Delle due l'una. O i camion che vendono frutta in Italia hanno tutti lo stesso disco registrato, oppure oggi a Savona vendeva cocomeri uno di Cosenza.
giovedì 21 luglio 2011
mercoledì 20 luglio 2011
La vita l'è bela, basta avere l'ombrela
Io a sentire i miei amici e congiunti che fra Calabria e Salento hanno un caldo da non respirare, se penso che invece la sera devo uscire con il maglioncino, mi rendo conto di aver cambiato coordinate geografiche. Però anche al Norde c'è il mare.
Dalla pace del mare lontano
Lo scorso anno ero parecchio sfiduciata. Pronta a cambiare, a lasciare tutto; ma pronta a una virata verso il basso. Non sapevo come immaginare la vita che avrei avuto, ma la aspettavo meno bella di quella di prima. Invece. Il mare qui ha un colore nuovo e semplicemente superbo.
mercoledì 13 luglio 2011
Allons enfants de la Patrie
Io credo che la Rivoluzione Francese abbia cambiato la Storia. E i cugini d'Oltralpe, da allora, hanno sempre avuto una marcia in più. Prendiamo, ad esempio, le zanzare. In Francia, come in ogni altra parte del mondo che conosco, ti pungono. In prevalenza di notte. Cosicché al mattino ti svegli pieno di puntini rossi prurolenti, che ti fanno sentire un cane zeccoso. Ma le zanzare francesi ti pungono in silenzio. Cioè, senza svegliarti ronzandoti nell'orecchio come un rombojet. E' una roba che ti senti grata e riconoscente, con le zanzare francesi.
Ed il silenzio è uguale a morte
Ora, mi manca una connessione internet. E i pensieri superflui mi mancano come l'aria.
mercoledì 29 giugno 2011
Calabrisella mia facimm'ammuri
L'ultima sera che dormo in un posto in cui ho vissuto, quando poi il giorno dopo mi trasferisco, io vado a mangiare fuori. Si, certo: mica solo l'ultima sera. Però alla vigilia di una partenza definitiva è una cena speciale. Brindo alle cose belle che quella città mi ha dato. La saluto.
E così ho fatto. Trattoria tipica dei Castelli. Il proprietario della locanda è uno di quelli che crede di essere un gran figo e decide di provarci con te. E quale occasione migliore di me che festeggiavo il mio anno romano tutta sola seduta a un tavolo?
Mi chiedo come si possa lasciare da sola una creatura deliziosa come lei. Mi fa. Ha detto proprio così, giuro. Tipo che io mi sono guardata intorno smarrita, chiedendomi se stesse per avere un colpo apoplettico o cosa. Superati i primi attimi di smarrimento, ho risposto a tono. Nel senso che ho fatto la splendida donna fatale. E questo qua ogni volta che passava si esibiva in un sorriso tutto fascino o in battute da telenovelas argentina. Fino a che, ovviamente, proponendomi di offrirmi un caffè, che ci teneva particolarmente, arriva a chiedermi di dove sono, che si sente che non sono di Roma. Quando gli dico che sono Calabrese, nuovi sconfinati orizzonti di seduzione gli si aprono davanti. Che lui è sempre sato innamorato della Calabria, tanto che ha comperato una casa a Soverato e ci va ogni anno. Che la gente è unica, accogliente, intelligente, eccetera eccetera. Che le donne Calabre lo fanno impazzire (anche questa l'ha detta proprio così), che gli piace il nostro carattere e la nostra tenacia. Vabbè. Per gradire, vuole farmi una sorpresa. Mi propone un Amaro del Capo. Io lì sono stata felice, al di là del maldestro tentativo di corteggiamento. Perché l'Amaro del Capo, che a me piace molto, è una cosa tutta calabra difficile da bere fuori regione. Come tutte le cose nostre, tranne la Cosa Nostra, anche l'Amaro del Capo ha la sorte sventurata di essere abbandonato a se stesso e bistrattato. E allora io ero felice di averlo trovato, offerto da uno che comunque la mia terra diceva di amarla.
Sicché accetto questo Amaro con piacere. E l'omino dei miei sogni, dopo qualche minuto di scomparsa nella cucina, ritorna nel prato dove sedevo con questo bicchiere colmo dell'Amaro per la Calabrese più bella. Altra citazione originale. Solo che, a far crollare i miei sogni di calabresità, mi porta l'Amaro del Capo caldo. Ecco, a questo punto solo chi è Calabrese può capire quello che ho provato.
Signora delle ore scure
Mi capita ancora di provare quelle sensazioni. Ogni tanto. Come quando apri l'armadio e trovi un paio di scarpe che non indossavi da tempo, e te le metti. Ma poi non vedi l'ora di togliertele. Perché non sono più tue, quelle sensazioni.
Tu giri adesso con le tette al vento, io ci giravo già vent'anni fa
Visto che di traslochi sono ormai esperta, una regola è: quando inizi a impacchettare la roba, in un primo momento ma solo in un primo momento riesci a catalogare mentalmente i pacchi e il loro contenuto. Arriva poi un secondo momento, quello della roba che non ha abbastanza identità da costituire un unico pacco; e allora, questa roba qua trova posto negli interstizi e intercapedini dentro agli altri pacchi. Che obiettivo principale di un trasloco resta comunque quello di ammassare il maggior numero di cose nel minor volume possibile.
Dunque, al secondo momento delle intercapedini segue un terzo momento, in un intervallo di tempo molto breve, in cui perdi l'orientamento; e non hai per tanto la minima idea di cosa contengano i pacchi che nel primo momento avevi provato a catalogare.
Lo stato d'animo prodotto dal terzo momento è forse simile a quello del saggio. Stato d'animo di distacco dagli oggetti i quali, fino a che restareranno confusamente sparsi nelle scatole, sarà come non possederli. Tutto sommato è una bella sensazione. Può essere liberatorio.
Un consiglio. Però. Nato da esperienze molteplici. Un consiglio da tenere assolutamente a mente. Date uno spazio preciso e non confondibile alle vostre mutande. Altrimenti vi trasformerete in un saggio che, uscito dalla doccia, bestemmia in tutte le lingue - appunto per effetto della scienza infusa dalla saggezza del distacco dalle cose. E potreste essere nudi come vermi. Il che non è bello.
martedì 28 giugno 2011
Le previsioni del tempo si posson prevedere ma un temporale che arriva non lo puoi fermare
Prof.ssa: -Vogliamo parlare della conducibilità elettrica?
Alunna: -... Si.
Prof.ssa: -Allora, cosa vuoi dirmi?
Alunna: -Eh....
Prof.ssa: - Qual'è una caratteristica importante dell'elettricità?
Alunna: - ...
Prof.ssa: -Dai, rifletti. Cosa abbiamo nelle nostre case?
Alunna: -L'aria condizionata
Dentro la mia testa ci son più bestie che nella foresta
Il massimo esponente del cubismo è l'arte africana.
lunedì 27 giugno 2011
Brava brava sono tanto brava
Ieri ho compiuto contemporaneamente due azioni riprorevoli. Sono stata ad un matrimonio. In provincia di Asti.
A 'sti cazzi!
mercoledì 22 giugno 2011
Ognuna sola e a bordo della sua fotografia. Traslocando.
In Calabria, si sa. I matrimoni sono importanti. Molti li considerano il traguardo di una vita, tanto che è comunemente in uso l'espressione "ti sei sistemata" come equivalente di "ti sei sposata". Perché se non ti sposi proprio sistemata non sei.
E' un evento che coinvolge l'intero tessuto sociale di una comunità. Sono tutti impeganti a preparare e aiutare la sposa. Essere scelta come testimone è un onore notevole, per una donna che non sia la sposa. Ma essendo anche un onere, comporta che la testimone debba aiutare la sposa più di tutte le altre donne. Lei è sempre lì. Fino al giorno in cui salirà sull'altare e dovrà indossare un abito di poco più economico dell'Abito Bianco. Perché tutti gli occhi saranno puntati anche su di lei.
In tutto ciò, ogni evento si trasforma in festa. Tipo sistemare il letto in cui i Promessi dormiranno la prima notte. Oppure arredare il nido d'amore con tutte le stoviglie e suppellettili. Quest'ultima è un'operazione che coinvolge amiche, cugine, zie. Tutte a lavare bicchieri e riporli qui, o forse è meglio lì, ma non troppo in alto che questi sono i bicchieri di ogni giorno e poi è scomodo prenderli; mentre i piatti del servizio buono, attenta a maneggiarli con cura che sono delicati, li potete riporre anche là che non si usano ogni giorno.
Ora io non ho scelto di sposarmi.
Ragion per cui, le mie stoviglie sono al momento sparse in pacchi e scatoloni distribuiti equamente in tutta Italia (Calabria, Lazio, Toscana, Liguria). E dovrò scartarle, lavarle, e sistemarle tutta da sola. Però i soldi risparmiati dall'abito ci posso andare in vacanza, quando avrò finito tutto. E sono felice lo stesso.
martedì 21 giugno 2011
21 modi per dirti ti amo
"Se il punteggio di Italiano è uguale o superiore
Ricci è sempre questo signore responsabile dell'INVALSI. No, perché uno se non le legge coi propri occhi certe cose potrebbe non crederci.
lunedì 20 giugno 2011
Qui soffia il vento d'Africa e ci dice tenetemi fermo
Andare via dal Sud e poi ritornarci e poi andare via di nuovo: è ormai un topos ricorrente nelle mie storie, mi accorgo. D'altro canto la mobilità, diciamo così, è proprio parte dello statuto antropologico di noi popolazioni mediterranee, a cominciare dall'archetipo Odisseo. Sì hai ragione, io stesso, come i miei personaggi, non sto quieto un attimo, non trovo pace, arrivo e fuggo, ritorno e parto di nuovo. Naturalmente non sempre in senso letterale. Son dominato da una curiosità divorante, per le persone, per i posti, per i libri. Prima di metter su famiglia e tornare al Sud, in dieci anni ho vissuto in cinque città diverse e cambiato tredici volte casa..
Livio Romano, a proposito de Il Mare perché corre
A volte sei una spiaggia libera, a volte un rischio da evitare
Mi è poi risultato difficile scrivere di questa storia qua. Un po' perché, si sa, lontano dagli occhi lontano dal cuore. Ma poi perché altre cose belle sono accadute. Cose democratiche che danno fiducia, come il raggiungimento del quorum al referendum. E allora, insomma, uno vuole credere che la mafia non debba vincere. Solo che oggi ho dovuto dare le generalità per la nuova casa. E alla voce Residenza, non sono stata fiera della mia terra.
Come tarda questa notte la mia lunaspina, venga giù alla finestra quella luce bambina
La mia seconda nipotina si chiama Vittoria, ed è nata durante l'eclissi di luna. Sarà una donna speciale.
