mercoledì 20 aprile 2011

Il villano che zappa la terra volta la carta viene la guerra

L'italiano è bello perché è una lingua in continua evoluzione. Linguisti come Luca Serianni ci spiegano bene la coesistenza di linguaggio letterario e linguaggio parlato in quello "standard" che utilizziamo noi del Bel Paese per esprimerci e che cambia abbastanza rapidamente.
Ecco, a buon uso di chi passa da qui, un piccolo dizionario aggiornato dei nuovi termini entrati nell'italiano. Nella prima colonna trovate la parola nella sua accezione più antica, nella seconda il termine o la locuzione con cui è stata sostituita:
bocciatura: permanenza
gita: campo scuola
guerra: missione umanitaria/sostegno alle popolazioni
ha detto un sacco di stronzate: non è stato tradotto (tradotto???!!!) bene/il servizio che avete montato è parziale e non rende bene il suon pensiero
lacché: Emilio Fede, Giuliano Ferrara, Augusto Minzolini
licenziamento: contratto a tempo determinato
mantenuta: ministro
non abbiamo fatto nulla per opporci a questo governo: vinceremo certamente le elezioni del 2013
non state rispettando le leggi: monito del Presidente della Repubblica
siamo con le pezze al culo: la crisi è ormai alle porte, la ripresa è veloce
sono un pedofilo: ha detto di avere 24 anni
tagli ai fondi: minori spese

martedì 19 aprile 2011

Quegli occhi allegri da italiano in gita

Quelli di Praga hanno la convinzione, radicata nel loro atteggiamento, che noi italiani siamo cafoni, ladri e imbroglioni. Ora, che possano aver ragione io non lo escludo. Ma che lo affermino trattando il turista italiano in modo scortese, incazzoso, quasi come ti stessero facendo un favore, non è bello.
Allora, cari Praghesi, io vi voglio dire due cose:
Tanto per cominciare, i vostri brodini non si possono guardare, hanno l'aspetto di vomito di neonato e il sapore pure; mentre noi abbiamo una cucina che ce la invidiano tutti.
E poi, secondo, voi eravate comunisti. E noi c'abbiamo un presidente del consiglio che se lo viene a sapere vi fa un culo così.

Seduto in riva al fosso

Cose che fanno gli studenti in gita:
1) Troppo rumore
2) Camminano guardano sul display del loro cellulare o i-pod, oppure parlando con l'amico, oppure ovunque ma non intorno a loro. Sicché potrebbero essere a New York o a Sant'Agata d'Esaro e non notare la differenza
3) Attraversano le strade senza rendersi conto che stanno attraversando una strada
4) Ostruiscono sempre i passaggi: porte automatiche di aeroporti, uscite di metropolitane, sbocchi di scale mobili
5) Si alzano dal tavolo del ristorante con una frequenza di otto ragazzini al secondo
6) Vogliono mangiare sempre e solo da Mac Donald's
7) Dimenticano portafogli e documenti in stanza d'albergo
8) Prendono d'assalto qualsiasi bancarella, disperdendosi dalla fila e dal gruppo, in ogni momento. Quindi comprano regali. Molti regali.
9) Non dormono perché devono andare nelle stanze degli altri
10) Appena arrivati nel loro paesello, dicono: finalmente

Jan Hus di nuovo sul rogo bruciava all'orizzonte del cielo di Praga

C'avrà ragione, Berlusconi. Che nelle scuole pubbliche la testa degli scolari si riempie di idee comuniste. Io, per esempio, ricordo gli anni del liceo con il calore dei falò sulla spiaggia, una fredda bottiglia di birra in mano, e le chitarre che suonavano quelle canzoni di sinistra. 
Guccini, fra tutti.
Noi leggevamo un sacco di libri, non paghi delle schitarrate notturne. Una roba che le nostre famiglie certamente avrebbero disapprovato, se l'avessero saputo. Infatti si diceva: vado a dormire da Maria. Che voleva invece significare: sto in giro tutta la notte a bere birra e cantare canzoni eversive dell'ordine costituito. Ma c'era quel nome, il nome della tua amica, e la mamma era - o fingeva d'essere - tranquilla.
La primavera di Praga è stata un mito che ha infiammato i nostri sogni di ragazzi. Giustizia, libertà, forza del pensiero, possibilità di cambiare le cose a partire dalla cultura. Tutte idee contrarie alla famiglia, senza dubbio. Un po' come il mito del principe azzurro. Che poi, quando cresci, ti accorgi che ti hanno canzonato, che era più falso di Babbo Natale.
La primavera di Praga, io ci sono stata. Tanto per cominciare, faceva un freddo che quale primavera, non prendiamoci in giro! Poi, i monumenti tutti neri. Loro dicono di averli costruiti con una pietra che non è facile restaurare; e allora, niente pulizia. Ma, cosa peggiore di tutte. La piazza del monumeto a Jan Hus. Quello della canzone. E' solo una statuina decentrata, che se qualcuno non te lo dice tu neppure la noti. Mentre Jan Palach, lo studente simbolo di tutto quanto noi studenti imboniti da insegnanti diabolici avremmo voluto diventare, a Praga gli hanno dedicato solo una lapide. A terra. Rotonda, circondata da fiori. E basta.
Ecco, io glielo voglio dire al presidente del consiglio: tu c'hai ragione. Ci hanno messo in testa un sacco di idee bislacche. I valori della vita sono altri.

E' l'amico è

Tutti gli amici che non mi chiedono di allontanarmi se devono digitare il codice segreto.
No, perché ci sono alcuni amici con i quali sei sicuro di invecchiare, con i quali hai diviso ogni cosa fin da piccolo, che conservano i tuoi segreti più preziosi, e ora se passeggiate per strada e devono fermarsi davanti al bancomat, ti guardano imbarazzati mentre infilano la carta e poi ti chiedono se puoi allontanarti un attimo per favore perché debbono digitare il codice segreto. Secondo loro, io dovrei guardare il codice segreto, memorizzarlo, trafugare in qualche modo la carta del bancomat e andare subito a sottrarre 250 euro dal conto corrente (perché di più non si può)?
Loro pensano che io sia capace di fare tutto questo e si considerano miei amici?

Francesco Piccolo, Momenti di trascurabile felicità

venerdì 8 aprile 2011

Ma passa per il buio senza paura

Alcuni momenti della tua infanzia ti restano appiccicati al cuore, saranno pezzetti dell'adulto che diventerai. Funzionano così tanto i traumi, le piccole sofferenze, le grandi paure, quanto i piaceri, gli affetti, i ricordi che ti insegneranno ad amare e a stare nel mondo nel miglior modo possibile. Io c'è una cosa che ricordo con emozione: i frullati di frutta.
Ricordo il profumo del vestito azzurro della mia mamma, abbronzata e bella, mentre grattugiava la mela. Quando poi venivano i cuginetti, c'erano frullati per tutti. E mio zio, silenzioso e paziente, ci metteva il latte nei suoi frullati, e sapeva dosare gli ingredienti con una sapienza che il sapore me lo ricordo ancora adesso che lui non c'è più. Adesso che sono grande, e i frullati me li preparo da sola, continuo ad emozionarmi mentre le lame del marchingegno tritano i pezzetti di frutta e ne fanno un'unica, morbida prelibatezza. Mangiare un frullato a me fa bene al cuore.
Oggi, in farmacia, ho visto uno scaffale pieno di bottiglie paffutelle e colorate. C'era scritto: frullati. Le lettere erano tutte di colori diversi: la effe rossa, la erre gialla, la u verde..... 
Che tristezza. Non ci sono più vestiti azzurri da indossare mentre si prepara il frullato ai bambini? Io non sono migliore di quello che saranno i bambini, domani; di certo non lo sono per i frullati. Ma quando sono al lavoro, e osservo davanti a me faccine svelte e intelligenti che non sanno quasi controllarsi, e che non riconoscono nessuna autorità, io non lo so perché, ma credo che in qualche modo i frullati di frutta c'entrino.

giovedì 7 aprile 2011

martedì 5 aprile 2011

Guardo crescere la mia cellulite e le mie nuove consapevolezze

E così ho deciso di tagliare i capelli. Le reazioni di chi mi ha visto col nuovo look si sono differenziate coerentemente con i pareri espressi prima del taglio. 
Donna: -Che hai fatto hai capelli?-
Donna: -Ti stanno benissimo!-
Donna: -Si sono ripresi ora-
Donna: -Anch'io li voglio tagliare...-
Uomo: -Ciao-


Portami a una gita, fammi ridere di gusto

Quando ti dicono che devi accompagnare gli alunni in gita, qual'è il tuo primo pensiero? Comperare un nuovo paio di scarpe, naturalmente!

lunedì 4 aprile 2011

A che ora è la fine del mondo?

Io non lo so se capita a tutti di immaginarsi l'inferno. Diverso da un posto pieno di fiamme con il diavolo rosso che ti infilza col suo forcone, intendo. Io me lo immagino minacciosamente simile al Grande Raccordo Anulare.

