'esile fiamma che le mani avrebbero circondato per proteggerla dal vento. Per evitare che le violente raffiche della realtà la spegnessero.
Murakami Haruki, 1Q84
sabato 1 dicembre 2012
Tra le dita non ci sono che fotografie
Lo sguardo altrove. Le mani belle piene di musica. Meglio non tornare.
venerdì 30 novembre 2012
L'evo dopo il Medio
La scuola pubblica italiana è fortunata perché il ministro Profumodimerda ha predisposto un piano di stanziamento fondi per istituire delle classi sperimentali cui fornire i tablet.
Ieri, nella sucola dove lavoro, si è tenuto il collegio docenti, chiamato a esprimersi sulla volontà di aderire a tale iniziativa.
Naturalmente serve personale qualificato all'uso dei supporti. Il che vuol dire che devi quanto meno sapere cos'è, un tablet. Panico e sgomento tra la vecchia generazione del corpo docenti. Che tuttavia non è privo di buona volontà nel mettersi in gioco sperimentando nuove conoscenze. E meno male, perché il signor ministro Profumodimerda ha predisposto che i docenti volontari cui rivolgere la specifica formazione all'uso del supporto digitale debbano essere personale con contratto a tempo indeterminato. Stabile. Di ruolo, come si dice in gergo. Onde e vitare che a giugno, quando il precario finisce il contratto, vada via portando con sé i tablet come retribuzione delle ferie non pagate. Per esempio.
Quindi, ricapitolando, ma solo per verificare che io abbia capito bene. Ci sono i soldi per dare i tablet. Ci sono i soldi per formare i docenti di ruolo, molti dei quali avranno qualche difficoltà che i giovani precari non avrebbero. Mi chiedo se questi soldi per la formazione non si sarebbero potuti risparmiare dando la possibilità a chiunque di utilizzare il tablet. Ma soprattutto, mi chiedo, se ci sono tutti questi soldi, come mai non si trovano i soldi per pagarmi le ferie?
E io sono privilegiata. Perché mi pagano il lavoro. Cosa che non tutti.
Però siamo nell'era dei nativi digitali e il tablet, beh...ecco, come rinunciarci.
Elogio alla sublime convivenza
-Ragazzi, oggi è la giornata mondiale contro la pena di morte. Sapete che vi sono alcuni Stati che ancora oggi... [pippone introduttivo]. Voi cosa pensate della pena di morte?
-Secondo me va bene. Perché chi ammazza se ha paura di essere ammazzato lui magari ci pensa prima e non lo fa
-Secondo me invece no. Perché se uno ammazza e tu lo ammazzi, non ti fermi mai e diventa un mafiottismo
giovedì 29 novembre 2012
Il tuo è un rosso relativo
Ora possiamo essere d'accordo sul fatto che essere televisivi non sia una virtù. Possiamo condividere l'idea che badare all'apparenza sia superficiale. Ma la giacca marrone con la cravatta rossa a pallini, no. Non possiamo lasciarla passare senza spendere una parola, nemmeno una piccola, di contrarietà
Convinti che fosse un gioco a cui avremo giocato poco, provate pure a credervi assolti, siete lo stesso coinvolti
Altro pensiero ricorrente di queste settimane è il concorso a cattedra.
Non vorrei parlare neanche del concorso a cattedra.
Ma poi chissà, potrei cambiare idea.
Chiariamo una cosa. Credo che sia una cagata, e pertanto non mi sono iscritta. Punto e basta.
Se mi fossi iscritta avrei avuto le stesse possibilità e le medesime condizioni di vittoria che si hanno con un gratta e vinci.
Da quando c'è il concorso, infatti, io sto comprando i gratta e vinci. Così, tanto per uniformarmi alla massa dei miei illustri colleghi che si affannano con le simulazioni delle prove preselettive. E magari hanno fatto anche il ricorso contro il concorso.
Ecco. Io prendo la monetina e cerco di vincere così. Mi sento più coerente con me stessa.
Anche se voi vi credete assolti siete lo stesso coinvolti
Il mio orgoglio stappa una birra ogni volta che qualche lettore dei pensieri superflui mi fa notare con dispiacere i periodi di assenza dei penseiri superflui.
In questi giorni non ho scritto perché non voglio parlare di politica. Essendo la politica il pensiero più ricorrente, ho scelto il silenzio stampa.
Non voglio parlare di politica.
Solo una cosa dico. Che qua, altro che profumo di sinistra. Io sento profumo di merda.
Il tuo cuore è un divieto, personale al completo
L'accesso ai miei sogni è vietato al personale non autorizzato.
giovedì 15 novembre 2012
E il cielo sembrava più grande e io mi sentivo già uomo
- Prof, ma quindi quegli insegnanti che ieri non hanno scioperato sono contenti che i politici tagliano i fondi alla scuola?
E non c'è niente da capire
Si può sapere perché il dipendente pubblico, per farsi accreditare quelle quattro lire di stipendio, deve sottostare ad una procedura che manco l'fbi? Farsi identificare dal proprio datore di lavoro, ricevere venti mail con password che poi si annullano a vicenda fino al raggiungimento dell'ultimo codice che però se non rinnovi ti viene annullato e quindi ritorni alla partenza senza passare dal via. Tutto per due miseri soldi che lo Stato segue ovunque vadano. Mentre quelli là si trovano milioni di euro sui propri conti e non lo sapevano.
Qualcosa non quadra.
mercoledì 14 novembre 2012
L'amore non si spiega
Io non capisco nulla né di musica né di vini. Non sono capace di riconoscere un solo odore in un calice di vino, e su uno spartito so distinguere solo le linee dai pallini. Però mi piace bere vino e ascoltare musica. E so dire quale gusto e sonorità mi piace, e quale no. Non so motivare la mia predilezione, essendo io nella totale ignoranza di entrambe le categorie. Però non ignoro i miei gusti. E allora ve lo devo proprio dire. A me Bach mi annoia parecchio.
Chi tene' o mare si accorge di tutto quello che succede
I gabbiani sono bellissimi. Simbolo di purezza e libertà. Profumano di mare. E ora che di fronte al mare ci vivo, il battito delle loro ali è suono di ogni mia ora. Inevitabile amarli.
Tranne quando ti cacano sul fianco blu della macchina nuova.
domenica 11 novembre 2012
Però Giovanna è stata la migliore, faceva dei giochetti da impazzire
Io non credo di avere autorità né esperienza necessarie a produrre recensioni dei libri che leggo. Fra i miei pensieri superflui mi piace solo citarli, alcune volte, perché credo davvero che parlino senza bisogno che io li commenti. Tuttavia questa storia delle cinquanta sfumature ricorre; sicché vorrei chiarire la mia posizione in merito.
Non l'ho letta, la trilogia. Ho provato a leggere solo il primo volume, ma poi ho smesso. L'ho trovato uno dei libri più noiosi in cui mi sono imbattuta. E questo non di certo perché leggere di sesso mi imbarazzi, scandalizzi o che. Anzi. Adoro leggere chi scrive bene di sesso.
Bene, appunto.
Mentre questa signora qua delle sfumature, sempre secondo il mio dilettantistico e insignificante parere, bene non scrive. Ha una bella immaginazione (o esperienze mozzafiato, affari suoi), ma non possiede un'altrettanto vivida capacità di metterle sulla pagina.
Non mi soffermerò a parlare dei personaggi che non hanno sviluppo. Giovane rampante bello e ricchissimo, sodomizzato da un'amica della mamma, capo di un impero finanziario a meno di 30 anni. Di lui, oltre a questi brevi cenni, sappiamo solo il colore degli abiti che indossa. Fa sesso estremo, nel senso che (pare, perché io poi non ho letto le perfomance) adopera tecniche di sottomissione della donna, la quale è appunto da lui indicata con il lusinghiero appellativo de La sottomessa. Occhei, alle donne piace essere fisicamente possedute nel senso padronale del termine. Quindi non starò lì a fare un'interpretazione femministica dell'opera. Non sono questi i motivi per cui ho abbandonato la lettura.