E' per te che sono verdi gli alberi e rosa i fiocchi in maternità
"Questa è la mia amica Vittoria. Prima era nella pancia di mamma. Poi sono andati in clinica ed è nata. Però mamma e papà sono solo mamma e papà di Elena. Di Vittoria no"
Elena, 3 anni
La costruzione di un amore mescola il sangue col sudore
Io è un periodo che sono fortunata. Un momento in cui le cose sembra si stiano rimettendo al posto giusto. E sono felice. Ragion per cui non voglio lamentarmi. Anzi, a pensarci bene mentre accadeva mi è parso così insignificante da poterlo tranquillamente trascurare. Ma è comunque successo. Che ieri pomeriggio, proprio nel momento in cui si doveva svuotare l'appartamento e portare giù gli scatoloni con tutta la roba che c'era in casa, proprio allora si sia bloccato l'ascensore. E non abbia ripreso a funzionare per tutto il tempo che è durato il trasloco. No, non voglio lamentarmi.
Vivo, morto o X
Forse non molti lo conoscono. Si chiama Roberto Ricci, è il Responsabile dell'Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema Educativo di Istruzione e di Formazione. Detto in altre parole, è quel tizio che manda nelle scuole italiane i test del cosiddetto INVALSI.
Che io la posso pure condividere l'idea di un test inviato a tutte le scuole d'Italia come valutazione. Ma vorrei dire al signor Roberto Ricci che deve, deve per forza esserci un modo più agevole e chiaro di istituire questi test nazionali. Tutto sommato l'idea di base è di fare le domande con le crocette per la risposta esatta. Che è una cosa semplice. All'origine.
giovedì 16 giugno 2011
Dov'è, dov'è? Dicono che ha un brutto carattere
Che cosa spinge una zanzara a scegliere la parte del corpo da pizzicare?
I migliori anni della nostra vita
"La ricorderemo sempre come una persona eccezionale che ama fare il suo lavoro al meglio e che non perde mai la speranza di insegnare molte cose importanti a persone alle quali nessuna insegnante aveva avuto mai la pazienza e il modo in cui fargliele capire [...] Con la sua dolcezza e il suo spiccante sorriso ci ha insegnato che studiare non serve per prendere bei voti e tornare a casa col cuore felice, ma serve a garantire un futuro all'altezza dei nostri sogni"
dalla Lettera d'Addio che mi hanno scritto gli alunni.
mercoledì 15 giugno 2011
Prima d'oggi mi annoiavo e volevo anche morire, ma ora sono un uomo nuovo che non teme di soffrire
Gli occhi lucidi della mamma di C. che mi ha detto quanto sarà difficile per suo figlio accettare l'insegnante del prossimo anno. Le sue mani che mi hanno stretta con discrezione per ribadire quanto sia stata importante per loro. Mi hanno dato la misura della meraviglia di questo lavoro.
Vele ancora tese, bandiera genovese
Se penso di dover vivere sempre in uno stesso posto, in liena di massima mi sento costretta. Avere nuovi orizzonti, ascoltare la musica di accenti diversi, mi ha fatto sentire viva.
Poi però, alla vigilia delle partenze, quando gli oggetti restano in disordine per casa tanto fra poco dovranno andare nei pacchi verso nuove mura, io la nostalgia la sento. Che è proprio quando inizio veramente a sentirmi a casa, che bisogna andar via. Quando ho trovato il fruttivendolo che mi soddisfa di più, quando ho imparato gli orari delle messe, quando al supermercato so a quale cassa dirigermi perché la signora è troppo lenta mentre quell'altra è simpatica. Quando ho imparato i colori di tutte le stagioni sul cielo di un posto. E' allora che bisogna andar via.
Non ho ancora imparato a gestire i distacchi, però. Tendo a fuggire. A chiudermi alle spalle la porta della casa che lascio e andar via quasi senza salutare. Questa volta sono stati loro a volermi salutare. Gli alunni. La vivace allegria dei ragazzi. E io, che non ho potuto rifiutarmi, sto piangendo come una femmina della più melensa commedia americana.
E se la prossima meta fosse quella definitiva?
martedì 14 giugno 2011
Avrei la forza di guidare sotto questa notte, sotto queste stelle per tutte le strade, per l'eternità
Coloro che, vittime di chilometri di code sulla Salerno-Reggio Calabria, denigrano tale strada dai lavori infiniti, dovrebbero sapere e/o ricordare nelle loro rimostranze che la suddetta (o sedicente) autostrada termina senza preavviso all'interno della città di Reggio Calabria. Per cui tu stai percorrendo un'autostrada che ad un certo punto diventa un corso. Entra nelle case. Ci sono i negozi ai lati. Tutto senza sufficiente preavviso. Sono cose brutte.
L'estate che avanza, dammi una vespa e ti porto in vacanza
I miei amichetti hanno fatto un giro in moto: Calabria coast to coast. Hanno visto paesaggi mozzafiato, acque cristalline e colori da paradiso terrestre.
Ma.
Il proprietario del B&B che avevano prenotato, alla richiesta della presenza di un garage in cui lasciare le moto per la notte, ha risposto invitandoli a portarsi un blocco di cemento. In moto. Dall'altra costa. Non si è capito esattamente il motivo che ha generato tale richiesta; quello che si è capito, però, è come mai la gente scelga di fare le vacanze a Rimini, anche se l'acqua del mare è marrone.
lunedì 13 giugno 2011
Cerco l'estate tutto l'anno e all'improvviso eccola qua
Domenica 12 giugno, ore 12.30, lungomare del mio paesello calabro.
Noi: Buongiorno.
Ragazza affaccendata dietro al bancone del bar: Buongiorno.
Noi: Potremmo avere una birra?
Lei: Eh...non è in frigo. Non siamo ancora aperti. Ci stiamo preparando. Apriamo domani.
Noi: Buongiorno.
Ragazza affaccendata dietro al bancone del bar: Buongiorno.
Noi: Potremmo avere una birra?
Lei: Eh...non è in frigo. Non siamo ancora aperti. Ci stiamo preparando. Apriamo domani.
Bisogna saper scegliere in tempo, non arrivarci per contrarietà
"...lo sviluppo delle energie rinnovabili, che io credo sia assolutamente importante, anche per quanto riguarda l'Italia che probabilmente, a seguito di una decisione che il Popolo Italiano sta prendendo in queste ore, noi dovremo dire addio alla opzione delle centrali nucleari": Silvio Berlusconi
Viva l'Italia, l'Italia tutta intera
L'Italia s'è desta! Perché prima di discutere sui singoli quesiti referendari, è del referendum che bisogna discutere. Quella cosa che fa la democrazia. Ok, i politici li scegliamo noi; ma se loro fanno qualcosa che a noi non piace, c'è la possibilità di andare nelle cabine elettorali e gridare un sonoro: andate a fare in culo. E questa è democrazia.
Oggi l'Italia ha raggiunto il quorum. Abbiamo dimostrato che noi vogliamo dire la nostra. E questa è la vittoria più grande. Perché quelli che ci hanno detto di non andare a votare, ci vogliono servi. Avrebbero dovuto dire: andate a votare NO. Invece hanno offeso la nostra dignità di cittadini dando per scontato che loro possono toglierci i diritti democratici solo perché fanno leggi che a noi (eventualmente) piacciono. No, caro Presidente. Se i tuoi sostenitori vogliono sostenerti, devono andare alle urne, godere del loro diritto ad esprimere ufficialmente il proprio parere, e dirlo, che loro le leggi che hai fatto tu non le vogliono abrogare. Ma se tu gli dici di andare al mare, invece, è come se dicessi: tanto siete inutili, che qui si fa tutto noi.
Bene, la gente ha saputo far valere il proprio diritto all'espressione elettorale.
Ora, considerando che i telegiornali più seguiti hanno addirittura fornito date confuse, io credo che il quorum si sia raggiunto anche per merito del feisbuc. C'è stata una sensibilizzazione a tappeto, pervasiva e capillare. Ecco. Non dite che serve solo a sapere i cazzi degli altri. Perché non è vero. I tempi cambiano, e il pensiero trova sempre nuovi mezzi per esprimersi. Grazie a Dio.
giovedì 9 giugno 2011
E intanto due poliziotti fanno finta di non vedere
Il Consiglio dei Ministri ha sciolto il mio Comune di residenza per infiltrazioni mafiose. Quando riuscirò ad articolare pensieri proverò ad esprimerli.
martedì 7 giugno 2011
Tra due minuti è quasi giorno, è quasi casa, è quasi amore
Ho imparato che non fa differenza da che parte di una cattedra tu stia seduto. La precisione scientifica con cui sai quanto manca alla chiusura, e la lentezza esasperata con cui trascorrono gli ultimi giorni di scuola, non cambiano.
lunedì 6 giugno 2011
Forse sarebbe più bello tacere
Un asfittico e freddo formalismo, dopo aver provato a trasformare in amicizia tutto l'amore respirato. Il tempo passa. Ma non sempre è favorevole.
E stiamo qui in una stanza in affitto, un letto un bagno una cucina
Adesso c'è questa necessità delle referenze, anche per prenderti in affitto una casa. Cioé, di tutti i potenziali locatari di un appartamento, il padrone non lo cede mica al primo arrivato. No. Si riserva il diritto di vedere i richiedenti per vagliarne le referenze.
Il mio pensiero inevitabilmente corre a tutte le signorine dei bunga bunga e delle feste con i papponi; quelle lì c'hanno degli appartamenti bellissimi nelle migliori città d'Italia. Che tipo di referenze si debbano quindi possedere per prendere in affitto una casa che ti piace, ho paura di dedurlo.
Ma se io avessi previsto tutto questo, dati cause e pretesto
Pare che il primo Giugno, data di scadenza per la presentazione delle domande di iscrizione in graduatoria, le poste italiane siano andate in tilt. Io sono una che va in ansia, e la mia domanda l'avevo già presentata qualche giorno prima. Ma se malauguratamente mi fossi trovata a patire la sorte di quegli insegnanti precari che sono rimasti con le domande in mano perché le poste erano in tilt, io non lo so che fine avrei fatto. Non bella, immagino.
Sono le venti e dieci si, noi siamo quelli che guardano ancora imperterriti il telegiornale
Dopo aver passato 9 (nove) ore in automobile, perché c'è l'esodo, il rientro, e perché c'è la strada che fa cagare, sentirsi ripetere da più parti che sarebbe stato opportuno partire prima, o dopo, non è affatto bello.
martedì 31 maggio 2011
E un figlio ama sempre un padre ma lo fa mentre lo giudica e quasi mai perdona
Se non rimani orfano troppo presto, se sei invece strettamente legato ai genitori per tredici, quattordici o quindici anni, ti si sviluppa il cazzo, perdi la verginità, cerchi la tua indipendenza e, se quella dove vivi non è una famiglia disastrata, al momento giusto i tuoi ti lasciano andare, perché sei pronto a cominciare a essere un uomo, pronto, cioè, a scegliere nuove fedeltà e nuove affiliazioni, pronto a scegliere i genitori della tua maggiore età, i genitori scelti che, poiché non ti si chiede di colmarli del tuo amore, amerai o non amerai, come ti aggrada.