Non so più fare come se non fosse amore

Che buon profumo, che ha la primavera!

mercoledì 30 marzo 2011

C'è chi l'amore lo fa per noia, chi se lo sceglie per professione

Ma Generazione Italia, il libro scritto da Bocchino, è un'opera porno?

Sciolgo le trecce ai cavalli, corrono

La spensierata concretezza dei maschi!
- Sto pensando di tagliarmi i capelli... Che ne dici?-
Donna: - No! Ma sei matta? Sono così belli. Col tuo colore, poi. Beh, certo: è una fatica curarli quando sono lunghi. Ma... come li taglieresti? Corti modello maschile, o caschetto? Che poi, a pensarci bene, il caschetto riccio è tanto carino. Ma pensaci bene. In fondo ora che viene l'estate li asciughi molto più facilmente, senza phon. Si, d'accordo: il sole li sciupa. Però lunghi si modellano meglio, secondo me. Corti rischi che ti restano crespi. Non lo so, alla fine sei tu che devi decidere-
Uomo: - E tagliali. Tanto poi ricrescono-

I piedi chiedono dove, ma via

Ora c'è il problema di Lampedusa. Che tutti i profughi dai paesi africani in rivolta vengono a sbarcare sulla nostra isoletta, grande quanto un centro commerciale di Roma. Naturale che non si sappia dove metterli. Tanto che qualcuno ha parlato di un doppio fronte di guerra che coinvolge al momento l'Italia: la Libia e Lampedusa.
E allora i politici si impegnano. A risolvere la questione. Nella maniera un po' sensazionalistica, che a noialtri italiani piace tanto. Magicabula. Due navi sono pronte a partire e porteranno via da Lampedusa centinaia di persone (a me torna in mente il paragone con i topi, scusate se pecco di originalità). Una di queste navi, pare, salperà alla volta di Taranto perché poi i profughi siano accolti a Manduria. L'altra potrebbe restare al largo delle acque di Lampedusa in attesa che altre destinazioni siano pronte a ricevere i passeggeri. Cioè, praticamente, li lasciamo in mezzo al mare?
Se spazzi via la polvere dal pavimento e la nascondi sotto al tappeto, non è che hai pulito casa. 

Si! Stupendo! Mi viene il vomito

Secondo me i critici letterari non sempre leggono i libri che recensiscono. Si, è vero: i gusti sono soggettivi. Ma diciamocelo chiaramente: ci hanno imposto come grandi capolavori dei libri che, tutto sommato, fanno anche un po' cagare. E il bello è quando poi ti capita sott'occhio una dichiarazione dello stesso autore di quel libro che ti hanno spacciato come grande capolavoro imprescindibile per tutta la letteratura del Novecento. E in quella dichiarazione l'autore diceva che lui l'opera tutta intera non l'ha mai riletta, perché dopo averla scritta si è pentito e dice di quel libro: lo trovo noioso e piatto da far venire la nausea.
Ma i gusti sono soggettivi. Ed è proprio questo il bello dell'arte.
 

Arriverà

Le smart. Le vedi solo se ti camminano davanti. Perché sono talmente corte che non le vedi nello specchietto laterale e nemmeno in quello retrovisore. Puoi intuirle, perché un bagliore di carrozzeria riesci a scorgerlo, che incombe attrono al tuo incedere. Ma le vedi con chiarezza solo quando ti sbucano davanti per rubarti il parcheggio, o ti tagliano la strada per cambiare corsia di marcia. Le smart.

lunedì 28 marzo 2011

Giusta adesso è giusta, schiumosa e viene giù

Ognuno ha i suoi gusti. Tipo a me piace fare la doccia con l'acqua molto calda. Che poi, quando chiudo il rubinetto, lo specchio è tutto appannato, le piastrelle umidicce e una nube di vapore profumato avvolge tutto. Una sauna, in pratica.

Che sarà che sarà?

Insomma. I terremoti oramai si susseguono quasi regolarmente, con effetti secondari disastrosi. La gente muore schiacciata come topi, senza che si possa neppure conoscere il nome di tutti quelli che sono morti. Poi ci sono le radiazioni. Le centrali nucleari che esplodono. Aria, acqua e chissà cos'altro contaminati. Poi ci sono le guerre. Le ribellioni ai dittatori, e tutti che si schierano. E bombardano, sparano, distruggono. E anche nel Nordafrica, come in Asia, la gente muore senza che si possa neppure conoscerne il nome, come topi. Qualche disperato si mette su un canottino e si abbandona al mare nero, che è sempre meglio di quello che vede a casa sua. Ma quando arrivano, se arrivano, non trovano nulla. Nessuno li vuole o può accogliere. Come se fossero topi. Anche loro.
Io non voglio esprimere pareri su questo. Troppo facile essere buonisti e orribilmente banali, su questi argomenti.
Io vorrei solo fare una domanda. Al Capo, lassù.
Che cosa sta succedendo?

All'uscita di scuola i ragazzi vendevano i libri

Ragazzini che all'uscita di scuola camminano in mezzo alla strada con le cuffie nelle orecchie, e non sentiranno mai la tua innocente automobile; l'unico modo che hai per non ucciderli, è fermarti. Ma un bel giorno io potrei decidere che non mi voglio fermare più.

giovedì 24 marzo 2011

Sono solo canzonette

- Professoressa, la possiamo chiamare Patty?-
- Assolutamente no! -
- ... -
- E perché poi dovreste chiamarmi così? -
- Perché assomiglia a Patty del mondo di Patty! -
Fino a che non ho chiesto a google chi era sta tipa, sono stata mica tranquilla, io.

Napule è na carta sporca e niscuno se ne importa

C'è in giro una certa quantità di capi d'abbigliamento di colore nero e di stoffa lucida. La gente li indossa con disinvoltura, così, la mattina per andare al lavoro.
Ora i gusti sono soggettivi, e nessuno può imporre i propri. Ma la somiglianza fra un pantalone nero lucido e un sacco per la raccolta dell'immondizia è oggettiva.

mercoledì 23 marzo 2011

Sono colpevole d'aver nutrito l'amore e altre deviazioni

Quando uno scrittore bravo riesce a scrivere un libro importante, tutti quelli dopo secondo me li scrive per fare pubblicità al libro importante. Che io, quando sento che è uscito l'ultimo libro di qualcuno che devo ancora leggere per l'opera per cui è più famoso, poi vado in libreria e quello compro. Mica il nuovo. 
Che volete farci, leggo in maniera compulsiva e irrazionale. Lo so.

Le tasche piene di sassi

- Professoressa, ma siamo in guerra o no?-

Ho due minuti, ancora due minuti ma non li sprecherei

Mi sfugge il motivo per cui la scadenza di alcuni prodotti è comprensiva di orario.
Devo mangiare lo yogurt entro il 25 marzo, h 15.35. Che succederà se lo mangio alle 15.50?

martedì 22 marzo 2011

Radici

Io di alberi ci capisco poco. Mi piace guardarli, toccare le foglie, annusare la corteccia, guardare il cielo tra le fronde. Ma non ho la minima idea di che differenza ci sia fra un castagno e un acero. Il che impoverisce notevolmente il mio vocablario: io, infatti, dico sempre e solo "albero".
Lo stesso avviene con i pesci, gli uccelli e i fiori. So che il branzino è un pesce e il tiglio un albero, questo si. Ma poi, dopo aver ricondotto gli esemplari alle categorie generali di "albero" e "pesce", appunto, non so altro.
Ragion per cui non conosco il nome degli alberi che ricoprono le colline su cui sorge ameno il paesello dove abito. Però sono belli. Con i colori dell'autunno i rami di questi alberi si tingevano d'oro. Il freddo dell'inverno, poi, ne ha fatto mani protese al cielo a riempirsi di pioggia e fremere di vento. Al tramonto, poi. Il cielo avvolto dal rosso chiaro del crepuscolo, e loro erano lì, nere ombre curve che si distinguevano nitide, con i contorni decisi. 
Adesso è primavera. E questi misteriosi alberi sono ancora secchi come erano in autunno e come sono stati in inverno. Spogli. Privi di foglie e di qualsivoglia colore diverso dal marrone.
Io va bene che non lo so che specie di alberi sono. Ma credo che dovrebbero cambiare almeno un poco, con il passare dei mesi.

domenica 20 marzo 2011

Chi si offende tradisce il patto con l'inutile omertà

Qualche anno fa, a qualcuno è venuta l'idea di spruzzare della polvere di cacao nel cappuccino. Come se il cappuccino così com'era non bastasse più. L'idea si è diffusa rapidamente. Dopo poco tempo, quando abbiamo ordinato un cappuccino, il barista ha cominciato a chiederci: un po' di cacao?, con una specie di saliera obesa in mano, già in posizione, e bastava un cenno di assenso per vedere ruotare l'angolazione di pochissimo e una spruzzata di cacao sarebbe piovuta sulla schiuma del nostro cappuccino.
Io ho sempre risposto: no, grazie.  Mi piaceva il cappuccino così com'era (mi bastava, appunto). Ma è evidente che siamo stati in pochi a dire no, visto che questa storia della spruzzata di cacao è dilagata come un'epidemia veritginosa. A tal punto che è diventata un automatismo. Se vai in un bar e chiedi il cappuccino, te lo fanno e ti spruzzano il cacao dentro. Senza più chiedertelo. Sei tu che devi dire che lo vuoi senza cacao.
In poco tempo, l'evoluzione della polvere di cacao nel cappuccino è stata la seguente: prima lo mettevano; poi hanno cominciato a chiederti se potevano metterla; adesso devi essere tu a dire che non la vuoi. Sei costretto a stare in allerta fin dal primo momento, a non parlare più con nessuno fino a quando il cappuccino non sia stato servito senza cacao, come richiesto - altrimenti vale la legge del silenzio-assenso. Non puoi più fare colazione un po' assonnato, perché ti ritrovi la polvere di cacao nel cappuccino.
Quando accade, me lo faccio sostituire; ma non basta. Mi innervosisco, la giornata parte male; mi viene una tensione muscolare dovuta al sopruso che fatico a sciogliere nelle ore successive. Chiedo con aria truce se per caso avevo chiesto il cacao, perché non mi sembrava di averlo chiesto.
E vorrei dire: siete andati troppo in fretta, non tenete conto di chi fa qualche resistenza. Non tenete conto di me. 