Neppure la totale assensa di profilo psicologico dei personaggi è l'elemento che mi è piaciuto meno. Sebbene alla comparsa della madre, che dopo le premesse poteva essere un nodo per comprendere la figura di questo figlio estremo, quando invece si è rivelata la classica cinquantenne che puoi incontrare da qualsiasi parrucchiera di paese, la mia delusione è stata amara. Non lo nego. Tuttavia, superabile.
Anche la piattezza di stile si sarebbe potuta perdonare. Dopotutto non ha pretese di essere un classico, la trilogia delle sfumature. Allora siamo indulgenti con le scene di sesso descritte tutte nello stesso identico modo, con lui che adopera un linguaggio da conferenza mentre scopa. L'unica frase che adombra la realtà di una scena di sesso sfrenato poteva essere: io non faccio l'amore, io fotto. Peccato che è sempre seguita da un patetico e melenso Miss ComeSiChiamaLei. Che secondo me contraddice ruvidamente il ruolo di dominatore che il tizio vuole avere. Ma non voglio fare un trattato di stile.
Perché da un libro così uno non si aspetta molto. Ma un minimo di verisimiglianza perché il patto narrativo funzioni ci deve essere. Oh, mi si perdoni lo sfoggio erudito. Intendevo dire, che su alcuni punti un libro che si presenta come pornosoft non può sbagliare. E allora, il personaggio femminile di questa storia è vergine, quando incontra Mr Gray. Quindi non è mai stata a letto con un uomo. Pare intenzionalmente. Allora non è possibile che la prima volta che lui la spoglia lei gli fa un pompino che dura fino all'eiaculazione, che avviene all'interno della sua bocca. Non è possibile perché un minimo di esperienza nella pratica è necessaria. Altrimenti il senso di soffocamento è tale che, insomma, non ce la fai.
Questa scena è l'ultima cosa del libro che ho letto. Perché una verginella così mi dà fastidio. In quanto, se all'atto pratico riesci a produrti in simili sottigliezze, o sei una bugiarda o hai un gran culo. In entrambi i casi, non sei la protagonista di un libro che ho piacere di continuare a leggere.
sabato 10 novembre 2012
Avrai un telefono vicino che vuol dire già aspettare
Guardando un cartone con la mia nipotina fra le braccia.
-Zi(z)a, perché se lui è cattivo lei si innamora?
- Perché l'amore non si sceglie. E allora ti può capitare di innamorarti di uno bravo ma anche di uno cattivo.
Certo, vista con gli occhi di una bambina la cosa deve sembrare una gran cazzata. In effetti.
No, ti prego non ti insaponare
La cosa brutta della palestra sono gli spogliatoi. Si, lo so che lo dice la parola stessa: servono a spogliarti. Ma a me non piace spogliarmi davanti a un mucchio di gente, del mio stesso sesso. Perché, ovviamente, gli spogliatoi delle palestre sono distinti tra maschili e femminili. Quindi tu ti ritrovi sommersa da tutte queste chiappe al vento che sono molto esibizionismo e poco igiene. E non è per niente bello.
Perché, ecco, io penso che una la doccia se la può fare anche nel bagno di casa sua.
mercoledì 31 ottobre 2012
Passano alcune musiche, ma quando passano la terra tremerà
Ci sono pagine di libro che, allo stesso modo di alcune melodie, hanno il potere di spaccarti il petto e stritolarti il cuore.
Le navi del porto sull'acqua non fanno rumore
Sono molto sensibile agli odori. Mi piace sentirli, riconoscerli, associarli a persone, situazioni, emozioni. Sono particolarmente sensibile agli odori quando cambia la stagione. Il primo freddo, ad esempio. Profuma di lunghe sere, di lana, di vento, di pioggia e legna bruciata. Ieri si sentiva intensissimo, il profumo del primo freddo. E mi ha immerso in un'odorosa nostalgia. Del camino di casa, delle serate di inverno in Calabria, dello stupore della neve, dei libri letti assaporando un mandarino. Nostalgia di un tempo che non c'è più, in un odore.
Perché io amo immensamente ogni cosa che ho qui. Ma ci sono momenti in cui la nostalgia della mia terra è così forte da diventare un male fisico.
Profumo di abbracci. Così difficili da raggiungere.
Ieri, al profumo intensissimo del primo freddo, sono andata a comprare un mandarino. Ho chiuso gli occhi mentre lo sbucciavo. Ed ero a casa.
lunedì 29 ottobre 2012
Non c'è silenzio con te o gemito che non sia una vittoria
Ma la speranza non è altro che la paura di ciò che più desideriamo, in cui non abbiamo fiducia e a cui non crediamo veramente.
[...]
l'amore, quello vero, è sempre letale. Questa forza truce, che incessantemente crea e distrugge il mondo, non interpella coloro che tocca, non chiede se a loro fa piacere o no, non si preoccupa granché dei sentimenti umani. [...] Dietro ogni vero amplesso c'è la morte, con le sue ombre che sono altrettanto intense e assolute dei lampi di luce della gioia. Dietro ogni vero bacio si nasconde il desiderio segreto di annientarsi, quel senso estremo di felicità che non scende a patti con nulla, la conspaevolezza che il vero modo di essere felici non è mai stato altro che svanire del tutto [...]
Perché il corpo ricorda, per sempre, come il mare e la terra sanno che un tempo erano la stessa cosa.
Sandor Màrai, La donna giusta
Qui ciò che ho basta già o basterà
Quella donna conosceva i segreti della vita, del corpo, della coscienza e dell'incoscienza. Per lei l'amore non era una serie di incontri occasionali, ma un eterno ritorno a un'infanzia a lei familiare, un'infanzia che era insieme luogo natio e festa, la luce rossastra del crepuscolo su un paesaggio e il sapore domestico dei cibi, l'eccitazione dell'attesa, e in fondo a tutto questo la certezza che poi, quando cala la sera e si torna a casa, non bisogna aver paura dei pipistrelli, si torna a casa perché si sta facendo buio e si è stanchi di giocare, e là le luci sono accese, ci aspetta un piatto caldo e un letto pronto. Ecco che cos'era l'amore per Judit.
Sandor Màrai, La donna giusta
sabato 27 ottobre 2012
Buona notte amore mio lontano
Qual era il problema con quella donna? Rancore, vanità. Il più delle volte è questo che cova dietro ogni miseria e sventura umana. E' la superbia, la paura - perché, a causa della loro vanità, le persone non osano accettare il dono dell'amore, ci vuole un gran coraggio a lasciarsi amare incondizionatamente. Un coraggio che è quasi eroismo. La maggior parte delle persone non sa amare né lasciarsi amare, perché è vigliacca o superba, perché teme il fallimento. Si vergogna a concedersi a un'altra persona, e ancor più ad aprirsi davanti a leoi, poiché teme di svelare il proprio segreto... Il triste segreto di ogni essere umano: un gran bisogno di tenerezza, senza la quale non si può resistere. Sono convinto che sia questa la verità.
Sandor Màrai, La donna giusta
E un po' di rosso, routine dentro al bicchiere
Rouge noir è un classico della moda femminile. Naturalmente io non sono esente dalla passione per questo smalto. Perché il rosso è il colore della seduzione. Perché non so quale attrice strafiga in un film cult aveva le unghia dipinte di questo rosso. Ma, soprattutto, perché è lo stesso colore di un bicchiere di vino. Rosso, ovviamente.