Come si scelgono, questi genitori? Per una serie di casi fortuiti e con grande forza di volontà. Come arrivano a conoscerti? E tu, come arrivi a incontrare loro? Chi sono? Com'è, questa genealogia non genetica? Nel mio caso erano uomini dai quali avevo deciso di imparare il mestiere [...]
Per me erano tutti, a modo loro, figure straordinarie, personaggi con i quali misurarsi, mentori che incarnavano o abbracciavano idee valide e che m'insegnarono per primi a orientarmi nel mondo e nelle sue pretese, i genitori adottivi che, ciascuno al suo momento, dovevano poi essere scartati insieme alla loro eredità, dovevano sparire, cedendo il passo a quella condizione di orfano totale che è l'età virile. Quando sei dentro a questa storia tutto solo.
Philip Roth, Ho sposato un comunista
lunedì 30 maggio 2011
Canzone delle domande consuete
Il modello che gli insegnanti italiani precari devono compilare per non essere inghiottiti per sempre dall'oblio della disoccupazione, è una cosa difficile da affrontare. A parte il carico d'ansia che genera, esso modello è scritto male. Astratto, confuso, privo di informazioni necessarie che trovi solo su note di rimando in allegati secondari. Insomma.
Per fortuna ci sono tutti i siti accessori che ti spiegano come affrontarla, la compilazione. E come tutti i siti del genere, raccolgono le domande più ricorrenti e ti danno la risposta. Io però faccio fatica ad accettare che fra le domande ricorrenti le insegnanti precarie italiane chiedano: chi è sposata, nei dati angrafici, quale cognome deve indicare?
Voi preti che vendete a tutti un'altra vita
Ne ho viste di cose strane, nel paesello in cui ho vissuto quest'anno. Ma la più strana di tutte, giuro, è stata la processione sulla Tuscolana (strada di scorrimento che congiunge direttamente il paesello con la Capitale) alle due di notte.
Al bordo della strada si vedevano luci lampeggiare. Io guidavo. Ho rallentato, e pensato: cazzo, un incidente.
Invece no. Era questa processione. Avevano uno stendardo, dei megafoni, e recitavano delle preghiere. Alle due di notte.
Quanto piccolo è il suo cuore e grande la montagna, quanto taglia il suo dolore più di un coltello
Io non amo particolarmente leggere le recensioni dei libri. Credo che la lettura, come ogni forma di fruizione dell'arte, sia un'esperienza estremamente soggettiva: se serve a suscitare emozioni, le emozioni di un altro possono essere un pregiudizio. Però leggo con carnale passione, e una mia amichetta cara mi ha chiesto di dedicare qualche Pensiero Superfluo ai libri che leggo. Mi è sembrata una buona idea. Non saranno recensioni, solo quello che potrei dire di un libro davanti ad un bicchiere di vino.
Balzac e la piccola sarta cinese è un libro che ci hanno fatto pure il film, perché Dai Sijie, il tizio che l'ha scritto, è anche regista. Questo libro qua è il primo della letteratura cinese che mi sia veramente piaciuto. Non che abbia letto molto, di nipponico. Cinesi, Giapponesi, pregiudizialmente li evito. Perché mi sembrano troppo asettici, di scarse emozioni. Invece la piccola sarta cinese è un personaggio che, in punta di piedi, con leggerezza e soavità da fiore di ciliegio, ha squarciato la mia fantasia letteraria. Credo che la ricorderò sempre.
Una ragazzina di cui non sappiamo il nome. La sua prima comparsa la fa per le sue scarpe: portava un paio di scarpe color rosa pallido, di una tela robusta e morbida a un tempo, attraverso la quale si potevano seguire i movimenti delle dita dei piedi ogni volta che premeva il pedale della macchina per cucire. Delicatezza e forte sensualità, questo piedino.
La Piccola Sarta è il sogno proibito di due ragazzini cinesi, figli di medici intellettuali, cui il regime comunista degli anni Settanta ha imposto la rieducazione. Non andavano bene, al nuovo spirito comunista, i borghesi intellettuali. I contadini, andavano bene. Con la loro silenziosa operosità e robusta obbedienza. E allora i ragazzini che stavano nelle scuole, o che erano figli di personaggi contrari al regime, venivano sottratti alle loro famiglie, case, abitudini, e costretti a vivere nei villaggi sperduti delle montagne assieme ai contadini. Per imparare da loro il nuovo spirito cinese.
I due protagonisti della storia incontrano la Piccola Sarta nel villaggio della loro Rieducazione, e naturalmente se ne innamorano entrambi. Amicizia, amore, rivalità, onestà, ci sono tutti gli ingredienti del romanzo di formazione. Ma su tutto dominano i libri. Oggetti proibitissimi dal regime. Che però i due ragazzi riescono a rubare dalla valigia di un loro collega di rieducazione. Perché non possono vivere, senza. Stregati dalle pagine dei romanzieri francesi, è alla Piccola Sarta che dedicano tutti i racconti, e le emozioni, e le vendette, e gli amori che trovano in quelle pagine.
La ragazzina sembra solo un'affascinante proiezione delle loro fantasie. Vive poco, di vita propria. Se ne parla solo e sempre dal punto di vista degli innamorati pischellini rieducati. E questi due, un po' per fare colpo su di lei, ma anche per dare un senso alto alla loro permanenza nel villaggio, maturano l'amizioso progetto di fare della Piccola Sarta una donna colta e raffinata, attraverso le letture. Ma lei resta sempre il termine passivo di desideri, pensieri, discorsi, letture degli uomini.
Fino a quando, un giorno, la Piccola Sarta Cinese scompare. Nessuno la trova più. Il padre infuriato va a cercarla nella capanna dei suoi due amici. Ma quei due non lo sanno, dov'è. Partono in una folle corsa all'inseguimento della loro amata. La raggiungono. Le parlano. Non leggiamo le battute che si scambiano. Solo, nell'ultima scena, vediamo le sue magre spalle che si voltano per proseguire la strada. Ed è sempre con le parole dei maschi che il romanzo si chiude: Mi ha detto che Balzac le ha fatto capire una cosa: che la bellezza di una donna è un tesoro inestimabile.
Così la Piccola Sarta Cinese, con le sue scarpine rosa, si ribella. Se ne va. E' la sola che ha veramente sentito quello che c'era scritto nei libri. Potere che nessun regime può arginare.
All'alba vincerò
Davanti ai problemi tecnici che riguardano ambiti dei quali ignoro totalmente le dinamiche, io ho una prima reazione totalmente illogica: aspetto. Aspetto che magari il problema, come per magia, si risolva da solo.
Sono consapevole che tale miracolosa soluzione ha una probabilità su diecimila di verificarsi. Però io sono scaramantica, e aspetto.
Ora i Pensieri Superflui da più di dieci giorni non funzionavano. Bloccati. La pagina non si apriva.
Ma prima di disperare e aprire un blog altrove, io ho aspettato.
Fino a che, senza preavviso né altro segno di cambiamento dello stato di blocco, eccola qui, la pagina.
Voi non ditelo ai miei alunni ai quali sto spiegando illuminsimo, metodo sperimentale, e manate varie, ma io ci credo, nella magia.
domenica 8 maggio 2011
Non puoi tornare indietro più, nemmeno lo vorresti
Tanti auguri, mamma. Qui dove vivo adesso, il bucato non ha più il tuo profumo di sole. E mi manca fare colazione chiacchierando con te.
Sono lontano dalla mia mamma, la donna che mi ha partorito, e dall'altra madre, la terra dove sono le mie radici. Anche a lei, oggi, auguri. Che non ci siano più mani avide a strappare i suoi fiori di zagara.
Alle mie due madri auguro tutto il bene. E' solo grazie a loro che sono la donna che sono. Poi, un giorno, sono andata via. E ho trovato la felicità.
Mi fa sentire addosso il tuo profumo
Amare è guardare dall'oblò della lavatrice il tuo bucato nel cestello che gira assieme al suo, e pensare che poi avranno lo stesso odore.
E per quelli che l'ebbero odiato nel Getzemani pianse l'addio
La domenica che precede la Pasqua si chiama Domenica delle Palme. I cristiani ricordano come la folla sia brava a voltare la faccia, quindi l'insegnamento è che non bisogna mai fidarsi della maggioranza. Questi qua, quando Gesù Cristo è arrivato a Gerusalemme, l'hanno osannato come re: drappi, urla, applausi, rami di palme agitati al vento. Gli stessi, dopo manco una settimana, lì a gridare che bisognava ucciderlo; non solo, metterlo in croce. Insomma, le abitudini non sono molto cambiate da allora.
Ora la Domenica delle Palme si va in chiesa a sventolare i ramoscelli benedetti. Il fedele può portarselo da casa, un rametto, oppure riceverlo all'ingresso della celebrazione. In questo secondo caso è probabile che i devoti addetti alla distribuzione del necessario fogliame chiedano anche un'offerta. Così, per la vigna del Signore.
Anche se tu sei uno di quelli che ci pensa due volte prima di lasciare i soldi per le elemosine, sicuramente non puoi rifiutarti in un contesto simile. E allora prima di ricevere il ramoscello con cui andrai a simboleggiare la folla voltagabbana, apri il tuo portafogli. Ti può accadere un incidente diplomatico del tipo che ti ritrovi solo una moneta da due euro; oltre a banconote. A meno che la tua voglia di carità non sia spavalda, cinque euro per due foglioline di ulivo ti sembreranno indiscutibili, ma anche due, in fondo. Se prendi un rametto piccolo, cinquanta centesimi sembrerebbe il prezzo onesto; tant'è che potresti anche lasciare una moneta al parcheggiatore al quale prima avevi solo sorriso. Che due euro sono cinque mila lire del vecchio conio: io da ragazzina ci mangiavo la pizza margherita in pizzeria, con la coca cola. E se anche tu sei uno di quelli che conferisce tale valore alla cinque euro, la Domenica delle Palme ti può quindi capitare di trovarti in un simile frangente.
Senza dare troppo nell'occhio, allora, potresti pensare di lasciare cadere la moneta da due euro nel cestino delle offerte e poi, mentre la pia donna ti consegna il tuo ramoscello, tu, sempre senza dare nell'occhio, potrai provare a prenderti il resto. Se hai pensato di fare questo, ti posso garantire che la tua attenzione nel prenderti il denaro che ti spetta sarà distolta dalla sottile ma pervasiva sensazione che tutti ti stiano guardando. Quindi, per disbrigare l'operazione finanziaria nel minor tempo possibile, afferrerai una moneta di due colori e la più grande moneta gialla senza perdere troppo tempo a rovistare nel cestello. Poi, augurando la buona pasqua ai distributori di palme, ti allontanerai. Con un certo senso di scampato pericolo e di giustizia. Che due euro, per due foglie di ulivo, a te sembrano davvero troppe. Una pizza margherita mangiata in pizzeria; magari senza coca cola, ma vuoi mettere?
Orbene, se hai mai pensato di trovarti in una circostanza simile, sappi che potresti poi scoprire di avere nel portamonete non un euro e cinquanta, come preventivato, ma ben due euro e cinquanta: che nella rapidità con cui hai cercato di espletare l'operazione potresti aver confuso la moneta da un euro con quella da due.