Francesco Piccolo, La separazione del maschio.

giovedì 10 marzo 2011

Un periodo pieno di sorprese

Io è tanto che non riesco a scrivere. La mia mano è ferma.
Ma a sentire che oggi è stato presentato il libro del Papa, il quale libro si intitola Gesù di Nazaret ed è detto "rivolto agli esegeti", io devo scrivere. Perché un'immagine si affaccia prepotente agli occhi della mia fantasia, e devo tradurla in parole.
Mattone.

giovedì 24 febbraio 2011

Come del resto alla fine di un viaggio c'è sempre un viaggio da ricomnciare

Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. La fine di un viaggio è solo l'inizio di un altro. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si era visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già fatti, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricomincare il viaggio. Sempre.

José Saramago, Viaggio in Portogallo.

Un libro che insegna a guardare.
 

Che il pallone devi darlo a chi finalizza il gioco

Ci sono delle circostanze, nella vita, in cui ti comporti in maniera stronza. Non lo fai apposta, cioé sei stronza senza averci pensato prima. Il che, credo, sia ancora peggio dell'essere stronzi in maniera premeditata.
Ed è per questo che vorrei chiedere scusa alla commessa del negozio di scarpe in cui sono stata ieri.
Lei non leggerà mai questo blog.
Ma la potenza delle parole supera i limiti che noi immaginiamo di aver dato alla nostra affabulazione. Le parole sanno andare oltre il tempo e sanno vincere lo spazio.
Allora, magari, chissà.
Ecco. Io ieri sono entrata in un negozio di scarpe di una catena spagnola che prediligo. Non  avevo intenzione di acquistare. O meglio, non era un'intenzione che avevo dichiarato a me stessa; ma forse mi sono presa un po' in giro. Dunque, entro perché il punto vendita stava proprio sulla via che stavo percorrendo: aveva un'ampia vetrina, luminosa e seducente. Come oltrepassarla.
Una volta all'interno del negozio, inizio a vagare senza una meta. Visto che ero lì solo per guardare. Oltre me, non c'era nessun altro cliente. Solo questa commessa carina, bruna, con i capelli raccolti e gli occhiali, una sciarpa verde scuro avvolta attorno al collo. - Posso esserle utile?- mi fa. Io le ho candidamente risposto che non avevo idea di che scarpe comperare, ma che mi sarebbe piaciuto comperarne un paio. E mentre pronunciavo queste parole, sono stata io stessa informata della mia mutata posizione. Mi ero dunque trasformata da una che guarda in una cliente. 
La commessa gentile, che sapeva anche fare molto bene il suo lavoro, inizia a farmi le domande del caso: - Le servono per qualche occasione particolare? Ha preferenze di colore? Vuole vedere la nuova collezione o i modelli invernali?- Io non ce le avevo le risposte a tutte quelle seducenti domande, e mi sono lasciata condurre nella scelta. La signorina paziente mi mostra questo paio, e quell'altro, questo colore ma anche la versione in nero se preferivo andare sul classico, va a vedere in magazzino se di quel modello invernale c'è rimasto il mio numero. Si prodiga. Fino a che non entra altra gente in negozio, e lei mi dice cortese: - Mentre ci pensa, servo gli altri signori -, che ci stava tutto considerando la mia lenta indecisione. Però è stato un errore diplomatico. Perché la cliente indecisa, lasciata sola a se stessa, si è ritirata a vantaggio della parte più saggia di me che mi ha ripetuto: non sei qui per comperare, esci subito da questo negozio. L'esorcismo funziona. Torno in strada.
Continuo a camminare, con il naso per aria a guardare le superbe facciate dei palazzi di Roma. E ogni tanto mi tornavano in mente le scarpine, però. Pericolose.
E comincio a pensare alla primavera che si avvicina, a quando metteremo da parte gli stivali. Così, tra una fontana e un portico, arrivo alla conclusione che quelle scarpe lì mi erano proprio piaciute, e magari un giorno ci torno e le compro.
E' stato lì che è successo l'irreparabile. Un altro punto vendita. E le scarpine senza le quali oramai avevo deciso di non poter vivere erano lì, a fare bella mostra di sé da quest'altra vetrina. Allora sono entrata, con chiaro stupore del commesso, e ho detto: - Voglio quelle scarpe lì!- Così le ho comperate. Dopo aver usufruito di dieci minuti di lavoro e professionalità di un'altra persona che, per quanto non fosse impresa ardua, mi aveva comunque convinto a comperarle.
Gentile commessa bruna del negozio di via del Corso, sono una stronza. Lo so.
 

martedì 22 febbraio 2011

L'Italia metà giardino e metà galera

La cultura italiana - laddove per "cultura" si intende l'atteggiamento mentale della maggioranza, non di certo l'insieme delle nozioni possedute né tantomeno la qualità dello spirito critico con cui si osservano i fenomeni - si è brunovespizzata. La tendenza culturale dominante, infatti, per qualsivoglia accadimento è quella di schierarsi su due file di poltrone contrapposte. 
Le poltrone di qua, e le poltrone di là. Sulle poltrone siedono tuttologi di specchiata fama. I quali non fanno altro che rimpallarsi le banalità dette da qualcun altro, o sfidarsi alla sensazionalità più eclatante. Poi, quando il dibattito langue, suona il campanello ed il parterre si arrichisce di un nuovo ospite, che avrà sicuramente qualcosa di determinante da aggiungere.
La cultura italiana oramai è questo.
Che si tratti di Gianni Morandi e San Remo, che si tratti della guerra che sta scoppiando in Libia, del lavoro che non c'è o dell'ennesima ragazzina scomparsa. Non c'è differenza di peso fra gli argomenti. Per ognuno, due file di poltrone contrapposte. Io dico questo, tu dici quest'altro. Non sforziamoci di saperne di più. L'importante è scegliere in quale lato delle poltrone accomodarsi. Dlin dlon.

giovedì 17 febbraio 2011

Acqua azzurra acqua chiara

- Professoré, posso annà a beve? - mi chiedono gli alunni, nella provincia di Roma.
Io non ce li mando, fino a che non lo dicono in italiano.
Potete riferire al signor Bossi, e a tutte le trote del Po, che se anche dovessi sottopormi ad un test di dialetto per entrare in qualche graduatoria regionale, io a scuola i miei alunni li coistringerò sempre a parlare in italiano, corretto. 
Quindi, il test complessivamente non servirebbe a niente.

mercoledì 16 febbraio 2011

La matematica non sarà mai il mio mestiere

Io vivo il mio lavoro come una missione. Sono consapevole dell'importanza di ciò che faccio. Perché diminuire (o almeno provare a diminuire) il numero di esseri viventi che ti chiamano in chat e scrivono "ciao dove vai ha cenare stasera", può cambiare le sorti dell'umanità.