Dai diamanti non nasce niente
- Vediamo di ricostruire l'atteggiamento del narratore: perché, secondo voi, evita i posti più turistici di Lisbona e si attarda nei vicoli e lungo le strade comuni della città?
- Perché cerca una birra che costi poco
-Anche. Infatti nei posti turistici i prezzi sono alti per necessità di mercato. Spesso anche per speculazione
- ...
- E poi, per quale altro motivo?
Sguardi attoniti e annoiati
- Quali vantaggi ci possono essere nel vedere posti non turistici in un paese straniero?
- Risparmiare
- E oltre ai soldi, non ci possiamo guadagnare nient'altro?
- E qual'è il vantaggio di guadagnare altro?
Questa volta sono io che guardo l'uditorio di piccoli discenti con sguardo attonito. Incredulo. E montante di rabbia.
- State dicendo che i soldi sono l'unica cosa importante?
-Sìììììì - coro unanime
Prego il dio della pazienza di riuscire a trovare un tono da amorevole educatore. Rincaro:
- State dicendo che avere l'Iphone5 è più importante che avere un amico?
-Sìììììììììììììììììì
Io te lo conservo sempre un posto dentro questo cuore ballerino
Rabbia. Frustrazione. Malinconia. Impotenza. Paura. Dolore. Nostalgia. Per tutti questi motivi si può piangere. Anche in un giorno solo.
giovedì 25 ottobre 2012
Certo se fossi al posto tuo io so già che cosa mi direi
Monti chiede. La Fornero dichiara. Berlusconi annuncia. Bersani sostiene. Grillo minaccia. Alfano replica. La Santanché si mostra contrariata. Renzi contraddice. I sindacati promettono.
Nessuno dei suscritti verbi, di cui i nostri giornali sono così ridondanti, corrisponde ad un'azione che non sia quella di ciarlare. Fare promesse. Da marinaio, si diceva un tempo. Da parlamentare, si potrebbe dire adesso. Che Schettino mica aveva annunciato che sarebbe morto al posto dei passeggeri. Invece i nostri parlamentari non fanno che annunciare. E i giornalisti, a schiera, tutti a dare eco a queste chiacchiere. E se invece li lasciassimo al buio fino a che parlano? Non puntiamogli i riflettori, che poi l'amore per la prima scena li distoglie dal mantenere le promesse. Monti fa pagare. Fornero insulta. Berlusconi tromberebbe. Bersani quando fermerà i taglia alla scuola poi ce lo fate sapere. Ma solo usando il passato prossimo. Ha fermato. Grillo nuota. Alfano tace. La Santanché va dal chirugo plastico. Renzi guida il camper. I sindacati non si oppongono. Che belli i verbi del fare.
Quando se fa l 'ammore sotto 'a luna come te vene 'capa e di:i love you
Così, tanto per chiarire.
Curriculum è parola latina, neutro singolare. La parola possiede un suo plurale latino che è curricula. Però nella lingua italiana abbiamo una regola che ci dice di non usare il plurale di parole straniere, o comunque non appartenenti alla lingua italiana stessa. La ragione è che non si saprebbe quale plurale adottare. Quello della lingua di provenienza del lemma, o quello della parola italiana?
Diciamo tutti il computer, che è parola inglese; ma non diciamo i copmuters, che sarebbe l'orignale plurale inglese. Perché in italiano il plurale non si fa con la esse finale, quindi nel dubbio si mantiene la parola a forma invariata mentre il cambiamento di numero è indicato dal diverso articolo. Per cui: il computer, i computer.
Con curriculum è lo stesso.
E' inutile fare i finti latinisti e atteggiarsi a persone estremamente colte. Perché la mia sensibilità linguistica inorridisce ascoltando curricula. Ah già, dimenticavo. Io sono schizzinosa. Non ho buttato nel cesso i miei anni di studio e, pensa tu, pretendo anche di esprimere pareri attingendo alle cose che ho studiato. Quanto sono choosy.
Nostos
Quello che ha detto e fatto Mister B, io non l'ho mai condiviso. Fermo restando questo assioma, è un prodotto che si è sempre venduto al meglio. Da un punto di vista di marketing, di autopromozione, non ne sbaglia una. Coi suoi discutibili e poco eleganti modio, ovvio. Ma sa capire l'atteggiamento vincente e lo adotta. Tipo non presentarsi alle prossime elezioni. Nell'onda di rottamatoria antipolitica, sulla scia dei parlamentari indagati che si moltiplicano a velocità siderali, la gente vuole un cambiamento. E lui, Mister B, non si fa mettere alla porta e annuncia di voler lasciare spazio ai giovani.
Meglio, alle giovani amazzoni.
Che lui senza odor di figa non ci sa proprio stare.
Quindi alla ricerca di queste donne di mitologica memoria da candidare.
Non ditegli che le Amazzoni, quelle vere, erano talmente incuranti della loro sessualità da avere l'abitudine di tagliarsi un seno per essere più veloci nello scagliare le frecce. Non diteglielo, perché le sue di amazzoni ho l'impressione che i seni tendano a farseli gonfiare un po'.
Ma non andiamo troppo per il sottile.
Ci sono queste donne, mai viste prima. Proviamo a pensare che ce ne possa essere, fra loro, qualcuna che un po' di cervello ce l'abbia pure. Questa mattina in tivvù ne ho vista una, che aveva tutta l'aria di riuscire a mettere insieme una serie di frasi di senso compiuto fino a costruire un discorso. Mi stava diventando quasi simpatica. Fino a che non si è incagliata in un insopportabile: noi percorreremo la strada sul quale il presidente B...
Allora, saranno anche amazzoni ma la grammatica italiana continuano a ignorarla.
Bella stronza
Io non lo so se fanno un colloquio ai camionisti e danno loro il posto di lavoro solo se dimostrano di essere sufficientemente stronzi, oppure se è l'automezzo a rendere stronzo l'essere umano. Ma so è che quelli che incontro io, di camionisti, sono tutti stronzi.
sabato 20 ottobre 2012
Si assassinin gli assasini al colosseo
Intervistato sull'iter parlamentare del decreto legge anticorruzione, il signor Monti Mario ha detto che era necessario per non provocare l'indignazione negli altri Paesi.
Già.
Che se aspettiamo l'indignazione degli italiani...
Quel sorriso di plastica mentre fai la ginnastica
Attenzione attenzione. Ho vinto la mia proverbiale e storica pigrizia. Mi sono iscritta in palestra.
O con diverse scarpe su una strada sola
In questi giorni sto pensando spesso di voler cambiare lavoro. Per una
serie di motivi. Vorrei fare la commessa in un negozio di scarpe a Roma,
magari in via del Corso.Vorrei che la mia unica responsabilità fosse quella
di scegliere le scarpe giuste per la Polverini. Forse così potrei
risparmiarmi tutte le prediche dei governanti e le politiche di tagli. Non
ho ancora sentito i ministri lamentarsi di chi vende loro le scarpe,
infatti.
Tra due minuti è quasi giorno, è quasi casa, è quasi amore
Nell'epoca del consumismo siamo schiavi della pubblicità. Brevi e geniali spot che hanno il compito, arduo ma essenziale, di creare nei consumatori nuovi bisogni verso oggetti assolutamente inutili, che solo l'azienda produttrice di quei beni può soddisfare. Essere utente della pubblicità vuol dire credere necessario qualcosa di totalmente inutile e ritenere che la propria felicità dipenda dal possesso di quel bene.
Per riuscire in questo scopo, ovviamente, non basta sponsiarizzare un paio di scrape, esempio, e annunciare che senza non vivi. Qualsiasi donna, pur davanti all'oggetto dei suoi più appassionati desideri, non perde il controllo a tal punto. No. La pubblicità ha un linguaggio sottile, totale, fatto di colori, musiche, situazioni rappresentate e messaggi che creano nell'utente identificazione e nel contempo desiderio. Secondo me chi crea gli spot è un genio. Perché per la maggior parte questi spot riescono.