Se dovesse capitarti una cosa simile, in pratica avrai rubato in chiesa la Domenica delle Palme. E ti sentirai incredibilmente simile a quell'Iscariota lì dei trenta denari sonananti. Per lenire il senso di colpa potresti lasciare tutto l'infame guadagno al parcheggiatore. Oppure andare ad impiccarti a un albero. Jesus Christ, Super Star.
Orbene, se hai mai pensato di trovarti in una circostanza simile, sappi che potresti poi scoprire di avere nel portamonete non un euro e cinquanta, come preventivato, ma ben due euro e cinquanta: che nella rapidità con cui hai cercato di espletare l'operazione potresti aver confuso la moneta da un euro con quella da due.
Se dovesse capitarti una cosa simile, in pratica avrai rubato in chiesa la Domenica delle Palme. E ti sentirai incredibilmente simile a quell'Iscariota lì dei trenta denari sonananti. Per lenire il senso di colpa potresti lasciare tutto l'infame guadagno al parcheggiatore. Oppure andare ad impiccarti a un albero. Jesus Christ, Super Star.
domenica 1 maggio 2011
Alla compagna di viaggio, i suoi occhi il più bel paesaggio
Oggi è una bella domenica di sole. Profumo di fiori, il verde intenso dei viali alberati. Ho visto una vecchina che passeggiava: indossava un paio di occhiali da sole, aveva i capelli bianchissimi e il viso solcato da rughe profonde; avanzava con passo lento e incerto, sostenedosi ad un bastone. Aveva un giacchina viola e una borsa dello stesso colore. E interrompeva i suoi antichi passi per sollevare il viso ai raggi tiepidi di un'altra primavera, che non deve smettere mai di stupirci.
Guardando lei, oggi, ho capito quello che voglio fare da grande.
Il cuore tenero non è una dote di cui sian colmi i carabinieri
"...si è potuto pervenire al rintraccio del cellulare della vittima".
Olè.
venerdì 29 aprile 2011
Noi sudiamo e voi bevete già
Nella mente degli automobilisti romani c'è un unico pensiero, magari articolato in varie forme, ma nella sostanza così riassumibile: piuttosto ti sfascio la macchina, ma non ti faccio passare.
Saperlo può aiutare.
Di mattino alle tre siamo tutti molto soli
Ora che mi scade il contratto, quelli della mia scuola aboliranno le gite per mancanza di accompagnatori.
giovedì 28 aprile 2011
venerdì 22 aprile 2011
Ecco l'Agnello di Dio
Il quadro raffigurava un Cristo appena tolto dalla croce. Mi sembra che i pittori abbiano preso l'andazzo di raffigurare il Cristo, sia crocifisso, sia deposto dalla croce, con un volto sempre ancora soffuso di straordinaria bellezza: una bellezza che essi cercano di conservargli anche fra i più orribili strazi. Nel quadro di Rogozin, invece, di bellezza nemmeno la traccia: era in tutto e per tutto il cadavere di un uomo che ha patito infiniti strazi ancor prima di venire crocifisso: ferite, torture, percosse delle guardie, percosse del popolo mentre portava la croce e quando cadde sotto il suo peso; e infine, per sei ore (secondo il mio calcolo, almeno) il supplizio della crocifissione. E' vero che il viso era quello di un uomo appena tolto dalla croce, e cioè conservava in sé molto di vivo, di caldo; nessun tratto aveva avuto il tempo di irrigidirsi, tanto che sul viso del morto traspariva anche la sofferenza, come se egli la sentisse tuttora; quel viso però non era stato risparmiato per nulla: era la natura stessa [...]
Ma, cosa strana, mentre guardi quel corpo di uomo straziato, ti sorge in mente un singolare e curioso quesito: se tutti i Suoi discepoli, i Suoi futuri apostoli, le donne che Lo seguivano e che stavano presso la croce, e tutti quelli che il Lui credevano e Lo adoravano, videro realmente un cadavere in quelle condizioni, come mai poterono credere, contemplandolo, che quel martire sarebbe risorto? Involontariamente viene fatto di pensare: se la morte è così orrenda, e se le leggi della natura sono così forti, come fare a vincerle? Come vincerle, se non ne trionfò nemmeno Colui che in vita Sua trionfava anche della natura, Colui che ordinò Talitha cum! e la fanciulla si levò, Lazzaro, esci fuori! e il morto uscì fuori? [...]
E lo stesso Maestro, se, alla vigilia del supplizio, avesse potuto vedere la propria immagine, sarebbe Egli salito sulla corce e sarebbe morto come morì? [...]
La vita eterna io l'ammetto e, forse, l'ho sempre ammessa. Che la coscienza si sia accesa in noi per la volontà di una forza superiore, abbia gettato uno sguardo al mondo circostante e abbia detto: IO SONO, e che poi tutt'a un tratto quella stessa forza suprema le ordini di annientarsi, perché così è necessario lassù per qualche scopo - e anche senza spiegare quale - tutto questo io l'ammetto, ma ecco di nuovo l'eterna domanda: che bisogno c'è, oper giunta, della mia rassegnazione? Non mi si può divorare semplicemente, senza pretendere da me delle lodi a chi mi divora? [...] è molto più logico supporre che semplicemente ci sia voluta la mia insignificante esistenza, la vita di un atomo, per completare chi sa quale universale armonia del tutto, a quel modo stesso che ci vuole ogni giorno il sacrificio della vita di milioni di esseri, senza la cui morte il resto del mondo non potrebbe durare [...] che importa a me che nell'assetto del mondo ci siano errori e che altrimenti esso non possa sussistere? Chi duqnue, dopo tutto questo, mi giudicherà e per quale colpa?
Fedor Dostoevskij, L'idiota
mercoledì 20 aprile 2011
Il villano che zappa la terra volta la carta viene la guerra
L'italiano è bello perché è una lingua in continua evoluzione. Linguisti come Luca Serianni ci spiegano bene la coesistenza di linguaggio letterario e linguaggio parlato in quello "standard" che utilizziamo noi del Bel Paese per esprimerci e che cambia abbastanza rapidamente.
Ecco, a buon uso di chi passa da qui, un piccolo dizionario aggiornato dei nuovi termini entrati nell'italiano. Nella prima colonna trovate la parola nella sua accezione più antica, nella seconda il termine o la locuzione con cui è stata sostituita:
bocciatura: permanenza
gita: campo scuola
guerra: missione umanitaria/sostegno alle popolazioni
ha detto un sacco di stronzate: non è stato tradotto (tradotto???!!!) bene/il servizio che avete montato è parziale e non rende bene il suon pensiero
lacché: Emilio Fede, Giuliano Ferrara, Augusto Minzolini
licenziamento: contratto a tempo determinato
mantenuta: ministro
non abbiamo fatto nulla per opporci a questo governo: vinceremo certamente le elezioni del 2013
non state rispettando le leggi: monito del Presidente della Repubblica
siamo con le pezze al culo: la crisi è ormai alle porte, la ripresa è velocesono un pedofilo: ha detto di avere 24 anni
tagli ai fondi: minori spesemartedì 19 aprile 2011
Quegli occhi allegri da italiano in gita
Quelli di Praga hanno la convinzione, radicata nel loro atteggiamento, che noi italiani siamo cafoni, ladri e imbroglioni. Ora, che possano aver ragione io non lo escludo. Ma che lo affermino trattando il turista italiano in modo scortese, incazzoso, quasi come ti stessero facendo un favore, non è bello.
Allora, cari Praghesi, io vi voglio dire due cose:
Tanto per cominciare, i vostri brodini non si possono guardare, hanno l'aspetto di vomito di neonato e il sapore pure; mentre noi abbiamo una cucina che ce la invidiano tutti.
E poi, secondo, voi eravate comunisti. E noi c'abbiamo un presidente del consiglio che se lo viene a sapere vi fa un culo così.
Seduto in riva al fosso
Cose che fanno gli studenti in gita:
1) Troppo rumore
2) Camminano guardano sul display del loro cellulare o i-pod, oppure parlando con l'amico, oppure ovunque ma non intorno a loro. Sicché potrebbero essere a New York o a Sant'Agata d'Esaro e non notare la differenza
3) Attraversano le strade senza rendersi conto che stanno attraversando una strada
4) Ostruiscono sempre i passaggi: porte automatiche di aeroporti, uscite di metropolitane, sbocchi di scale mobili
5) Si alzano dal tavolo del ristorante con una frequenza di otto ragazzini al secondo
6) Vogliono mangiare sempre e solo da Mac Donald's
7) Dimenticano portafogli e documenti in stanza d'albergo
8) Prendono d'assalto qualsiasi bancarella, disperdendosi dalla fila e dal gruppo, in ogni momento. Quindi comprano regali. Molti regali.
9) Non dormono perché devono andare nelle stanze degli altri
10) Appena arrivati nel loro paesello, dicono: finalmente
Jan Hus di nuovo sul rogo bruciava all'orizzonte del cielo di Praga
C'avrà ragione, Berlusconi. Che nelle scuole pubbliche la testa degli scolari si riempie di idee comuniste. Io, per esempio, ricordo gli anni del liceo con il calore dei falò sulla spiaggia, una fredda bottiglia di birra in mano, e le chitarre che suonavano quelle canzoni di sinistra.
Guccini, fra tutti.
Noi leggevamo un sacco di libri, non paghi delle schitarrate notturne. Una roba che le nostre famiglie certamente avrebbero disapprovato, se l'avessero saputo. Infatti si diceva: vado a dormire da Maria. Che voleva invece significare: sto in giro tutta la notte a bere birra e cantare canzoni eversive dell'ordine costituito. Ma c'era quel nome, il nome della tua amica, e la mamma era - o fingeva d'essere - tranquilla.
La primavera di Praga è stata un mito che ha infiammato i nostri sogni di ragazzi. Giustizia, libertà, forza del pensiero, possibilità di cambiare le cose a partire dalla cultura. Tutte idee contrarie alla famiglia, senza dubbio. Un po' come il mito del principe azzurro. Che poi, quando cresci, ti accorgi che ti hanno canzonato, che era più falso di Babbo Natale.
La primavera di Praga, io ci sono stata. Tanto per cominciare, faceva un freddo che quale primavera, non prendiamoci in giro! Poi, i monumenti tutti neri. Loro dicono di averli costruiti con una pietra che non è facile restaurare; e allora, niente pulizia. Ma, cosa peggiore di tutte. La piazza del monumeto a Jan Hus. Quello della canzone. E' solo una statuina decentrata, che se qualcuno non te lo dice tu neppure la noti. Mentre Jan Palach, lo studente simbolo di tutto quanto noi studenti imboniti da insegnanti diabolici avremmo voluto diventare, a Praga gli hanno dedicato solo una lapide. A terra. Rotonda, circondata da fiori. E basta.
Ecco, io glielo voglio dire al presidente del consiglio: tu c'hai ragione. Ci hanno messo in testa un sacco di idee bislacche. I valori della vita sono altri.