L'angoscia e un po' di vino, voglia di bestemmiare

Io vivo in un paesino sui colli romani. Da queste parti si produce vino buono. Nel paesino in cui vivo c'è un supermercato, dove vendono del vino. Ma sarà che io non lo so scegliere. Il punto è che il vino comperato in quel supermercato del paesino in cui vivo, a me non piace.
E cambio marca, eh.
Quello che non potrò cambiare, secondo un decreto approvato oggi, è il paesino in cui vivo.
Sono cose brutte. 

martedì 15 febbraio 2011

Ho sognato una strada

Dice il signor Guerra: "Sono originario di Cidadelhe, un paese del comune di Pinhel". Pensa di andare anche là?" Risponde il viaggiatore, senza mentire: "Ne avevo l'intenzione. Mi piacerebbe vederlo. Com'è la strada?". "La strada è brutta. E' in capo al mondo. Ma un tempo era peggio". Ha fatto una pausa e ha ripetuto: "Molto peggio".
Nessuno può definirsi viaggiatore se non ha qualche intuizione. A questo punto, questo qui ha indovinato che c'era qualcos'altro da sentire e ha lanciato un semplice filo, senza neppure bisogno dell'esca: "Me l'immagino". "Forse. Ma io non posso proprio restare indifferente quando mi dicono che paesi come il mio sono destinati a scomparire". "E chi gliel'ha detto?"
"Il sindaco di Pinhel, alcuni anni fa. Sono paesi condannati, diceva lui."
"Lei ama il suo paese?" "Molto". "Ha ancora dei parenti, là?" "Solo una sorella. Ne avevo un'altra, ma è morta".
Il viaggiatore sente che sta avvicinandosi e cerca la domanda che meglio possa aprire l'arca che immagina, ma l'arca finisce per aprirsi da sola e mostra quanto c'è dentro, una storia normale in paesi condannati come Cidadelhe: "Mia sorella morì a sette anni. Io ne avevo nove. Si ammalò di difterite, e continuava a peggiorare. Da Cidadelhe a Pinhel ci sono venticinque chilometri, allora era una strada sterrata, tutta pietre. Il medico non veniva fin là. Allora mia madre chiese in prestito un asino e partimmo tutti e tre, su per quei monti".
"E ce la faceste?"
"Non facemmo neppure metà del cammino. Mia sorella morì. Tornammo a casa, con lei sopra l'asino, in braccio a mia madre. Io camminavo dietro, piangendo". Il viaggiatore ha un nodo in gola. Si trova nella sala da pranzo di un albergo, quest'uomo è il capocameriere e racconta una storia della propria vita. Ci sono altri due camerieri lì vicino, ad ascoltare. Dice il viaggiatore: "Povera piccola. Morire così, per mancanza di assistenza medica". "Mia sorella morì perché non c'erano né un medico né una strada". 
Allora il viaggiatore capisce [...]. Ritorna in camera. Distende sul letto la sua grande carta, cerca Pinhel, eccola, ed ecco la strada che va verso l'interno, in qualche punto di questo spazio è morta una bambina di sette anni, e finalmente il viaggiatore trova Cidadelhe, lassù, tra il fiume Còa e il torrente Massueime, è in capo al mondo, sarà in capo alla vita. A meno che qualcuno non se ne ricordi".

José Saramago, da Viaggio in Portogallo 

Se telefonando

Alunna dal primo banco: - Prof., posso mettere il silenzioso al cellulare? -
Professoressa, con piglio minaccioso: - Devo dedurre che hai il cellulare acceso? -
Bimba arrossisce. Prof. rincara: - E per giunta, con la suoneria!-
Alunna, con aria imprescindibile: - Non posso spegnerlo -
- ... - silenzioso e scettico disappunto.
- Mia mamma mi deve dire una cosa urgentissima. -
- Si può sapere cosa? -
- Mi deve dire se può accompagnarmi a danza o se devo andarci da sola -

Rossetto e cioccolato

Ci sono sapori che fanno bene al cuore. Come il nero del cioccolato dopo che hai bevuto.

martedì 8 febbraio 2011

Battiti di ali di farfalla

Gli animali io li rispetto. Sono quella che se c'è una mosca sul vetro prova a farla uscire dalla finestra piuttosto che ucciderla. Però ci sono certe cose, degli animali, che un poco di fastidio me lo danno. Per esempio, i cani. Quelli che fanno la cacca a terra. Soprattutto se poi tu vai a finirci col piede sopra.
Peggio è quando, con le scarpe spalmate di cacca di cane, vai nel parco per camminare sull'erba, sul selciato, o comunque per camminare all'aria aperta prima di introdurre nell'abitacolo dell'auto il prezioso odore, e ti viene incontro festante un cane alto la metà di quanto sei alta tu. Che solleva allegro le sue zampe anteriori per aggrapparsi alla tua pancia. 
Quando tutto ciò capita nel giro di quindici minuti, gli animali mi irritano.

Non hai scudi di parole

Alla cassa del supermercato.
- Trentasette euro e venti -
Uomo porge banconota da cinquanta euro. E aggiunge:
- Non ce li ho, i spicci -

giovedì 3 febbraio 2011

Fra tovaglie di pizzo capelli sempre spettinati

Ci sono alcuni libri che ti incantano. Ma non nel senso di "ti meravigliano", "sono incantevoli". No, proprio nel senso che ti fanno un incantesimo.
La loro forza è tale e tanta che il lettore perde il controllo su se stesso, davanti a tali libri. Giuro: io riconosco di non essere attendibile sull'argomento perché chi mi conosce bene potrebbe a ragione obiettare e dire che su di me ogni libro esercita una specie di incantesimo. Ed è vero. Ma ci sono alcuni libri che di più.
Come questo, che io stavo nel supermercato a scegliere un vino da portare a cena da alcuni amici; momento molto carnale, per intenderci. E luogo che non prediligo per l'acquisto di oggetti che non siano, appunto, cibi, bevande, detersivi e saponi di vario genere. Ma questo libro qui ha fatto l'incantesimo. Passavo, con la mente sedotta da ciò che stavo per mangiare e attratta dall'immaginare il gusto del rosso bicchiere con cui l'avremmo accompagnato. E lui era lì. Sullo scaffale. Mi ha praticamente chiamata. 
Come prova del carattere soprannaturale di codesto acquisto, due aneddoti.
Prova numero uno: la persona che mi accompagnava si ricorda, proprio davanti a quello scaffale, di aver dimenticatoin macchina il portafogli con tutte le carte. Pago io, dico. Ma no figurati, replica. Scendo al parcheggio, faccio in un momento; tanto tu non ti annoi di certo qui. Ecco, io avrei anche potuto resistere al richiamo delle sirene se non fossi stata un Ulisse abbandonato al vortice voluttuoso del profumo di carta e colla e parole. La persona che era con me ha fatto sicuramente presto a risalire col denaro, ma a quel punto io avevo già ceduto alla tentazione.
Da allora trascuro qualsiasi attività, comprese le funzioni biologiche, per leggere quel libro. Che ovviamente ho aperto già prima della cena alla quale eravamo diretti.
Prova numero due: il libro parla di un luogo. Un posto geografico reale, sebbene descritto con ritmi e immagini che potrebbero essere di qualunque altro luogo. Ma quel luogo determinato c'è. Addirittura nel titolo. Ora, l'acquisto è avvenuto sabato sera. Mercoledì mattina, al lavoro, toccava interrogare in geografia. Io, che sono quella troppo buona, inizio le interrogazioni con il caro vecchio argomento a piacere. Allora, la discente tutta felice sceglie proprio esattamente quel luogo del mio libro magico.
Prova numero tre: a chi ha avuto la bontà di leggere queste righe, se volesse avanzare obiezioni di raziocinio basate sulle coincidenze, sul calcolo delle probabilità e altri alambicchi matematici, io dico che il titolo di questo libro magico non ve lo dico. Perché sono sicura che lo indovinate. Se non l'avete già indovinato da come l'ho descritto, vi suggerisco solo che ha vinto il premio nobel. Ora sta a voi lasciarvi incantare dall'incantesimo incantatore.

mercoledì 2 febbraio 2011

È una notte in Italia che vedi questo darsi da fare

Avere il proprio Presidente del Consiglio indagato per prostituzione minorile, è una brutta cosa.
Da qualunque parte la si guardi.
Che sia vero il capo d'accusa - festini e sesso a pagamento con minorenni - è raccapricciante.
Che sia una manovra montata da una parte della magistratura, è inaccettabile per un paese democratico.
Che sia uno scandalo suscitato da ragazze che ricattano il presidente per il proprio interesse, è indegno.
Chiederci quale delle versioni sia la verità non limita l'aberrazione. E' una brutta cosa.
Ma assai.

Segnu te riconoscimentu

Nella mia vita ho percorso, e continuo a percorrere, numerose volte l'A3, Autostrada a pedaggio libero Salerno-Reggio Calabria, e la SS106 jonica Taranto Reggio-Calabria. 
Quali siano le condizioni di suddetti tratti stradali, è cosa nota.
Corsie strette, fondo stradale indegno, continue interruzioni per lavori di ammodernamento, tanto che alcuni punti - come il tristemente noto tratto della A3 che va da Padula-Buonabitacolo fino a Lagonegro - sembrano un videogame.
Nell'ultimo periodo, la mia macchina e io stiamo percorrendo spesso la SS1 Via Aurelia. Una pacchia, rispetto alle strade calabre; che tuttavia non manca di tratti in cui la viabilità si restringe ad una sola corsia, e il fondo stradale non è sempre uniforme. Ma si percorre bene, la SS1. Se non fosse che ho appena sentito al TG Regionale Lazio che sono stati approvati lavori di ammodernamento per la Via Aurelia. E l'automobilista calabro lo sa bene cosa questo voglia dire.
Non c'è bisogno che qualcuno mi sveli essere stata io vittima di un complotto. L'ho già capito da sola. 

martedì 1 febbraio 2011

Atto di fede

Già che sei precario, e nella maggior parte dei casi non ti puoi ammalare altrimenti vieni freddamente sbattuto fuori. Se poi sei fortunato, e sei un precario che fa un lavoro dove sono previste malattie, devi restare agli arresti domiciliari in attesa del medico fiscale che ti farà l'esame del DNA volto ad accertare che sei proprio tu il lavoratore e che proprio tu sei ammalato. Adesso il tuo medico di base può inviare un certificato online all'ente previdenziale, il quale ente previdenziale lo spedirà al tuo datore di lavoro. Ma se io penso al mio gentile dottore, che dovrà sottoporsi a questa procedura per cui - pare - i tempi di espletamento sono lunghissimi, allora a me viene voglia di andare al lavoro anche con la febbre.