Personalemnte riconosco la mia debolezza al consumismo ma so di non esserne dipendente. A prova di questa affermata libertà intellettuale cito gli spot della prima colazione. Io sono una sacerdotessa della prima colazione. Se ho ospiti a casa, penso prima di tutto a cosa offrire loro al mattino. Ho imparato a preprare torte, per questo. Se non ho pronta una dolce e abbondante colazione per il giorno dopo, non riesco a dormire tranquilla. Eppure. Resisto alla moda degli spot i quali concordano nell'affermare l'importanza di fare colazione insieme alle perone che ami. Sui biscotti che consumo, c'è scritto: Dèdicati a chi ti è vicino, fai della prima colazione un'occasione di incontro.
Bene. Io non cedo a questa lusinga. Conservo ancora la lucidità necessaria a capire che se porto il caffè e i biscotti a letto al mio uomo, perché faccia colazione con me, alle sei di mattina, lui mi lascia. Non credete a tutto quello cui vuol farvi credere la pubblicità.
Sempre e per sempre
Ho scoperto, mia cara, che la persona giusta non esiste.
Un giorno mi sono svegliata, mi sono messa a sedere sul letto e ho sorriso. Non sentivo più alcun dolore. E improvvisamente ho capito che non c'è nessuna persona giusta. Non esiste né in terra né in cielo né da nessun'altra parte, puoi starne certa.
Esistono soltanto le persone, e in ognuna c'è un pizzico di quella giusta, ma in nessuna c'è tutto quello che ci aspettiamo e speriamo. Nessuna racchiude in sé tutto questo, e non esiste quella certa figura, l'unica, la meravigliosa, la sola che potrà darci la felicità. Esistono soltanto delle persone, e in ognuna ci sono scorie e raggi di luce.
Sàndor Marai, La donna giusta
Di sole e d'azzurro
Sono diaciannove giorni che non scrivo. E' tantissimo tempo. Un tempo in cui qualcosa mi è cresciuto dentro. Non so dire se un vuoto o uno spazio nero che ha assorbito tutto il resto. Ma è stato brutto. Triste e difficile perché mi è sembrato di aver perso il profumo di ogni cosa. Poi stamattina mi sono alzata dal letto e ho deciso che basta così. Perché non deve esistere niente e nessuno che possa avere su di me un tale potere. Ho impiegato la maggior parte della vita vissuta fin'ora a conquistare i colori delle cose. Non li perderò.
martedì 2 ottobre 2012
Se c'è qualcosa da imparare ancora, ce lo dirà
Ieri è stata una giornata di quelle premestruali in cui ti prenderesti a morsi da sola, aggravata dal suo essere lunedì e dall'aver esordito con una pioggia verso la quale eravamo ancora del tutto impreparati. Oggi per fortuna c'era un profumato sole autunnale, e per recuperare buonumore me ne sono uscita nìbel bella a camminare in centro. Volevo comprarmi un libro, così tanto per riconciliarmi col mondo.
Entro nella bella libreria del centro.
Incontro una collega. Una semplice conoscente, ma essenedoci incontrate per lo più alle convocazioni, che sono momenti di degrado umano e umiliazione totale, quando ti rivedi ti senti accomunata dall'intensità che deriva dall'aver condiviso esperienze significative. Lei mi rivolgeva il profilo, parlava con la libraia. Discretamente, mi avvicino. Non volevo interromperla, visto che per me il consulto col libraio ha una valenza sacra e mi disturba non poco essere disturbata o anche solo avvicinata.
Mantenendo la distanza imposta dal pudore, arrivo però nel raggio uditivo della conoscente collega lettrice. La quale stava cercando dei libri per preparasi al concorso. Superato il primo attimo di smarrimento, la sento spiegare che no, non esitono dei testi specifici ma possono andar bene intanto manuali di allenamento ai test di cultura generale.
Io ho girato le spalle e sono uscita. Questa volta con minore discrezione, anzi a passi indignati. Ho perso la voglia di comprare libri. Che può testimoniare lo stato di alterazione emotiva in cui quella scoperta mi ha gettato.
Poi non chiedetevi perché gli operai salgono sui tetti per difendere i loro contratti. Mentre noi insegnanti ce la lasciamo mettere nel culo. Con la rincorsa.
Tempo. Comunque vadano le cose lui passa e se ne frega se qualcuno è in ritardo
Si può sapere perché i pensionati intasano i supermercati alle 12.45 di un normale giorno lavorativo?
Dei centimetri di libri sotto i piedi per tirare la maniglia della porta e andare fuori
Mi piace credere che da insegnanate di lettere posso comunicare ai ragazzini l'amore per i libri. Illusa da questa chimerica ambizione, mi emoziono spesso mentre in classe si legge, si scrive o si parla di letteratura. Coi ragazzini di prima capita di leggere il Decalogo di Daniel Pennac; ironico e acuto elenco dei diritti inalienabili di un lettore, fra cui emerge quello di non leggere. Perché, da che mondo è mondo, ciò che è imposto non piace mai mentre irresistibilmente ci attira la trasgressione.
Allora, i bimbetti possono immaginarsi un loro decalogo per destrutturare, se vogliono, tutta l'idea che gli hanno inculcato dei libri da leggere per forza.
Uno dei nuovi è diventato il mio idolo per aver prodotto la seguente affermazione: io aggiungo il diritto numero 11 che è quello di bere mentre si legge.
Io non so che tipo di bevanda avesse in mente il tondo e paffuto allievo, ma secondo me diventerà un lettore di quelli che possono cambiare il mondo.
Aveva un solco lungo il viso come una specie di sorriso
A noi donne ci raccontano un sacco di balle, da bambine. Sicché poi diventiamo donne adulte che credono a un sacco di balle. Tipo il principe azzurro, così per dirne una. Poi ci dicono che se da ragazze abbiamo i brufoli e da più adulte avremo le rughe, resta inteso comunque che ci sarà un'età di mezzo in cui la pelle del nostro viso sarà morbida come la seta, splendente come la luna, profumata come un giardino di rose.
Balle.
I brufoli si formano ancora quando iniziano a comparire le rughe.
Sono cose brutte.
martedì 25 settembre 2012
E', l'amico è
- Ciao francesca e tanto che non ci sentiamo.
E continueremo a non sentirci, ho l'impressione
Stringimi forte che nessuna notte è infinita
Travolta dallo scandalo, la signora Renata Polverini si è dimessa. Ha detto che il consiglio regionale del Lazio era indegno, quindi lei, da eroina dura e pura, non avrebbe permesso a quel consiglio corrotto di continuare a esistere. Dal canto suo, il signor Franco Fiorito sostiene che lui di rubare non ha mai rubato. A fare due conti veloci, tutti ammettono che ci sono ladri ma nessuno sa chi siano. Una tendenza abbastanza diffusa, ormai, fra i nostri governanti. Berlusca che prontamente interviene a demonizzare le mele marce del suo paniere. Quindi tutti innocenti tranne qualcuno, che nella maggior parte dei casi è un perfetto e fino a ieri sfigato sconosciuto, che sarà radiato da tutta la politica della storia. E pace. Si ricomincia. A metterci nel culo le loro belle facce pulite e profumate.
Mi viene in mente un paragone.