E' l'amico è
Tutti gli amici che non mi chiedono di allontanarmi se devono digitare il codice segreto.
No, perché ci sono alcuni amici con i quali sei sicuro di invecchiare, con i quali hai diviso ogni cosa fin da piccolo, che conservano i tuoi segreti più preziosi, e ora se passeggiate per strada e devono fermarsi davanti al bancomat, ti guardano imbarazzati mentre infilano la carta e poi ti chiedono se puoi allontanarti un attimo per favore perché debbono digitare il codice segreto. Secondo loro, io dovrei guardare il codice segreto, memorizzarlo, trafugare in qualche modo la carta del bancomat e andare subito a sottrarre 250 euro dal conto corrente (perché di più non si può)?
Loro pensano che io sia capace di fare tutto questo e si considerano miei amici?
Francesco Piccolo, Momenti di trascurabile felicità
venerdì 8 aprile 2011
Ma passa per il buio senza paura
Alcuni momenti della tua infanzia ti restano appiccicati al cuore, saranno pezzetti dell'adulto che diventerai. Funzionano così tanto i traumi, le piccole sofferenze, le grandi paure, quanto i piaceri, gli affetti, i ricordi che ti insegneranno ad amare e a stare nel mondo nel miglior modo possibile. Io c'è una cosa che ricordo con emozione: i frullati di frutta.
Ricordo il profumo del vestito azzurro della mia mamma, abbronzata e bella, mentre grattugiava la mela. Quando poi venivano i cuginetti, c'erano frullati per tutti. E mio zio, silenzioso e paziente, ci metteva il latte nei suoi frullati, e sapeva dosare gli ingredienti con una sapienza che il sapore me lo ricordo ancora adesso che lui non c'è più. Adesso che sono grande, e i frullati me li preparo da sola, continuo ad emozionarmi mentre le lame del marchingegno tritano i pezzetti di frutta e ne fanno un'unica, morbida prelibatezza. Mangiare un frullato a me fa bene al cuore.
Oggi, in farmacia, ho visto uno scaffale pieno di bottiglie paffutelle e colorate. C'era scritto: frullati. Le lettere erano tutte di colori diversi: la effe rossa, la erre gialla, la u verde.....
Che tristezza. Non ci sono più vestiti azzurri da indossare mentre si prepara il frullato ai bambini? Io non sono migliore di quello che saranno i bambini, domani; di certo non lo sono per i frullati. Ma quando sono al lavoro, e osservo davanti a me faccine svelte e intelligenti che non sanno quasi controllarsi, e che non riconoscono nessuna autorità, io non lo so perché, ma credo che in qualche modo i frullati di frutta c'entrino.
giovedì 7 aprile 2011
Fammi sentire di essere una donna senza bisogno di mettere la gonna
Karima El Mahroug, c'hai la faccia come il culo.
martedì 5 aprile 2011
Guardo crescere la mia cellulite e le mie nuove consapevolezze
E così ho deciso di tagliare i capelli. Le reazioni di chi mi ha visto col nuovo look si sono differenziate coerentemente con i pareri espressi prima del taglio.
Donna: -Che hai fatto hai capelli?-
Donna: -Ti stanno benissimo!-
Donna: -Si sono ripresi ora-
Donna: -Anch'io li voglio tagliare...-
Uomo: -Ciao-
Portami a una gita, fammi ridere di gusto
Quando ti dicono che devi accompagnare gli alunni in gita, qual'è il tuo primo pensiero? Comperare un nuovo paio di scarpe, naturalmente!
lunedì 4 aprile 2011
A che ora è la fine del mondo?
Io non lo so se capita a tutti di immaginarsi l'inferno. Diverso da un posto pieno di fiamme con il diavolo rosso che ti infilza col suo forcone, intendo. Io me lo immagino minacciosamente simile al Grande Raccordo Anulare.
mercoledì 30 marzo 2011
C'è chi l'amore lo fa per noia, chi se lo sceglie per professione
Ma Generazione Italia, il libro scritto da Bocchino, è un'opera porno?
Sciolgo le trecce ai cavalli, corrono
La spensierata concretezza dei maschi!
- Sto pensando di tagliarmi i capelli... Che ne dici?-
Donna: - No! Ma sei matta? Sono così belli. Col tuo colore, poi. Beh, certo: è una fatica curarli quando sono lunghi. Ma... come li taglieresti? Corti modello maschile, o caschetto? Che poi, a pensarci bene, il caschetto riccio è tanto carino. Ma pensaci bene. In fondo ora che viene l'estate li asciughi molto più facilmente, senza phon. Si, d'accordo: il sole li sciupa. Però lunghi si modellano meglio, secondo me. Corti rischi che ti restano crespi. Non lo so, alla fine sei tu che devi decidere-
Uomo: - E tagliali. Tanto poi ricrescono-
I piedi chiedono dove, ma via
Ora c'è il problema di Lampedusa. Che tutti i profughi dai paesi africani in rivolta vengono a sbarcare sulla nostra isoletta, grande quanto un centro commerciale di Roma. Naturale che non si sappia dove metterli. Tanto che qualcuno ha parlato di un doppio fronte di guerra che coinvolge al momento l'Italia: la Libia e Lampedusa.
E allora i politici si impegnano. A risolvere la questione. Nella maniera un po' sensazionalistica, che a noialtri italiani piace tanto. Magicabula. Due navi sono pronte a partire e porteranno via da Lampedusa centinaia di persone (a me torna in mente il paragone con i topi, scusate se pecco di originalità). Una di queste navi, pare, salperà alla volta di Taranto perché poi i profughi siano accolti a Manduria. L'altra potrebbe restare al largo delle acque di Lampedusa in attesa che altre destinazioni siano pronte a ricevere i passeggeri. Cioè, praticamente, li lasciamo in mezzo al mare?
Se spazzi via la polvere dal pavimento e la nascondi sotto al tappeto, non è che hai pulito casa.
Si! Stupendo! Mi viene il vomito
Secondo me i critici letterari non sempre leggono i libri che recensiscono. Si, è vero: i gusti sono soggettivi. Ma diciamocelo chiaramente: ci hanno imposto come grandi capolavori dei libri che, tutto sommato, fanno anche un po' cagare. E il bello è quando poi ti capita sott'occhio una dichiarazione dello stesso autore di quel libro che ti hanno spacciato come grande capolavoro imprescindibile per tutta la letteratura del Novecento. E in quella dichiarazione l'autore diceva che lui l'opera tutta intera non l'ha mai riletta, perché dopo averla scritta si è pentito e dice di quel libro: lo trovo noioso e piatto da far venire la nausea.
Ma i gusti sono soggettivi. Ed è proprio questo il bello dell'arte.
Arriverà
Le smart. Le vedi solo se ti camminano davanti. Perché sono talmente corte che non le vedi nello specchietto laterale e nemmeno in quello retrovisore. Puoi intuirle, perché un bagliore di carrozzeria riesci a scorgerlo, che incombe attrono al tuo incedere. Ma le vedi con chiarezza solo quando ti sbucano davanti per rubarti il parcheggio, o ti tagliano la strada per cambiare corsia di marcia. Le smart.
lunedì 28 marzo 2011
Giusta adesso è giusta, schiumosa e viene giù
Ognuno ha i suoi gusti. Tipo a me piace fare la doccia con l'acqua molto calda. Che poi, quando chiudo il rubinetto, lo specchio è tutto appannato, le piastrelle umidicce e una nube di vapore profumato avvolge tutto. Una sauna, in pratica.
Che sarà che sarà?
Insomma. I terremoti oramai si susseguono quasi regolarmente, con effetti secondari disastrosi. La gente muore schiacciata come topi, senza che si possa neppure conoscere il nome di tutti quelli che sono morti. Poi ci sono le radiazioni. Le centrali nucleari che esplodono. Aria, acqua e chissà cos'altro contaminati. Poi ci sono le guerre. Le ribellioni ai dittatori, e tutti che si schierano. E bombardano, sparano, distruggono. E anche nel Nordafrica, come in Asia, la gente muore senza che si possa neppure conoscerne il nome, come topi. Qualche disperato si mette su un canottino e si abbandona al mare nero, che è sempre meglio di quello che vede a casa sua. Ma quando arrivano, se arrivano, non trovano nulla. Nessuno li vuole o può accogliere. Come se fossero topi. Anche loro.
Io non voglio esprimere pareri su questo. Troppo facile essere buonisti e orribilmente banali, su questi argomenti.
Io vorrei solo fare una domanda. Al Capo, lassù.
Che cosa sta succedendo?
All'uscita di scuola i ragazzi vendevano i libri
Ragazzini che all'uscita di scuola camminano in mezzo alla strada con le cuffie nelle orecchie, e non sentiranno mai la tua innocente automobile; l'unico modo che hai per non ucciderli, è fermarti. Ma un bel giorno io potrei decidere che non mi voglio fermare più.
giovedì 24 marzo 2011
Sono solo canzonette
- Professoressa, la possiamo chiamare Patty?-
- Assolutamente no! -
- ... -
- E perché poi dovreste chiamarmi così? -
- Perché assomiglia a Patty del mondo di Patty! -
Fino a che non ho chiesto a google chi era sta tipa, sono stata mica tranquilla, io.
Napule è na carta sporca e niscuno se ne importa
C'è in giro una certa quantità di capi d'abbigliamento di colore nero e di stoffa lucida. La gente li indossa con disinvoltura, così, la mattina per andare al lavoro.
Ora i gusti sono soggettivi, e nessuno può imporre i propri. Ma la somiglianza fra un pantalone nero lucido e un sacco per la raccolta dell'immondizia è oggettiva.
mercoledì 23 marzo 2011
Sono colpevole d'aver nutrito l'amore e altre deviazioni
Quando uno scrittore bravo riesce a scrivere un libro importante, tutti quelli dopo secondo me li scrive per fare pubblicità al libro importante. Che io, quando sento che è uscito l'ultimo libro di qualcuno che devo ancora leggere per l'opera per cui è più famoso, poi vado in libreria e quello compro. Mica il nuovo.
Che volete farci, leggo in maniera compulsiva e irrazionale. Lo so.
Ho due minuti, ancora due minuti ma non li sprecherei
Mi sfugge il motivo per cui la scadenza di alcuni prodotti è comprensiva di orario.
Devo mangiare lo yogurt entro il 25 marzo, h 15.35. Che succederà se lo mangio alle 15.50?
Devo mangiare lo yogurt entro il 25 marzo, h 15.35. Che succederà se lo mangio alle 15.50?
martedì 22 marzo 2011
Radici
Io di alberi ci capisco poco. Mi piace guardarli, toccare le foglie, annusare la corteccia, guardare il cielo tra le fronde. Ma non ho la minima idea di che differenza ci sia fra un castagno e un acero. Il che impoverisce notevolmente il mio vocablario: io, infatti, dico sempre e solo "albero".
Lo stesso avviene con i pesci, gli uccelli e i fiori. So che il branzino è un pesce e il tiglio un albero, questo si. Ma poi, dopo aver ricondotto gli esemplari alle categorie generali di "albero" e "pesce", appunto, non so altro.