Signore mio, dacci un santo o un artista

Ho sentito che vogliono fare la pubblicità di un libro con Ruby Rubacuori. Cioé, chiedere a costei di parlare di un libro, con l'obiettivo di convincerci a comperarlo. 
Spero con tutte le mie forze che sia una notizia faziosa inventata da certa stampa partitica, con la collaborazione segreta delle toghe rosse.
Perché se dovesse essere vero, io non ce la posso fare.

Cantare a memoria

Mi ha detto che secondo lui la gente vive per anni e anni, ma in realtà è solo una piccola parte di quegli anni che vive davvero, e cioè negli anni in cui riesce a fare ciò per cui è nata. Allora, lì, è felice. Il resto del tempo è tempo che passa ad aspettare o a ricordare. 
Quando aspetti o ricordi, mi ha detto, non sei né triste né felice. Sembri triste, ma è solo che stai aspettando, o ricordando. Non è triste la gente che aspetta, e nemmeno quella che ricorda. Semplicemente è lontana...

 Alessandro Baricco, Questa storia

Una giornata senza pretese

Ci sono momenti in cui ti senti ricoperto di escrementi e fango. E' come se tutto ciò che fai fosse sbagliato. Come avere le mani legate da vincoli di metallo arrugginito.

lunedì 31 gennaio 2011

Camminando camminando

Non l'avevo mai visto un segnale stradale di pericolo che avvisa sulla possibile caduta di rami e pigne. 

giovedì 27 gennaio 2011

Poi mi butti giù, poi mi butti giù come fossi una bambola

Ci tengo però a ribadire, a proposito di quanto detto poco prima, che io non chiedo regali. Volevo intendere che avrebbero potuto assumermi come si deve, visto che il posto vuoto c'è. E visto che anch'io sono laureata con centodieci e lode. Visto che anch'io ho due specializzazioni e un master. E anch'io conosco le lingue. Esattamente come la "signora Nicole Minetti". Per fare un esempio. C'è solo una differenza fra me e la sucitata signora. Differenza di cui, alla luce di quanto si s(ospett)a, vado ben fiera. Io non ho mai lavorato per pagarmi gli studi. Mio padre e mia madre, due meridionali all'antica, gli studi me li hanno pagati loro. Non avrebbero gradito la mia partecipazione a feste notturne. Che poi se no, al mattino, non si riusciva a studiare bene.

Tu mi fai girar, tu mi fai girar come fossi una bambola

Io ci sono cose che proprio non capisco, nel mio lavoro. Tipo nella scuola in cui insegno c'è un posto vuoto. Che occupo io. Mi ha nominata direttamente il Provveditorato agli Studi. Che va scritto con la lettera maiuscola perché è il nome proprio dell'ente che gestisce tutti gli spostamenti e le normative e i decreti della scuola. Quindi, quest'entità suprema ha detto che, siccome questo posto in codesta scuola è vuoto, lo occupa la suddetta professoressa.
Bene. Quello che io non capisco è: perché a giugno mi licenziano?
[No, perché per me l'uso improprio delle parole è inammissibile. Contratto a tempo determinato è un eufemismo. Licenziamento sarebbe la parola giusta]

mercoledì 26 gennaio 2011

Son morto con altri cento, sono morto ch'ero bambino

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no
Considerate se questa è una donna
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno
Meditate che questo è stato
Vi comando queste parole
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via
Coricandovi alzandovi
Ripetetele ai vostri figli
O vi si sfasci la casa
La malattia vi impedisca
I vostri nati torcano il viso da voi.

Primo Levi, da Se questo è un uomo

Ladri di biciclette

Mi chiedo cosa si ci possa fare con la salma trafugata di Mike Bongiorno.

Cercami

Se è vero che le distanze non compromettono i rapporti. Che non serve vedersi spesso per volersi bene. Se è vero che si può avere la medesima visione del mondo, e viaggiare sulla stessa lunghezza d'onda condividendo solo pensieri e battiti. E' altrettanto vera la bellezza di un amico che ti cerca. Perché vuole sentire il suono della tua risata. O il silenzio del tuo cuore. Perché ha voglia di sentire il tuo calore. A me piace riceverlo, l'affetto.

lunedì 24 gennaio 2011

Nella mia stanza

Feisbuc è una droga. E la bilancia si deve essere inceppata su una cifra che non può corrispondere a verità.

Dieci mila lire per sentirti dire micio bello e bamboccione

Ragazze, ragazze che fate la fila davanti a Arcore. Ragazze che fate la fila per fare i provini per diventare gnocca da tivù. Prendete esempio da loro! Guardate che anche avere le tette non è importante, si può fare anche un altro mestiere eh? Non è che le tette ingombrano. Ci sono un sacco di altri mestieri che si possono fare piuttosto che fare la fila per mettersi a novanta. Per dire. Provate a inventarvi un mestiere senza usare le tette. 
Le tette portatevele a spasso, così, e fate divertire chi vi piace. Non chi vi paga.

Luciana Littizzetto, Che tempo che fa

Portaci delle rose, nuove cose

A me piace Fabio Fazio. Mi piace perché è garbato e sempre opportuno. Apparentemente discreto e tranquillo, ma sottilmente sferzante. Nella sua trasmissione di ieri sera, per esempio. Non c'erano prostitute, che non se ne può più di queste signorine che vanno in tivvù a raccontare il loro lavoro. Non c'era lo schiamazzo che insozza qualsiasi conversazione italiana, in queste ore. Fabio Fazio mi piace perché ha fatto una scelta propositiva. Ha risposto alla merda schizzante sulle donne italiane prendendo due eccellenti ospiti, due donne italiane posate, belle, serie, donne in carriera che in molti ammirano e seguono. Complimenti, signor Fabio Fazio. Grazie per averci ricordato che cosa significa veramente essere donna.

giovedì 20 gennaio 2011

Ciao mamma guarda come mi diverto

Poi ci sono quei genitori che portano i figli ai provini per metterli dentro alle pubblicità, che se io fossi un'assistente sociale gli toglierei la patria potestà.

Guardo una foto di mia madre

A me piacciono gli sfondi. Nei quadri, nelle foto. Gli sfondi dei paesaggi, o semplicemente ciò che c'è dietro. Io sono quella che nelle foto cerca di individuare chi è entrato nello scatto e non ci doveva essere, perché mi piace. 
E' la parte naturale fermata inconsapevolmente mentre tutto il resto era in posa. 
Mi piacciono i quadri di Caravaggio perché mancano di sfondo, e il sole nero che illumina i suoi dipinti ha creato tutto il mistero da cui è avvolto.
Mi piacciono i romanzi di Isabel Allende, che sono tutta una galleria di personaggi di sfondo.
E credo che osservare solo il primo piano equivalga a non guardare affatto.
La stessa regola si può applicare, secondo me, alle inquadrature delle interviste televisive. In particolare, a quelle interviste che non sono accidentali - tipo la giornalista che ti ferma per strada. Se vieni intervistato perché la giornalista ti ha fermato per strada, lo sfondo sarà al massimo divertente. Ci troverai quegli idioti che si piazzano di fronte la telecamera per dire ciao mamma. Ma se l'intervista è concordata, decisa, scelta. Allora lo sfondo assume lo stesso valore che ha in un quadro di Caravaggio. A mio parere.
Prendiamo un editoriale. Un giornalista si fa inquadrare per esprimere un suo punto di vista. O un videomessaggio. Oggi così di moda. Un leader politico si fa inquadrare per dire qualcosa. Quanti studi interpretativi sono stati fatti sui videomessaggi di Bin Laden? Sullo sfondo c'è una tenda verde, una tenda nera, un tavolo, una dispensa. Significa questo, o quello, o quell'altro ancora. Lo sfondo è importante.
E allora, giornalisti o politici lo sfondo delle loro interviste se lo sceglieranno con cura. Prendiamo il premier, che lui di comunicazione e significati subliminali delle immagini è un maestro. Nelle interviste che rilascia lo vediamo elegante, in abito impeccabile, seduto alla scrivania con dietro un drappo di tenda bianca. Perfetto. Rassicurante. Il bianco è la purezza, la tranquillità. Oppure lo vediamo in tenuta casual - polo e jeans - con uno sfondo di giardino. Il verde è come il bianco. Rassicurante. Ecologico. Familiare. Gli sfondi delle interviste del premier sono ammirevoli.
Ma lui, si sa, c'ha un sacco di gente che lo aiuta in queste operazioni di marketing. Che non tutti se li possono permettere. Gli altri politici fanno più o meno da sé. E scelgono di parlare davanti ad una libreria. Che i libri fanno cultura. Credibilità. Precisione.
Orbene. 
Chi di voi possiede una libreria, e la usa, sa che nemmeno la persona più ordinata ha tutti i libri perfettamente allineati, in ordine decrescente di altezza e divisi per sfumature di colore. Tutti i libri perfettamente rilegati, non una pagina spiegazzata, né una costa lievemente obliqua, si incontrano solo nelle librerie dell'Ikea. Che sono finte.
Una libreria vera ha libri messi in orizzontale, affiancati secondo un ordine mentale del proprietario, che quindi non potrà mai essere anche estetico. Ma pure ammesso che tu abbia una enciclopedia, o una collana di tutti volumi con uguale copertina. Non ti capita neppure un libro appoggiato davanti alla collana? Un libro che hai consultato e non riposto perché magari ti serve ancora. O qualche volume che devi restituire a chi te l'ha prestato, e lo lasci lì in vista per ricordartene. O tutti quei libri che devi ancora leggere, e che hanno normalmente uno spazio diverso da quello dei libri invece già letti e conservati.
Insomma. Se lo sfondo è importante, e lo sfondo è una libreria, secondo me non può essere una libreria finta Ikea. 
Adesso io non aggiungo altro. Ma, se vi ho convinto con il mio ragionamento, vi chiedo di farci caso agli sfondi che contornano la bella faccia di qualche giornalista mentre ci rende edotti. O di qualche politico, mentre ci rende poveri. Ma io sono di parte, e lo ammetto.