Con la scuola. Che volete farci, questo è l'ambiente umano che osservo con più attenzione e sul quale spero di poter intervenire. In classe, dicevo, capitano spesso situazioni affini. Succede un pasticcio, si fa troppo rumore, si litiga, sparisce qualcosa; e tutti i pargoli si professano innocenti. Tutti ammettono che ci sia un problema ma nessuno sa chi ne sia il responsabile. In simili frangenti, però, un adulto per loro responsabile difficilmente direbbe: è colpa di Pierino; no, non quello delle barzellette. Il cugino del terzo banco, l'alunnetto che fino ad oggi non c'eravamo quasi accorti della sua presenza. E' colpa sua, quindi diamogli una nota, anzi una sospensione, anzi bocciamolo così la classe resta pulita e profumata. Ecco, nessuno farebbe così. Anche a un'insegnante senza esperienza come me viene in mente di dire: siete un gruppo, e se c'è un problema siete tutti responsabili, fosse anche solo per non averlo impedito.
No, era solo per fare un paragone.
Resta la musica
C'è questa pubblicità, alla tivvù, che si vede uno che suona il piano. Sottofondo di assolo, ovviamente. Che una come me interrompe bruscamente qualunque attività per vedere che succede. Insomma. Lui suona, col capello lungo e disordinato che segue la melodia creata dalle sue mani; un po' artefatto, la verità. Ma ad effetto. Nello spot, poi, si vede un bimbetto che non ho capito esattamente se trattarsi del suddetto piansita da piccolo o di un altro, ma insomma c'è sta creatura che sogna di essere un piansita e deve fare gli esercizi per imparare. Tipo quella roba delle scale con la pallina sotto le mani. Ma lui, il pargolo, ha un'espressione tenace di chi è pronto ad affrontare qualsiasi sacrificio pur di essere in un teatro col suo pianoforte.
Poi, a un certo punto senza apparente logica, si vede una macchina. Una bmw. E la voce che dice: il prezzo dell'unicità è cambiato.
Io magari mi sbaglio, ma mi sembra di aver capito che invece di studiare la musica tu ti compri la macchina e sei unico. Io glielo voglio dire al signor bmw: a parte che c'ho il fidanzato che lavora alla concorrenza quindi la macchina tua non me la compro, ma poi dopo questa pubblicità che ti sei inventato per me puoi anche darti fuoco.
E con le stesse scarpe camminare per una diverse strade
Se c'è una cosa che fa proprio figo, quando sei ministro, è dire che vuoi migliorare la scuola italiana. Tutti a loro modo ci hanno provato.
Questo di adesso - senza voler spendere parole sulla sua più celebre opera di rimodernizzazione del sistema - ha detto che si attiverà per rendere l'insegnamento della geografia adatto alle società di una scuola multiculturale. Farà in modo, l'eroe dei nuovi mondi, che gli insegnanti affrontino il programma non più alla vecchia maniera ma, quando hanno in classe alunni stranieri, coinvolgendoli, chiedendo loro di parlare direttamente dei loro paesi d'origine.
No, dico, caro ministro: secondo te non ci sarebbe venuto in mente senza ricevere i tuoi lumi?
sabato 22 settembre 2012
Si costerna, s'indigna, s'impegna, poi getta la spugna con gran dignità
Pensiamoci. L'Italia è un paese in cui un consigliere regionale, che già di per sè guadagna cifre indecenti, coi soldi dei finanziamenti pubblici - pagati da noi - si compra di tutto e fa dei festini con gente travestita, da maiale. Roba che non sai se incazzarti di più per i soldi rubati o indignarti per la trivialità dei gesti. E la gente che fa? Apparentemente si scandalizza, ne parla chiunque, ma poi accetta che niente cambi; e quella, la Polverini, non solo non si dimette ma verrà rieletta. Sentiammè.
Poi l'Italia è un paese in cui un altro presidente regionale, omosessuale dichiarato, dice di voler avere un figlio e vuole promuovere una legge che lo permetta. E la gente che fa? Ne parla poco, che non si sa che posizione prendere; meglio non fare scandali. E quello, Vendola, è sicuro che non lo elegge nessuno.
Pensiamoci.
Il tuo bambino se ci credi nascerà
Razionalmente, io sono contraria alla violenza ed alla vendetta.
D'istinto, però, a sentire che a 23 anni, alla vigilia del parto, il padre del bambino se la squaglia e lei gli lancia addosso dell'acido muriatico, ecco, d'istinto mi viene da dire che ha fatto bene.
Donne, se fate un figlio sappiate che sarete voi a doverlo crescere. Pressocché da sole.
Benvenuti a Babilonia
Sì sì, questa nuova macchinetta della Mercedes mi garba non poco. Mi piace l'aspetto. Che sarà tecnicamente poco significativo ma vuoi mettere? Mi piace guidarla. Va che è uno spettacolo. E poi, mi piace perché mi somiglia. In quanto è contraddittoria, cambia idea ogni due minuti. Se il display ti suggerisce di salire di marcia, infatti, prende subito velocità; e immediatamente la voce della signorina ti intima di osservare i limiti. Perché è intelligente, vede i limiti sulla strada che stai percorrendo. Ed è lunatica, appunto. Non si decide. Cosa faccio, metto la sesta marcia o rispetto i limiti? Solo chi non ha le risposte agli amletici dubbi può guidarla.
E chi dice che Masaniello poi nero non sia più bello
Non mi stupisce che in un supermercato qualcuno tenti di usare una porta di servizio per uscire. Certo, non si apre col sensore, roba che ormai ovunque ti si spalancano le porte davanti al solo passaggio, soprattutto le porte dei negozi. Certo, ci sono esposte le bici in offerta davanti. Ma uno può essere distratto e non mi stupisce che tenti di uscire dalla porta di servizio. Abbastanza normale anche che, se la distrazione si ripete, qualcuno metta un avviso sulla porta. Se la città comprende una popolazione multietnica, l'avviso in caratteri arabi lo trovo un gesto di integrazione. Ma il cartello in napoletano, accanto a quello in arabo, per dire che no, quella non è la porta, o è una presa per culo o è razzismo. A meno che non si possano esibire le prove scientifiche che ad usare in modo scorretto quella porta siano e saranno esclusivamente partenopei e magrebini.
Al primo autogrill c'è chi festeggerà
La tua vita vale più di un sms. Non distrarti alla guida.
Il tizio che lavora per la società autostrade della Liguria deve essere un poeta. Peccato solo che vederti lampeggiare sulla testa un verso di simile altezza artistica porta quasi inevitabilmente a distrarti.
Ripeterei tutto quello ch'è passato
Io non lo so come si sceglie la data per sposarsi; può essere, magari, che i due innamorati abbiano un giorno per loro significativo e dicono: questo sarà il giorno del nostro matrimonio. Così poi, nel tempo, quello stesso giorno sarà il loro anniversario. Ogni anno lì, a ricordarti come hai scelto di vivere in due.
Tuttavia - ma si tratta solo di un'ipotesi - potrebbe succedere che quel giorno per te significativo non sia possibile celebrare l'unione, che magari la chiesa è occupata. O la sala per il ricevimento. In tal caso, suppongo, il gentile ristoratore o il solerte parroco propongono alla coppia una soluzione alternativa. Tipo se il due settembre non è possibile potreste fare il ventiquattro. Si va bene, vada per il ventiquattro. I due promessi, allora, si uniscono in matrimonio il ventiquattro settembre, e ogni anno, fino a che divorzio non li separi o tradimento non glielo faccia dimenticare, festeggeranno un anniversario scelto dal gentile ristoratore o dal solerte parroco.
Ecco. Io festeggio l'anniversario il giorno che per la prima volta ci siamo amati. Il giorno in cui l'amore ha deciso di unire le nostre vite. Così, col passare del tempo, ogni volta che torna quel giorno saremo felici perché abbiamo scelto di proseguire insieme.
giovedì 20 settembre 2012
Non c'è più rispetto
Dopo la pubblicazione, sui giornali, delle foto ritraenti le feste organizzate da Fiorito, Berlusconi convoca d'urgenza tutti i membri dei consigli regionali Pdl. Per intimare che non si verifichi più.