Ragion per cui non conosco il nome degli alberi che ricoprono le colline su cui sorge ameno il paesello dove abito. Però sono belli. Con i colori dell'autunno i rami di questi alberi si tingevano d'oro. Il freddo dell'inverno, poi, ne ha fatto mani protese al cielo a riempirsi di pioggia e fremere di vento. Al tramonto, poi. Il cielo avvolto dal rosso chiaro del crepuscolo, e loro erano lì, nere ombre curve che si distinguevano nitide, con i contorni decisi.
Adesso è primavera. E questi misteriosi alberi sono ancora secchi come erano in autunno e come sono stati in inverno. Spogli. Privi di foglie e di qualsivoglia colore diverso dal marrone.
Io va bene che non lo so che specie di alberi sono. Ma credo che dovrebbero cambiare almeno un poco, con il passare dei mesi.
domenica 20 marzo 2011
Chi si offende tradisce il patto con l'inutile omertà
Qualche anno fa, a qualcuno è venuta l'idea di spruzzare della polvere di cacao nel cappuccino. Come se il cappuccino così com'era non bastasse più. L'idea si è diffusa rapidamente. Dopo poco tempo, quando abbiamo ordinato un cappuccino, il barista ha cominciato a chiederci: un po' di cacao?, con una specie di saliera obesa in mano, già in posizione, e bastava un cenno di assenso per vedere ruotare l'angolazione di pochissimo e una spruzzata di cacao sarebbe piovuta sulla schiuma del nostro cappuccino.
Io ho sempre risposto: no, grazie. Mi piaceva il cappuccino così com'era (mi bastava, appunto). Ma è evidente che siamo stati in pochi a dire no, visto che questa storia della spruzzata di cacao è dilagata come un'epidemia veritginosa. A tal punto che è diventata un automatismo. Se vai in un bar e chiedi il cappuccino, te lo fanno e ti spruzzano il cacao dentro. Senza più chiedertelo. Sei tu che devi dire che lo vuoi senza cacao.
In poco tempo, l'evoluzione della polvere di cacao nel cappuccino è stata la seguente: prima lo mettevano; poi hanno cominciato a chiederti se potevano metterla; adesso devi essere tu a dire che non la vuoi. Sei costretto a stare in allerta fin dal primo momento, a non parlare più con nessuno fino a quando il cappuccino non sia stato servito senza cacao, come richiesto - altrimenti vale la legge del silenzio-assenso. Non puoi più fare colazione un po' assonnato, perché ti ritrovi la polvere di cacao nel cappuccino.
Quando accade, me lo faccio sostituire; ma non basta. Mi innervosisco, la giornata parte male; mi viene una tensione muscolare dovuta al sopruso che fatico a sciogliere nelle ore successive. Chiedo con aria truce se per caso avevo chiesto il cacao, perché non mi sembrava di averlo chiesto.
E vorrei dire: siete andati troppo in fretta, non tenete conto di chi fa qualche resistenza. Non tenete conto di me.
Francesco Piccolo, La separazione del maschio.
giovedì 10 marzo 2011
Un periodo pieno di sorprese
Io è tanto che non riesco a scrivere. La mia mano è ferma.
Ma a sentire che oggi è stato presentato il libro del Papa, il quale libro si intitola Gesù di Nazaret ed è detto "rivolto agli esegeti", io devo scrivere. Perché un'immagine si affaccia prepotente agli occhi della mia fantasia, e devo tradurla in parole.
Mattone.
Ma a sentire che oggi è stato presentato il libro del Papa, il quale libro si intitola Gesù di Nazaret ed è detto "rivolto agli esegeti", io devo scrivere. Perché un'immagine si affaccia prepotente agli occhi della mia fantasia, e devo tradurla in parole.
Mattone.
giovedì 24 febbraio 2011
Come del resto alla fine di un viaggio c'è sempre un viaggio da ricomnciare
Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. La fine di un viaggio è solo l'inizio di un altro. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si era visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già fatti, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricomincare il viaggio. Sempre.
José Saramago, Viaggio in Portogallo.
Un libro che insegna a guardare.
José Saramago, Viaggio in Portogallo.
Un libro che insegna a guardare.
Che il pallone devi darlo a chi finalizza il gioco
Ci sono delle circostanze, nella vita, in cui ti comporti in maniera stronza. Non lo fai apposta, cioé sei stronza senza averci pensato prima. Il che, credo, sia ancora peggio dell'essere stronzi in maniera premeditata.
Ed è per questo che vorrei chiedere scusa alla commessa del negozio di scarpe in cui sono stata ieri.
Lei non leggerà mai questo blog.
Ma la potenza delle parole supera i limiti che noi immaginiamo di aver dato alla nostra affabulazione. Le parole sanno andare oltre il tempo e sanno vincere lo spazio.
Allora, magari, chissà.
Ecco. Io ieri sono entrata in un negozio di scarpe di una catena spagnola che prediligo. Non avevo intenzione di acquistare. O meglio, non era un'intenzione che avevo dichiarato a me stessa; ma forse mi sono presa un po' in giro. Dunque, entro perché il punto vendita stava proprio sulla via che stavo percorrendo: aveva un'ampia vetrina, luminosa e seducente. Come oltrepassarla.
Una volta all'interno del negozio, inizio a vagare senza una meta. Visto che ero lì solo per guardare. Oltre me, non c'era nessun altro cliente. Solo questa commessa carina, bruna, con i capelli raccolti e gli occhiali, una sciarpa verde scuro avvolta attorno al collo. - Posso esserle utile?- mi fa. Io le ho candidamente risposto che non avevo idea di che scarpe comperare, ma che mi sarebbe piaciuto comperarne un paio. E mentre pronunciavo queste parole, sono stata io stessa informata della mia mutata posizione. Mi ero dunque trasformata da una che guarda in una cliente.
La commessa gentile, che sapeva anche fare molto bene il suo lavoro, inizia a farmi le domande del caso: - Le servono per qualche occasione particolare? Ha preferenze di colore? Vuole vedere la nuova collezione o i modelli invernali?- Io non ce le avevo le risposte a tutte quelle seducenti domande, e mi sono lasciata condurre nella scelta. La signorina paziente mi mostra questo paio, e quell'altro, questo colore ma anche la versione in nero se preferivo andare sul classico, va a vedere in magazzino se di quel modello invernale c'è rimasto il mio numero. Si prodiga. Fino a che non entra altra gente in negozio, e lei mi dice cortese: - Mentre ci pensa, servo gli altri signori -, che ci stava tutto considerando la mia lenta indecisione. Però è stato un errore diplomatico. Perché la cliente indecisa, lasciata sola a se stessa, si è ritirata a vantaggio della parte più saggia di me che mi ha ripetuto: non sei qui per comperare, esci subito da questo negozio. L'esorcismo funziona. Torno in strada.
Continuo a camminare, con il naso per aria a guardare le superbe facciate dei palazzi di Roma. E ogni tanto mi tornavano in mente le scarpine, però. Pericolose.
E comincio a pensare alla primavera che si avvicina, a quando metteremo da parte gli stivali. Così, tra una fontana e un portico, arrivo alla conclusione che quelle scarpe lì mi erano proprio piaciute, e magari un giorno ci torno e le compro.
E' stato lì che è successo l'irreparabile. Un altro punto vendita. E le scarpine senza le quali oramai avevo deciso di non poter vivere erano lì, a fare bella mostra di sé da quest'altra vetrina. Allora sono entrata, con chiaro stupore del commesso, e ho detto: - Voglio quelle scarpe lì!- Così le ho comperate. Dopo aver usufruito di dieci minuti di lavoro e professionalità di un'altra persona che, per quanto non fosse impresa ardua, mi aveva comunque convinto a comperarle.
Gentile commessa bruna del negozio di via del Corso, sono una stronza. Lo so.
Ed è per questo che vorrei chiedere scusa alla commessa del negozio di scarpe in cui sono stata ieri.
Lei non leggerà mai questo blog.
Ma la potenza delle parole supera i limiti che noi immaginiamo di aver dato alla nostra affabulazione. Le parole sanno andare oltre il tempo e sanno vincere lo spazio.
Allora, magari, chissà.
Ecco. Io ieri sono entrata in un negozio di scarpe di una catena spagnola che prediligo. Non avevo intenzione di acquistare. O meglio, non era un'intenzione che avevo dichiarato a me stessa; ma forse mi sono presa un po' in giro. Dunque, entro perché il punto vendita stava proprio sulla via che stavo percorrendo: aveva un'ampia vetrina, luminosa e seducente. Come oltrepassarla.
Una volta all'interno del negozio, inizio a vagare senza una meta. Visto che ero lì solo per guardare. Oltre me, non c'era nessun altro cliente. Solo questa commessa carina, bruna, con i capelli raccolti e gli occhiali, una sciarpa verde scuro avvolta attorno al collo. - Posso esserle utile?- mi fa. Io le ho candidamente risposto che non avevo idea di che scarpe comperare, ma che mi sarebbe piaciuto comperarne un paio. E mentre pronunciavo queste parole, sono stata io stessa informata della mia mutata posizione. Mi ero dunque trasformata da una che guarda in una cliente.
La commessa gentile, che sapeva anche fare molto bene il suo lavoro, inizia a farmi le domande del caso: - Le servono per qualche occasione particolare? Ha preferenze di colore? Vuole vedere la nuova collezione o i modelli invernali?- Io non ce le avevo le risposte a tutte quelle seducenti domande, e mi sono lasciata condurre nella scelta. La signorina paziente mi mostra questo paio, e quell'altro, questo colore ma anche la versione in nero se preferivo andare sul classico, va a vedere in magazzino se di quel modello invernale c'è rimasto il mio numero. Si prodiga. Fino a che non entra altra gente in negozio, e lei mi dice cortese: - Mentre ci pensa, servo gli altri signori -, che ci stava tutto considerando la mia lenta indecisione. Però è stato un errore diplomatico. Perché la cliente indecisa, lasciata sola a se stessa, si è ritirata a vantaggio della parte più saggia di me che mi ha ripetuto: non sei qui per comperare, esci subito da questo negozio. L'esorcismo funziona. Torno in strada.
Continuo a camminare, con il naso per aria a guardare le superbe facciate dei palazzi di Roma. E ogni tanto mi tornavano in mente le scarpine, però. Pericolose.
E comincio a pensare alla primavera che si avvicina, a quando metteremo da parte gli stivali. Così, tra una fontana e un portico, arrivo alla conclusione che quelle scarpe lì mi erano proprio piaciute, e magari un giorno ci torno e le compro.
E' stato lì che è successo l'irreparabile. Un altro punto vendita. E le scarpine senza le quali oramai avevo deciso di non poter vivere erano lì, a fare bella mostra di sé da quest'altra vetrina. Allora sono entrata, con chiaro stupore del commesso, e ho detto: - Voglio quelle scarpe lì!- Così le ho comperate. Dopo aver usufruito di dieci minuti di lavoro e professionalità di un'altra persona che, per quanto non fosse impresa ardua, mi aveva comunque convinto a comperarle.