mercoledì 19 gennaio 2011

Infinite volte

Non leggete, come fanno i bambini, per divertirvi o, come gli ambiziosi, per istruirvi. No, leggete per vivere.

Gustave Flaubert

Dei centimetri di libri sotto i piedi

Ieri entro con l'amichetto mio in una libreria bellissima. Impreziosita dal marchio editoriale, che adoro, e dall'ubicazione. Trastevere. Cioé, quando ci sono passata davanti sono entrata in estasi. Dopo un tempo indefinito passato in trascendente rapimento, l'amichetto mi dice che gli piacerebbe comperare un libro. Che hanno presentato alla fine dell'anno scorso. Non si ricordava bene, lui. Ha detto, però, che aveva la copertina bianca. Immagino le sue intenzioni fossero quelle di aprire una discussione sull'eventuale reperimento del testo in questione. Ma io mi sono diretta, veloce  e sicura come se quella meraviglia di libreria in cui entravo per la prima volta fosse mia, e gli ho preso il libro con la copertina bianca. Momenti di trascurabile felicità. Il titolo. Ma anche la soddisfazione di vedere lo sgomento sulla faccia dell'amico mio.
Io, l'insegnante non la so fare. Ma la libraia...quanto sarei stata brava!

Una bimba canta la canzone antica della donnaccia

Silvio, siamo onesti. Tu dici che non sapevi fosse(ro) minorenne/i. E ti do ragione. Pienamente. Dimostra(no) quarantanni, altro che. Ma dire che non sapevi che mestiere facesse(ro)... Andiamo!

lunedì 17 gennaio 2011

Sunrise looks like morning in your eyes

Quando un forestiero viene al Sud, piange due volte: quando arriva. E quando parte.

Alessandro Siani, in Benvenuti al Sud

Metà Africa metà Europa

Quand'ero bambino - raccontò un vecchio contadino lucano a Viaggio nel Sud, l'inchiesta tv di Sergio Zavoli - sentivo alla radio: gli italiani hanno conquistato l'Africa orientale e hanno fatto le strade; gli italiani hanno fatto la ferrovia all'Africa orientale; gli italiani hanno fatto scuole e ospedali all'Africa orientale. Ma tu guarda che fortuna, pensavo, mo', se gli italiani, invece, ci avevano conquistato a noi...

da Pino Aprile, Terroni. Tutto quello che è stato fatto perché gli italiani del Sud diventassero meridionali
 

China e distante sugli elementi del disastro

L'A3 è costruita con soldi pubblici affidati ad imprese del Centro-Nord che delegano l'esecuzione delle opere (di qualità precaria, per stare nei conti) a ditte locali, preferibilmente mafiose. Le grandi aziende non ritengono di doversi sottrarre al sistema: sono lì per fare soldi, non antimafia. E non devono trovarlo scomodo, se il connubio fra imprese "pulite" e no ricompare in Piemonte, nei lavori della Tav (il treno ad alta velocità), o in quelli per l'Expo di Milano. [...]
Le strade, lo insegna la storia delle nazioni, indicano la direzione dello sviluppo di un popolo, proprio la sua scelta cardinale, in ogni senso; riassumono il metodo di governo, il livello tecnico e organizzativo raggiunto e quello che ci si propone. In breve: le strade rivelano la capacità e le intenzioni di un paese. E se il nostro ignora o trascura quelle per il Sud, è perché ignora e trascura il Sud.
La Salerno-Reggio Calabria, così letta, è uno strumento nazionale e locale di educazione alla minorità.

da Pino Aprile, Terroni. Tutto quello che è stato fatto perché gli italiani del Sud diventassero meridionali

venerdì 14 gennaio 2011

The dark side of the moon

Io lo so che faccio molti errori di battitura, quando scrivo sulla tastiera del computer. Sono preparata, nell'andare a rileggere i post, a trovarci dentro qualunque tipo di bruttura e stranezza. Ma poco fa mi è balzata agli occhi una terza persona singolare del verbo essere, presente indicativo, senza accento. Mi ha fatto proprio male, vederla. Dire che ho sbagliato tasto non serve. Non diminuisce l'umiliazione. Ora vado di là e piango.

Alzati che si sta alzando la canzone popolare

La totalità abbruttisce. Il singolo, inserito in un gruppo, perde le proprie caratteristiche individuali e si appiattisce verso il basso. La totalità è comunque simile al gregge.

L'abito bianco di seta ed organza

Poi ci sono quegli altri che confondono la bacheca di feisbuc con l'album fotografico del loro matrimonio. E il social network, secondo una logica in buona parte oscura, ogni tanto ripropone le foto anche a distanza di tempo. Quindi ti ritrovi frequentemente 'ste immagini da cerimonia davanti. Ma che barba!

giovedì 13 gennaio 2011

Volare oh oh

Vorrei vedere la faccia di quel tale che ha spento la funivia con il signor Ezio dentro.

martedì 11 gennaio 2011

Gli eroi sono tutti giovani e belli

Oggi quei geni degli alunni hanno detto che gli uomini sono superiori alle donne, infatti le principali scoperte e invenzioni della storia le hanno fatte gli uomini. Ora, motivare un'opinione con esempi è già un traguardo. Ma non si poteva prescindere da un poco di sociologia, antropologia, storia e sottile rimprovero. Che le donne, fino a non molto tempo fa, non potessero studiare - a meno che non fossero monache o straordinariamente ricche (o entrambe le cose insieme) - bisognava dirglielo, ai suddetti geni.
Ma alla teoria si oppongono i fatti. Il punto di vista dei ragazzini di oggi. La situazione ancora pressocché simile. Perché quando cerchi qualche esempio di donna che occupa posti dirigenziali o che ha un ruolo politico determinante, se poi i ragazzetti da educare replicano con frasi del tipo: vabbé, sembra n'omo, tu potrai cercare tutti gli argomenti più sottili, ma sarai in fondo d'accordo con loro. Fino a che una donna bella viene considerata stupida, o troia, o entrambe le cose, mentre per ottenere rispetto sociale devi essere almeno un poco virago, possiamo affermare serenamente che la donna gode degli stessi diritti degli uomini?

Sarà di quasi tutti i colori

Io non capisco la gente che confonde l'abitacolo della propria automobile con un negozio di souvenir.

lunedì 10 gennaio 2011

Ma che domenica bestiale

Il lunedì, in fondo, sa ancora di domenica. Quello che proprio non si regge, invece, è il martedì.

Si danza prima del sesso o di un combattimento

Caro Papa, oggi un alunnetto di seconda media, mentre si raccontava come sono trascorse le vacanze di Natale, ha dichiarato di aver visto un pedofilo. Una povera indifesa professoressa che deve fare, in simili frangenti? Essendo l'insegnante promotore di conoscenze, ho replicato chiedendogli che cosa fosse, secondo lui, un pedofilo. La classe si è esibita in definizioni varie e chiassose. Lo stesso alunno che avrebbe visto il pedofilo, ha risposto: uno che rapisce i bambini.
Caro Papa, l'educazione sessuale nelle scuole non potrebbe, secondo te, anche far fronte a incidenti diplomatici di siffatta specie?
Un'altra volta mi è successo che si leggeva Dante, Inferno, canto V. Paolo e Francesca, per intenderci. Una pagina di letteratura che una scuola mediamente seria non può tralasciare. Questi discenti hanno detto che i lussuriosi sono quelli che vivono nelle case grandi. Dopo qualche secondo di sgomento, ho capito che confondevano con "lussuosi".
Caro Papa, l'educazione sessuale non potrebbe, secondo te, essere utile anche agli insegnati che hanno a che fare quotidianamente con ragazzini curiosi ma ancora ingenui, aggrediti dai messaggi sessuali che proliferano su ogni canale di comunicazione? Quando un ragazzino del genere si rivolge all'insegnante, che bene o male è un punto di riferimento, porgendo delle domande sull'argomento, secondo te, caro Papa, l'insegnante ha un problema di libertà religiosa?
No, io ti chiedo. Perché proprio mi sfugge come e in che misura l'educazione sessuale nelle scuole attenti alla libertà religiosa. 
A meno che, per libertà religiosa, non si intenda il silenzio sistematico e l'ignoranza complice sulle questioni problematiche.

domenica 9 gennaio 2011

Vorrei incontrarti fra cent'anni

Bilanci. Il mio post più letto del 2010 è stato questo.