Che non si verifichi più un festino con donne travestite cui lui non sia invitato. Ecco.
domenica 9 settembre 2012
Blu come i tuoi occhi a cui raramente sfuggirò
La scuso di comparire nell'idea che ho di lei.
Quello non è il mio amore, è soltanto la sua vita.
Io la amo come amo il tramonto o il chiardiluna, desiderando che quel momento si fermi, anche se di quel momento posseggo appena la sensazione di possederlo.
F. Pessoa, Il libro dell'inquietudine
martedì 4 settembre 2012
Strano il mio destino
Nei miti antichi si parla di sacerdotesse, profetesse, sibille che emanano oracoli mescolando a casaccio le parole. L'essenza del mistero ispirato consiste, secondo quel genere di miti, nella combinazione della parole; che era poi anche la paraculata dell'oracolo stesso, perché se poi non si avverava potevi giustificarti che l'avevi interpretato male. Il più noto esempio di oracolo combinatorio è la risposta della Sibilla all'eroe che le chiede se vincerà la guerra. La dea risponde con le seguenti parole: battaglia, vivo, dalla, tornerai, temi, non. Che, ognuno lo capisce, può significare le due cose a seconda all'ordine che si sceglie di dare alle parole.
Perché mettere le parole nel giusto ordine è importante. E la licenza poetica di articolare frasi sconnesse non è concessa se non sei, appunto, una sacerdotessa, profetessa o sibilla del mito. La venditrice ambulante che aveva il suo banchetto sul lungomare di Santa Maria di Leuca quest'estate, forse ci si sentiva un po' profetessa. Perché a publicizzare la sua attività campeggiava un cartello giallo con la seguente frase scritta a caratteri cubitali neri: si eseguono braccialetti col nome al momento.
Nel senso che se poi tu un momento dopo cambi nome, puoi fare un altro braccialetto.
Allegro ma non troppo
Stamattina in radio publicizzavano un concorso per un posto come clarinettista nell'orchestra della Rai. Ho deciso che parteciperò. No, non so suonare il clarinetto. Non so suonare nessun altro strumento. A dire il vero non sono neppure in grado di leggere uno spartito, ma posso impegnarmi, studiare, imparare. Ed evitare così l'umiliazione di continuare a fare concorsi ed essere esaminata su qualcosa che credo di saper fare da tempo.
lunedì 3 settembre 2012
Se avessi soldi ti porterei ogni giorno al mare, se avessi tempo ti porterei ogni giorno a far l'amore
Invece sono solo un banale cacasotto tutto fumo e niente arrosto. Quindi, cara, l'unica cosa che posso dare sono un po' di belle parole. Con adeguata parsimonia, comunque.
lunedì 27 agosto 2012
Maturità t'avessi preso prima
C'hanno fatto un film. Che un gruppo di quarantenni veniva convocato dal liceo frequentato perché bisognava rifare gli esami di maturità. Era una commedia ispirata ad uno dei più ricorrenti incubi da ansia, ossia dover superare nuovamente un ostacolo già oltrepassato.
Ma, come diceva quello là, non c'è nessuna espressione artistica che non trovi, prima o poi, attuazione nella realtà. Sicché ti svegli una mattina -anzi, personalmente mi è successo una sera prima di andare a dormire, ancor più affine agli incubi da commedia all'italiana - e l'illustre signor ministro ti comunica che devi rifare un esame già fatto.
E si, perché non l'ho sentito dire in maniera abbastanza chiara. Tutti i mila docenti cui sarà rivolto il concorso a cattedra, lo stesso esame l'hanno già fatto. Oddio, se proprio vogliamo essere pignoli, noi della SSIS ne abbiamo fatto molteplici. Nello specifico: un esame di ammissione, articolato in 3 prove; una serie di esami in singole discipline lungo 3 anni di studio; un esame finale per conseguire l'abilitazione. Siamo risultati idonei a tutti questi esami. Però, si, ecco, la cattedra promessa non c'era più. Pazienza, aspettate. Ok, aspettiamo. Nel frattempo uno magari ha anche lavorato, quindi rispetto al precedente livello di preparazione - già più volte ritenuto idoneo, ripeto - ha in più anche l'esperienza in classe.
E invece scatta la commedia all'italiana. Dobbiamo fare un altro concorso.
C'aveva ragione quello là, la vita reale supera sempre i peggiori incubi.
giovedì 9 agosto 2012
Che ha a che fare coi giganti e coi santi in processione
Faccio i conti con la realtà della mia terra. Terra in cui fare qualunque cosa è difficile il doppio. C'è sempre una mano che ti frena, un ostacolo che ti rallenta, un imprevisto da gestire. Per ataviche ragioni sepolte nelle pieghe della storia. Che ti portano, poi, a perdere il gusto e la voglia. Quando devi sprecare troppe energie per muovere un passo, continuerai comunque a camminare; coraggioso, orgoglioso, innamorato della tua terra. Ma le energie che ti sono servite per camminare ti toglieranno la voglia e la forza di danzare.
martedì 7 agosto 2012
Onda su onda
Parlano di ondate di caldo. Quest'anno per le ondate di caldo al sud hanno scelto nomi mitologici. Ma ora che sono qui a prendermelo tutto, questo bel caldo epico, secondo me ondate proprio non ce ne sono. Nel senso che secondo me è sempre caldo uguale. Senza tregua. Ma parecchio, caldo.
domenica 5 agosto 2012
E' giusto quel che dici ma i tuoi calci fanno male
Non sono classista con le letture. Una persona che legge richiama sempre la mia attenzione, mi rapisce. Sono incuriosita da un libro letto, di qualunque tipologia e genere esso sia; è sempre un viaggio della fantasia, un'elevazione della mente. Che poi, in tutta onestà, una donna sdraiata in spiaggia che legge Coelho è probabilmente più affascinante e vicina alla normalità di un'altra che legge Dostoevskij. Insomma, per dire che si legga quel che si vuole, purché si legga.
Tuttavia l'altro giorno nella mia spiaggetta calabra avevo come vicini dei tizi che non hanno dato buona testimonianza alle letture disimpegnate. E' accaduto che ci fossero un'allegra famigliola, perfettamente composta da padre in acqua con due discendenti, e madre in spiaggia sdraiata a leggere. Che a guardarlo così, era un quadretto proprio ideale. La madre, ogni tanto alzava lo sguardo dalle pagine del libro dal quale sembrava molto appassionata, e controllava che ai suoi pargoli non succedesse nulla. Ad un certo punto la sento esclamare: -Attenti, che ci sono i cavalloni!
Ora, non so se tale ardita metafora sia comprensibile in tutta la lingua italiana; ma per una madre calabrese i cavalloni sono le onde alte. Il mio primo istanto è stato alzare gli occhi dal libro che anch'io stavo leggendo - Dostoevskij, per carità!- e controllare se il mare si fosse gonfiato improvvisamente senza che io me ne fossi accorta. E in realtà no. C'era solo un rifrangersi dell'acqua sulla battigia, a stento si formava la spuma bianca. La mia sensibilità linguistica è stata lievemente infastidita da questa iperbole.
Dopodicchè la signora si rimette a leggere. A me capita che quando vedo qualcuno leggere devo rispondere all'istinto compulsivo di guardare il titolo del libro. Ecco, questa signora qua aveva un volume della collana Harmony.
Che io non disprezzo, per carità. Però non ho potuto non constatare che insomma, di cavalloni non se ne vedevano davvero. Quando i bambini arrivano dalla madre, e avevano finito di fare il bagno, la figlietta femmina urla: - mamma, sono arrivata fino alla bolla! -
- Brava amore - risponde la genitrice.
Era la boa.