Gentile commessa bruna del negozio di via del Corso, sono una stronza. Lo so.
martedì 22 febbraio 2011
L'Italia metà giardino e metà galera
La cultura italiana - laddove per "cultura" si intende l'atteggiamento mentale della maggioranza, non di certo l'insieme delle nozioni possedute né tantomeno la qualità dello spirito critico con cui si osservano i fenomeni - si è brunovespizzata. La tendenza culturale dominante, infatti, per qualsivoglia accadimento è quella di schierarsi su due file di poltrone contrapposte.
Le poltrone di qua, e le poltrone di là. Sulle poltrone siedono tuttologi di specchiata fama. I quali non fanno altro che rimpallarsi le banalità dette da qualcun altro, o sfidarsi alla sensazionalità più eclatante. Poi, quando il dibattito langue, suona il campanello ed il parterre si arrichisce di un nuovo ospite, che avrà sicuramente qualcosa di determinante da aggiungere.
La cultura italiana oramai è questo.
Che si tratti di Gianni Morandi e San Remo, che si tratti della guerra che sta scoppiando in Libia, del lavoro che non c'è o dell'ennesima ragazzina scomparsa. Non c'è differenza di peso fra gli argomenti. Per ognuno, due file di poltrone contrapposte. Io dico questo, tu dici quest'altro. Non sforziamoci di saperne di più. L'importante è scegliere in quale lato delle poltrone accomodarsi. Dlin dlon.
Le poltrone di qua, e le poltrone di là. Sulle poltrone siedono tuttologi di specchiata fama. I quali non fanno altro che rimpallarsi le banalità dette da qualcun altro, o sfidarsi alla sensazionalità più eclatante. Poi, quando il dibattito langue, suona il campanello ed il parterre si arrichisce di un nuovo ospite, che avrà sicuramente qualcosa di determinante da aggiungere.
La cultura italiana oramai è questo.
Che si tratti di Gianni Morandi e San Remo, che si tratti della guerra che sta scoppiando in Libia, del lavoro che non c'è o dell'ennesima ragazzina scomparsa. Non c'è differenza di peso fra gli argomenti. Per ognuno, due file di poltrone contrapposte. Io dico questo, tu dici quest'altro. Non sforziamoci di saperne di più. L'importante è scegliere in quale lato delle poltrone accomodarsi. Dlin dlon.
giovedì 17 febbraio 2011
Acqua azzurra acqua chiara
- Professoré, posso annà a beve? - mi chiedono gli alunni, nella provincia di Roma.
Io non ce li mando, fino a che non lo dicono in italiano.
Potete riferire al signor Bossi, e a tutte le trote del Po, che se anche dovessi sottopormi ad un test di dialetto per entrare in qualche graduatoria regionale, io a scuola i miei alunni li coistringerò sempre a parlare in italiano, corretto.
Quindi, il test complessivamente non servirebbe a niente.
Io non ce li mando, fino a che non lo dicono in italiano.
Potete riferire al signor Bossi, e a tutte le trote del Po, che se anche dovessi sottopormi ad un test di dialetto per entrare in qualche graduatoria regionale, io a scuola i miei alunni li coistringerò sempre a parlare in italiano, corretto.
Quindi, il test complessivamente non servirebbe a niente.
mercoledì 16 febbraio 2011
La matematica non sarà mai il mio mestiere
Io vivo il mio lavoro come una missione. Sono consapevole dell'importanza di ciò che faccio. Perché diminuire (o almeno provare a diminuire) il numero di esseri viventi che ti chiamano in chat e scrivono "ciao dove vai ha cenare stasera", può cambiare le sorti dell'umanità.
L'angoscia e un po' di vino, voglia di bestemmiare
Io vivo in un paesino sui colli romani. Da queste parti si produce vino buono. Nel paesino in cui vivo c'è un supermercato, dove vendono del vino. Ma sarà che io non lo so scegliere. Il punto è che il vino comperato in quel supermercato del paesino in cui vivo, a me non piace.
E cambio marca, eh.
Quello che non potrò cambiare, secondo un decreto approvato oggi, è il paesino in cui vivo.
Sono cose brutte.
E cambio marca, eh.
Quello che non potrò cambiare, secondo un decreto approvato oggi, è il paesino in cui vivo.
Sono cose brutte.
martedì 15 febbraio 2011
Ho sognato una strada
Dice il signor Guerra: "Sono originario di Cidadelhe, un paese del comune di Pinhel". Pensa di andare anche là?" Risponde il viaggiatore, senza mentire: "Ne avevo l'intenzione. Mi piacerebbe vederlo. Com'è la strada?". "La strada è brutta. E' in capo al mondo. Ma un tempo era peggio". Ha fatto una pausa e ha ripetuto: "Molto peggio".
Nessuno può definirsi viaggiatore se non ha qualche intuizione. A questo punto, questo qui ha indovinato che c'era qualcos'altro da sentire e ha lanciato un semplice filo, senza neppure bisogno dell'esca: "Me l'immagino". "Forse. Ma io non posso proprio restare indifferente quando mi dicono che paesi come il mio sono destinati a scomparire". "E chi gliel'ha detto?"
"Il sindaco di Pinhel, alcuni anni fa. Sono paesi condannati, diceva lui."
"Lei ama il suo paese?" "Molto". "Ha ancora dei parenti, là?" "Solo una sorella. Ne avevo un'altra, ma è morta".
Il viaggiatore sente che sta avvicinandosi e cerca la domanda che meglio possa aprire l'arca che immagina, ma l'arca finisce per aprirsi da sola e mostra quanto c'è dentro, una storia normale in paesi condannati come Cidadelhe: "Mia sorella morì a sette anni. Io ne avevo nove. Si ammalò di difterite, e continuava a peggiorare. Da Cidadelhe a Pinhel ci sono venticinque chilometri, allora era una strada sterrata, tutta pietre. Il medico non veniva fin là. Allora mia madre chiese in prestito un asino e partimmo tutti e tre, su per quei monti".
"E ce la faceste?"
"Non facemmo neppure metà del cammino. Mia sorella morì. Tornammo a casa, con lei sopra l'asino, in braccio a mia madre. Io camminavo dietro, piangendo". Il viaggiatore ha un nodo in gola. Si trova nella sala da pranzo di un albergo, quest'uomo è il capocameriere e racconta una storia della propria vita. Ci sono altri due camerieri lì vicino, ad ascoltare. Dice il viaggiatore: "Povera piccola. Morire così, per mancanza di assistenza medica". "Mia sorella morì perché non c'erano né un medico né una strada".
Allora il viaggiatore capisce [...]. Ritorna in camera. Distende sul letto la sua grande carta, cerca Pinhel, eccola, ed ecco la strada che va verso l'interno, in qualche punto di questo spazio è morta una bambina di sette anni, e finalmente il viaggiatore trova Cidadelhe, lassù, tra il fiume Còa e il torrente Massueime, è in capo al mondo, sarà in capo alla vita. A meno che qualcuno non se ne ricordi".
José Saramago, da Viaggio in Portogallo
Nessuno può definirsi viaggiatore se non ha qualche intuizione. A questo punto, questo qui ha indovinato che c'era qualcos'altro da sentire e ha lanciato un semplice filo, senza neppure bisogno dell'esca: "Me l'immagino". "Forse. Ma io non posso proprio restare indifferente quando mi dicono che paesi come il mio sono destinati a scomparire". "E chi gliel'ha detto?"
"Il sindaco di Pinhel, alcuni anni fa. Sono paesi condannati, diceva lui."
"Lei ama il suo paese?" "Molto". "Ha ancora dei parenti, là?" "Solo una sorella. Ne avevo un'altra, ma è morta".
Il viaggiatore sente che sta avvicinandosi e cerca la domanda che meglio possa aprire l'arca che immagina, ma l'arca finisce per aprirsi da sola e mostra quanto c'è dentro, una storia normale in paesi condannati come Cidadelhe: "Mia sorella morì a sette anni. Io ne avevo nove. Si ammalò di difterite, e continuava a peggiorare. Da Cidadelhe a Pinhel ci sono venticinque chilometri, allora era una strada sterrata, tutta pietre. Il medico non veniva fin là. Allora mia madre chiese in prestito un asino e partimmo tutti e tre, su per quei monti".
"E ce la faceste?"
"Non facemmo neppure metà del cammino. Mia sorella morì. Tornammo a casa, con lei sopra l'asino, in braccio a mia madre. Io camminavo dietro, piangendo". Il viaggiatore ha un nodo in gola. Si trova nella sala da pranzo di un albergo, quest'uomo è il capocameriere e racconta una storia della propria vita. Ci sono altri due camerieri lì vicino, ad ascoltare. Dice il viaggiatore: "Povera piccola. Morire così, per mancanza di assistenza medica". "Mia sorella morì perché non c'erano né un medico né una strada".
Allora il viaggiatore capisce [...]. Ritorna in camera. Distende sul letto la sua grande carta, cerca Pinhel, eccola, ed ecco la strada che va verso l'interno, in qualche punto di questo spazio è morta una bambina di sette anni, e finalmente il viaggiatore trova Cidadelhe, lassù, tra il fiume Còa e il torrente Massueime, è in capo al mondo, sarà in capo alla vita. A meno che qualcuno non se ne ricordi".
José Saramago, da Viaggio in Portogallo
Se telefonando
Alunna dal primo banco: - Prof., posso mettere il silenzioso al cellulare? -
Professoressa, con piglio minaccioso: - Devo dedurre che hai il cellulare acceso? -
Bimba arrossisce. Prof. rincara: - E per giunta, con la suoneria!-
Alunna, con aria imprescindibile: - Non posso spegnerlo -
- ... - silenzioso e scettico disappunto.
- Mia mamma mi deve dire una cosa urgentissima. -
- Si può sapere cosa? -
- Mi deve dire se può accompagnarmi a danza o se devo andarci da sola -
Professoressa, con piglio minaccioso: - Devo dedurre che hai il cellulare acceso? -
Bimba arrossisce. Prof. rincara: - E per giunta, con la suoneria!-
Alunna, con aria imprescindibile: - Non posso spegnerlo -
- ... - silenzioso e scettico disappunto.
- Mia mamma mi deve dire una cosa urgentissima. -
- Si può sapere cosa? -
- Mi deve dire se può accompagnarmi a danza o se devo andarci da sola -
Rossetto e cioccolato
Ci sono sapori che fanno bene al cuore. Come il nero del cioccolato dopo che hai bevuto.
martedì 8 febbraio 2011
Battiti di ali di farfalla
Gli animali io li rispetto. Sono quella che se c'è una mosca sul vetro prova a farla uscire dalla finestra piuttosto che ucciderla. Però ci sono certe cose, degli animali, che un poco di fastidio me lo danno. Per esempio, i cani. Quelli che fanno la cacca a terra. Soprattutto se poi tu vai a finirci col piede sopra.