Ascolta l'infinito

Io il 2010 è stato così intenso e bello, che per l'anno nuovo non chiedo niente di più.

L'anno che verrà

Un buon inizio d'anno, secondo me, è quando ritrovi un profumo che quasi neanche ricordavi, un profumo che le lunghe vacanze ti avevano fatto dimenticare. Ma quel profumo è la tua vita di adesso. E quando lo ritrovi senti che non ne potresti più fare a meno. 
Questo è un buon inizio d'anno.

martedì 21 dicembre 2010

Porta Portese cosa avrai di più

Quello che sto per scrivere si discosta dalla posizione e dai gusti della maggior parte delle persone di cultura medio-alta. Ragione che mi sembra sufficiente per non annoverarmi fra costoro. In fondo io sono solo una professorina che legge per istanza compulsiva. Cioé annusando i libri. E che poi dimentica finanche gli argomenti dei libri che ha letto. 
Dunque, non appartenendo alla categoria degli intellettuali, posso dire che a me piace leggere i best seller. Che ne so, il Codice Da Vinci. Mi è piaciuto. E non poco.
L'ho letto sotto l'ombrellone. E poi ho letto anche Angeli e Demoni.
Così come adesso, che stanno iniziando le vacanze, io leggo il primo volume della Trilogia del Millennio. Ero indecisa se aprire L'Idiota o questa roba qua del Millennium.
Lo so, è blasfemo.
Però io adesso torno a casa dai miei, che non ci vado da quattro mesi. Ci sarà il camino acceso, cugini e amici che non vedo da quest'estate. E avevo voglia di portare con me questo genere di libro. Un libro che non è un classico, che magari si fa dimenticare ancor prima di averlo letto tutto. Ma un libro che io, in questo momento, ho preferito a Dostoevskij. E nella disapprovazione indignata di quanti stanno pensando che il mio livello culturale è pari a quello del gradino di ingresso, io affermo la mia tesi. E cioé che i libri che vendono tante copie, se vendono tante copie, è perché piacciono. Se piacciono è perché dietro c'è uno scrittore - o più scrittori, o un progetto editoriale, fa lo stesso - che è stato capace di sedurre tanti lettori. Lettori non abituati a leggere? Tanto meglio. Ulteriore merito.
E allora, se uno scrittore ha prodotto e numerosi lettori hanno apprezzato, perché io devo giudicare senza aver letto? O disapprovare solo per questo? 
Mi fa schifo essere intrattenuto piacevolmente da un libro senza pretese?

But I'm still haven't found what I'm looking for

Come molti sanno, io sulla tastiera del computer sono dislessica. Scrivo una cosa per un'altra, aggiungo lettere, produco refusi a profusione.Solo che i lettori intelligenti capiscono comunque quello che io ho scritto. Sono più o meno indulgenti con la mia dislessia informatica. Ma nessuno mi fa quella domanda idiota che invece mi rivolge ogni volta il signor Google quando gli chiedo qualcosa: forse cercavi...?
Che a me viene sempre di rispondere: e perché, io che ho detto?
Come si fa a inventare un Google intelligente?

Tieni il tempo con le gambe e con le mani

Gli insegnanti hanno una percezione del tempo più dilatata rispetto a quella di tutte le altre categorie di lavoratori. Le vacanze di Natale ne sono la prova.

Si son presi il nostro cuore sotto una coperta scura

Sibari: la più antica colonia greca delle colonie cosiddette "achee", e uno dei più antichi insediamenti greci nell'Italia Meridionale. Secondo Strabone, al culmine della sua grandezza Sibari controllava un dominio di cui facevano parte 4 popoli e 25 città. I Sibariti erano retti da un'aristocrazia di proprietari terrieri dallo stile di vita improntato a quello degli antichi eroi del mito e della poesia di Omero. La fama della loro ricchezza e del loro stile di vita era diffusa in tutto il mondo greco del tempo e divenne, dopo la distruzione della città, fonte di una ricca novellistica basata sulla figura del Sibarita [...]

Crotone: fondata dai Greci nell'VIII secolo a.C., fu uno dei centri più importanti della Magna Grecia. La città era famosa per il suo clima salubre, per le fertili campagne, per la bellezza delle sue donne e per la forza fisica dei suoi uomini, tanto che superò ogni altra città greca nel numero dei vincitori dei giochi olimpici. Pitagora vi fondò una scuola di scienza, matematica e musica [...]

Reggio Calabria: è la sede di uno dei più importanti musei archeologici dedicati alla Magna Grecia, dove sono custoditi i famosi Bronzi di Riace, rara testimonianza di scultura bronzea greca. Nonostante l'antichità della sua storia, la città (completamente distrutta dal terremoto del 1908) presenta un impianto urbanistico moderno. Gabriele D'Annunzio ha definito il lungomare di Reggio "il chilometro più bello d'Italia".

«Patisco d'amor patrio, soffro di sentimentalità per il glorioso nostro passato, mi cruccio dell'abbandono in cui siamo caduti e tenuti... e specialmente cerco di far apparire nobile, grande e bella la nostra Calabria, anche quando è giustamente accusata», Francesco Jerace (1909)




Le tue battaglie, i compromessi, la povertà

Fa male sentir parlare della tua regione solo e sempre in relazione a fatti di mafia.
Fa male andare all'estero e sentirsi rivolgere sempre la stessa domanda, quando spieghi da quale regione provieni. E la domanda non riguarda il sole, il mare,il clima, la cultura antica di cui la mia regione è stata culla. No. La domanda è sempre: come si vive con la mafia?
Fa male che i media nazionali si ricordino di noi per raccontarci di come membri del consiglio regionale abbiano comperato i voti dalle 'ndrine.
Sentire poi che alcuni dei consiglieri arrestati non sono stati neppure eletti, fa ancora più male. Ma dico: compri i voti dalla mafia e neppure vinci?

lunedì 20 dicembre 2010

Sexi tango

E poi ritrovarsi fra le mani un cd. Che non lo sai che strade abbia percorso per seguire i tuoi traslochi di vita degli ultimi tre mesi. Ma è qui. Conserva granelli di sabbia profumata nella copertina originale. Lo apri, e ne viene fuori una musica che è adesso quasi sconosciuta. Fatta di tutto quanto era emozione e si è trasformato in ricordo. E sentire ancora il sapore del primo bacio. Sapore di stupore e ingenuità. Sentirne nostalgia. Mentre la musica suona e il piede ne segue i ritmi. Il bello del tempo è che sistema tutto.

Io che sono negro sono sincero sono stato trattato sempre bene

Nel mio lavoro ci sono tante vacanze. Più che in qualsiasi altro lavoro. Lavoro onesto, intendo. Per esempio, il parlamentare ha più vacanze dell'insegnante, ma è appunto un'altra storia. 
Nel mio lavoro, dicevamo, oltre alle vacanze tu ti assenti se sei ammalato. Se poi ti capita di esercitare questo lavoro in un paesino di montagna, come a me, quando nevica la scuola resta chiusa. 
Ma se poi ti capita che nevica, e ti becchi un raffreddore che ti annienta, e tutto accade contemporaneamente di sabato e domenica, allora un poco di fastidio ti prende: che a me le vacanze che ho mi basterebbero, ma sprecare in un colpo solo tutte le possibilità di prolungarle mi sembra un dispetto riuscito male. Ecco.