Ma Venere riappare sempre fresca dalla schiuma
Così passano i giorni nella mia terra madre. A dominare è un unico fattore: il caldo. Ne fa così tanto, che l'unica azione che riesco a compiere con entusiasmo è andare sotto la doccia.
mercoledì 25 luglio 2012
Vissi d'arte, vissi d'amore
Quando dormo molti sogni esco per strada con gli occhi aperti, ancora con la traccia e la certezza dei sogni. E mi meraviglio del mio automatismo del quale gli altri non si rendono conto. Perché passo per la vita di ogni giorno senza lasciare la mano della nutrice astrale, e i miei passi per strada sono concordi e consoni a oscuri disegni dell'immaginazione di dormire. E per la strada cammino sicuro; non vacillo, rispondo bene; esisto.
Ma quando c'è un intervallo e non devo vigilare il corso della mia marcia, per evitare i veicoli o non disturbare i pedoni, quando non devo parlare a qualcuno né entrare in un portone vicino, mi abbandono di nuovo alle acque del sogn come una barca di carta piegata agli angoli; e di nuovo ritorno all'illusione languida che mi aveva cullato la coscienza vaga del mattino che nasceva fra il cigolio dei barrocci carichi di legumi.
Ed è allora, nel mezzo alla vita, che esistono grandi schermi per il sogno. Scendo una strada irreale della Baixa e la realtà delle vite che non esistono mi avvolge teneramente la fronte come un panno bianco di reminiscenze false. Navigo nel disconoscimento di me stesso. Dove non sono mai stato, là ho sempre vinto. Ed è una brezza nuova questa sonnolenza con la quale posso camminare, piegato in avanti nella marcia sull'impossibile.
Ognuno ha il suo alcool. Io ho alcool abbastanza nell'esistere. Ubriaco di sentirmi, mi aggiro e cammino con siucrezza. Se è l'ora, rientro in ufficio come qualsiasi altro impiegato. Se non è l'ora d'ufficio, vado al fiume a guardare il fiume, come una persona qualsiasi. Sono uguale.
E al riparo di questo fatto, cielo mio, mi faccio costellazione di nacosto e ho il mio infinito.
Fernando Pessoa, Il libro dell'inquietudine
Fernando Pessoa, Il libro dell'inquietudine
martedì 24 luglio 2012
Meravigliosa creatura
E vabbè, al mare a mettersi seminude sono le donne. Quindi trovi una eterogenea vastità di tette al vento. Che per gli uomini può essere anche divertente, io credo. Oggi, però, c'era uno. Un bel ragazzo, alto, bruno, ben fatto. Arriva in spiaggia abbastanza tardi, con l'aspetto di quello che ha appena finito di far qualcosa ed è sceso a nuotare. Aveva un paio di pantaloni lunghi, infatti. Una borsa a tracolla color corda. Ne estrae un costume. Si slaccia i pantaloni, e se li abbassa. Insieme ad essi, tira via anche le mutande. Così da rimanere, questo bel ragazzo alto moro ben fatto, completamente nudo. Poi si è messo il costume, si. Ma intanto io ho pensato che a questo mondo c'è giustizia.
Arrivederci mostro
Qualcuno mi spiega perché, quando cerco parcheggio e trovo una macchina che si accinge a liberarne uno, si tratta sempre di una mamma con bambino, che quindi ha sì aperto lo sportello, ma prima di partire deve sciogliere il bambino dal passeggino, convincerlo a sedersi in macchina, allacciare le cinture di sicurezza al bambino, richiudere il passeggino, riuscire a infilarlo nel portabagagli, e se tutto questo avviene senza intoppi, finalmente liberare il parcheggio?
A volte sei una spiaggia libera, a volte un rischio da evitare
Dovrebbero fare tipo una legge che vieti alla gente di urlare in spiaggia. E passi i bambini, che pure sono parecchio fastidiosi ma quelli urlano ovunque, e poi si manifestano subito nella loro ontologia di mostri urlatori; sicché tu, arrivando in spiaggia, puoi scegliere un posto lontano dalle soavi creature. C'è da dire che i bambini hanno degli orari, per andare in spiaggia, che coincidono poco con i miei. I bambini, in conclusione, sono gli esseri meno pericolosi, in spiaggia.
Gli adulti no. Per loro ci vorrebbe una legge: si prega di moderare il tono di voce, abbassare il volume delle suonerie ai propri cellulari, non rompere le balle con discorsi riguardanti la politica, l'economia, la cirsi, lo spread (che tanto non lo sai cos'è, inutile che ne parli in spiaggia).
La galleria umana di gente che avrei volentieri annegato nell'acqua ha toccato oggi il suo culmine con due signore, di età avanzata, pelle abbronzata e perciò ancor più grinzosa, di quelle che si mettono a mollo nell'acqua con i cappelli. Parlavano, parlavano, parlavano. A rendere ancor più grave il reato da loro commesso - sempre che ci fosse la legge - c'era l'orario. Erano le 19.30; quando il sole inizia a calare e amplifica i colori, quando il blu è perfetto, lo specchio dell'acqua quasi incontaminato, la gente che inizia ad andar via e le ombre che si intravedono a contrasto con la spuma, sulla battigia. E' un momento in cui puoi confonderti con il mare. Ma queste due baldracche parlavano, e urlavano. La loro conversazione è arrivata a cotali vette di acume: sostenevano che i tedeschi non possono far pagare a noi il loro debito (?!) anche perché mangiano tantissimo; una c'era stata, in Germania, e noi altri non possiamo capire quanto mangiano.
Ecco, se serve io scrivo una lettera alla Merkel: la fa lei questa legge, signora Angela? Visto che le dano parecchio retta ultimamente.
lunedì 16 luglio 2012
sabato 14 luglio 2012
Acqua nell'acqua
Io non so nuotare. E non so nemmeno ballare. Nel senso che non conosco la tecnica per praticare nessuno stile notatorio, né tantomeno so muovere i piedi in modo che il mio movimento somigli anche lontanamente a un passo di danza. Però mi piace, muovermi seguendo l'onda blu e il ritmo della musica. E non mi piace pensare, quando il mio copro è abbandonato all'acqua e alla musica. Sono due momenti per me sacri. E' come pregare. Rinunciare ad avere il controllo razionale di te e affidarti a qualcosa che ti porta, ti trascina, ti solleva, ti fa battere i piedi a terra e muovere braccia e gambe contro le onde. E allora credo che dover pensare ad una tecnica, per nuotare e danzare, mi rovinerebbe il piacere puro e totale di abbandonarmi alla musica e all'acqua.
Schiuma di cavalloni pazzi che si inseguono nel mare
A me non piace il calcio, neppure guardarlo per televisione, quindi è evidente che non potrò mai capire il divertimento che hanno provato quattro ragazzi - anche carini, di quell'età indefinita fra i 18 e i 25 quando i maschi credono di essere irresistibili amatori ma sono ancora indefinibili idioti - sulla spiaggia, con il mare gonfio, a lanciare calci ad un pallone per farlo allontanare sulla cresta dell'onda e aspettare che l'onda stessa glielo riportasse.
Fammi andar via
Questa notte ho fatto un sogno. Di quelli talmente veri che sono accompaganti dalle sensazioni fisiche. Ho sognato che facevo qualcosa, qualcosa sulla quale sto riflettendo abbstanza in questi giorni. E, dopo averla fatta, mi guardavo allo specchio e il mio volto iniziava ad invecchiare, velocemente; si ricopriva di rughe, profonde, numerose, diramate. Ho visto il mio volto da vecchia.