Peggio è quando, con le scarpe spalmate di cacca di cane, vai nel parco per camminare sull'erba, sul selciato, o comunque per camminare all'aria aperta prima di introdurre nell'abitacolo dell'auto il prezioso odore, e ti viene incontro festante un cane alto la metà di quanto sei alta tu. Che solleva allegro le sue zampe anteriori per aggrapparsi alla tua pancia.
Quando tutto ciò capita nel giro di quindici minuti, gli animali mi irritano.
Peggio è quando, con le scarpe spalmate di cacca di cane, vai nel parco per camminare sull'erba, sul selciato, o comunque per camminare all'aria aperta prima di introdurre nell'abitacolo dell'auto il prezioso odore, e ti viene incontro festante un cane alto la metà di quanto sei alta tu. Che solleva allegro le sue zampe anteriori per aggrapparsi alla tua pancia.
Quando tutto ciò capita nel giro di quindici minuti, gli animali mi irritano.
Non hai scudi di parole
Alla cassa del supermercato.
- Trentasette euro e venti -
Uomo porge banconota da cinquanta euro. E aggiunge:
- Non ce li ho, i spicci -
- Trentasette euro e venti -
Uomo porge banconota da cinquanta euro. E aggiunge:
- Non ce li ho, i spicci -
giovedì 3 febbraio 2011
Fra tovaglie di pizzo capelli sempre spettinati
Ci sono alcuni libri che ti incantano. Ma non nel senso di "ti meravigliano", "sono incantevoli". No, proprio nel senso che ti fanno un incantesimo.
La loro forza è tale e tanta che il lettore perde il controllo su se stesso, davanti a tali libri. Giuro: io riconosco di non essere attendibile sull'argomento perché chi mi conosce bene potrebbe a ragione obiettare e dire che su di me ogni libro esercita una specie di incantesimo. Ed è vero. Ma ci sono alcuni libri che di più.
Come questo, che io stavo nel supermercato a scegliere un vino da portare a cena da alcuni amici; momento molto carnale, per intenderci. E luogo che non prediligo per l'acquisto di oggetti che non siano, appunto, cibi, bevande, detersivi e saponi di vario genere. Ma questo libro qui ha fatto l'incantesimo. Passavo, con la mente sedotta da ciò che stavo per mangiare e attratta dall'immaginare il gusto del rosso bicchiere con cui l'avremmo accompagnato. E lui era lì. Sullo scaffale. Mi ha praticamente chiamata.
Come prova del carattere soprannaturale di codesto acquisto, due aneddoti.
Prova numero uno: la persona che mi accompagnava si ricorda, proprio davanti a quello scaffale, di aver dimenticatoin macchina il portafogli con tutte le carte. Pago io, dico. Ma no figurati, replica. Scendo al parcheggio, faccio in un momento; tanto tu non ti annoi di certo qui. Ecco, io avrei anche potuto resistere al richiamo delle sirene se non fossi stata un Ulisse abbandonato al vortice voluttuoso del profumo di carta e colla e parole. La persona che era con me ha fatto sicuramente presto a risalire col denaro, ma a quel punto io avevo già ceduto alla tentazione.
Da allora trascuro qualsiasi attività, comprese le funzioni biologiche, per leggere quel libro. Che ovviamente ho aperto già prima della cena alla quale eravamo diretti.
Prova numero due: il libro parla di un luogo. Un posto geografico reale, sebbene descritto con ritmi e immagini che potrebbero essere di qualunque altro luogo. Ma quel luogo determinato c'è. Addirittura nel titolo. Ora, l'acquisto è avvenuto sabato sera. Mercoledì mattina, al lavoro, toccava interrogare in geografia. Io, che sono quella troppo buona, inizio le interrogazioni con il caro vecchio argomento a piacere. Allora, la discente tutta felice sceglie proprio esattamente quel luogo del mio libro magico.
Prova numero tre: a chi ha avuto la bontà di leggere queste righe, se volesse avanzare obiezioni di raziocinio basate sulle coincidenze, sul calcolo delle probabilità e altri alambicchi matematici, io dico che il titolo di questo libro magico non ve lo dico. Perché sono sicura che lo indovinate. Se non l'avete già indovinato da come l'ho descritto, vi suggerisco solo che ha vinto il premio nobel. Ora sta a voi lasciarvi incantare dall'incantesimo incantatore.
La loro forza è tale e tanta che il lettore perde il controllo su se stesso, davanti a tali libri. Giuro: io riconosco di non essere attendibile sull'argomento perché chi mi conosce bene potrebbe a ragione obiettare e dire che su di me ogni libro esercita una specie di incantesimo. Ed è vero. Ma ci sono alcuni libri che di più.
Come questo, che io stavo nel supermercato a scegliere un vino da portare a cena da alcuni amici; momento molto carnale, per intenderci. E luogo che non prediligo per l'acquisto di oggetti che non siano, appunto, cibi, bevande, detersivi e saponi di vario genere. Ma questo libro qui ha fatto l'incantesimo. Passavo, con la mente sedotta da ciò che stavo per mangiare e attratta dall'immaginare il gusto del rosso bicchiere con cui l'avremmo accompagnato. E lui era lì. Sullo scaffale. Mi ha praticamente chiamata.
Come prova del carattere soprannaturale di codesto acquisto, due aneddoti.
Prova numero uno: la persona che mi accompagnava si ricorda, proprio davanti a quello scaffale, di aver dimenticatoin macchina il portafogli con tutte le carte. Pago io, dico. Ma no figurati, replica. Scendo al parcheggio, faccio in un momento; tanto tu non ti annoi di certo qui. Ecco, io avrei anche potuto resistere al richiamo delle sirene se non fossi stata un Ulisse abbandonato al vortice voluttuoso del profumo di carta e colla e parole. La persona che era con me ha fatto sicuramente presto a risalire col denaro, ma a quel punto io avevo già ceduto alla tentazione.
Da allora trascuro qualsiasi attività, comprese le funzioni biologiche, per leggere quel libro. Che ovviamente ho aperto già prima della cena alla quale eravamo diretti.
Prova numero due: il libro parla di un luogo. Un posto geografico reale, sebbene descritto con ritmi e immagini che potrebbero essere di qualunque altro luogo. Ma quel luogo determinato c'è. Addirittura nel titolo. Ora, l'acquisto è avvenuto sabato sera. Mercoledì mattina, al lavoro, toccava interrogare in geografia. Io, che sono quella troppo buona, inizio le interrogazioni con il caro vecchio argomento a piacere. Allora, la discente tutta felice sceglie proprio esattamente quel luogo del mio libro magico.
Prova numero tre: a chi ha avuto la bontà di leggere queste righe, se volesse avanzare obiezioni di raziocinio basate sulle coincidenze, sul calcolo delle probabilità e altri alambicchi matematici, io dico che il titolo di questo libro magico non ve lo dico. Perché sono sicura che lo indovinate. Se non l'avete già indovinato da come l'ho descritto, vi suggerisco solo che ha vinto il premio nobel. Ora sta a voi lasciarvi incantare dall'incantesimo incantatore.
mercoledì 2 febbraio 2011
È una notte in Italia che vedi questo darsi da fare
Avere il proprio Presidente del Consiglio indagato per prostituzione minorile, è una brutta cosa.
Da qualunque parte la si guardi.
Che sia vero il capo d'accusa - festini e sesso a pagamento con minorenni - è raccapricciante.
Che sia una manovra montata da una parte della magistratura, è inaccettabile per un paese democratico.
Che sia uno scandalo suscitato da ragazze che ricattano il presidente per il proprio interesse, è indegno.
Chiederci quale delle versioni sia la verità non limita l'aberrazione. E' una brutta cosa.
Ma assai.
Segnu te riconoscimentu
Nella mia vita ho percorso, e continuo a percorrere, numerose volte l'A3, Autostrada a pedaggio libero Salerno-Reggio Calabria, e la SS106 jonica Taranto Reggio-Calabria.
Quali siano le condizioni di suddetti tratti stradali, è cosa nota.
Corsie strette, fondo stradale indegno, continue interruzioni per lavori di ammodernamento, tanto che alcuni punti - come il tristemente noto tratto della A3 che va da Padula-Buonabitacolo fino a Lagonegro - sembrano un videogame.
Nell'ultimo periodo, la mia macchina e io stiamo percorrendo spesso la SS1 Via Aurelia. Una pacchia, rispetto alle strade calabre; che tuttavia non manca di tratti in cui la viabilità si restringe ad una sola corsia, e il fondo stradale non è sempre uniforme. Ma si percorre bene, la SS1. Se non fosse che ho appena sentito al TG Regionale Lazio che sono stati approvati lavori di ammodernamento per la Via Aurelia. E l'automobilista calabro lo sa bene cosa questo voglia dire.
Non c'è bisogno che qualcuno mi sveli essere stata io vittima di un complotto. L'ho già capito da sola.
martedì 1 febbraio 2011
Atto di fede
Già che sei precario, e nella maggior parte dei casi non ti puoi ammalare altrimenti vieni freddamente sbattuto fuori. Se poi sei fortunato, e sei un precario che fa un lavoro dove sono previste malattie, devi restare agli arresti domiciliari in attesa del medico fiscale che ti farà l'esame del DNA volto ad accertare che sei proprio tu il lavoratore e che proprio tu sei ammalato. Adesso il tuo medico di base può inviare un certificato online all'ente previdenziale, il quale ente previdenziale lo spedirà al tuo datore di lavoro. Ma se io penso al mio gentile dottore, che dovrà sottoporsi a questa procedura per cui - pare - i tempi di espletamento sono lunghissimi, allora a me viene voglia di andare al lavoro anche con la febbre.
Signore mio, dacci un santo o un artista
Ho sentito che vogliono fare la pubblicità di un libro con Ruby Rubacuori. Cioé, chiedere a costei di parlare di un libro, con l'obiettivo di convincerci a comperarlo.
Spero con tutte le mie forze che sia una notizia faziosa inventata da certa stampa partitica, con la collaborazione segreta delle toghe rosse.
Perché se dovesse essere vero, io non ce la posso fare.
Spero con tutte le mie forze che sia una notizia faziosa inventata da certa stampa partitica, con la collaborazione segreta delle toghe rosse.
Perché se dovesse essere vero, io non ce la posso fare.
Cantare a memoria
Mi ha detto che secondo lui la gente vive per anni e anni, ma in realtà è solo una piccola parte di quegli anni che vive davvero, e cioè negli anni in cui riesce a fare ciò per cui è nata. Allora, lì, è felice. Il resto del tempo è tempo che passa ad aspettare o a ricordare.
Quando aspetti o ricordi, mi ha detto, non sei né triste né felice. Sembri triste, ma è solo che stai aspettando, o ricordando. Non è triste la gente che aspetta, e nemmeno quella che ricorda. Semplicemente è lontana...
Alessandro Baricco, Questa storia
Una giornata senza pretese
Ci sono momenti in cui ti senti ricoperto di escrementi e fango. E' come se tutto ciò che fai fosse sbagliato. Come avere le mani legate da vincoli di metallo arrugginito.
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