E vieni in una grotta al freddo e al gelo

A me il troppo freddo mi congela i pensieri. Adesso lo so.

giovedì 16 dicembre 2010

Con le gambe fracassate, con il naso insanguinato

Io condanno decisamente ogni forma di violenza. E' una sconfitta. Una resa. Un dire: non ce la faccio in altri modi, ti spacco le vetrine.
Altrettanto decisamente, però, affermo che abbiamo toccato il fondo.

martedì 14 dicembre 2010

Ti amo


Io ti amo
e se non ti basta
ruberò le stelle al cielo
per farne ghirlanda
e il cielo vuoto
non si lamenterà di ciò che ha perso
che la tua bellezza sola
riempira l'universo

Io ti amo
e se non ti basta
vuoterò il mare
e tutte le perle verrò a portare
davanti a te
e il mare non piangerà
di questo sgarbo
che onde a mille, e sirene
non hanno l'incanto
di un tuo solo sguardo

Io ti amo
e se non ti basta
solleverò i vulcani
e il loro fuoco metterò
nelle tue mani, e sara ghiaccio
per il bruciare delle mie passioni

Io ti amo
e se non ti basta
anche le nuvole catturerò
e te le porterò domate
e su te piover dovranno
quando d'estate
per il caldo non dormi
E se non ti basta
perché il tempo si fermi
fermerò i pianeti in volo
e se non ti basta
vaffanculo


Stefano Benni  






 

Casta che sogna d'esser puttana

Dico a te. Proprio a te. Che non sai usare il computer e quindi hai il cervello che ragiona con schemi diversi da quelli del resto del mondo. Ciononostante, o forse proprio per questo, tratti gli altri come se fossero cacchette. 
Tu non leggerai mai questo blog. Ma io te lo voglio dire.
Crepa.

giovedì 9 dicembre 2010

Per tutte quelle volte in cui ho cercato di non assecondarti

Ci sono domande e considerazioni degli alunni cui è difficile dare una risposta educativa. 
Molto difficile. Considerazioni del tipo:
- Professoressa, non vedo l'ora che inizino le vacanze di Natale -
Oppure:
- Professoressa, ma è vero che il 14 cade il governo? -

mercoledì 8 dicembre 2010

I' mme vurría addurmí vicino ô sciato tujo

Divanismo. Fenomeno al limite del patologico che crea un nesso profondo fra l'essere seduti sul divano e l'addormentarsi. Si stanno studiando possibili interventi terapeutici. Pare che la presenza del televisore acceleri il fenomeno, rendendo più gravi le manifestazioni di divanismo.

martedì 7 dicembre 2010

E raccoglierò i tuoi fiori che per strada perderai

C'è chi insegna
guidando gli altri come cavalli
passo per passo:
forse c'è chi si sente soddisfatto
così guidato.
C'è chi insegna lodando
quanto trova di buono e divertendo:
c'è pure chi si sente soddisfatto
essendo incoraggiato.
C'è pure chi educa, senza nascondere
l'assurdo che c'è nel mondo, aperto ad ogni
sviluppo ma cercando
d'essere franco all'altro come a sé,
sognando gli altri come ora non sono:
ciascuno cresce solo se sognato.

Danilo Dolci

Il mendicante arabo ha un cancro nel cappello ma è convinto che sia un portafortuna

La novità scientifica di oggi è che l'aspirina combatte il cancro. Basterebbe, infatti, prendere un'aspirina al giorno per cinque anni per ridurre l'incidenza del tumore. 
Forse a questo pensava mister B. quando ha annunciato che avrebbe sconfitto il cancro in tre anni; certo, lui è sempre ottimista. Tremonti avrà suggerito che gli anni di aspirina devono essere di più. Ma insomma, siamo ufficialmente entrati nel campo della magia.
Abracadabra.

Come un'anestesia, come un'abitudine

Com'è possibile? Mi chiedo: ma questa terra come si vede, come si rappresenta a se stessa, come si immagina? Come ve la immaginate voi la vostra terra, il vostro paese?
Come vi sentite quando andate al lavoro, passeggiate, fate l'amore? Vi ponete il problema, o vi basta dire "così è sempre stato e sempre sarà così"?
Davvero vi basta credere che nulla di ciò che accade dipende dal vostro impegno o dalla vostra indignazione? Che in fondo tutti hanno di che campare e  quindi tanto vale vivere la propria vita quotidiana e nient'altro? Vi bastano queste risposte per andare avanti?
Vi basta dire "non faccio niente di male, sono una persona onesta" per sentirvi innocenti?
Lasciarvi passare le notizie sulla pelle e sull'anima? Tanto è sempre stato così, o no? O delegare ad associazioni, Chiesa, militanti, giornalisti e altri il compito di denunciare vi rende tranquilli? Di una tranquillità che vi fa andare a letto magari non felici ma in pace?
Vi basta veramente?

Roberto Saviano, da La bellezza e l'inferno

Sante Nicole ha già portato in dono le parole per scaldarci e trovarci ancora

Dicembre è il mio mese preferito. Ne adoro i profumi. Di freddo e camino, di luci colorate e tempi dilatati. Passa il tempo, ma il profumo di dicembre mi attraversa sempre intatto. Il profumo delle case in cui ho trascorso Natale, profumo di abbracci e ghiaccio di paure. Profumo di baci ritrovati, profumo di ninnoli regalati a suggellare amicizie.
Li sento tutti, vivi e inebrianti, i profumi del mio dicembre.

lunedì 6 dicembre 2010

Leggero nel vestito migliore

La seconda rivoluzione industriale non si presenta come la prima, con immagini schiaccianti quali presse di laminatoi o colate di acciaio, ma come i bits d’un flusso d’informazione che corre sui circuiti sotto forma d’impulsi elettronici. Le macchine di ferro ci sono sempre, ma obbediscono ai bit senza peso.
Spero innanzitutto di avere dimostrato che esiste una leggerezza della pensosità, così come tutti sappiamo che esiste una leggerezza della frivolezza; anzi la leggerezza pensosa può far apparire la frivolezza come pesante e opaca.
La leggerezza per me si associa con la precisione e la determinazione, non con la vaghezza e l’abbandono al caso. Paul Valéry ha detto: Il faut etre léger comme l’oiseau, et non comme la plume.

...leggeri come un uccello, quindi con una direzione, un itinerario, un progetto... e con una scrittura leggera che non è frivolezza, ma precisione, aderenza perfetta tra contenuti e parole... anche su internet è la scrittura leggera e sintetica quella che si impone, che viene colta anche con un solo sguardo... leggera e trasparente nello stile... leggera e rarefatta nella sua destrutturazione in paragrafi, titoli, sottotitoli, che però sulla pagina disegnano un sistema, una macchina che funziona.

 Italo Calvino, da Lezioni americane

Però mi piaci

Mi piace: leggere i blog di sera, seduta sul divano.
Non mi piace: leggere blog con pezzi troppo lunghi.
Mi piace: leggere blog che mi fanno ridere.
Non mi piace: i blogger che vogliono dire sempre la loro su tutto quello che accade.
Mi piace: il blog che ti racconta una storia. Cioé, scritto come se ti raccontasse una storia.
Non mi piace: la gente che scrive tutto quello che gli passa in testa, così come gli passa in testa, che tu non ci capisci niente.

Lo può dire soltanto chi sa di raccogliere in bocca il punto di vista di Dio

Prof.ssa: - Cosa pensate voi di questa affermazione di Tiziano Terzani "credere che una razza sia superiore ad un'altra è frutto dell'ignoranza"? -
Coro di alunni: - Nooooo, nun semo d'accordo -
Prof.ssa, rivolta ad alunno: - Mi vuoi motivare il tuo dissenso? -
Alunno interpellato: - Noi semo superiori. Perché l'artri sso poveri e 'gnoranti -

domenica 5 dicembre 2010

Se io fossi un angelo

Io la gente che si inventa le iniziative promozionali la vorrei proprio vedere in faccia. Per ammirazione, intendiamoci. Che sono capaci di porre in essere situazioni dopo le quali un normale potenziale acquirente non è più la stessa persona che era prima della pubblicità. Come quando, per esempio, tu te ne vai tranquilla in un venerdì pomeriggio a fare shopping; cammini spensierata e felice, ti aspettano due giorni di non lavoro e, soprattutto, stai andando a comperarti un paio di scarpe. Insomma, il culmine della beata frivolezza. A quel punto, ecco che accade. Ti viene incontro un giovane alto, magro, bello. Con i capelli corti e neri, il viso chiaro, un abito elegante nero con la camicia bianca. Lo vedi incedere verso di te. Pensi che ti stia confondendo con un'altra, che proprio te lo ricorderesti se avessi un amico simile, mentre quel bell'uomo che ti viene incontro sei sicura di non averlo mai visto. Eppure lui avanza, è proprio verso te che è diretto. Ti guarda negli occhi. E quando è abbastanza vicino, ti accorgi che ha appiccicate dietro la schiena due ali. Due ali d'angelo, tutte di piume bianche, che gli sbucano da dietro la testa e le spalle. La tua espressione si trasforma repentinamente da ammirata in sbigottita, passando per tutte le sfumature dell'orrore. Questa specie di fotomodello piumato, di angelo incarnato,  ti ha raggiunta e ti dice che nella profumeria tale c'è una promozione con uno sconto eccezionale di dieci euro se acquisti almeno duecento litri di profumo. Roba da promozione, che se ci pensi bene non ci guadagni mai veramente. Ma poco importa, a questo punto, il guadagno. La visione dell'angelo si è stagliata nel tuo immaginario. Io non è che mi è piaciuto, quel povero ragazzo conciato da pinguino alato. Però il nome della profumeria che lo mandava, non lo scorderò mai.

Ad esempio a me piace il sud

- Professoré, ma i suoi genitori non stanno in Italia? -
- Certo che stanno in italia! -
- ... -
-Perché? -
- Lei aveva detto che viene dalla Calabria -

giovedì 2 dicembre 2010

mercoledì 1 dicembre 2010

La renna al polo nord scampanellando va

No, io dico: oggi è primo dicembre. Dobbiamo passare 24 (ventiquattro) giorni in questa maniera? A parlare di regali, panettoni, ricette di dolci?!?

E' arrivato il nostro dicembre

Non lo sapevo che al veglione di capodanno bisogna vestirsi da carnevale. Ma deve essere così che si usa, da queste parti. A giudicare dalle vetrine.