Ora se diventare vecchia vuol dire - come credo - acquistare saggezza, è evidente che devo fare quello che ho sognato.
mercoledì 11 luglio 2012
lunedì 9 luglio 2012
Nothing else matters
Puoi impegnarti in tutto, ma c'è solo una cosa che fa funzionare la coppia. Il sesso.
sabato 7 luglio 2012
Vivevo come la luna tra fasi alterne e calanti ed esplosioni crescenti
Tanto, faccio tutto da sola. Il bello e cattivo tempo del mio cielo. In fondo, dipende solo da me. Ed è naturale.
C'era una volta in America
Ma le ragazzine che ostentano diversi modelli di questo bikini con la bandiera statunitense, lo sanno di portare indosso il simbolo delle guerre neocoloniali, della globalizzazione che uniforma culture e sitili di vita, del capitalismo sfrenato e impositivo, dell'imperialismo finanziario, della pena di morte, o no?
venerdì 6 luglio 2012
A forza di essere vento
Una parola. Una pagina. Un profumo.
La sensazione dolce del sole sulla pelle.
Essere acqua nei pensieri.
E camminare. Sentirti libera di andare.
Capace di creare spazi comuni che scaldano il cuore.
Una parola. Un'altra pagina. Un altro profumo.
Casa.
La mia mente si posa. Si placa. Riposa.
Gode, la mia mente, della quiete sicura che dà il cuore.
Ma poi, sente il bisogno di andare.
Di ritrovare fremiti di pelle sconosciuta.
Andare. Tornare.
Restare. Cambiare.
Quando sei vento, la tua strada sono le onde.
La tua casa le nuvole.
L'unica forma che puoi mantenere è la forma dell'acqua.
giovedì 5 luglio 2012
Navigando il mare, navigando il cielo, navigando il cuore
Una delle cose belle dell'estate è il profumo di mare che ti resta sulla pelle. Mi piace vedere le persone, alla sera, fresche di doccia, coi vestiti scollati e colorati, che però il blu marino gli resta ancora addosso. Adoro essere io, una di quelle persone. Mi piace restare in spiaggia fino a bermi il tramonto, poi tornare a casa, lavarmi via il sale ma non il profumo. Gustare quella sensazione di appagamento e appartenenza alle acque, che fa estate e lava via i pensieri.
Oggi, il pomeriggio si era aperto con le nuvole in cielo. Sembrava grigio, si mostrava fresco. Allora, per una serie di motivi, ho pensato che sarei uscita in centro a camminare; sicché mi sono messa sotto la doccia nel primo pomeriggio. Mi lavo, mi profumo; esco dal bagno tutta bella soddisfatta, e c'era il sole. Ma un sole che le nuvole di poco prima sembravano un miraggio. Che potevo fare, io? Mi sono vista costretta a scendere in spiaggia.
Così adesso sono salita da spiaggia e ho tutto il mare addosso. Non sarò fresca di doccia, non metto vestiti scollati e profumati, perché resto in costume. Ma sono felice lo stesso.
Chiudimi a chiave quando mi hai dentro
Conosco delle coppie che sostengono di non litigare mai. Secondo me, mentono.
Se entri chiedimi il permesso
Continuo a ripetere lo stesso errore. Condizionarmi la vita per le persone che amo. E poi me ne pento. Dovrei imparare a pensarci prima.
Quella parte di noi che l'infinito nasconde
C'è qualcosa, dentro ognuno di noi, che deve rimanere segreta. Non soffocata. Ma lo spazio che chiede non può essere condiviso, neppure con chi abbiamo più vicino. Solo qualche anima, dentro cui rifulge lo stesso bagliore, può comprenderne gli sprazzi. Ma poi tutto deve tornare alla normalità. Altrimenti si affonda nell'oceano.
mercoledì 4 luglio 2012
Quando il mio punto esclamativo piegò la schiena come un'ansa e interrogativo diventò
E così vorresti fare lo scrittore?
Se non ti esplode dentro
a dispetto di tutto,
non farlo
a meno che non ti venga dritto
dal cuore e dalla mente e dalla bocca
e dalle viscere,
non farlo.
Se devi startene seduto per ore
a fissare lo schermo del computer
o curvo sulla macchina da scrivere
alla ricerca delle parole,
non farlo.
Se lo fai solo per soldi o per fama,
non farlo
se lo fai perché vuoi
delle donne nel letto,
non farlo.
Se devi startene lì aSe non ti esplode dentro
a dispetto di tutto,
non farlo
a meno che non ti venga dritto
dal cuore e dalla mente e dalla bocca
e dalle viscere,
non farlo.
Se devi startene seduto per ore
a fissare lo schermo del computer
o curvo sulla macchina da scrivere
alla ricerca delle parole,
non farlo.
Se lo fai solo per soldi o per fama,
non farlo
se lo fai perché vuoi
delle donne nel letto,
non farlo.
scrivere e riscrivere,
non farlo.
Se è già una fatica il solo pensiero di farlo,
non farlo.
Se stai cercando di scrivere come qualcun altro,
lascia perdere.
Se devi aspettare che ti esca come un ruggito,
allora aspetta pazientemente.
Se non ti esce mai come un ruggito,
fai qualcos’altro
se prima devi leggerlo a tua moglie
o alla tua ragazza o al tuo ragazzo
o ai tuoi genitori o comunque a qualcuno,
non sei pronto.
Non essere come tanti scrittori,
non essere come tutte quelle migliaia di
persone che si definiscono scrittori,
non essere monotono o noioso e
pretenzioso, non farti consumare dall’autocompiacimento
le biblioteche del mondo
hanno sbadigliato
fino ad addormentarsi per tipi come te
non aggiungerti a loro
non farlo
a meno che non ti esca
dall’anima come un razzo,
a meno che lo star fermo
non ti porti alla follia o
al suicidio o all’omicidio,
non farlo
a meno che il sole dentro di te stia
bruciandoti le viscere,
non farlo.
Quando sarà veramente il momento,
e se sei predestinato,
si farà da sé e continuerà finché tu morirai o morirà in te.
Non c’è altro modo
e non c’è mai stato
C. Bukowsky
Just my immagination
Temo sia normale, invecchiando. Che ti viene la nostalgia del tempo trascorso. Io è da qualche giorno che vorrei tornare indietro nel tempo. Quando si facevano i falò sulla spiaggia, con le chitarre e le birre. Quando ti si fermava il cuore in attesa che un telefono squillasse. Quando per fare l'amore dovevi nasconderti nelle macchine. Nostalgia delle persone che il tempo ha sfumato. Di chi ero e non sono più.
Ma io e te ci incontriamo nella mente
Non riesco comunque a liberarmi dalle parole,
e sono come ingannata dall’uso stesso del linguaggio
e sono come ingannata dall’uso stesso del linguaggio
martedì 3 luglio 2012
Io e me
[...] tutti gli uomini nascono aristotelici o platonici, cioè razionali o irrazionali: le opinioni e le interpretazioni difficilmente interesseranno i primi, e i fatti e le dimostrazioni non convinceranno mai i secondi.
Piergiorgio Odifreddi, Il matematico impertinente
Se uno capisce un altro è perché è arrivato il momento, non certo perché quella persona desiderava tanto che l'altra lo capisse.
Murakami Haruki, Norwegian wood
Tu dimmi quando quando quando
E poi arrivano quei giorni in cui il tuo unico dilemma potrebbe essere: cucino prima di andare al mare, o preparo quando salgo dalla spiaggia?
lunedì 2 luglio 2012
I giorni
Temiamo il vuoto perché sfuma tutto ciò che non è essenziale. Per lasciarci soli, nel silenzio, di fronte a quello che siamo veramente. Difficile da tollerare.
domenica 1 luglio 2012
La tua eleganza non è un punto cruciale
Ok. La gente che passa l'inverno ad ammazzarsi nelle palestre poi sulle spiagge si vede. Sono belli. Fighi. Quasi perfetti.
Io no.
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